Controrivoluzione

Ma quale mea culpa?

Ma quale mea culpa? Basta! Non se ne può più con questi mea culpa pontifici, assillanti e assordanti. Man mano che l'età avanza, il Papa si da al ruolo di Grande Depuratore della Chiesa. Solo che lo fa all'incontrario. Invece di purificare il presente, se la prende col passato. Mai come oggi la Chiesa è stata devastata al proprio interno da eresie e corruzioni di uomini e idee, e Wojtila preferisce stornare lo sguardo verso i secoli scorsi. Chi è morto non può difendersi e non può nemmeno dire agli inquisitori di oggi: "Ma che fesserie state dicendo?". Innanzitutto, il Papa non può chiedere scusa per pretese "colpe storiche", determinate dal libero arbitrio esercitato da chi, nel bene o nel male, ne è soggettivamente responsabile. La colpa, come la coscienza, è un fatto personale e non collettivo. Il sacramento della confessione attiene alla coscienza di ognuno di noi e l'assoluzione dal peccato riguarda chi quel peccato ha commesso, e non l'intera cristianità. La storicizzazione delle colpe e la collettivizzazione delle stesse è, prima di ogni altra considerazione, un errore teologico. E non di poco conto. In secondo luogo, fare un esame di coscienza generale ed emettere un giudizio di condanna su fatti risalenti a centinaia di anni fa, è un'operazione culturalmente insensata, in quanto tesa ad estrapolare da un preciso contesto spazio-temporale episodi che, nella cultura del tempo, erano giudicati perfettamente "nella norma". Infine, questi infiniti mea culpa sono solo il riassunto di una generale ignoranza sul piano storico, caratteristica del neo-illuminismo imperante, e di cui, purtroppo, lo stesso Pontefice e i suoi collaboratori si fanno interpreti. C'è veramente da chiedersi se il Papa la storia l'abbia studiata nelle esclusive Biblioteche vaticane o non, piuttosto, sui programmi di Berlinguer. Vediamo qualche strafalcione clericale. Il Papa chiede scusa per lo schiavismo, e non se ne capisce la ragione. Il mercato degli schiavi ha avuto come principali protagonisti gli animisti, i mussulmani e i protestanti, non i cattolici. I negrieri erano negri che catturavano elementi di altre tribù e li vendevano ai mercanti arabi, i quali, a loro volta, provvedevano a cederli a navigatori e filibustieri che li importavano nella protestantissima America del Nord, ove i cattolici politicamente non contavano un accidenti. Quando la presenza cattolica è stata incisiva negli assetti sociali, le cose sono cambiate per neri, meticci ed indios. Per non parlare della grande opera missionaria in Africa e Asia, basti pensare alle famose Reduciones dei gesuiti in America Latina, esempio insuperabile di valorizzazione della cultura locale e di accoglienza sociale. Vittorio Messori ha inoltre ricordato come la famosa Casa degli Schiavi del Senegal, contrabbandata come il principale centro di raccolta degli schiavi, era nient'altro che il buen retiro, condito da belle presenze femminili, di un coloniale francese. Un altro mea culpa riguarda le Crociate (e poteva mancare?). Il termine di "crociata" è posteriore ai tempi. All'inizio di parlava di peregrinatio, in quanto la stessa era concepita come una vera e propria marcia di pellegrini verso i Luoghi Santi. La presenza islamica che attaccava i cristiani e minacciava di impadronirsi totalmente dei Luoghi, indusse Urbano a chiamare a raccolta i principi europei per proteggere militarmente i pellegrinaggi. Che poi, tra tante battaglie, ci siano stati massacri (da ambo le parti) è cosa che riguarda la coscienza personale di chi quei massacri compì, e non della Chiesa in quanto tale. Tra le Crociate da "condannare", vi è quella contro i Catari. Anche qui si dicono corbellerie in abbondanza. In primis, l'eresia catara non era così pacifica. Nei territori della Provenza soggetti al dominio degli albigesi, vi furono incredibili persecuzioni contro i cattolici. L'immagine dell'eretico provenzale, armato di liuto e non di spada, è solo un'oleografia. Se gli storici del Vaticano avessero letto "San Domenico e l'Inquisizione" del beato Bartolo Longo, avrebbero imparato qualcosa di serio al riguardo. La famosa battaglia di Muret, di cui fu protagonista il "terribile" Simone di Monfort (che fu il primo dei terziari domenicani) fu risolta da trecento cavalieri contro migliaia di aragonesi (alleati dei catari), che avevano preferito impegnarsi in combattimenti più comodamente orizzontali. La dottrina catara era, inoltre, quanto di più nichilista ed antisociale si andasse affermando, con le sue giustificazioni del suicidio, dell'aborto e dell'eutanasia. Lo stesso Evola (che non è certo cattolico) non ha mancato di criticarla. Poi c'è l'immancabile Inquisizione: un fatto normalissimo per tempi in cui le società (tutte le società) non conoscevano la cosiddetta laicità della politica. L'Inquisizione non eseguiva condanne penali, che questa era competenza dello Stato. Essa aveva il compito di stabilire se, sul piano teologico, vi fossero proposizioni ereticali attribuibili all'imputato o meno. In quanto alla caccia alle streghe, anche qui la verità viene stravolta. La maggior parte di questi episodi avvennero in zone dominate dai protestanti, basti pensare alle cosiddette "streghe di Salem". In quelle cattoliche, il fenomeno fu molto circoscritto, tanto che, grazie all'Inquisizione, nelle Fiandre e in Spagna furono salvate dai roghi centinaia di pretese adepte di Satanasso, come ha dimostrato Gustav Henningsen. La notte di San Bartolomeo, altro cavallo di battaglia massonico, la vogliamo addebitare al Papa dell'epoca o a Caterina de' Medici? A parte ciò, perché nessuno dice che quell'eccidio, per quanto terribile, preservò comunque l'Europa da una guerra civile che avrebbe provocato centinaia di migliaia di morti, dal momento che questa era l'ostinata volontà dei caporioni protestanti, come Coligny e Condè, decisi a gettare la Francia in armi contro la Spagna cattolica, per creare un'Europa della Riforma, subalterna all'Inghilterra? Un mea culpa è riservato, naturalmente, a Giordano Bruno. Anche qui, però, molte sono le cose che non si fanno emergere. A parte i suoi pallini sulla magia, Bruno ebbe un ruolo politico nelle vicende del tempo. È stato provato che era una spia al servizio di due padroni, prima dei francesi e poi degli inglesi (era un agente di Walshingam, un autentico killer protestante, diventato il padrone occulto della Corte londinese ). Se poi il mea culpa lo estendiamo alla vicenda di Galileo Galilei, la risata è d'obbligo. Su quella storia si son costruite leggende grottesche. Galilei ebbe un "disguido" di ordine teologico (e non scientifico) con l'Inquisizione e contrariamente a quanto pensano molti universitari, non fu bruciato vivo dalla Chiesa. La "pena" toccata all'astronomo pisano fu la recita settimanale dei salmi penitenziali per un periodo brevissimo. E tutto questo mentre a Roma si insegnavano liberamente le dottrine copernicane, gli stessi Papi le celebravano in versi e Keplero e Stenone, protestanti perseguitati dai protestanti per i loro studi scientifici, riparavano a Roma per poter aver salva la vita e insegnare liberamente nelle Università cattoliche. Di che altro c'è da chiedere scusa? Perbacco, stavamo dimenticando gli ebrei. Nonostante l'ossessionante rosario mea culpista in materia, Israele non è soddisfatta. Wiesel protesta e protestano quasi tutti quelli col zucchetto in testa perché non si è chiesto scusa abbastanza. Ma scusa di che? Di aver avuto una santa come Edith Stein, cattolica, suora e morta in un lager tedesco, ma di nascita ebraica? Di aver avuto un santo come Massimiliano Kolbe, morto anch'esso in un lager nazista? E loro non devono chiedere scusa per aver fatto ammazzare, circa duemila anni or sono (è storia pure quella), un Uomo che giudicavano eretico? Piantiamola con queste ipocrisie. Se il Pontefice ha proprio tanta voglia di esprimere "storicamente" dei mea culpa, li rivolga verso Giovanna d'Arco, fatta bruciare da un Vescovo in combutta con gli inglesi, o verso Gerolamo Savonarola, fatto bruciare dal potere vaticano complice dei signorotti fiorentini, o verso Padre Pio, perseguitato in modo ignobile da certa gerarchia vaticana, incluso un papa giovialone. Si comincino a dire e fare cose serie, nella zona dell'Oltretevere. Altrimenti i "mai più", così fortemente urlati dal Papa rischiano di essere meno credibili dei "mai più" cantati dal trio Jovanotti-Pelù-Ligabue. Pino Tosca =================================== Ricevi questo messaggio perché sei iscritto alla NewsLetter CONTRORIVOLUZIONE http://www.controrivoluzione.it ===================================