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  1. #1
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    Predefinito Scoperto un Caravaggio dimenticato

    Londra, scoperto un Caravaggio dimenticato

    Un dipinto acquistato nel '600 da Carlo I era finito in una stanza minore della collezione reale: nessuno lo ricordava





    LONDRA - Un fosco e trascurato dipinto, relegato in un angolo della collezione reale britannica si è rivelato, dopo una minuziosa ripulitura, un'importante opera del Caravaggio. Si tratta della «Vocazione dei santi Pietro e Andrea», un dipinto acquistato nel 1637 da re Carlo I e di cui era andata persa la memoria storica e quindi era finito appeso in una stanza minore di Hampton Court Palace di Londra. Stando a quanto ha riferito oggi «The Times», dopo una complessa operazione di rimozione delle patine di sporco accumulate nei secoli, gli esperti hanno scoperto che la pittura è uno dei lavori più importanti del maestro italiano. «È ormai evidente che si tratti di un originale», ha affermato sir Denis Mahon, uno dei massimi esperti britannici del Seicento italiano. Il dipinto mostra il Cristo, giovane e senza barba, con i due Santi. «L'unica ragione dei nostri dubbi nasceva dal fatto che la tela era terribilmente sporca. Ma adesso sono assolutalemente convinto dell'autenticità», ha aggiunto Mahon.

  2. #2
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    Predefinito A quanto pare, sir Denis Mahon ha scoperto l'acqua calda...

    Da www.kataweb.it

    La giornata del 15 febbraio, domenica, è trascorsa nelle celebrazioni dello scoop su Caravaggio. Scoperto un Caravaggio. Corriere lanciatissimo, a ruota la Rai.

    Tutti a raccontare della "Vocazione dei santi Pietro e Andrea" in odore di mano del maestro, presentato come un colpaccio del solito studioso inglese, quadro clamorosamente ritrovato abbandonato in uno scantinato di Hampton Court.

    Non era un quadro abbandonato. E' ben noto alla critica e agli studiosi da quasi ottant’anni. Non era affatto in uno scantinato anche se è vero che è custodito a Hampton Court. Il quadro fu pubblicato da Vosse per la prima volta nel 1925, e da allora si discute dell’autografia. L'autore delle dichiarazioni, sir Denis Mahon, ha nascosto i particolari. Nessun giornalista ha sfogliato un catalogo di Caravaggio. In quello di Maurizio Marini, pubblicato nel 2001, c'è addirittura la foto a colori del dipinto.

    Insomma opera nota, autografia discussa. Ma è così che sale il valore di un quadro. E quando sarà esposto ci sarà la fila per ammirare un Caravaggio. Anche se non è affatto sicuro che sia dell'artista. E' già accaduto con la Madonna Litta dell'Ermitage. Bel quadro, ma non è Leonardo.

    lunedì, 16 febbraio 2004 - (http://blog.kataweb.it/kwblog/page/VGG/blog)

  3. #3
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    Predefinito

    Noto il Caravaggio di Londra: non è una scoperta

    Pubblicato da uno studioso italiano settant'anni fa

    ROMA - Sconosciuto? Macché. La Vocazione dei santi Pietro e Andrea “in odore di Caravaggio”, presentato come un colpaccio del solito studioso inglese, è ben noto alla critica e agli storici da quasi ottant’anni. Non era affatto in una scantinato anche se è vero che è custodito a Hampton Court. Ma non era abbandonato all’oblio. Il quadro per la verità fu pubblicato da Vosse per la prima volta nel 1925, e da allora oggetto di lunghe discussioni sull’autografia. Fu rilanciato nel dibattito critico da uno studioso italiano, Maurizio Marini, all’inizio degli anni Ottanta e nel 1996 dopo una vera ricognizione presentato come opera di Caravaggio. Ed è quello che sostiene oggi Denis Mahon che avrebbe osservato il quadro dopo alcune prove di pulitura dalla patina scura che lo offuscava. Il quadro (132 per 163 centimetri) rappresenta Pietro in primo piano, avvolto in un mantello di un colore che si intuisce giallo-ocra, e che tiene con la destra un giunco a cui sono infilati dei pesci. Accanto è Andrea. Sulla destra, un Cristo “quasi adolescenziale” che indica la via.

    Così Maurizio Marini, uno dei più noti specialisti di Michelangelo Merisi, dava conto della ricognizione ravvicinata e con particolare illuminazione che riuscì a fare del quadro nell’agosto 1996 grazie all’autorizzazione dei soprintendenti delle Collezioni reali di Hampton Court. “Il quadro era completamente nero per il carbone delle stufe usato nel riscaldamento e per il fumo delle candele. Dobbiamo considerare che il quadro è entrato nelle collezioni reali inglesi nel 1637 circa. Nonostante queste condizioni e grazie ad una forte illuminazione era possibile notare le famose incisioni tipiche del Caravaggio, che come noto non disegnava, ed una serie di pentimenti che escludevano l’opera di un copista. Incisioni che si notano a sinistra, nella grande piega dell’ avambraccio di Pietro, poi nella fascia chiara che attraversa diagonalmente il petto di Cristo. Altre meno evidenti sono nella zona della spalla destra di Cristo. I pentimenti sono numerosi. Nel volto di Pietro, nelle due mani al centro, di Andrea che indica se stesso e di Pietro. Varie sovrapposizioni fra vesti e la spalla di Pietro, fra il mantello di Pietro e la figura di Andrea: sono considerati indizi di una ‘inventione’ diretta, come di chi dipinge seguendo un progetto, uno schema che ha in testa”. Tutti questi particolari, con tanto di foto a colori del dipinto, sono stati poi riportati nella biografia del 2001 (Newton & Compton) che Marini ha dedicato a Caravaggio “pictor praestantissimus”.

    Marini afferma che l’autografia di Caravaggio è anche basata sui documenti che accompagnarono l’acquisto da parte di re Carlo I nel 1637, probabilmente proveniente da una collezione di Genova. In una collezione privata di questa città esiste una copia della Vocazione dei santi Pietro e Andrea opera di Bernardo Strozzi che la eseguì a Roma. Marini data la Vocazione del Caravaggio al 1601.

    Marini aggiunge altri particolari sulla vicenda. Nel 1998, essendo fra i curatori di una mostra in programma nel 2000 al Palazzo Reale di Milano sul Cinquecento lombardo da Leonardo a Caravaggio, con Flavio Caroli chiese in prestito ad Hampton Court la Vocazione e, conoscendone le condizioni, offrì di pulirla a spese della mostra milanese. La risposta fu negativa sulla base del fatto che il dipinto era “illeggibile”, che la “pulitura sarebbe stata fatta a spese delle Collezioni reali inglesi” e che in ogni caso “la pulitura non era prevista nei prossimi anni”. A questo punto Marini si rivolse a sir Denis Mahon, suo amico, pregandolo di sbloccare la situazione con la sua autorità e in qualità di consulente delle collezioni reali. Come ora sta accadendo. Nulla di nuovo e nulla di certo anche se il principe Carlo ha dato ordine di spostare il quadro dal palazzo di Hampton Court a Saint James, sua residenza londinese. Il dibattito è di nuovo cominciato.
    (Goffredo Silvestri)

    Da www.repubblica.it del 16 febbraio 2004 ( http://www.repubblicarts.repubblica....dCategory=1806)

 

 

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