Monopolisti a banda largaMonopolisti a banda larga
di FRANCO CARLINI
Nell'astruso linguaggio dei tecnologi si discute molto del ruolo degli «incumbent» nel «broadband» e cioè del fatto che le connessioni a banda larga vengono realizzate soprattutto dagli operatori telefonici ex monopolisti, che ancora «incombono» sul mercato. La cosa si sta verificando anche in Italia e c’è il timore fondato che anche qui si creino dei monopoli di fatto. Il fenomeno ha almeno due cause: la prima è lo storico possesso dei fili di rame che arrivano nelle case degli abbonati da parte degli ex monopolisti, il quale però è stato parzialmente temperato dalle norme che regolano la concorrenza. Il secondo motivo, almeno in Italia, è la relativa debolezza dei concorrenti che spesso hanno buone idee di servizi e di marketing, ma che altrettanto spesso non hanno i capitali da investire in una vera competizione. In un recente incontro organizzato dalla rivista Beltel, il tema è stato sviscerato, anche sulla base del monitoraggio condotto dai consulenti di Between per il ministero dell'Innovazione. La curva di crescita delle connessioni Adsl in Italia è impressionante e ripida, né accenna a fermarsi. Risulta anche chiaro che il peso degli «incumbent» non dipende solo dalla loro forza passata, ma è anche una scelta obbligata, se vogliono preservare il loro fatturato. Lo scenario venturo vede infatti una caduta continua degli introiti dalle telefonate su linea fissa, sia perché migrano sui cellulari, sia perché le nuove tecnologie che spezzano la voce in pacchetti, ne fanno crollare i prezzi. Tutti gli operatori fissi vanno dunque verso un nuovo modello di business dove la voce sia gratuita e vengano offerti, a canone fisso ma aumentato, due altri servizi: Internet a banda larga e televisione. E' il modello intuito da Fastweb, che ora viene sperimentato anche dalle Telecom americane. fc@totem.to
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