L' ultima volta che misi piede a Buenos Aires fu circa tre anni fa, subito dopo la tragedia elettorale. A mio agio solo in un regime dittatoriale, tutta quella democrazia riportata da Berlusconi era per me insopportabile. Quindi passai alla sezione del Pci-Pds-Ds per ritirare la mia bella fetta del buco che abbiam lasciato a Tremonti, e con quei soldoni me ne andai per diversi giorni in Argentina. Terra di generali, populisti e tangueiros.
Ed appena arrivato andai alla ricerca dei luoghi cantati da Carlos Gardel, famosissimo cantante di tango e milonghe, idolo degli argentini. M' interessava sapere se al civico 348 di Corrientes, importante e trafficatissima avenida cittadina, ci fosse veramente quella casa d' appuntamenti descritta nel suo famoso tango A media luz: "Corrientes, tres cuatro ocho, segundo piso ascensor, no hay portero ni vecinos"... secondo piano, salite tranquillamente, non c' è portiere né vicini curiosi...volevo vedere quella famosa "vitrola que llora" l' organetto che piange e quel "gato de porcelana porqué no miaule all' amor" quel gatto di porcellana perché uno vero, miagolando, avrebbe distratto dai giochi amorosi.
Ma all' indirizzo non v' era alcuna "casa" bensi il salone della Mercedes. Allora mi diressi al caffé Garibaldi, nella vicina calle Florida, che sapevo ritrovo di anziani immigrati italiani. I pochi avventori ascoltarono il mio racconto con crescente sbigottimento eppoi sbottarono in una sonora risata: non v' era mai stata una casa d' appuntamenti al 348 di Corrientes, nemmeno negli anni 20 e 30 quando Gardel aveva lanciato la canzone. Carlito (cosi lo chiamarono) s' era inventato tutto.
Però, se m' interessava vedere qualcosa d' interessante potevo sempre andare alla Boca per vedere il "caminito" dell' altra famosa canzone di Gardel, Caminito appunto, cantata anche da Milva
Giunto alla Boca, quartiere un tempo abitato da italiani ma ormai misero e fatiscente, notai una viuzza pedonale fiancheggiata da linde casette multicolori. Alcune iscrizioni poste all' ingresso mi confermarono che il posto era proprio quello. L' autore di quel motivo aveva inteso raccontare una triste storia d' amore occorsagli personalmente, spiegava una tra le tante. Il caminito, la viuzza era ben curata. Per niente coperta di polvere e cardi come narra la canzone. Ma già, forse l' autore l' immaginò cosi per via della sua delusione d' amore:
Caminito que todas las tardes
Feliz recorría cantando mi amor,
No le digas si vuelve a pasar
Que mi llanto tu suelo regó.
http://gianniguelfi.ilcannocchiale.it




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