In Abruzzo noi abbiamo due gioielli, la De Cecco e la Delverde. Bene, ieri il Tribunale Fallimentare di Lanciano ha dichiarato il fallimento della Delverde. Eppure quella è la pasta migliore del mondo a parimerito della De Cecco? E noi Abruzzesi siamo fortunati a avere due gioielli così.
La Delverde, così come La Molisana in Molise, è stata vittima del colonialismo bancario. Noi in Abruzzo abbiamo solo due banche che sono rimaste autonome, cioè la Carichieti e la Tercas, oltre alle varie Banca di Credito Cooperativo presenti che però hanno limiti di investimento in vario senso; per il resto sono state acquisite dai gruppi bancari del nord. Questi gruppi bancari hanno lo stesso scopo, fare cassa per portare i soldi alla capogruppo. Se è un investimento o si tratta di un prestito a tasso non sostenibile o fare un prestito al consumo alle famiglie che spesso comprano prodotti del Nord. Come noi Abruzzesi possiamo accettare che un'azienda sana che produce fatturato sia stata dichiarata fallita?
Il sindaco di Fara San Martino ha detto di non preoccuparci perché la produzione continua che il fatturato è buono e i lavoratori non sono in pericolo, anzi, che il fallimento ha sbloccato certi vincoli. Ma a me questo è che preoccupa, è perdere l'Abruzzesità dell'azienda. Quando il curatore farà l'asta mica guarderà all'azienda abruzzese o meno. E quale multinazionale non vorrebbe rubarci un marchio così prestigioso come quello della Delverde a debito zero? Qualcuna del Nord o di altre parti d'Italia come la Barilla, la Colussi, la Ferrero? O magari straniera come la Nestlè, la Danone? Che non sia mai! Non ci voglio nemmeno pensare. Questo non è un investimento per portare lavoro, ma è un furto, è rubare aziende che già ci sono, marchi prestigiosi nati sul territorio, risorse che portano ricchezza al territorio.
Io spero che i nostri imprenditori si facciano avanti. La De Cecco e la Delverde si sono fatte la guerra tanti anni ma adesso basta con questa guerra tra fratelli, che De Cecco rilevi lo stabilimento e faccia un unico polo della pasta tutto nostro. Che intervenga qualche altro imprenditore, tipo Saquella che farebbe un gruppo caffè e pasta insieme. Che facciano una cordata come quella che fecero per la Air Italica che poi finì, invece di farlo per una nuova compagnia aerea che per il trasporto aereo stiamo bene la facciano per non fare disperdere un marchio tesoro.
Se non ci sono imprenditori locali che intervenga il pubblico, la Fira che ce l'ha a fare la Regione Abruzzo? O la Regione Abruzzo direttamente, i comuni, le province, le comunità montane. Che si utilizzi anche l'aiuto della Sviluppo Italia Abruzzo o Sviluppo Italia direttamente! Ma che non si permetta alle aziende e fondi di fuori di acquisirla. Pace che non ha fatto niente potrebbe evitare di arrampicarsi sugli specchi alla campagna elettorale dicendo che ha fatto quando tutti sanno che ha fatto poco e male, era meglio che non faceva niente di niente invece di farsi promotore del terzo traforo, dell'acqua alla Puglia, dei ticket sui farmaci e cazzate varie (chi contesta l'affermazione è pregato di dire che cosa ha fatto). Se salva il marchio Delverde avrà un punto in più. Che non sia mai che qualche multinazionale di fuori o straniera si permette di acquisirlo a debito zero all'asta perchè per noi Abruzzesi non è bello che un nostro marchio sia usato per portare soldi a una multinazionale di fuori o per dare visibilità a paste di scarsa qualità prodotte in Sud America che del Verde (dell'acqua del torrente Verde) non hanno niente a che fare. Chi legge e è abruzzese scriva alle nostre autorità e ai nostri imprenditori invitandoli a muoversi.




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