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Discussione: Carnevale Sardo

  1. #1
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    Predefinito Carnevale Sardo

    Anche quest'anno la Sardegna festeggerà il Carnevale a modo suo, con le sue antiche tradizioni, che spesso si perdono nella notte dei tempi.
    Molte di queste tradizioni e maschere sono diventate ormai famosissime un pò in tutto il mondo, mi riferisco soprattutto ai Mamuthones di Mamoyada, e alla Sartiglia di Aristanis, che più o meno rappresentano i primi la Sardegna ancestrale e pagana, e la seconda la Sardegna post-medievale e spagnola.

    Le tradizioni e la storia della Sardegna mi hanno sempre appassionato e interessato.
    Nel sito http://www.sardiniapoint.it ho trovato varie informazioni interessanti sul Carnevale sardo.

    Provo a copiare in questo 3d qualcosina.

  2. #2
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    Predefinito i MAMUTHONES di MAMOYADA

    i MAMUTHONES di MAMUYADA


    LA MASCHERA


    I Mamuthones

    ombre silenti, misteriosi personaggi, i mamuthones nascondono la loro sembianza dietro la maschera, sa bisera.
    Sa bisera è nera, di legno - si usa quello di pero selvatico (ma oggi anche quello d'ontano) - con naso, mento e zigomi fortemente pronunciati e con due fori per occhi e bocca.
    La testa è coperta da un fazzoletto marrone annodato sotto il mento.

    Sa bisera, drammatica e grottesca, priva di qualsiasi carattere antropomorfo, è immagine di silenzio e impassibilità.

    Su pelli nere di pecora che nascondono il consueto abito di velluto marrone, i mamuthones portano sa garriga, un sonoro groppo di campanacci (su ferru), trenta chili di strepito che neutralizzano il silenzio dei volti.
    Davanti, poi, un grappolo di campane, tenute insieme da cinghie di cuoio.




    Gli Issohadores

    accompagnano i mamuthones, indossano un giubbetto di panno rosso, abbracciato trasversalmente da una cintura con bubboli di bronzo e ottone.
    Portano calzoni di tela bianchi (un tempo in velluto scuro), un variopinto scialletto sfrangiato sui fianchi, una berritta tenuta legata da un fazzoletto annodato sul viso.
    Gli issohadores portano in mano sa soha, una fune di giunco.
    Alcuni (quelli che si affidano a una particolare interpretazione dell'esibizione) hanno il viso coperto da un'austera maschera bianca.


  3. #3
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    LA SCENA


    Come si muovono i mamuthones

    solitamente a gruppi di dodici, procedono appaiati e balzano grevemente, facendo risuonare i loro campanacci con impeccabile sincronia.

    E'una "processione danzata", un incedere ritmico distinto in balzi singoli che si chiudono regolarmente con una triplicazione del balzo stesso.


    Cosa fanno gli issohadores

    La ripetitività dei suoni e la linearità del corteo non è distratta nemmeno dagli agili movimenti degli issohadores, in genere non più di otto.
    S' issohadore fa volteggiare sa soha, e la lancia verso il pubblico: trovarsi improvvisamente imbrigliati è, come tradizione vuole, segno di buon auspicio.


    I fuochi di S. Antonio
    A Mamoiada, mamuthones e issohadores fanno la loro prima uscita il 17 di Gennaio, festa di Sant'Antonio abate.
    I fuochi accesi in ogni rione del paese intercalano la "processione danzata", dando occasione a maschere e astanti di rifocillarsi con vino e dolci.

    E' davvero suggestivo intravedere la danza dei mamuthones oltre la tremolante pellicola del calore delle braci: è un'immagine che appaga l'occhio e l'anima.


    Ma non basta, bisogna tornarci a carnevale, a Mamoiada, la domenica e il martedì grasso, a partecipare ancora di una rappresentazione che non è puro revival, ma momento della memoria di una comunità che merita davvero di essere condiviso.


  4. #4
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    ORIGINE E SIGNIFICATO

    le maschere dei mamuthones e degli issohadores si prestano senz'altro a più di una interpretazione.

    Si può pensare che la loro esibizione celebri la vittoria dei pastori di Barbagia (gli issohadores) sugli invasori saraceni fatti prigionieri e condotti in corteo (i mamuthones).

    Oppure vi si può leggere "un rito totemico di assoggettamento del bue", o una processione rituale fatta dai nuragici in onore di qualche nume agricolo e pastorale.
    I mamuthones, dunque, come una torma di buoi ammansiti dagli issohadores loro mandriani o, ancora, i mamuthones come uomini imbovati, pastori che si immedesimano nel bove coprendo il volto con una maschera che ne riproduce le fattezze, come segno di venerazione quasi mistica per un animale così utile e prezioso per l'uomo.

    Secondo Dolores Turchi, studiosa di tradizioni popolari, i Mamuthones hanno origine in tempi ancora più remoti: sarebbero da mettere in relazione con ancestrali riti di fertilità, riconducibili a culti dionisiaci diffusi in tutto il Mediterraneo.

    Altre autorevoli interpretazioni hanno visto nella mascherata la rappresentazione della pratica mitica del geronticidio (l'uccisione del vecchio), altre ancora vedono nella maschera del mamuthone l'effige di un qualche spirito demoniaco.

    Ma lasciamo che le maschere di Mamoiada ci parlino ancora con quel silenzio che non necessita di troppe congetture, lasciamo che il secco risuonare dei campani e la lignea impassibilità dei volti accompagnino la memoria del cuore, ricordancoci che val la pena di tornare a Mamoiada, l'anno prossimo, a vivere un carnevale "...che non ce n'è un altro sulla terra".


  5. #5
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    Maschere simili ai mamuthones di Mamoiada (così come i boes di Ottana, i mamutzones di Samugheo e altri) si ritrovano anche in altre zone d'Europa, soprattutto nelle comunità agricole e pastorali dell'Europa mediterranea:

    le maschere dei geros, nell'isola greca di Skyros
    i kalogeroi di Viza, in Tracia
    gli Zvoncari dell'Istria
    alcune maschere slovene
    Tutte ricorrono all'uso di pelli di pecora e campanacci.
    Anche alcune comunità delle Alpi e dei Pirenei annoverano misteriose maschere zoomorfe e antropomorfe simili a quelle sarde.

    Mamuthone di Mamoyada:


    Boe di Ottana:


    Mamutzone di Samugheo:

  6. #6
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    Predefinito la Sartiglia di Aristanis

    la SARTIGLIA di ARISTANIS/Oristano

    Il fuoco dei cavalli conduce in volo cavalieri audaci.
    Il volto coperto dalla maschera impenetrabile.
    Soli in groppa, non possono fallire: la stella d'argento deve essere infilzata.
    Si lanciano al galoppo, senza esitazioni, pronti a ingaggiare l'ennesima gara con la sorte.



    LA MASCHERA

    Su componidori

    è il protagonista onorato, la figura principe del carnevale oristanese, il capo-corsa della giostra della Sartiglia.

    Il suo abbigliamento viene ritualmente composto durante la vestizione: la sua è una maschera ermafrodita, femminile nella parte superiore e maschile in quella inferiore.

    Calza una maschera androgina, di colore gialloolivastro quella del gremio degli agricoltori, più chiara quella dei falegnami.

    Sotto la maschera porta tre fazzoletti cuciti insieme.

    La testa è cinta fin sopra le spalle dalla mantiglia, un copricapo di feltro a larghe falde, ricamato e piegato a triangolo.

    Su componidori indossa una maglia di lana e una camicia di lino di foggia secentesca, con gli sbuffi tenuti fermi da nastri degli stessi colori del gremio.

    Sopra la camicia su cojettu (o collettu), una casacca in pelle conciata, senza maniche, aperta sul davanti e tenuta nella parte superiore da fibbie d'argento.

    Completano l'abbigliamento un largo cinturone stretto in vita, pantaloni alla cavallerizza, stivali muniti di speroni, lunghi fino alle ginocchia, e un cappello cilindrico di foggia ottocentesca.

    Su sottocomponidori, su terzu componi
    e tutti i cavalieri partecipanti indossano i costumi tradizionali, portano una indistinta maschera bianca e molti di loro cingono braccia e collo con un nastro rosso.
    Tutto è coronato dai cavalli agghindati e da un folto apparato di maschere che battono i tamburi.


  7. #7
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    Predefinito

    La Sartiglia è uno spettacolo, un fatto culturale di tipo teatrale, una rappresentazione che ha il suo canovaccio, i suoi attori e spettatori, il suo spazio scenico e, nei patronati della manifestazione, persino i suoi registi: il gremio degli agricoltori nella Sartiglia della domenica, quello dei falegnami nella Sartiglia del martedì di Carnevale.

    Spettacolo grandioso e singolare dunque, la Sartiglia.
    Non è un caso, forse, che essa, come manifestazione equestre, abbia conosciuto grande splendore durante il '500, secolo della riscoperta "europea" del teatro e di molte forme di spettacolo.

    Tutto ha inizio il 2 di febbraio, festa della Candelora, con la cerimonia durante la quale vengono nominati i componidores delle rispettive Sartiglie: l'investitura da parte dei gremi e delle confraternite affiliate segue tempi e cerimoniali specifici.



    La vestizione de su Componidori

    La manifestazione vera e propria è inaugurata dalla vestizione rituale de su componidori, seduto su una sedia posta sopra un tavolo, ad opera della massaia manna (la moglie del presidente del gremio interessato) e delle massaieddas.

    Dopo la vestizione, senza mettere i piedi per terra, su componidori salta in sella, pronto a seguire, fiancheggiato dal sottocomponidori e dal terzu componi, un corteo di cavalieri in costume tradizionale, fino al punto di partenza delle corse (l'attuale P.zza Manno).
    Lì inizierà la gara, snodandosi lungo le vie Sant'Antonio e Vittorio Emanuele II fino alla P.zza Duomo, dove su componidori e gli altri cavalieri cercheranno di infilzare la stella d'argento appesa ad un nastro verde.


    LA SCENA

    Prima che inizino le corse, su componidori, insieme a su sottocomponidori, come segno beneaugurante, benedice i componenti del gremio con sa pippia de maju, un mazzo di violette fasciate da un nastro verde.

    Poco dopo su componidori e su sottocomponidori, proprio sotto la stella e al rullar dei tamburi, incrociano le loro spade per tre volte, per poi dirigersi verso la P.zza Manno: di lì partiranno le corse, secondo un ordine che stabilirà su componidori dopo aver dato la precedenza a su sottocomponidori e a su terzu componi.

    Vince chi riesce a imbroccare la stella il maggior numero di volte.
    Su componidori sarà anche l'arbitro delle corse fino a quando, sia lui che su sottocomponidori, non tenteranno di infilzare la stella con lo stocco, più grosso e pesante della spada.

    Il buon esito della prova sarà premiato con una stella d'oro consegnata dal presidente del gremio.
    La conclusione è sancita da un'altra benedizione propiziatoria.
    Il sipario calerà sulla scena solo dopo le spettacolari pariglie che vedranno protagonisti su componidori, i due cavalieri che lo accompagnano e tutti i partecipanti alla Sartiglia.


  8. #8
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    ORIGINE E SIGNIFICATO

    Derivazione iberica e origine autoctona
    Sul significato della Sartiglia si affacciano le più svariate interpretazioni, alcune attendibili, altre molto fantasiose.
    Che sia una manifestazione di derivazione iberica, e più precisamente aragonese, è cosa nota.
    Lo testimoniano anche le parole: lo spagnolo "sortija", per esempio, significa "anello" e "sortika" sta proprio per "gara, sfida".

    Non si può escludere, comunque, l'origine autoctona di una manifestazione pur arricchitasi di elementi culturali esterni.
    E'probabile, a detta di alcuni, che questa manifestazione cortese e festiva abbia conosciuto grande splendore in periodo giudicale, in quel piccolo stato d'Arborea simile per molti versi a corti e piccole monarchie europee, sedi di innumeri competizioni da intrattenimento: già prima, dunque, dei secoli XVI e XVII, periodo a cui risalgono le prime attestazioni ed epoca di gran voga per tornei cavallereschi e giochi "all'anello".

    La Sartiglia, dunque, ci porta dritti sia alle giostre equestri e ai più consueti momenti ludici della società tardocavalleresca.

    C'è anche chi sostiene che essa affondi le sue radici nei giochi di addestramento militare equestre delle cavallerie arabe, c'è chi l'ha interpretata come una tenzone tra due pretendenti per conquistare la stessa donna, altri ancora la interpretano come un'occasione carnevalesca per invertire temporaneamente i ruoli sociali.

    Il residuo di antichi riti pagani
    Altri infine, e forse non a torto, vi vedono il "residuo" di antichi rituali agrari di divinazione e propiziazione: lo spirito della Sartiglia nasce nel substrato culturale agricolo che caratterizza la società oristanese.

    Con la Sartiglia si gioca così la sorte dell'annata agricola: la festa si fa rito propiziatorio, la sua riuscita presagio di quel che sarà.
    Se il cavaliere imbroccherà la stella, con un gesto quasi di fecondazione, la terra fecondata porterà buoni frutti.


    ORIGINE LINGUSTICA DEL TERMINE

    A volerne interpretare il significato generale, la Sartiglia è una particolare metafora della vita, un gioco che ha le sue regole nella virtù e nell'abilità, nella fortuna e nella casualità.

    Il nome stesso, infatti, ci dà una precisa indicazione linguistica: sartiglia viene dallo spagnolo sortija il quale deriva, a sua volta, dal latino sorticula (anello), diminutivo di sors, parola che racchiude il significato di fortuna, buona o cattiva per chi saprà procacciarsela, anche per i cavalieri che cercano la stella.

  9. #9
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    i MERDULES e i BOES di OTHANA

    LA MASCHERA


    I merdules

    La maschera dei merdules rappresenta una figura di bovaro rozzo, gobbo e sgraziato, con pelli ovine addosso e con il viso nascosto da una maschera antropomorfa dai lineamenti grotteschi,
    sa carazza, quasi sempre di pero selvatico, talvolta arricchita da intarsi e colorate fioriture impresse sulla superficie.


    I boes

    I boes indossano anch'essi pelli di pecora con addosso un pesante tracollo di campanacci: portano sa carazza 'e boe, maschera facciale raffigurante un bove.


    Le altre maschere

    A questi che sono i protagonisti del carnevale di Ottana si accompagnano altre figure zoomorfe e antropomorfe, da su porcu all'asino, dal cervo a sa filonzana, una filatrice sempre china ad angolo retto, con scialle nero e vestito femminile curiosamente abbinato a gambali di cuoio tipici del pastore.

    Vi sono, inoltre, sas mascaras serias, eccentriche maschere
    danzanti ricoperte di stracci, camicie, lenzuola e persino tappeti.


  10. #10
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    IL CARNEVALE DI OTTANA

    A Ottana, in Barbagia, le maschere del carnevale sono la singolare testimonianza di riti e tradizioni di una cultura che il tempo non ha scalfito: andateci, in febbraio, e coglierete nelle maschere ottanesi quel senso del mistero che tutto nasconde e tutto rivela.



    LA SCENA

    A carnevale, le strade di Ottana allargano i loro spazi all'incontenibile prorompere delle maschere: sembra quasi di sentirli, i campanacci de sos boes, confusi nell'aritmia del greve passo de sos merdules, a fare da sfondo ad una esibizione di cui anche il pubblico, alla fine, sarà parte.

    E' un disordinato corteo che riproduce mimeticamente, facendone un evento rituale, apotropaico e totemico, l'azione dell'uomo sulla bestia.
    L'aggiogamento come avvenimento naturale, tipico del mondo agreste, si carica di simbologie soprannaturali, quasi demoniache: alla fine la specie umana si confonde con quella animale, a vincere è l'antropobovino, una sorta di bòe muliàche, figura drammatica e ambivalente, consueta nelle credenze profane della tradizione popolare barbaricina.
    Il tutto diventa una performance basata sulla complementarità di azione tra merdules e boes.

    Il merdule, impertinente e mordace, sostenuto nel suo incedere
    pesante da un bastone, tiene legato ("insogau") il boe tramite
    una fune.

    Il boe, sempre muto, tenta goffamente di limitare le smodatezze
    e le aggressioni del suo conduttore il quale corona spesso la sua
    azione scenica coinvolgendo e talvolta travolgendo il pubblico.

    Intanto sa filonzana, tenendo in mano una conocchia avvolta
    da fili di lana grezza (simbolo efficace della fragile vita umana),
    minaccia continuamente di reciderli, quasi invocando la fine su
    chi non le offre un bicchiere di vino.

    Non è raro, infine, che la rappresentazione sia accompagnata da
    s'affuente, un piatto di bronzo battuto ritmicamente con una
    grossa chiave.


 

 
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