Se è difficile per i militanti della sinistra Pt spiegare la spettacolare virata a destra del governo Lula, si potrebbe supporre che i dirigenti Mst stiano soffrendo molto di più per spiegare alle 200.000 famiglie che vivono sotto i teloni di plastica, nelle occupazioni di terre improduttive o sul ciglio delle strade, le ragioni per cui, nel 2003, Lula ha distribuito meno terre di quante ne abbia distribuite F.H.Cardoso nel suo peggior anno. Ma non sembra che le cose stiano così. I poveri delle campagne stanno aspettando da tanti anni che non hanno troppe difficoltà a concedere a Lula un lasso di tempo maggiore di quello concessogli dai settori radicali del Pt.
La grande giustificazione del governo è lo stato calamitoso in cui ha trovato le finanze pubbliche e il rischio di provocare il caos nell'economia nel caso le spese fiscali impedissero la formazione di saldi positivi da trasferire ai creditori esterni ed interni.
Solo una mezza verità
Ma è solo una mezza verità: l'eredità di Cardoso era di fatto calamitosa, ma l'impegno di presentare un speravit del 4.25% del Pil va oltre il necessario per lasciare tranquilli i creditori.
Altri fattori, come l'alleanza del Pt con partiti conservatori e la penetrazione di idee del neo-liberismo in certi settori dello governo Pt, hanno senza dubbio alcuno molto a che vedere con le esitazioni e le ambiguità della politica fondiaria di Lula.
Su un punto tuttavia la risposta ai senza terra c'è stata: Lula ha avviato la formulazione del secondo Piano nazionale di riforma agraria (Pnra), attribuendo il compito a specialisti in questioni fondiarie legati all'Mst e invitando i suoi dirigenti a prendere parte ai lavori. Non è poco.
La formulazione di un piano per la riforma agraria era reclamata con insistenza dall'Mst perché, da quando nell'85 il presidente Sarney - intimorito dai latifondisti - aveva paralizzato la realizzazione del primo Pnra, la distribuzione delle terre aveva perduto il suo carattere di lotta contro il latifondo e assunto i connotati di una politica sociale destinata solo a evitare conflitti violenti che potessero pregiudicare l'immagine del governo all'estero.
La tesi dominante, sia nel governo Cardoso sia in vari settori dell'accademia, era che «il tempo della riforma agraria è passato». In questo contesto, un nuovo Piano ha voluto dire la revisione di tutta la politica fondiaria dominante negli ultimi dieci anni.
Nelle direttrici politiche per l'esecuzione della riforma, i formulatori del Piano hanno incorporato le esperienze dell'Mst negli insediamenti che il Movimento ispira e controlla. In questo modo, d'ora in poi, la scelta dei beneficiari e le forme del trasferimento della terra, i modi del suo sfruttamento e le modalità della valorizzazione aggiunta della produzione degli insediamenti, i creiteri dell'introduzione di tecnologie produttive rifletteranno il patrimonio di conoscenza accumulato dall'Mst in questi suoi vent'anni di esistenza. E' un grande passo in avanti. E tuttavia l'obiettivo dell'insediamento di un milione di famiglie in quattro anni, inizialmente proposta, è stata tagliata delle metà, sempre adducendo la stessa ragione: mancanza di risorse.
Riuscire a insediare un milione di famiglie in quattro anni avrebbe intaccato a fondo la distribuzione della terra e di conseguenza lo schema del potere nel mondo rurale. Per quanto sistemare 500 mila famiglie rappresenti un intervento sostanziale, è ovvio che l'impatto politico è diverso. Nonostante questo «taglio», la direzione dell'Mst, considerando che «è meglio un passero in mano che due in volo», ha deciso per una soluzione di compromesso: ha accettato la riduzione dell'obiettivo e ha espresso il suo appoggio al governo, dichiarando però che continuerà a lottare per arrivare all'insediamento di un milione di famiglie. In altre parole: non getterà, per il momento, tutto il suo peso nella tattica delle occupazioni di terre ma tornerà a usarla più avanti, nell'intento di ampliare la meta attuale.
Un'opzione rischiosa
Ha contribuito molto, nella scelta di questa opzione, il fatto che, per quanto indossisfatta nelle sue esigenze, la massa dei senza terra continua a riporre la sua fiducia in Lula. Radicalizzare artificiosamente la lotta per la terra non è mai stata la politica della leadership Mst. E tuttavia si tratta di un'opzione rischiosa. La fiducia delle masse dei senza terra in Lula è enorme ma non è inesauribile. Se nel corso del 2004 non succederà nulla, è molto probabile che essa comincia a erodersi, creando le condizioni per divisioni e per radicalismi che renderanno impraticabile la tattica finora seguita dall'Mst. (Oltretutto esistono già decine di piccoli movimenti che aspettano solo un'opportunità per contrastare la sua egemonia fra i senza terra.) E se il livello di violenza del conflitto per la terra aumenterà, il governo dovrà adottare misure di sicurezza più drastiche che produrranno un clima incompatibile con la tattica dell'Mst.
In conclusione: se per la direzione Mst non è stato difficile spiegare alla base la politica agraria di Lula, sarà molto più difficile gestire l'impasse che quella stessa politica produrrebbe.
Plinio De Arruda Sampaio
Avvocato, ex-deputato federale per il Pt, esperto in questioni fondiarie, per 30 anni alla Fao, presidente della commissione incaricata del Pnra
Il Manifesto
01/02/04





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