opere inutili
CHIAMATELA SCHIFA
Le opere pubbliche del regime
di Claudio Fava
Il professor Mario Centorrino, prezioso economista siciliano, l'ha battezzata "Schifa", per rendere onore al suo mentore, l'inimitabile avvocato Schifani, capogruppo del partito di Berlusconi al Senato. E' una strada elettorale, una di quelle bretelle costose, inutili e quasi sempre oltraggiose che agitano le vigilie elettorali. Nei desiderata di Schifani e del suo compare, il sindaco polista di Corleone Nicolò Nicolosi, la superstrada dovrebbe attraversare il bosco della Ficuzza con un tracciato d'asfalto sopraelevato per far guadagnare otto-minuti-otto nel tragitto verso Palermo. E tutto questo al prezzo di dieci viadotti, quattro sottovie, quattro cavalcavia e tre gallerie destinate a sfregiare uno dei panorami più immacolati e dolenti della Sicilia da almeno un migliaio di anni. Alla Ficuzza c'è il palazzo dei Borboni, un vecchio casino di caccia vasto e levigato come la facciata del Louvre, che ospitò feste, amori e lutti. Alla Ficuzza, proprio nella piazza principale, la mafia tirò quattro revolverate al colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, correva l'anno 1977 e allora si usava punire certi pruriti d'indagine dell'Arma così, teatralmente: in piazza. Alla Ficuzza, dove le case sbavano nel bosco e il bosco salendo cede alle roccia, da qualche parte giacciono le ossa di Placido Rizzotto. Che Luciano Liggio ammazzò e precipitò in fondo a una gola detta Busambra, lasciando che fosse il fiero pasto per cani e bestie.
Oggi la Ficuzza è tutto questo e, insieme, uno sfogo felice per le domeniche dei siciliani. Ci sono sentieri dove s'arrischiano solo i muli di un vicino agriturismo, ci sono le trattorie che ti arrostiscono il castrato e te lo ubriacano di un rosso che dopo il secondo bicchiere dà sul nero. C'è, da una parte, un principio di mare che non si vede ma si sente perché è subito oltre quelle creste cariche di infame storia patria (Portella della Ginestra, Altofonte…). Dall'altra parte c'è, rocciosa, Corleone che si dibatte eternamente tra servitù e ribellione. In questo quadro d'altre epoche, la stradona di Schifani farà aumentare per qualche tornante la velocità media delle automobili da 54,2 a 65 chilometri l'ora. Insomma, non serve a nulla: ma costa. Elargirà un po' di miserabile lavoro. E procurerà voti, sorrisi, riconoscenze. Come accadde con metà delle dighe siciliane: costruite e mai inaugurate. Utili a bandire appalti di famiglia, a spendere vagonate di miliardi e a far tagliare nastri.
"Schifa" l'ha chiamata Centorrino, come ai tempi del sacco d'Italia si chiamò PiRuBì (dal nome dei suoi ministri: Piccoli, Rumor, Bisaglia) l'inutile autostrada che oggi scorrazza nelle valli trentine fra Trento e Rovigo. Ecco la più cocente delle delusioni: non abbiamo inventato nulla. Neppure l'avvocatuzzo Schifani, con il suo riportino da barberia palermitana: anche lui è solo un orfano d'altri tempi e d'altre indecenze.
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Saluti




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già mi dai la mala-mattinata ...
