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  1. #1
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    Predefinito L'Inferno di Filippo Melantone


    Filippo Melantone, ritratto dal suo grande amico Albrecht Durer

    "Gli angeli mi hanno detto che quando Melantone morì, ricevette nell'altro mondo una casa dalla parvenza uguale a quella che aveva posseduto in terra. (A quasi tutti i nuovi arrivati nell'eternità succede la stessa cosa, e perciò credono di non essere morti.)
    Gli oggetti domestici erano gli stessi: la tavola, la scrivania coi suoi cassetti, la biblioteca.
    Appena svegliatosi in questo domicilio, Melantone riprese le sue attività letterarie e per qualche giorno scrisse sulla giustificazione della fede.
    Come al solito, non spese una parola sulla carità.
    Gli angeli notarono questa omissione e mandarono qualcuno a interrogarlo.
    Melantone rispose: « Ho irrefutabilmente dimostrato che l'anima può entrare in cielo prescindendo dalla carità: basta la fede. »
    Diceva queste cose con gran superbia e non sapeva di essere già morto e che non era affatto in cielo.
    Quando gli angeli udirono queste parole, lo abbandonarono. Poche settimane dopo, i mobili cominciarono a dissolversi, fino a diventare invisibili, salvo la sedia, il tavolo, i fogli di carta e il calamaio.
    Inoltre le pareti della camera si macchiarono di calce e i pavimenti di vernice gialla. Le stesse vesti di Melantone erano già molto più scadenti.
    Tuttavia egli continuava a scrivere, ma poiché continuava a negare la carità, lo condussero in un ufficio sotterraneo dove c'erano altri teologi come lui.
    Vi stette imprigionato per alcuni giorni e cominciò a dubitare delle sue tesi; allora gli permisero di tornar via.
    Le sue vesti erano di cuoio non conciato, ma egli cercò di immaginare che quanto gli era successo era stato soltanto un'allucinazione e continuò a esaltare la fede e a denigrare la carità.
    Una sera sentì freddo. Girò la casa e scoprì che le stanze non corrispondevano più a quelle della sua casa terrestre. Una era piena dì strumenti sconosciuti; un'altra si era talmente rimpicciolita che non vi si poteva più entrare; un'altra non era cambiata, ma le sue porte e le sue finestre davano su vaste dune.
    La stanza in fondo era piena di gente che lo adorava, e ripeteva che nessun teologo era sapiente come lui.
    Questa adorazione gli piacque, ma siccome alcune di quelle persone non avevano volto e altre parevano morte, finì coll'odiarle e diffidare.
    Allora decise di scrivere un elogio della carità, ma le pagine che scriveva oggi apparivano cancellate all'indomani. Questo avveniva perché le scriveva senza convinzione.
    Riceveva molte visite di gente morta da poco, ma provava vergogna a mostrarsi in un alloggio così sordido. Per far credere a costoro che stava in cielo, si accordò con uno stregone di quelli della stanza di fondo, che li ingannava con prodigi di splendore e di serenità.
    Appena le visite erano finite, talvolta anche un po’ prima, riapparivano la miseria e la calce.
    Le ultime notizie su Melantone dicono che il mago e uno degli uomini senza volto lo portarono verso le dune e che ora è un servitore dei demoni."

    Finzioni
    Ho letto molto tempo fa questa fantastica e visionaria descrizione dell'Inferno di Melantone in appendice a "Storia Universale dell'Infamia" di Jorge Luis Borges, sotto il titolo "Un teologo nella morte".
    In calce viene attribuita a Emanuel Swedenborg, dicendola tratta dalla sua opera "Arcana Coelestia".
    Qualche giorno fa, un dipinto di Arcimboldo postato da Silvia nel thread dei "dipinti concatenati" in Scampoli d'Arte, mi ha fatto venire in mente una rappresentazione del Papato di Melantone e per conseguenza la storia del suo inferno.
    Il dipinto di Arcimboldo - che per coincidenza rappresenta proprio un bibliotecario - , mi ha instillato un sottile dubbio riguardo al racconto citato dal "bibliotecario" di Babele e Buenos Aires.
    Lo stile così "borgesiano" e la naturale diffidenza che ogni lettore di Borges ha nei confronti delle sue dotte citazioni bibliografiche, mi hanno spinto a una breve ricerca per verificare la fonte del passo.
    Non mi ha quindi sorpreso il fatto che in "Arcana Coelestia" non esistesse alcun riferimento al destino infernale di Filippo Melantone.
    La rilettura del medesimo passo, con la consapevolezza che poteva essere stato scritto da Borges anzichè da Swedenborg, mi ha posto nella stessa situazione - altrettanto borgesiana - del lettore del Chisciotte di Pierre Ménard, che alle medesime parole poteva dare una lettura completamente diversa.
    Ma l'esperienza "ménardiana" non è terminata con la lettura si "Un teologo nella morte" come se fosse di Borges; una ricerca iconografica per completare questo post mi ha fatto incocciare nel testo che contiene davvero il racconto in questione.
    Si tratta di
    "Vera Christiana religio : continens universam theologiam Novae Ecclesiae a Domino apud Danielem cap. VII: 13-14, et in Apocalypsi cap. XXI: 1,2 praedictae / ab Emanuele Swedenborg, Domini Jesu Christi servo. Amstelodami : [s. n.], 1771. - 541, [1] S. 4°".
    Ho quindi dovuto procedere a una terza lettura del passo chiedendomi se l'errore di citazione di Borges fosse casuale o volutamente inserito per confondere il lettore meno disattento, inducendolo in considerazioni simili alle mie.
    Io naturalmente propendo per la seconda improbabile quanto affascinante ipotesi.

  2. #2
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    Predefinito

    Sicuramente più affascinante che improbabile. Del resto, dal bel racconto di Swedenborg emerge una visione allucinatoria del mondo molto simile a quella a cui ci ha abituato il grandissimo Borges. E anche l’uso eccentrico (e un po’ paradossale) del paradosso sembra tipicamente borgesiano:

    "… Noi abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è finto…"

    E poi a me le ipotesi intricate e improbabili piacciono moltissimo. Meno male che ho postato l'Arcimboldo.

  3. #3
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    Predefinito Re: L'Inferno di Filippo Melantone

    In Origine Postato da pcosta
    Finzioni
    Ho letto molto tempo fa questa fantastica e visionaria descrizione dell'Inferno di Melantone in appendice a "Storia Universale dell'Infamia" di Jorge Luis Borges, sotto il titolo "Un teologo nella morte".
    In calce viene attribuita a Emanuel Swedenborg, dicendola tratta dalla sua opera "Arcana Coelestia".
    Qualche giorno fa, un dipinto di Arcimboldo postato da Silvia nel thread dei "dipinti concatenati" in Scampoli d'Arte, mi ha fatto venire in mente una rappresentazione del Papato di Melantone e per conseguenza la storia del suo inferno.
    Il dipinto di Arcimboldo - che per coincidenza rappresenta proprio un bibliotecario - , mi ha instillato un sottile dubbio riguardo al racconto citato dal "bibliotecario" di Babele e Buenos Aires.
    Lo stile così "borgesiano" e la naturale diffidenza che ogni lettore di Borges ha nei confronti delle sue dotte citazioni bibliografiche, mi hanno spinto a una breve ricerca per verificare la fonte del passo.
    Non mi ha quindi sorpreso il fatto che in "Arcana Coelestia" non esistesse alcun riferimento al destino infernale di Filippo Melantone.
    La rilettura del medesimo passo, con la consapevolezza che poteva essere stato scritto da Borges anzichè da Swedenborg, mi ha posto nella stessa situazione - altrettanto borgesiana - del lettore del Chisciotte di Pierre Ménard, che alle medesime parole poteva dare una lettura completamente diversa.
    Ma l'esperienza "ménardiana" non è terminata con la lettura si "Un teologo nella morte" come se fosse di Borges; una ricerca iconografica per completare questo post mi ha fatto incocciare nel testo che contiene davvero il racconto in questione.
    Si tratta di
    "Vera Christiana religio : continens universam theologiam Novae Ecclesiae a Domino apud Danielem cap. VII: 13-14, et in Apocalypsi cap. XXI: 1,2 praedictae / ab Emanuele Swedenborg, Domini Jesu Christi servo. Amstelodami : [s. n.], 1771. - 541, [1] S. 4°".
    Ho quindi dovuto procedere a una terza lettura del passo chiedendomi se l'errore di citazione di Borges fosse casuale o volutamente inserito per confondere il lettore meno disattento, inducendolo in considerazioni simili alle mie.
    Io naturalmente propendo per la seconda improbabile quanto affascinante ipotesi.
    Ebbene sì, lo confesso: sto leggendo solo ora Storia universale dell’infamia. Ovviamente mi sono precipitata come un fulmine alla fine per leggere il brano da te riportato che, nella mia edizione (Adephi, evidentemente diversa dalla tua) s’intitola Un teologo nell’aldilà. Conosco il vezzo di Borges di burlarsi delle fonti, che diventano così un ulteriore elemento della creazione letteraria. Ma, essendo una lettrice decisamente disattenta, non ci avrei mai fatto caso se non avessi letto prima le tue considerazioni.

    Nella Nota al Testo di Jean-Pierre Bernès (ricavata da Oeuvres complètes di Borges), a proposito di “Un teologo nell’aldilà” leggo: Borges indica come fonte l’”Arcana coelestia” di Swedenborg, ma il testo ricalca da vicino il “De vera religione”, par. 797, dello stesso autore. Dunque, avevi ragione (cosa di cui, peraltro, non dubitavo affatto… ). Però Bernès usa la frase, piuttosto vaga, "ricalca da vicino”. Dovremmo quindi dedurne che ci viene proposto, sì, il brano di Swedenborg, ma riveduto e corretto da Borges?

    E dovremmo credergli quando, nel "Prologo alla prima edizione", Borges scrive: "Quanto agli esempi di magia che chiudono il volume, non ho su di essi altro diritto che quello di traduttore e di lettore. A volte penso che i buoni lettori siano cigni ancor più tenebrosi e rari dei buoni autori".

    Io dico di no...

  4. #4
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    Predefinito

    Confesso che in un momento di ingiustificata presunzione ho osato dubitare che Silvia si sia precipitata a legge la "Storia universale dell’infamia" solo in qualità di agente del CSICSCIOP e quindi che per un attimo possa pure avermi attribuito qualche parte del passo di Swedenborg/Borges.

    In realtà la ricerca - naturalmente su Google - è stata sufficientemente appassionante da poterla raccontare.
    Visto che Arcana Coelestia (sia in latino che in inglese si trova in rete http://www.theheavenlydoctrines.org/static/l8086/1.htm) volevo accompagnare il testo latino alla traduzione (della traduzione) di Borges.
    Ma di Melantone, nessuna traccia in Arcana Coelestia.
    Allora mi è balenata l'idea che Borges si fosse inventato tutto.

    Poi per ulteriore verifica, mi sono messo a cercare Melantone + Swedenborg su Google per vedere se si trovavano coincidenze.
    E' stata dura, ma una volta scoperto che in inglese Melantone si scrive Melanchthon (non proprio semplice, a tutta prima) ho trovato almeno una parte del passo citato da Borges:
    "The angels testified of Melanchthon that as soon as he entered the spiritual world, a house was prepared for him, similar to that in which he lived in the world. This is also the case with most of the newcomers.... In his chamber also all things were similar, a similar table, a similar desk with drawers, and also a similar library. Therefore, as soon as he came thither, as if he had just awakened from sleep, he sat down at the table and continued with his writing."
    con il rimando al Vera Christiana Religio.
    Missione compiuta e post spedito.
    Grazie a Silvia che ha postato Arcimboldo che mi ha fatto postare un "Inferno" che mi ha fatto trovare Melantone che mi ha fatto venire in mente Borges che mi ha fatto rileggere la Storia Universale dell'infamia che mi ha fatto cercare il passo latino dubitare di Borges e trovare il Vera Christiana Religio: è quasi come la storia del culo dei cavalli romani per chi lo ha letto sul Pendolo...

  5. #5
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    Predefinito

    In Origine Postato da pcosta
    Confesso che in un momento di ingiustificata presunzione ho osato dubitare che Silvia si sia precipitata a legge la "Storia universale dell’infamia" solo in qualità di agente del CSICSCIOP e quindi che per un attimo possa pure avermi attribuito qualche parte del passo di Swedenborg/Borges.
    Quando ho letto per la prima volta questo thread, mesi fa, ancora non conoscevo le potenzialità della fantasia di pcosta e non avevo motivo di dubitare di lui, ma semmai , proprio grazie a lui, di Borges. Confesso però che, alla luce degli ultimi avvenimenti, mi sono precipitata alla velocità della luce in fondo al libro (subito dopo averlo acquistato) proprio perché non ero affatto sicura che ci avrei trovato quel racconto.

    Quindi, come vedi, nessun peccato di presunzione. Anzi, semmai il contrario...

 

 

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