Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    ---------------
    Data Registrazione
    24 Nov 2002
    Località
    Reggio Emilia
    Messaggi
    63
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ucraina,voci dal silenzio di uno sterminio!

    UCRAINA,VOCI DAL SILENZIO DI UNO STERMINIO.
    Sei milioni di persone morirono di fame e stenti per volere
    di Stalin.Ora riemergono le testimonianze.
    dal corriere del 14/02
    L'Holodomor,il genocidio Ucraino,fu una vera e propria catastrofe nazionale,costata al paese dai 4 ai 6 milioni di vittime( le cifre sono ancora in discussione e alcune stime giungono a 10 milioni),
    fra fucilati,deportati,soppressi e morti di fame,con coseguenze indelebili sul piano demografico,socio economico,politico,
    culturale e spirituale del paese.
    Eppure queso crimine contro l'umanita',che ha annientato l'intero universo contadino della terra nera ucraina,e' stato per decenni
    occultato nell'ex unione sovietica e ignorato in occidente!!!
    Lo sterminio venne condotto dal regime comunista sovietico,
    sotto la guida di Stalin,negli anni 32/33!
    Se vogliamo dirla tutta...quante cose...ovvero quanti scheletri
    ha nell'armadio l'ex unione sovietica che l'occidente,stoltamente,
    ignora (o fa finta di ignorare)da tantissimo tempo???
    www.holodomor.org
    A noi!

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    28 Mar 2002
    Località
    estremo occidente
    Messaggi
    15,083
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dekulakizzazione:
    Rimozione di un olocausto



    Dall'inizio del 1923 alla fine del 1927, in coincidenza della Nuova Politica Economica e della lotta per la successione scatenatasi all'interno del Partito dopo la morte di Lenin, la dittatura del "comunismo di guerra" parve allentarsi momentaneamente. La NEP era tuttavia stata concepita come un provvedimento transitorio, anzi come un diversivo teso a disorientare i nemici di sempre, i contadini, piuttosto che a venir loro incontro realizzando in concreto l'unità di tutti i proletari con cui si era riusciti a rovesciare il governo borghese di Kerenskij nell'Ottobre del '17. L'obiettivo era quello di collettivizzare e statalizzare la terra, non di distribuirla a quanti la lavoravano, come aveva fatto Solypin rispondendo ad una giusta e antica loro aspirazione. Era negli intenti di Lenin, come poi di Stalin, riportare gli agricoltori alla precedente condizioni di servi della gleba per finanziare l'industrializzazione accelerata della Russia. Di conseguenza, gli "errori" e le "inefficienze" che si verificarono durante la NEP -come la scomparsa dal mercato di oggetti di uso comune che avrebbero potuto essere prodotti dall'industria senza ledere i settori strategici- furono in realtà preordinati per esasperare il mugik, per indurlo alla reazione e giustificare quanto si sarebbe fatto contro di lui a partire dagli anni Trenta e che non subirà interruzioni significative neanche durante l'invasione nazista. È qui il caso di osservare che è inesatta una certa giustificazione dei metodi di Lenin e Stalin i quali "rientrerebbero in una consolidata tradizione del dispotismo russo e orientale". In primo luogo perché questa tradizione, confluita nel movimento slavofilo ottocentesco, era piuttosto critica nei confronti del "progresso"; in secondo luogo perché i suoi metodi esecrati erano tesi a rendere attuabile l'abolizione del servaggio e la concessione della terra ai lavoratori. Le famigerate "colonie militari" volute da Alessandro I, anticipatrici per alcuni del gulag staliniano, avevano infatti questo obiettivo: servirsi della dura disciplina militare per educare il russo e farne un uomo capace di gestirsi autonomamente. Al contrario il gulag, come il kolkoz e la fabbrica, avrebbe avuto il solo scopo del suo sfruttamento. E non tanto per consentire privilegi alla nuova aristocrazia del Partito", come potrebbe sembrare, ma per attuare una modernizzazione di tipo occidentale che certamente non era voluta dalla società, che esisteva solo nella mente di alcuni ideologi, che, visti i modi con cui questi avevano preso il potere (col denaro dei Tedeschi e degli Ebrei) sarebbe di fatto servita al capitalismo internazionale. Da che parte sarebbe stata la Russia se non fosse stata "proditoriamente" attaccata da Hitler? Questo può essere ancora un mistero, ma non è un mistero ciò che farà Gorbaciov, comunista della miglior scuola e fin troppo coerente assertore dell'occidentalizzazione. "Quanto è accaduto in Russia nel XX secolo è accaduto per realizzare la modernizzazione e l'elettrificazione del Paese", affermano ancora con massima serietà alcuni eredi del comunismo nostrano. E cercano di giustificare ciò che è ingiustificabile, sulla base dei pretesi "diritti della civiltà", della civiltà nostra occidentale.

    Per comprendere cosa al vertice del regime si stesse preparando durante la NEP, basti ricordare che i "Principii fondamentali della legislazione penale sovietica" del 1924, confermati dal nuovo Codice del 1926, allargavano ulteriormente la definizione dei reati controrivoluzionari rispetto a quella vigente durante la Guerra civile. Adesso il controrivoluzionario non era più soltanto chi compiva atti miranti a colpire le istituzioni; era in generale un soggetto che, "per incapacità naturale", tendeva a comportarsi in modo da eluderne di fatto le direttive (Art. 58 CP). Ciò veniva stabilito a discrezione del Tribunale e sarebbe stato in seguito di per sé sufficiente per l'internamento in un gulag. Il primo gulag fu fondato nel 1922 nell'arcipelago delle Soloveckie, nel Mar Bianco, e fu il modello di tutti quelli che si costruiranno in seguito. I reclusi erano impiegati nella costruzione del grande canale che avrebbe messo in comunicazione il Mar Bianco col Baltico. Il regime era particolarmente duro, secondo, forse, soltanto a quello che verrà imposto durante la II Guerra mondiale in Kolyma, nei giacimenti minerari della Siberia estremo-orientale. Del gulag delle Soloveckie fu ideatore il capo della GPU, Dzerginskij, che aveva notevole esperienza in materia essendo stato a lungo rinchiuso nei campi zaristi. I detenuti erano suddivisi in tre categorie. Alla prima appartenevano i "politici", ex cekisti che durante la Guerra civile avevano commesso eccessi di ogni sorta; alla seconda, i "controrivoluzionari" membri della vecchia classe dirigente, i socialisti rivoluzionari, gli anarchici, i Cosacchi e quanti avevano partecipato alle rivolte di Kronstadt e di Tambov; alla terza, infine, i "delinquenti comuni", fra i quali i cekisti condannati dalla loro stessa amministrazione per reati vari. I "controrivoluzionari" coabitavano con i "comuni" ed erano perciò esposti anche alle loro angherie, oltre che al freddo in inverno e alle zanzare che infestavano d'estate quelle zone lacustri. Una delle torture più in uso consisteva nell'esporre i prigionieri nudi alle punture delle zanzare. Quando essi venivano trasferiti da un settore del gulag ad un altro, chiedevano alle guardie che legassero loro le mani dietro la schiena per evitare di poter essere uccisi col pretesto di un tentativo di fuga. In realtà si cercava di far di tutto per eliminarli ed erano considerati esclusivamente coma forza lavoro da sfruttare al massimo per l'edificazione del "socialismo", e sebbene l'internamento fosse formalmente finalizzato alla "rieducazione". A cominciare dal 1926 l'amministrazione delle Soloveckie decise di utilizzare "più razionalmente" il lavoro forzato e furono stipulati con vari organismi statali dei contratti per impiegare il crescente numero degli internati (38.000 alla fine del 1928) in luoghi inospitali come le immense foreste circostanti la foce della Peciora, in cui furono impiegati nel taglio e nella prima lavorazione del legname.

    L'incremento esponenziale della produzione seguito alla pianificazione quinquennale, fece crescere la domanda di forza lavoro e comportò un aumento proporzionale della popolazione e del numero dei gulag. Come un "arcipelago" essi costellavano ormai l'immenso territorio sovietico, dall'Ucraina al Kazakistan, agli Urali, all'estremo lembo orientale della Siberia. Fu stabilito che i detenuti presso le comuni prigioni, che dovessero scontare una pena superiore a tre anni, fossero trasferiti nei campi di lavoro. Se si considerano le rivolte verificatesi nelle Repubbliche islamiche della Transcaucasia -nella lotta contro le quali si segnalò per gli eccessi compiuti l'ebreo Ordgionikidze- e l'inasprimento della repressione che caratterizzò gli ultimi anni della NEP, si può capire come tutto quanto andava succedendo in Unione Sovietica, se non sempre era preordinato a far crescere la disponibilità di mano d'opera servile, sempre comunque veniva utilizzato in tal senso. I Tribunali emisero 578.000 condanne nel 1926, 709.000 nel 1927, 909.000 nel 1928, 1 milione 178.000 nel 1929. Il 1929 fu l'anno del I Piano quinquennale, in cui rientrava il progetto di colonizzazione della regione di Narym, 350.000 chilometri quadrati di taiga nella Siberia occidentale. La "dekulakizzazione" non aveva altro motivo che il trasferimento ad oriente di un esercito di contadini "ricchi" -in realtà piccoli e piccolissimi proprietari- che non accettavano il sistema del kolkoz. Nei campi di lavoro sarebbero stati assegnati alla seconda categoria dei "controrivoluzionari", con un trattamento, quindi, di gran lunga peggiore di quello degli antichi servi della gleba che mai, almeno, erano stati costretti a coabitare coi delinquenti comuni.

    Alla "dekulakizzazione" si opposero i cosiddetti "destrorsi" guidati da Rycov e Bukarin che denunziarono il pericolo di una ripresa della guerra civile a causa di quello che si presentava come uno vero e proprio "sfruttamento militar-feudale" degli agricoltori. Ma i "destrorsi" vennero battuti al plenum del Comitato centrale (novembre 1929) e costretti a far pubblica autocritica. L'episodio dell'emergere della dissidenza interna al Partito avrebbe dato a Stalin l'opportunità per preparare la "militarizzazione feudale" del Partito stesso, la sua "epurazione" e il Grande Terrore degli anni Trenta.

    La "dekulakizzazione" comportò la deportazione nei gulag di 2 milioni di contadini di cui 1 milione 800.000 nel 1930. 6 milioni morirono a causa della carestia provocata deliberatamente dal governo per piegarne l'indomita resistenza -protrattasi fino al 1935-, centinaia di migliaia perirono nei luoghi di destinazione perché abbandonati senza alcuna assistenza. Nel 1930 i contadini impegnati in rivolte, scioperi e manifestazioni contro il regime (14.000 in totale) furono 2 milioni e mezzo. Le regioni investite da questa "nuova Vandea" erano quelle al confine con la Polonia, l'Ucraina, le Terre Nere e il Caucaso settentrionale. La collettivizzazione forzata della terra e l'industrializzazione accelerata del Paese si accompagnò al fenomeno della cosiddetta "autodekulakizzazione": tra la fine del 1928 e la fine del 1932 si è stimato che non meno di 12 milioni di contadini si siano trasferiti nelle maggiori città per non essere irreggimentati nei kolkoz. La Russia si trasformò in un "paese di vagabondi" (Rus' brodjazaia), i quali in larga parte erano impiegati come manovalanza sottopagata nell'edilizia e nelle fabbriche, mentre non pochi si arruolavano nella criminalità organizzata.

    A parte i problemi di sistemazione e di approvvigionamento che il fenomeno causò, Stalin era contrario alla "ruralizzazione della città" -tipica peraltro della tradizione russa-, in quanto, condizionato dall'ideologia marxista-leninista, intendeva preservare i caratteri cittadini del proletariato e, in loro assenza, crearli addirittura artificialmente. Da ciò un vero e proprio razzismo proletario, e tutta una serie di provvedimenti legislativi (come l'introduzione del passaporto interno il 27 dicembre 1932), che avrebbero dovuto al limite riportare gli indesiderati nelle campagne di origine e, più in concreto, "liquidare il parassitimo" e salvaguardare la "purezza sociale delle città". Nel quadro di detti provvedimenti sono da segnalare quelli che si proposero di arginare la crescente delinquenza dei minorenni e che giunsero a prevedere per loro perfino la pena di morte "per furti, atti di violenza, danneggiamenti alle persone, atti di mutilazione e di assassinio". Furono creati istituti di corrigendi alle dipendenze dirette della polizia politica e vi furono rinchiusi 125.000 adolescenti. 155.000 furono inviati nelle colonie di lavoro per adulti e 10.000 nei gulag.

    I sistemi adottati contro i kulaki si estesero a tutte le classi sociali, dai tecnici e funzionari del passato regime zarista (gli "spec") che ancora non era stato possibile sostituire, al clero, allo stesso proletariato che fu sottoposto a una dura disciplina. In fabbrica le multe erano frequenti e se si giungeva sul posto di lavoro con più di venti minuti di ritardo, in forza del Decreto del 26 giugno 1940, si era perseguiti ai sensi del Codice penale. Tale Decreto stabiliva l'adozione della giornata di otto ore, la settimana lavorativa di sette giorni, il divieto ai lavoratori di abbandonare di propria iniziativa il luogo di lavoro. I contravventori potevano essere condannati a sei mesi di "lavoro correzionale" senza privazione della libertà e a una trattenuta del 25% sul salario. La pena poteva essere aggravata dalla carcerazione da due a quattro mesi. Per definire il fenomeno della generalizzazione della repressione e del terrorismo di Stato sotto Stalin, si è usato un termine che rende molto bene la realtà: si è parlato di "criminalizzazione" di tutti i comportamenti sociali. Essi erano definiti via via come devianti a discrezione del dittatore. La discrezionalità arrivava al punto che si stabilivano a priori le "quote" dei cittadini da inviare nei campi, ed erano previste anche "quote di eccedenza" per le famiglie degli internati e dei giustiziati.

    La guerra dello Stato contro i contadini e gli stessi operai, dopo una breve pausa durante il periodo delle "purghe" (1936-38), riprese e si protrasse perfino durante la "Grande guerra patriottica". I rapporti degli informatori della polizia politica riferiscono che nel 1940 si stava diffondendo fra i lavoratori un "animo depravato", che nelle fabbriche come nei kolkoz nelle prime settimane dell'occupazione nazista si mormorava contro "ebrei e comunisti auspicandone l'eliminazione", e che queste idee circolavano persino a Mosca, presso i cosiddetti "disfattisti" che pare non fossero pochi.

    Dal 1941 al 1945 la repressione colpì soprattutto le popolazioni dei territori occupati, sospette di collaborare cogli occupanti, cioè i Tedeschi del Volga, i Lituani, i Lettoni, gli Estoni, gli Ucraini, i Ceceni, e, tranne che per questi ultimi, le accuse di collusione con l'invasore erano giustificate. I gulag in parte si svuotarono e gli ex detenuti furono destinati a lavorare nelle fabbriche. Nonostante dessero prova di "compattezza patriottica" e si mostrassero "impegnati nella competizione socialista al 95%", erano tenuti sotto strettissima sorveglianza e sottoposti a uno sfruttamento così intenso da triplicare quasi la produttività di un operaio ordinario. Rimasero invece nei campi di lavoro i condannati di seconda categoria, e per effetto del decreto del 22 aprile 1943 che istituiva gulag speciali "a regime rafforzato", furono mandati nella Kolyma e nella Vorkuta, nelle miniere di oro, di carbone, di piombo, di radio, dove ben pochi sopravvissero soprattutto in ragione di un lavoro massacrante di dodici ore giornaliere. Con decreto del 22 luglio 1941 furono liberati dai campi e arruolati nell'Armata Rossa 1 milione 68.800 condannati "per reati insignificanti, come assenze ingiustificate dal lavoro e piccoli furti".

    Altri kulaki, quelli presi prigionieri dai Tedeschi, e che furono sfruttati dall'industria di guerra al pari degli Ebrei, conobbero al momento del rimpatrio un ben più triste destino. Furono tutti internati nei "campi di verifica e filtraggio" come spie potenziali e comunque individui "contaminati" da una lunga permanenza "fuori dal sistema". Costoro furono in totale 4 milioni e 200.000, e quelli a cui sarà riservato il peggiore destino saranno gli Ucraini e i Baltici.

    Dopo la guerra e fino alla morte di Stalin la popolazione dei gulag riprese a crescere in concomitanza della grave crisi della produzione cerealicola di cui il dittatore accusò quanti "speravano di lucrare sui lotti individuali", "gli elementi ostili ed estranei sabotatori dell'ammasso, chi ruba e spreca il raccolto". Fu questo il pretesto per mettere in scena l'ultimo atto della dekulakizzazione. Si inasprì ulteriormente la legislazione repressiva rimettendo in vigore e perfezionando dispositivi risalenti al `32.

    Come era già accaduto, la lotta all'"infame kulak" fu utilizzata per ridurre all'antico ordine l'intero corpo sociale, per disilludere quanti, anche all'interno del Partito, speravano che la prova onorevolmente sostenuta in guerra fosse foriera di profondi cambiamenti per il Paese.

    Aumentò il numero delle donne internate nei gulag e per la prima volta vi apparvero i loro bambini, ospitati nelle "case del neonato". Se ne contarono 22.815 nel 1948, 35.000 all'inizio del 1953.

    I "coloni speciali" passarono dai 2 milioni 342.000 all'inizio del 1946 a 2 milioni 753.000 nel gennaio del 1953. Un giudizio significativo sugli orrori dello stalinismo - che altro non fu se non uno sviluppo del leninismo dai tratti nonostante tutto nazionalistici - è contenuto in una dichiarazione firmata da duecento trotckisti detenuti nell'inferno della Kolyma e condannati a morte nel 1937. In detta dichiarazione si definiscono gli uomini del regime "boia-gangster" e il regime stesso "un fascismo peggiore di quello di Hitler".



    Francesco Moricca

  4. #4
    Iscritto
    Data Registrazione
    23 Mar 2003
    Messaggi
    104
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    PER QUESTO GIORNATA DELLA MEMORIA NON ESISTE.
    NON AVETE ANCORA CAPITO?I MORTI NON SONO TUTTI UGUALI

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 17-03-13, 11:11
  2. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 17-03-11, 13:09
  3. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 11-03-11, 19:01
  4. Sabato Santo - Silenzio di Dio, silenzio dell'uomo
    Di Colombo da Priverno nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-03-08, 10:57
  5. Dai campi di sterminio, allo sterminio dei campi
    Di Maxadhego nel forum Padania!
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-06-07, 22:43

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito