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    Predefinito La guarigione consapevole nel bosco, ovvero una rinascita con Madre Terra

    La guarigione consapevole nel bosco
    Esperienza di una rinascita grazie al contatto con Madre Terra

    di Michele Giovagnoli


    Sono un Uomo che ha conosciuto il vero senso della parola “guarigione” immergendosi per una notte intera in un Bosco, senza torcia elettrica, senza una meta precisa, solo con l’istinto di procedere e di salire.

    Soffrivo da oltre tre anni di una violenta infiammazione al colon, a livello del sigmoide per la precisione, che i medici definivano “aspecifica” non essendo riusciti, con tutti i mezzi scientifici a disposizione, a comprenderne la causa. Ogni tentativo terapeutico, dalla dieta ai farmaci di varia natura, era risultato un fallimento.

    In poche parole: il mio intestino si stava per perforare e le mie giornate erano totalmente compromesse.

    Rinascere nel bosco


    In una normale notte autunnale, forte di una rabbia che virava consapevolmente in coraggio, decisi di imporre una reazione al mio status ordinario e tentare qualcosa che apparentemente potremmo definire folle e pericoloso. Ero davvero al limite: vedermi consumare lentamente aumentava la consapevolezza che il rischio di quel gesto era minore di ciò che avrei ugualmente perduto restandomene fermo.

    Allora mi vestii coi soliti abiti termici da escursione, che da tempo erano rimasti fermi e inutilizzati nell'armadio, con una certa sacralità, come se indossassi vesti cerimoniali. Un fuoco strano si stava accendendo nel mio costato, lo sentivo bene. Mi rendeva un poco insensibile e allo stesso tempo innalzava parecchio la mia attenzione e il mio senso di presenza. Ricordo ancora il momento nel quale allacciai gli scarponi, il ruvido dei lacci un poco sfilacciati, la tomaia che aderiva al piede, l’odore che recuperava ricordi, istantanee.

    Mi infilai in macchina, dopo qualche chilometro aperto dai fari, arrivai su un versante con una pineta che mi stringeva tutto attorno: spensi il motore e uscii senza nemmeno pensarci, richiudendo la macchina assieme alle immagini accese che viravano nel buio.


    Nero! Tutto nero ovunque e un sordo silenzio. Da quel momento i miei occhi migrarono nei piedi e nelle mani. Il nervo ottico si fece epidermide, poi nervo acustico e infine qualcosa di extrasensoriale. Misi avanti il primo piede. Poi il secondo, ed entrai nel bosco tendendo le mani avanti e tenendo gli occhi chiusi. Mai avrei immaginato che la Notte fosse così ricca e profonda, mai avrei potuto anche solo intuire che un mondo parallelo si arrotolasse su se stesso, con dinamiche ed evoluzioni ben oltre il meraviglioso, quando normalmente l’uomo dorme. Avevo varcato un confine e ogni passo avanti era un passo avanti dentro di me. Quel vuoto era lo specchio delle mie intimità, mi rifletteva, mi mostrava la mia complessa e incredibile semplicità. Quel vuoto parlava, ed io ascoltavo e rispondevo.

    Quattro ore passate a vagare tra inconsistenze e presenze indescrivibili. Un lento ed inesorabile abbandono che riapriva innocente un fronte di dialogo vitale tra la mia anima e la Natura Madre.

    La malattia non esiste, ciò a cui diamo quel nome è in realtà un dialogo, un percorso di consapevolezza. Non c’è nessun avversario da sconfiggere, nessun nemico astuto e ben armato da combattere. C’è solo un essere immenso, il nostro centro che è centro di tutto, da ascoltare.

    Raggiunsi la cima, una sorta di altopiano a prato e la luce di qualche stella mi ridiede una sagoma da osservare. Crollai al suolo, ero esausto, sudato fino ai polsi. Come la schiena toccò terra un caldo violento di natura nuova divampò nella mia pancia. Avevo compreso! Piansi a singhiozzo ad oltranza fino a sentire freddo, fino a tornare in piedi, fino a rientrare a casa. L’indomani mi svegliai nuovo e la sigmoidite aspecifica con processi erosivi non era più con me.

    Uno strumento per l'evoluzione consapevole


    Da quel giorno un flusso di conoscenza mi si propone ogni volta che varco quel confine sacro ed il mio piede si accosta a foglie secche e rami caduti. Il Bosco si è fatto così complice. Entità antichissima, originale, punto di partenza e di ripartenza. Ciò che è salutare è armonico o funzionale, risuona o ti smuove verso la libertà da te stesso.

    Dalla più piccola sfumatura di una corteccia, all'odore lontanissimo di un ciclamino, tutto è occasione per effettuare un passo avanti. Tutto è strumento perfetto e puntuale.

    La ruota cosmica della rivoluzione solare gira dentro ogni creatura selvatica con fedeltà e meraviglia, e già la semplice ma consapevole osservazione da parte dell’uomo è una via alchemica efficace. Ma il Bosco si può anche toccare, intuire, scorgere, mordere o indovinare. Tenerselo lontano ad ogni metro che si consuma o farselo aderire alla più intima emozione.

    Ho cercato tanto nei libri e continuo a farlo. Incontro opere, filosofie, teorie innovative, avanguardie. E più procedo e più riconosco il costante tentativo di emulare ciò che è già presente e semplicemente esposto in un ambiente selvatico. La tecnologia di una Ferrari conta cinque secoli di storia, se rappresentiamo un anno a centimetro abbiamo un'asse lunga cinque metri. Noi invece siamo lunghi quarantasei chilometri, vivi nelle mani di un’intelligenza superiore che mastica tecnologia naturale.

    Aprite dunque il grande libro, l’archivio di tutto il percorso evolutivo! Sfogliatene le pagine. Parla di voi, di come siete fatti, della vostra traiettoria, del vostro misterioso e insostenibile potere. Aprite il grande libro… entrate nel Bosco! Luce ai vostri Cuori!

    La guarigione consapevole nel bosco - Michele Giovagnoli

  2. #2
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    Predefinito Re: La guarigione consapevole nel bosco, ovvero una rinascita con Madre Terra

    La Foresta e i suoi simboli


    Presso la religione taoista si sostiene che il più naturale santuario sia costituito da una selva. Nei testi sacri del confucianesimo la foresta è sempre il luogo dove sorgono i templi, o dove questi dovrebbero essere costruiti. Confucio insegnò inoltre che la foresta fosse la “capigliatura della montagna”, ovvero del luogo d'ascesa dell'uomo verso la divinità, nonché spazio privilegiato della manifestazione degli dèi stessi.

    D'altronde la foresta provocherebbe la pioggia che tutto vivifica e che tutto rende fecondo e che in termini di religiosità significa la caduta della benevolenza dei numi sugli uomini.

    A proposito della nozione di foresta, è importante anche una valutazione in ottica psicologica, o per meglio dire psicanalitica, in considerazione dei netti richiami di natura incorporea che sussistono tra l'immaginario collettivo della selva - per esempio, la celeberrima “selva oscura” dantesca situata ai margini, come anticamera, della sfera soprannaturale dell'universo - con i concetti interiori che essa esprime, o che sembra universalmente esprimere.

    Per il celebre psicanalista Carl Gustav Jung, l'immagine della foresta richiamerebbe i contenuti del mondo inconscio individuale. Sarebbe tuttavia foriera di paure e d'angosce nella personalità umana, in quanto l'uomo temerebbe inconsciamente le manifestazioni incontrollabili che emergerebbero dal suo essere profondo.

    Peraltro l'oscurità presente in grandi porzioni delle selve, le radici grandi e contorte degli alberi che emergono dal terreno, la sensazione di freddo e d'umidità che regala l'atmosfera silvana, i rumori strani e bizzarri per le orecchie umane presenti nella foresta, costituiscono nel loro complesso elementi tangibili di materializzazione di condizioni sconosciute e quindi foriere di terrori istintivi, che appunto perché razionalmente immotivati scaturiscono soltanto dall'inconscio dell'essere umano.

    Diversi studiosi contemporanei di psicanalisi hanno eseguito studi approfonditi sui contenuti onirici della selva. Gli elementi d'ordine psichico evidenziatisi sono stati numerosi e ricchi di significati, anche di natura contraddittoria. Sostanzialmente in questi si potrebbe raccogliere tutto ciò che affiora ai livelli consci dell'esistenza umana, comunque divenuta culturalmente più matura e consapevole.

    Per esempio, per un adolescente la foresta sognata sarebbe la rappresentazione generica della femminilità, in cui egli dovrebbe entrare e che dovrebbe esplorare nonostante gli appaia sconosciuta e sotto certi aspetti inquietante.
    Al di là e al di sopra delle valenze religiose, mitologiche e di conoscenze “del profondo”, il simbolismo della foresta rappresenta indubbiamente un mondo, o meglio uno stato umano, alternativo a quello generalmente allegorizzato dalla terra coltivata, e pertanto ordinata e perfezionata, convogliata a mezzo i crismi dell'intelligenza e mediante la razionalità.

    Queste valenze costituiscono un inno all'iniziazione. Ma di un'iniziazione affatto condotta attraverso gli schemi tipici di religiosità misterica, ma piuttosto con quel metodo teorico mai messo per iscritto, mai tramandato da bocca ad orecchio, tuttavia presente nella natura d'ogni essere umano. Parliamo del simbolo della prova, dell'esame da superare.

    Come s'è detto, secondo la mitologia la foresta sarebbe popolata da esseri d'altri mondi, se non addirittura da spettri o da entità infernali, che nel loro complesso starebbero a rappresentare e ad incarnare i pericoli che ogni uomo deve superare durante gli esami della vita.

    Soltanto alla fine dell'impresa, ovvero dopo aver combattuto, vinto o fatti alleati o anche essere stato sopraffatto dai tenebrosi abitatori delle foreste, vale a dire dopo aver affrontato la parte irrazionale della propria costituzione, l'uomo può essere pronto per oltrepassare i limiti che la sua natura stessa gli ha imposto.

    In tal senso, la foresta richiama il concetto di labirinto. In effetti, come il labirinto la selva è densa d'intrecci e di grovigli, di stranezze e di bizzarrie. La luce che filtra nebbiosa dai rami ha una valenza precisa che coinvolge un effetto sia apotropaico che catartico: è la speranza, il miraggio di un topos finalmente sicuro da cui attingere illuminazione e conoscenze per combattere, e per vincere le prove che di volta in volta si presentano nel “…mezzo del cammin di nostra vita…”.

    La foresta e i suoi simboli

 

 

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