CREMONA - La curia sponsor degli islamici dopo l'arresto degli imam-terroristi
Giulio Ferrari
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CREMONA - Nonostante gli arresti degli imam-terroristi, gli innumerevoli abusi e violazioni di leggi e regolamenti, l'esproprio di fatto ai danni dei legittimi proprietari dell'edificio, la famigerata moschea di Cremona non chiuderà: dovrà semplicemente "mettersi a norma" e, nel frattempo, quel bell'esempio di lupo travestito da pastore che è il vescovo Lafranconi, metterà a disposizione un immobile di proprietà della curia per consentire ai mussulmani di continuare a coltivare il loro odio verso la nostra gente e la fede cattolica.
E la banda di via Massarotti (il covo maomettano che forniva manovalanza ad Al Quaida) ride e ringrazia sindaco ulivista e monsignore ecumenico. Chi non ha nessuna voglia di ridere, anche perchè da cattolico praticante si sente tradito nelle sue più profonde convinzioni, è Andrea Gibelli, il deputato leghista che ha condotto una lunga battaglia per la chiusura del malfamato centro islamico. «E' una vicenda vergognosa - dice il parlamentare - in cui i fatti parlano da soli, e si tratta di fatti gravissimi sino alle pesanti implicazioni nel terrorismo internazionale di quattro adepti della moschea, tra cui due responsabili. Ci scontriamo contro la volontà politica e ideologica di chi, comunque, intende "premiare" questa gente. E allora c'è poco da aggiungere: al contrario, c'è solo da porre delle domande, voglio risposte dalle autorità civili e religiose che si assumono questa gravissima responsabilità».
E se il sindaco ha fatto ricorso in maniera disinvolta alle proroghe («uno strumento che si utilizza a favore di indigenti sfrattati, non per permettere un esproprio di fatto da parte di un preteso centro culturale», sottolinea Gibelli), a indignare maggiormente il deputato del Carroccio è il ruolo assunto in tutta questa vicenda da mons. Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e seguace militante della nuova religione ecumenista. «Ha promesso un immobile della curia ai membri di questa associazione islamica - afferma Gibelli - che non hanno mai neppure preso chiaramente le distanze dai loro compagni arrestati per terrorismo. Si rende conto, il monsignore, dell'uso fatto di beni diocesani che non sono pagati di tasca sua ma frutto di donazioni, lasciti ed elemosine di fedeli cattolici? Si rende conto che questa pretesa disponibilità è in realtà un "premio", un incentivo a continuare a violare la legge? E' così che deve comportarsi un vescovo cattolico?».
Andrea Gibelli forse pretende troppo nel definire "vescovo cattolico" mons. Lafranconi. Tra l'altro questo prelato, nello scorso novembre, aveva ispirato la scandalosa iniziativa del parroco di Soresina che esortò i propri fedeli a condividere il ramadan con gli islamici. E' sempre lui che, di fronte alle manifestazioni della Lega, aveva indetto un "fraterno" quanto polemico incontro con i seguaci della "guerra santa" di Maometto. C'è da stupirsi adesso che Dante Lafranconi si faccia avanti, senza che nessuno gliene abbia fatto neppure richiesta (i maomettani non si abbassano a tanto) per offrire alla Mezzaluna una sede di proprietà della curia? Povere vecchiette che stornano dai loro borsellini gli spiccioli delle magre pensioni, convinte che finiranno ad alimentare le buone opere della religione. Peccato che si tratti della religione dell'impostore Maometto (che in quanto a buone opere è tutta un programma), peccato che l'elemosina devoluta nella diocesi cremonese non venga utilizzata, come si diceva, ad majorem Dei gloriam: qui Cristo non c'entra per nulla, non c'entra il Dio della Santissima Trinità, ma il delirante e sanguinario Allah del Corano e il suo degno profeta.
«Il primo mandato che un vescovo riceve è quello di evangelizzare («andate e predicate il mio Vangelo, chi crede e sarà battezzato si salverà, chi non crede verrà condannato», ndr) - ricorda Gibelli -: ebbene, in quel che fa Lafranconi non vedo traccia di questo mandato. E non venga a parlare di "disponibilità": quando, tempo addietro, un vescovo siciliano del suo stampo offrì una chiesa ai mussulmani, sui giornali tunisini la notizia non venne data come un segnale di amicizia ma un segno di resa della Cristianità». E' questo il sogno del vescovo di Cremona?
[Data pubblicazione: 17/02/2004]




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