Basta opposizione omeopatica, ci vuole la terapia d’urto
«All’estremismo del governo si replica in difensiva o con smottamenti moderati che lo favoriscono»
intervista di Daria Gorodisky a Fausto Bertinotti sul Corriere della Sera di giovedì 29 gennaio 2004
ROMA - Usa il «noi» e parla delle «opposizioni», al plurale. Fausto Bertinotti dice che c’è una «forte inadeguatezza ad affrontare il tornante politico estremamente impegnativo che potrebbe dare una grande opportunità all’alternativa di governo». Le accuse, si capisce, sono indirizzate al centrosinistra; però non c'è strappo. Piuttosto un appello a sterzare, a fare opposizione «abbandonando il metodo omeopatico per passare a una terapia d’urto»: «Ci sono tutti gli elementi per farlo - spiega il leader di Rifondazione comunista - Da una parte, il governo sta affrontando una grave crisi interna e di consenso; con i casi Parmalat e Finmatica è esplosa la crisi del capitalismo italiano; c’è una distribuzione iniqua del reddito, dannosa per il Paese, che penalizza il potere d’acquisto persino del ceto medio. I corpi intermedi, l’ultimo cronologicamente è la Corte dei conti, criticano il governo ogni giorno; così come fanno la scuola, la magistratura... E Berlusconi risponde con una grande operazione politica estremistica, spostando tutte le tensioni verso un permanente referendum su di sé. Dall’altra parte intanto la società civile si anima sempre più di mille movimenti. E in tutto questo, l’opposizione dov’è?»
Latita?
«Sì. O replica in difensiva, oppure - ancora peggio - produce smottamenti moderati che favoriscono il governo: basta citare l’idea dei Ds di astenersi sulla proroga della missione in Iraq, invece che votare no; e l’uscita di Rutelli sulle pensioni».
La vostra proposta concretamente qual è?
«Proponiamo una svolta di qualità del programma e di mobilitazione. Le opposizioni stanno rischiando l’abbaglio, come se il governo Berlusconi fosse un capitolo chiuso e il problema fosse ereditare la guida del Paese. Così si rischia di farla vivere più a lungo, questa maggioranza».
Però su temi come lavoro, redditi, riforme istituzionali, state lavorando tutti insieme, Ulivo e Rifondazione.
«È vero, ma lo scarto è troppo grande rispetto al bisogno. Non basta denunciare la perdita del potere d’acquisto: è necessario mobilitarsi, come per la richiesta di aumenti generalizzati di salari e pensioni. Nelle opposizioni ci sono posizioni sbagliate, ma anche alcune giuste. Eppure, anche quelle sono poste con tono inefficace. Il centrosinistra non rifiuta nettamente il terreno scelto dal governo; anzi, presenta proposte su quella stessa lunghezza d’onda. Basta, lanciamo un’offensiva vera sui problemi reali».
Nessuna ricaduta sull’alleanza di governo?
«Questo è un altro discorso. Parlo di quello che si fa oggi».
Le amministrative sono quasi oggi, politicamente parlando.
«Cosa c’entra? Se critico l’Ulivo dovrei, per esempio, andare contro Cofferati a Bologna?»
Ieri Rifondazione ha avuto una lunga e travagliata riunione di Direzione.
«Sul centrosinistra, appunto, e sulla fondazione del nuovo Partito della sinistra europea».
Sul vostro ingresso nella nuova formazione lei ha ottenuto 21 sì e 17 no, più uno che polemicamente non ha voluto votare. Ha ricevuto contestazioni durissime anche da due componenti della maggioranza del suo partito.
«Dissensi rilevanti significano che la scelta è veramente innovativa».
L’hanno accusata di deficit di democrazia per aver aderito a quel partito senza prima aver consultato gli organismi dirigenti.
«La decisione definitiva spetterà al Comitato politico nazionale del 6 e 7 marzo».
Non ci sarà un referendum?
«No. C’è una maggioranza autosufficiente».
Daria Gorodisky


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