Indiscrezioni su una telefonata di Fassino a Frattini. Salvi: «Sarebbe problema molto serio»
Iraq, sull'ipotesi di voto bipartisan
Quercia a rischio rottura
«Se si arrivasse al voto bipartisan sull'Iraq - sbotta il senatore Cesare Salvi - per qualcuno di noi diventerebbe un problema molto serio». E' scontro nei Democratici di sinistra sull'ipotesi rivelata ieri dal Corsera. Il senatore della sinistra ds è il più duro nell'esplicitare il suo dissenso, ma sono in molti a crollare dalle nuvole.
A far scatenare l'ennesima polemica a pochi giorni dal voto al Senato è un articolo che - sulla base di indiscrezioni - annuncia un accordo di lista unica e governo, cui starebbe lavorando il segretario della Quercia. La proposta di Piero Fassino sarebbe stata formulata, via telefono, al ministro degli Esteri, Franco Frattini. La lista unitaria presenterebbe un documento che ricalca la risoluzione 1511 dell'Onu, sulla quale anche il governo è d'accordo. A quel punto scatterebbe il voto comune.
Un'ipotesi respinta, in giornata, dal coordinatore della segreteria ds, Vannino Chiti: «Nessun voto bipartisan, noi chiediamo al governo impegni precisi». Ma la ricostruzione del Corsera, per quanto forzata, contiene più di un elemento di verità. La proposta di Fassino tenterebbe di far uscire la maggioranza della Quercia da una palese difficoltà, pressata da una parte dalle posizioni moderate della Margherita e dello Sdi, dall'altra dalla richiesta di radicalità pacifista della sinistra del partito. Ma non finisce qui. Il riferimento all'Onu è più che credibile: non è la prima volta che una parte dell'Ulivo si rifà alla risoluzione 1511 per tentare di non schierarsi contro la guerra e contro il governo. La preannunciata astensione va già in questa direzione.
La maggioranza ds prende tempo. Chiede al governo di votare il decreto, che comprende tutte le missioni all'estero, per parti separate, nel frattempo al Senato, giovedì prossimo, è probabile si asterrà, mentre alla Camera dove il provvedimento arriverà a marzo tenterà di trovare una "soluzione". A quel punto dovrà però fare i conti con il movimento pacifista che il 20 scende in piazza.
«Mi auguro - spiega Salvi - che la notizia riportata non sia vera. L'Italia sarebbe l'unico paese al mondo, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Spagna all'Australia, nel quale chi si è opposto all'occupazione militare in Iraq, invece di incalzare i rispettivi governi sulla base dei fatti che confermano giorno dopo giorno quanto sia stato giusto opporsi, giungerebbe addirittura a una intesa. Sarebbe un fatto gravissimo. Dalle conseguenze per noi imprevedibili».
«Prendiamo atto della smentita di Chiti - commenta un altrettanto amareggiato Pietro Folena per il Correntone -. Sarebbe davvero assurdo che le stesse persone che il giorno prima applaudono a una commisisone d'inchiesta sulle menzogne di guerra, il giorno dopo parlassero con Frattini per mettersi d'accordo su un voto bipartisan. Sono caduto dalle nuvole. Non è accettabile. Mi fa piacere la smentita, ma oltre che con le parole bisognerebbe farlo con i fatti, cioè col voto».
«Se fossero vere le rivelazioni trapelate - denuncia Elettra Deiana, capogruppo di Rifondazione comunista in commissione Difesa della Camera - si tratterebbe di un imbroglio politicista ai danni della pace, in continuità con una vocazione bipartisan sulle questioni internazionali e della difesa che ha più volte caratterizzato parti dell'Ulivo». Deiana è tra le firmatarie del documento dei deputati del Forum programmatico dell'alternativa, che oggi verrà inviato alla riunione del Fori sociali a Bologna. Tra questi c'è anche il parlamentare della Sinistra ds, Alfiero Grandi, che liquida la notizia sul voto bipartisan con un «no, non ci credo. Non può essere vero». Stessi toni dai Verdi. «Il voto bipartisan - avverte il deputato Paolo Cento - sarebbe un errore inaccettabile».
Lunedì la direzione dei Democratici di sinistra si preannuncia molto calda. La sinistra sta preparando una mozione da mettere ai voti per dire no al rinnovo della missione in Iraq. Domenica sera l'ultima riunione, per mettere a punto il documento. Nelle stesse ore e sempre nella capitale, i vertici della lista unitaria incontreranno il leader Romano Prodi. Devono mettere a punto la convention del 13 e del 14, ma soprattutto devono decidere nome e simbolo. E qui casca l'asino. Le ipotesi sui cui stanno lavorando si sovrappongono in maniera eclatante con quello dell'Ulivo. Ed è subito scontro, come se già non ci fossero motivi più seri. Il segretario dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, chiede un vertice. Gli vanno dietro Antonio Di Pietro e Achille Occhetto, ormai fusi in un unica lista. Protesta anche il Pdci. L'unico a non lamentarsi è Clemente Mastella: «La polemica non ci riguarda». Dalla lista unitaria arriva la dichiarazione di Enrico Boselli (Sdi) che inasprisce la dose di veleno: «Nessuno scippo. La lista unitaria la chiamerei direttamente lista Prodi». In serata i leader del triciclo scrivono agli altri segretari del centrosinistra per tentare di sedare gli animi: «Abbiamo deciso la possibilità per tutti di esplicitare nei simboli delle nostre liste, un richiamo al simbolo dell'Ulivo. Il nostro simbolo rappresenterà questa impostazione».
Angela Azzaro
angela. azzaro@liberazione. it




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