Sedotti da Blair rimasti con Aznar
Il più tagliente è stato Joschka Fischer. A chi gli ricordava l'irritazione italiana contro i Big Three, il ministro degli esteri tedesco ha risposto secco: «Non c'è forse una lettera firmata dal premier Berlusconi e altri leader europei?». Si riferiva alla iniziativa degli Small Six sul patto di stabilità e le riforme economiche, letta come una risposta al direttorio. Jack Straw, ministro degli esteri britannico, ha ammesso di non essere riuscito a rabbonire Franco Frattini, nel suo giro di telefonate agli esclusi. Silvio Berlusconi da Atene ha ripetuto che si è trattato di «un errore». Quanto alla proposta emersa dal vertice di Berlino, cioè un supercommissario per l'economia, il capo del governo italiano l'ha liquidata senza appello: «La risposta è no».
Insomma, la ferita brucia e rimarginarla non sarà facile. Ma, al di là dell'orgoglio personale, esistono gli interessi nazionali. Berlusconi era convinto che l'interesse dell'Italia in Europa fosse staccarsi dall'asse renano che ci penalizza sistematicamente. Non si è accorto in tempo, però, che Londra ha cominciato a smarcarsi. La svolta è stata l'accordo sulla difesa, il primo in cui si è sperimentata la trilateral (Gemania, Francia, Gran Bretagna). Durante il semestre di presidenza Ue, l'Italia ha attivamente favorito l'accordo. Ma Berlusconi ha pensato che, alla fine, Blair avrebbe fatto di nuovo fronte comune con lui e con Aznar. Quindi, ha evitato di forzare la mano agli spagnoli sul Trattato costituzionale e ha bocciato Chirac quando gli ha proposto di andare avanti comunque isolando Madrid. Senonché Blair, che pure ha riserve di fondo sul Trattato, ha messo il piede sull'acceleratore rafforzando il rapporto con Chirac e Schroeder. A questo punto, Berlusconi è rimasto con l'amico Aznar. Così, il capo del governo italiano ha cominciato a perseguire una strategia di partito, con in vista le elezioni europee. In seno al partito popolare europeo, è nata l'iniziativa dei sei. I democristiani tedeschi non hanno aderito. Quindi, anche l'operazione elettorale è diventata l'iniziativa di una coppia di amici. Solo che uno dei due, Aznar, fra un mese esce di scena. E il rischio è che Berlusconi rimanga solo. L'interesse nazionale è forse quello di isolare l'Italia?




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