* Situazione argentina: l'elemento centrale è il suo contesto mondiale
* Il fascismo come riferimento storico per la "soluzione" ricercata dai neo-con
* Siamo ora passati ad una vera "lotta per il potere"
* Kerry in bilico tra un sano impulso "costituzionale" e le trame della Lazard Freres
* La complessità della rivolta contro Cheney
* Rischio "sinarchista" : la cartina al tornasole è sempre la questione del debito, a partire da quello argentino
Il 15 febbraio il candidato alla presidenza USA Lyndon LaRouche ha parlato alla conferenza dello Schiller Institute tenutasi a Washington. Riportiamo qualche fase saliente del dibattito.

Domanda: Nell'evoluzione della situazione argentina potrebbe sembrare che le banche, almeno alcune, siano in rotta di collisione con il FMI. Il Fondo punta i piedi su posizioni di principio effettivamente indifendibili e se l'Argentina finisse per cedere alle sue richieste distruggerebbe se stessa senza per altro soddisfare nessuno. Il problema si presenta così senza soluzione.
Che cosa dovrebbe accadere, secondo lei, quando il 9 marzo l'Argentina dovrà pagare 3,1 miliardi al FMI? Se non pagherà non c'è il rischio che le ripercussioni si faranno sentire in tutto il sistema finanziario, forse in maniera irreparabile? Non c'è il rischio che l'Argentina possa innescare il crollo dell'intero sistema?
Lyndon LaRouche: Il problema è che la gente crede nei soldi. Ma la crisi monetaria e finanziaria attuale non ammette una soluzione nell'ambito della finanza. Non si può mettere a punto un piano in cui si possano prendere per veri i titoli del debito, nemmeno quelli del debito principale, prescindendo dagli interessi: non si può pensare che sia possibile ideare un piano per salvare in qualche modo il sistema monetario e finanziario vigente. L'unica soluzione o alternativa a questo sistema che crolla è: chi dovrà ingoiare tutta quella carta finanziaria inutile?
La situazione si fa preoccupante, come negli anni Venti, dopo il Trattato di Versailles. C'erano coloro, tra cui l'economista Keynes, che sapevano benissimo che quel trattato era destinato a fallire, già al momento della stessa firma. Perché? Perché il presupposto era che il solo modo di organizzare il salvataggio finanziario di Francia ed Inghilterra fosse di imporre un debito di guerra spropositato sulla Germania, e in tal modo Francia e Inghilterra avrebbero ottenuto i soldi con cui ripagare il debito di guerra agli Stati Uniti. Il valore dei titoli negli Stati Uniti venne stabilito sulla stima del valore del debito di guerra di Francia e Inghilterra (o Impero Britannico), verso gli Stati Uniti. Se i titoli francesi e inglesi non valevano più niente, anche il dollaro non valeva più niente, o quasi. Tutto venne a dipendere dalla capacità della Germania di pagare il debito di guerra. Fu così che si dovette ricorrere a un sistema di finanziamento artificiale del debito di guerra tedesco, attraverso il reichsmark e altri meccanismi inflativi, per cercare di tirare avanti alla meglio.
Ma, sapendo fin dall'inizio che questo sistema non poteva funzionare, che fecero? In Italia c'era un banchiere, Volpi di Misurata, che portò al potere Benito Mussolini, forte della spinta del sinarchismo francese. Su questa scia sorsero i regimi fascisti nel resto d'Europa e del mondo. Per far che cosa? Per pagare i debiti uccidendo! Questo era il fascismo! ...
Siamo giunti al punto in cui non c'è modo di riorganizzare razionalmente questo sistema mantenendone i presupposti di fondo. Ad esempio, come presidente degli Stati Uniti, insieme ai rappresentanti di altre nazioni, io proporrei una risoluzione delle nazioni sovrane in cui tutti gli strumenti finanziari derivati siano dichiarati nulli, cancellati! Così sarebbe possibile pensare ad un approccio razionale all'intera massa astronomica dei titoli finanziari ... Poi, come fu già fatto negli anni Trenta, dovremmo congelare intere categorie di debito finanziario a lungo termine. Congelare e basta ... Con questo si comincia a passare da una riorganizzazione impostata sul denaro ad una impostata sull'economia fisica. Occorre quindi mantenere prioritariamente l'occupazione, pagare le pensioni, provvedere alle infrastrutture di base.
Tenere in piedi tutto ciò che più serve. Difendere il valore fisico delle componenti reali dell'economia.
Difendere il loro funzionamento e poi avviare la crescita con investimenti a lungo termine nelle infrastrutture. Occorre promuovere la crescita dell'economia fisica. Occorre di conseguenza definire una nuova serie di istituzioni monetarie e finanziarie, in corrispondenza di tale intenzione di fondo di promuovere la crescita fisica dell'economia, per ricondurle all'impostazione originale con cui erano state concepite, ispirate dalla nostra Costituzione.
Dall'altra parte della barricata invece dicono: "No, ci pensiamo noi ad eliminare i valori cartacei fittizi, persino i nostri stessi debiti. Ma per questo dobbiamo avere il potere politico assoluto, per prendere le decisioni". E questa è la sostanza dello scontro: chi avrà il potere di determinare il futuro dell'umanità? Sarà un Governo Costituzionale, come quello americano il cui obbligo a provvedere al bene comune è sancito nel preambolo della Costituzione, oppure sarà qualcuno che si arroga il diritto di decidere chi uccidere, chi distruggere, chi avrà il permesso di sopravvivere, in una riedizione della dirigenza nazista di Hermann Goering?
Dunque non si tratta di discutere del sistema ma del potere politico. Il sistema è fallito, non si può parlare di "onorare gli impegni" perché non è possibile farlo, quella è una fase già superata e gli accordi erano una truffa. Non resta che vedere la questione del potere: sarà esercitato da una istituzione che rappresenta la costituzione e la sua clausola del bene comune, oppure qualche mostruosità -- diciamo per conto della Lazar Frères -- i banchieri che vogliono il potere assoluto! Disposti a cancellare qualche debito per avere il potere assoluto. ...
Per questo non meritano troppa attenzione coloro che parlano di "piani" e "schemi": la questione adesso è quella del potere!

Domanda: Lei è già entrato nell'argomento che volevo sollevare. Mi pare che recentemente lei abbia spiegato come il ricompattamento che si sta verificando attorno alla candidatura di John Kerry può essere visto come l'opera dell'ala sinistra del sinarchismo. Mi pare di capire, che la scelta sia caduta su Kerry perché è stato giudicato idoneo a dare un volto umano a scelte fin troppo impopolari di austerità. Vorrei chiedere quindi se questa manovra sinarchista possa effettivamente contemplare il ricorso a qualcosa di diverso da personalità esplicitamente bestiali al governo, come adesso è ad esempio Cheney, mentre la descrizione non calza al sen. Kerry.

LaRouche: La cosa importante a tale riguardo è di non esemplificare troppo. Kerry non è una creatura del sinarchismo. Le cose stanno così: il sistema politico degli Stati Uniti è controllato da dietro le quinte da interessi finanziari internazionali. Il potere ce l'hanno loro. Così un candidato, o anche un intero partito politico, può essere solo un fantoccio, chiamato a svolgere un ruolo da un boss che è un circolo finanziario, un "sindacato". Quindi non si può parlare di Kerry come una manifestazione di bestializzazione politica. Piuttosto egli assomiglia più al ragioniere che viene assunto da una ditta della mafia. Non c'è da chiedersi "chissà che deciderà di fare quel ragioniere", perché le decisioni sul da fare gli arrivano dal suo boss, e se non fila dritto chissà che cosa potrebbe capitargli...
In sostanza, Kerry e compagnia continuano a ripetersi l'un l'altro: "Okay, noi possiamo risolvere il problema, mettiamo lì una persona onesta capace di affrontarlo e risolverlo". Ma si sbagliano. Se uno lavora per interessi come quelli della Lazard Freres, o ambienti bancari simili, non sarà lui a prendere le decisioni. In altri termini, se lo fanno entrare non è perché hanno bisogno di lui come boss decisore, ma lo tengono lì come contabile di terza categoria nell'ufficio di direzione del boss mafioso. Questo boss non assume chi gli dà ordini.
Kerry, dunque, non è che manchi di simpatia e di onestà. Il suo problema è che non ha la sufficiente competenza nelle questioni fondamentali dell'economia. In nessun caso però rappresenta la scelta peggiore, ce ne sono davvero di peggiori, e ce li siamo lasciati per strada. Al confronto lui appare molto competente, ma non è la scelta giusta. Il motivo per cui io sono odiato e temuto nei piani alti del potere, in particolare dall'autunno del 1971, è che hanno capito bene che non sono un fantoccio. Sarei l'unico candidato che non si lascia manipolare.
Come fu? Nel Ferragosto del 1971 l'amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dal sistema di Bretton Woods. Era quello che prevedevo i banchieri avrebbero presto fatto. In effetti a prendere la decisione furono Paul Volcker, George Schultz ed Henry Kissinger, i quali, secondo quanto riferì John Connally, gli ordinarono di prendere quella decisione come segretario al Tesoro.
Questi, come si sa oggi, lavorano per i banchieri, per i "sindacati" finanziari. A quell'epoca la gente, soprattutto gli studenti, credevano nella sciocchezza tanto diffusa, anche sui libri di scuola, che una nuova crisi economica non ci sarebbe mai più stata, perché ci sono "gli stabilizzatori interni", e mentre ripetevano questa sciocchezza arrivò la decisione che segnò l'inizio della fine!
Allora ero l'unico economista che aveva detto in pubblico quello che che sarebbe accaduto, e sfidai gli altri economisti al dibattito: io avevo avuto ragione e loro avevano avuto torto.
La sfida al contraddittorio fu accettata da Abba Lerner, professore del Queens College e una delle massime autorità su Keynes. L'incontro si tenne di fronte ad un vasto pubblico al Queens College di New York. Da parte mia dissi subito come stavano le cose: "Il problema qui è che con la vostra politica economica si va dritto verso il fascismo. E un esempio di questo è la politica che lei, prof. Lerner, raccomanda al Brasile. Questa è la politica economica seguita da Hjalmar Schacht [il cervello economico del nazismo Ndr] e lei va nella stessa direzione". Lui reagì girando intorno al problema, e continuammo a dibattere per un po' di tempo, fino a quando non suonò la campanella che ci avvisava che dovevamo cambiare aula. Nella nuova aula intanto si stava radunando altra gente in rappresentanza di quello che era il mondo economico di New York di allora. Toccava a me parlare e ridefinii nei miei termini la questione. Nella sua replica Abba Lerner finì col dire: "Si, ma se la Germania avesse accettato la politica di Hjalmar Schacht, non ci sarebbe stato nessun bisogno di Hitler". Vi potete immaginare che effetto ebbero sul pubblico quelle parole: è come aprire l'armadio pieno di scheletri.
Il principale keynesiano dell'epoca, Abba Lerner, ammetteva di essere un fascista. Da allora in poi nessuno ha mai più accettato di dibattere con me...
Ma una cosa era ormai chiara, le forze che erano dietro ad Hitler e agli altri progetti simili degli anni Venti e Trenta, sono le stesse che oggi controllano il sistema dei partiti, della stampa, ecc. Queste forze mi temono e se non avessero valutato le conseguenze, mi eliminerebbero, perché sanno che non sono manipolabile.
Questo è dunque il problema: Kerry, con tutto il rispetto che merita, è come se si presentasse a cercare il posto di lavoro in una grande impresa che assomiglia fin troppo alla mafia. Non è la cosa migliore da fare.

Domanda: Quando lei lanciò la campagna per l'allontanamento di Cheney, gli propose di farsi da parte con un bel certificato medico. Lui non l'accettò e adesso deve affrontare il putiferio che si sta scatenendo contro di lui, tanto che forse il certificato finirà per doverlo presentare davvero. Che sviluppi prevede su questo fronte?

LaRouche: Ho esitato un po' ad affrontare questo argomento perché ci sono aspetti non pubblici. Negli ambienti istituzionali, più o meno direttamente collegati a strati governativi, parlamentari, diplomatici, militari ecc. c'è gente che deve lavorare con discrezione su questo argomento. In ogni caso, i motivi che stanno trascinando Cheney a fondo sono due: primo, lui va a fondo grazie alle nostre iniziative, alla nostra capacità di smuovere le acque, ottenendo qualche successo.
In secondo luogo, più di recente, in certi ambienti bancari si fa strada la convinzione che l'amministrazione Bush non sia in alcun modo all'altezza dei problemi a cui gli USA vanno adesso incontro. Quindi, anche tra questi banchieri c'è chi è convinto che sia ora di scaricare Bush e per garantire questo occorre impedire alla cordata di Cheney di fare un colpo di stato negli Stati Uniti in questo periodo.
Il pericolo, almeno come era visto all'inizio delle primarie, è la corruzione e l'incompetenza del partito democratico che sono tali da rendere il partito repubblicano certo di poter contare sulla rielezione senza sudare. Questo rappresenta il rischio di un sistema a partito unico, una dittatura di fatto. Ma poi, su questo fronte le cose sono cambiate rapidamente, come avete visto nell'ultimo periodo.
Quindi, il concorrere della nostra mobilitazione contro Cheney, il riconoscimento dell'inadeguatezza intrinseca dell'amministrazione Bush di fronte alla crisi economica, e il riconoscimento del rischio del "partito unico" come anticamera di una dittatura di fatto, rappresenta una situazione per molti decisamente intollerabile. Tutto questo sta maturando verso una svolta, che adesso viene favorita da forze sempre più numerose, ma ciascuna animata da motivazioni diverse. C'è chi è daccordo a scaricare Cheney per i miei stessi motivi, altri lo vogliono impallinare per la questione dell'incompetenza, e altri ancora temono che lui voglia instaurare il sistema a partito unico. Per questo si è ritenuto conveniente rimettere in moto il partito democratico. Tutto ciò converge verso una svolta unica.
Se Cheney sarà defenestrato si presenterà un altro problema, ma intanto con lui si elimina una minaccia. In Europa infatti non vogliono più guerre, e Cheney, la sua fazione, rappresenta invece la proliferazione di nuove guerre. Defenestriamo Cheney così non ci saranno più guerre. Vuole la guerra? Cacciamolo subito.
Resta però un altro pericolo, con il quale occorre fare i conti: un raggruppamento di forze che possiamo chiamare i "sinarchisti liberal", il cui elemento più visibile, la Lazard Freres, già a suo tempo finì col trastullarsi con i nazisti, all'epoca di Hitler. Questa è la gente che in sostanza dice che, si, è così, ma non facciamo come dite voi, facciamo a modo nostro. E questo è il pericolo, perché che cosa farebbero queste forze sinarchiste in situazioni, ad esempio, come quella del debito dell'Argentina? Se gli Stati Uniti finiscono per assecondare la richiesta dei fondi e delle banche di sequestrare i capitali e le proprietà argentine, e costringere l'Argentina alla bancarotta, questo significa imporre un dominio fascista sul pianeta. Perché imporre l'esazione del debito degli altri paesi significa imporre regimi fascisti. E allora, a quel punto, si dovrà combattere per eliminare coloro che cercano di imporre una cosa del genere o altrimenti si finirà per soccombere. Quindi si finirà per aprire un altro fronte della battaglia contro il sinarchismo.
Questo definisce chiaramente quali sono i problemi, una chiara definizione delle alternative, mentre le soluzioni non sono affatto chiaramente definite.
Sbarazzarci di Cheney è certamente necessario, ma non è sufficiente.

Movimento internazionale per i diritti civili - Solidarietà
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