Fassino e no-new-anti global, alle radici dello scontro, ma si prenderanno a ceffoni o è solo wrestling in senso figurativo .


E' scontro tra centrosinistra e no global
Fassino-pacifisti, è sfida aperta sul corteo
Il leader dei Ds: il 20 marzo ci sarò. Il disobbediente Caruso: gli daremo due ceffoni umanitari
ROMA - Poiché i cortei non hanno porte e non si può impedire a Francesco Rutelli e Piero Fassino di partecipare alla manifestazione arcobaleno del 20 marzo, i pacifisti estremisti promettono fischi. E «ceffoni umanitari». A rischio di sberle e sberleffi, segretari di partito e parlamentari che non hanno votato (o non voteranno) contro il prolungamento della missione italiana in Iraq. Investiti dalle polemiche dopo le accuse di Luciano Violante al governo per i morti di Nassiriya, i riformisti di Prodi devono fronteggiare anche l’attacco dei Disobbedienti: la loro presenza in una piazza che chiederà «il ritiro delle truppe occupanti dall’Iraq» sarebbe ipocrita e ambigua. Quindi, restino a casa. Preoccupato per il clima nient’affatto pacifista che si respira in Transatlantico, dove oggi il decreto delle polemiche approderà sui tavoli delle commissioni, il presidente della Camera rimprovera i protagonisti dello scontro su Nassiriya: «Le polemiche politiche sulla pelle dei nostri militari sono moralmente inaccettabili». Un appello a ritrovare la dignità e la compostezza dei funerali solenni, quando il dramma degli italiani uccisi era «memoria condivisa di tutto il Paese».
L’Ulivo spera che le parole di Casini nascondano la disponibilità a «spacchettare» il decreto. In caso contrario, i deputati Uniti nell’Ulivo non potranno che preparare il non-voto finale con un ostruzionismo a oltranza, ipotesi che non esalta lo Sdi. «Io non voterò mai contro le missioni in Bosnia, in Kosovo, in Macedonia e in Albania perché le considero importanti e utili per la pace - denuncia l’"inganno" Fassino, che si batterà alla Camera per ottenere lo scorporo -. E non voterò mai a favore della missione in Iraq perché la considero sbagliata». E se Gianfranco Fini giudica le accuse di Violante al governo «un clamoroso autogol» e vi legge la prova di «un certo cinismo e di un uso disinvolto di quella tragedia», Fassino difende il suo capogruppo: «È stato vittima di un’evidente strumentalizzazione». Poi annuncia che lui, il 20 febbraio, sfilerà all’ombra delle bandiere arcobaleno.
Il leader del Social forum Vittorio Agnoletto prende atto delle «contorsioni tattiche» di Fassino e lo invita a stare alla larga, «un segretario di partito ha il dovere della coerenza». Luca Casarini, portavoce dei Disobbedienti del Nord-Est, annuncia che i «duri» del comitato Fermiamo la Guerra non si asterranno dall’allontanare Fassino, «il 20 marzo non è una pagliacciata né una sfilata pre elettorale». E Francesco Caruso accusa il segretario della Quercia e gli altri leader del listone di Prodi («questi signori») di portare sulla coscienza «l’occupazione militare dell’Iraq» con i relativi morti. Non si preoccupi, onorevole Fassino... «Al massimo qualcuno potrà rifilargli due ceffoni umanitari». La controffensiva dei Ds è affidata al coordinatore Vannino Chiti: le posizioni di «questi tre» non rappresentano il movimento per la pace, e poiché i Democratici di sinistra vi partecipano da tempi non sospetti, cioè «da prima di Agnoletto, Casarini e Caruso», Fassino e i suoi andranno ai cortei arcobaleno presenti e futuri. Al voto finale la Quercia arriverà spaccata, con la sinistra Ds che spinge per il no. La Margherita riunirà oggi i deputati per decidere tra astensione, non voto o uscita dall’aula. I dielle non escludono gesti a effetto, tipo sbattere le scarpe sul banco come fece Kruscev per marcare il dissenso. La sola certezza è che l’intera opposizione cercherà di sopprimere la missione in Iraq con un emendamento.
Monica Guerzoni

Sorgente

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