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    Predefinito Le origini celtiche di Milano: ipotesi

    ORIGINI DI MILANO

    Come e quando è nata Milano ?
    Quattro secoli prima di Cristo gli "Insubri" - una popolazione celtica - si insediarono in un piccolo centro della valle padana che chiamarono Mit-land; cioè "paese di mezzo", posto in mezzo a terre fertilissime ed acque pescose: era nata Milano.
    Dall''opuscolo "Milano in tasca" - 1985)

    La leggenda della folgore.
    Il tutto inizia con la marcia di Belloveso, proveniente dalla Francia, che giunge in quella che viene definita "Gallia Cisalpina" nei dintorni del Seveso.
    Il Seveso viene indicato come piccolo fiume che attraversa una zona degli Insubres, stirpe affine alla gente di Belloveso. Secondo il calendario celtico era il giorno del capodanno celtico (il "giorno di Samhain") e, riporto come c'è scritto " in quell'istante Antares, la stella più brillante della costellazione dello Scorpione, sorgeva insieme al sole.".

    Non si sa a cosa fosse dovuta la sosta, forse ad un fatto straordinario, ma in ogni caso Belloveso ed i suoi si fermarono presso il fiume quando all'improvviso scoppiò un furioso temporale con grandi fulimini e tuoni che così raccontato mi ricorda certi temporali davvero terrificanti che ho visto
    solo qui in pianura padana. Ma, tornando al racconto, tra fulmini e tuoni cade anche una violenta folgore che scaricò tutta la sua potenza nel bosco povocando un'incendio così devastante che la pioggia non riuscì a salvare le piante dal rogo dal quale, il giorno seguente, risultarono salve solo due grosse querce che benchè quasi distrutte si ergevano ritte in mezzo ai tizzoni ancora ardenti e la cenere.
    Il sole illuminando le due piante ne tracciò sul terreno l'ombra tanto che sembrava tracciasse in realtà un percorso. Così doveva apparire ai Celti che probabilmente ritennero tale fatto un dono degli dei e considerando quella somma di segni come di buon auspicio spianarono il terreno arso e lo ripulirono dai resti dei tronchi carbonizzati recintandolo. Tale area venne considerata
    sacra, un santuario all'aperto, e fu chiamata Medhelanon (luogo centro di perfezione) . Lo stesso nome fu dato al villaggio che nacque appena poco distante dopodichè nell'area bruciata rinacquero arbusti, piante, erbe e fiori.
    Ciò che puntualizza il racconto riportato da "Celtica" e che spiega la sacralità individuata dai Galli è essi erano li per cercare un posto dove stanziarsi (aggiungo io che all'epoca la pianura padana era un'enorme luogo di foreste e paludi) e avrebbero considerato sacrilega l'idea di distruggere gli alberi della foresta che per i Celti è sacra. Il fatto che gli Dei avessero provveduto a procurare loro un spiazzo attraverso l'incendio evitò loro di
    compiere un sacrilegio e quindi venne considerato un dono degli Dei stessi che posero fine al loro errabondare.

    La Leggenda è tratta da "Il Mondo dei Celti nelle leggende Milanesi" di Giorgio Fumagalli. Saggio inedito.

    Ed ecco l'inevitabile altra versione...anzi, una delle parecchie altre versioni!

    Il triskel è un segno di riconoscimento utilizzato presso molte popolazioni quali Bretoni, Gallesi, Irlandesi. E' composto da tre spirali, un motivo molto caro ai celti, unite a formare un simbolo rotante, solare. E' un segno molto antico che si ritrova in tutta l' Europa anche non celtica. Ma dai Celti venne, se non introdotto, sicuramente utilizzato in larghissima misura.
    Il cinghiale deve la sua scelta al tradizionale racconto di Tito Livio sulla fondazione di Mediolanum, la capitale degli Insubri. Egli narra dell'incontro tra il celta Belloveso e una "scrofa semilanuta". Ritenendo tale incontro di buon auspicio, il condottiero decise di fondare una città nel luogo dove il fatto era avvenuto. E' verosimile ritenere che la scrofa semilanuta fosse un cinghiale (in latino suis scrofa),essendo questo infatti un animale sacro per i Celti. Il cinghiale, inoltre, ci collega idealmente con il Morvan (Borgogna), un territorio abitato anticamente dagli Edui; tra loro, sempre secondo quanto riporta Livio, una tribù aveva il nome di Insubri. Anche i celtisti locali attualmente utilizzano il cinghiale come segno distintivo.

    Dal libro "I Celti" editore Giunti


    Milano l'ombelico del Mondo
    [...omissis..]
    Milano fu fondata in un luogo ritenuto sacro per la presenza di uno specchio d'acqua (di cui resta traccia nei nomi delle Vie Pantano e Laghetto e nella storia della costruzione del Duomo) e di una sorgente solforosa considerata magica (sgorga ancora oggi nel Parco Sempione) di foreste e di boschi e di una
    piccola collina (la "motta") ideale da recintare e facile da difendere.
    Ad aumentare l'importanza del sito, l'allineamento dei due assi della città con il Monte Rosa ed il Resegone , che si intersecano a 90° proprio nel punto più alto dell'insediamento , e ad accrescerne la sacralità il particolare, tramandato nel medioevo, che Belloveso sarebbe stato condotto sul luogo da una scrofa semilanuta , cioè da una femmina di cinghiale, animale di tradizione druidica.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Il triskell in Duomo..... ipotesi non scientifiche

    ….. Varchiamo immaginariamente la soglia del Duomo di Milano, dalla porta del solstizio di inverno che si trova alla sinistra del portone centrale, soglia degli equinozi.
    Dopo pochi passi incontriamo una riga metallica che sul pavimento corre per tutta la lunghezza e che indica l’entrata del sole a zero gradi di ciascuno dei segni dello Zodiaco, gli stessi che adornano le pareti del nostro Tempio.
    Avanziamo fino alla quarta navata e, sulla parete di sinistra vediamo otto statue che segnano, con le mani, l’uno – il due – il tre e il cinque, e che tengono o un libro aperto: la Conoscenza essoterica, ed un libro chiuso: la Conoscenza segreta, esoterica.
    Nel mezzo, in corrispondenza dello spazio che le divide in gruppi di quattro, noi tracciamo idealmente una linea orizzontale che andiamo a congiungere, con gli altri due lati di un triangolo equilatero, al vertice in corrispondenza del centro dell’altare.
    Nella tenue penombra del Duomo, noi immaginiamo i lati del triangolo che si illuminano con fiammelle che aumentano gradualmente di intensità.
    Queste si elevano verso il soffitto, si fermano a mezz’aria e illuminano di una luce sfavillante tutto il Tempio, lasciando in ombra solamente gli angoli nascosti.
    Questi indicano con maggior chiarezza: l’energia biomagnetica, singolare, che si incarna nel vortice energetico terrestre, si individualizza, per poi ritornare libera energia che, nel vortice del triangolo, sale verso il piano esoterico per congiungersi con le forze celesti.
    I Maestri Comacini, profondi conoscitori della Tradizione celtica, individuavano il triangolo energetico all’interno di un Tempio, determinando i nodi energetici terrestri, quelli ai vertici della base, che si muovono in senso orario, e quello del vertice dove ponevano l’altare, che si muove in senso antiorario come la deambulazione nel Tempio.
    Strumentalmente, essi impiegavano il TRISKELL, così come noi lo vediamo rappresentato nella vetrata sinistra della facciata del Duomo di Como.
    Questa tecnica viene ancora usata dagli esperti di Radioestesia, quando determinano in un dato luogo, l’incrocio delle bioenergie terrestri e celesti.
    A queste seguiva una vera e propria consacrazione, sulla falsariga della catena d’unione che anche noi componiamo, in occasioni eccezionali, all’interno del nostro tempio.
    I liberi muratori, per tracciare il triangolo equilatero sacro, impiegavano la corda a dodici nodi, ribaltando sul terreno un triangolo rettangolo, aventi cateti in ragione di tre - quattro, cinque, così come sono disposte le tre luci: la Sapienza (Giove - Dagda), la Bellezza (Venere - Brighit), e la Forza (Marte - Nuada).

  3. #3
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    C:\Documenti\Immagini\TRISKELLDUOMO.jpg

    Non sono ancora capace di inserire le immagini..... scusatemi, spero si veda.
    Questo è solo uno dei tanti triskell presenti nella cattedrale del Duomo di Milano, rivolgendo lo sguardo verso il soffitto all'entrata di destra........

  4. #4
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    no per inserire le immagini occore che queste siano già in rete...dall'indirizzo che compare vedo che hai tentato di mettere na immagine che hai sul tuo disco fisso, quindinon funziona! ciau

  5. #5
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    Sì me lo immaginavo !!!
    Come si può fare per inserirla ugualmente ?
    Sorry, ma sono imbranata in queste cose....

  6. #6
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    Se hai un sito devi metterla online e poi inserire l'indirizzo della foto nel post che fai sul forum.

  7. #7
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    Predefinito Foto del Triskell

    Ecco la foto del triskell che abbiamo fotografato in Duomo:
    speriamo che funzioni il link !


  8. #8
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    Predefinito Gli Insubri appartengono alla civiltà di Golasecca

    Dal sito: www.storiadimilano.it


    Gli Insubri nella civiltà di Golasecca

    Secondo il racconto liviano Belloveso, appartenente ai “re del mondo”, si stanzia con il suo seguito nel territorio già occupato dagli Insubri: abbandona ogni riferimento alla sua tribù originaria e si inserisce in quella già stanziata. Belloveso riconosce gli Insubri come identici agli abitanti di un pagus (cantone) degli Edui e ciò gli sembra di buon auspicio per fermarsi. Gli Insubri erano stanziati in questo territorio almeno dal IX secolo a.C., ma lo "storico celtico" ci tiene a far sapere a Livio che discendevano dalla stessa stirpe degli Edui, fra i Galli i più vicini a Roma, e che fu lo stesso Belloveso a far stanziare a Brescia e a Verona i Cenomani, altri grandi alleati dei Romani [19] .

    Gli Insubri appartenevano alla cultura di Golasecca, cosiddetta da una località vicino a Varese dove sono avvenuti i maggiori ritrovamenti celti in Lombardia. E' una cultura che si è sviluppata nella prima Età del Ferro tra il lago Maggiore e il Serio, avendo il Po come confine naturale a sud e che ha come corrispettivo centro-europeo la civiltà di Hallstatt. Dal IX al VII secolo la popolazione insubre preferì stanziarsi nella fascia pedemontana forse a causa della crisi climatica che, intorno all’XI-VIII sec. a.C. ha segnato l’inizio del periodo subatlantico, con clima più freddo e piovoso: l’impaludamento delle aree pianeggianti e l’azione erosiva nelle valli dovevano aver limitato l’area ideale per gli insediamenti. [20]

    Mentre Como ebbe il suo “Medhelan” identificabile forse nell’attuale Melano sopra Mendrisio, Milano fu il santuario della zona di Golasecca, per la quale disponiamo di informazioni desunte solo dalle sepolture. Oltre alle solite urne cinerarie, anche qui due tombe di nobili hanno restituito a Sesto Calende un carro a due ruote, morsi e briglie per due cavalli e il corredo da combattimento, databili proprio all'epoca dell'arrivo di Belloveso, fine VII-inizi VI secolo a.C. [22] Gli oggetti contenuti nelle due tombe di Sesto Calende dimostrano l’ampiezza degli scambi commerciali intrattenuti dagli Insubri, con oggetti d’importazione etrusca, picena e transalpina sia orientale (Stiria) che occidentale.

    Dire che Belloveso e i suoi si fermarono nel pagus degli Insubri non indica un luogo preciso (Mediolanum), ma una regione già inserita in una proficua rete commerciale e con un tenore di vita abbastanza alto e socialmente differenziato. I due centri di Golasecca e Como decaddero all’inizio del IV sec. a.C., in concomitanza con l’arrivo dei Galli guidati da Brenno e con la preferenza accordata al Medhelan degli Insubri per la sua centralità nella pianura

  9. #9
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    Predefinito Golasecca..... datazioni aggiornate

    Grazie all'intervento del dott. Minella di Terra Insubre che ha presenziato alla nostra conferenza, sabato 7 febbraio, abbiamo nuovi dati aggiornati riguardo la civiltà di Golasecca.
    Alla luce delle recenti scoperte fatte in campo storico/archeologico, possiamo retrodatare la cultura di Golasecca ad almeno il XIV° secolo a.C.
    Sarebbe interessante poter riprodurre la nutrita documentazione che il dott. Minella possiede, in quanto utile per una ricerca seria e scientifica in campo celtico nostrano.

  10. #10
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    Predefinito Re: Golasecca..... datazioni aggiornate

    In origine postato da elenailinn
    Grazie all'intervento del dott. Minella di Terra Insubre che ha presenziato alla nostra conferenza, sabato 7 febbraio, abbiamo nuovi dati aggiornati riguardo la civiltà di Golasecca.
    Alla luce delle recenti scoperte fatte in campo storico/archeologico, possiamo retrodatare la cultura di Golasecca ad almeno il XIV° secolo a.C.
    Sarebbe interessante poter riprodurre la nutrita documentazione che il dott. Minella possiede, in quanto utile per una ricerca seria e scientifica in campo celtico nostrano.
    in che senso riprodurre?

 

 
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