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    Talking Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva moderata"

    Nuova puntata dei momenti di grande unita' ulivista

    Oggi su Repubblica Vattimo dice che il Listone Prodi ormai e' di destra, la scorsa settimana su La7 aveva invitato a non votarlo

    febbraio 2004





    Ds, la deriva moderata
    Le ragioni dell'adesione al Pdci



    --------------------------------------------------------------------------------


    Il comunismo reale è morto, viva il comunismo ideale. Cosi potrei riassumere la storia della mia decisione di accettare la (generosa) offerta del PdCI (per bocca di Armando Cossutta e di Oliviero Diliberto) di entrare nelle liste del partito alle prossime elezioni europee. La dirigenza soprattutto torinese di DS ha diffuso le più varie calunnie su questa decisione: che ero in cerca di un posto in Europa comunque sia, dopo che loro non mi avevano voluto ricandidare (ma perché? hanno offerto solo spiegazioni futili), che non avevo rispettato le regole del partito (versamenti non fatti alla federazione di Torino: ho chiesto di mandarmi una fattura), e cose simili. Nessuna ragione politica che valesse la pena di venir discussa in pubblico. Per esempio, il mio sempre più accentuato allontanamento dalla linea della dirigenza - locale e nazionale - del partito, in una direzione che mi permetto di chiamare di sinistra. La vicinanza ai movimenti, la critica radicale al sempre più scandaloso filosocialismo (inteso come craxismo) di D'Alema e dello stesso Fassino (si legga il suo libro con le lodi di Craxi); il rifiuto della politica del partito sulla questione dell'Iraq e della guerra in generale, sui temi della globalizzazione e dell'appeasement con l'economia capitalistica, considerata la sola possibile, magari con qualche oliatura di "nuovo" welfare; ma intanto la legge 30, le proposte di Rutelli sulle pensioni, il sabotaggio del referendum sull'articolo 18 (e la sottovalutazione del suo rislutato: se dieci milioni vi sembran pochi!); il "riformismo" rappresentato dal quotidiano omonimo il quale premia Fini come il politico dell'anno perché ha avuto il "coraggio" di condannare l'Olocausto, ma intanto sostiene la politica bellica di Bush e C. e, all'interno, promuove la legge sulle droghe (Muccioli, in confronto, era un grande liberale); Prodi che, in Europa, progetta di costituire una "grande partito europeo di centro", insieme alla destra chiracchiana francese - ne ha tutto il diritto, naturalmente; ma la sinistra, e il listone, che c'entrano? Insomma, di tutte queste ragioni politiche non ho avuto modo nemmeno di discutere con la dirigenza DS; e certo non solo io: il malessere della sinistra interna è sempre più marcato, tuttavia essa continua a voler rimanere "interna", probabilmente fino alla estinzione completa della sua già flebile voce.

    Si sa che ho deciso di aderire alla proposta del PdCI dopo essermi per un po' di tempo impegnato nel progetto di Di Pietro e Occhetto; la loro lista aperta mi sembra certo capace, secondo quel che si propone, di coprire quella vasta area di scontento verso il moderatismo dei DS-Margherita-Sdi, che minaccia di far aumentare l'astensionismo e il disgusto per la politica. Auguro naturalmente alla loro lista tutto il successo che merita, e al quale io stesso avevo pensato di poter contribuire. Ricordo di passata che queste prossime elezioni europee sono fatte con metodo proporzionale, e che dunque vale la pena proprio coniderarle come un test per l'orientamento dell'elettorato. Sperare che vincano le liste antriberlusconiane, che fanno riferimento a Prodi, è sacrosanto; ma lo è altrettanto cercare di far sì che invece non "vinca" e sia ridimensionata la lista "unitaria" riformista; una sua affermazione significherebbe una specie di "licenza di uccidere" ogni dissenso e ogni prospettiva di sinistra per la dirigenza moderata dei DS.

    Dunque, moltissimi auguri a Di Pietro-Occhetto. Ma il comunismo ideale? Per quanto mi riguarda, io mi rendo conto che le ragioni che mi hanno opposto alla dirigenza nazionale e locale dei DS in questi ultimi anni sono ragioni, come dicevo, "di sinistra"; un po' scherzosamente ma non tanto, ho detto una volta che non sono mai stato un giovane comunista ma sto diventando un vecchio comunista. Di quel comunismo ideale che diventa tanto più vivo quanto più si è liberato dei pesi del comunismo "reale". Davanti ai disastri che sta producendo, e che fatalmente produrrà in futuro, il capitalismo imperialista dell'America di Bush (ma solo di lui?) io sono persino disposto a riprendere in esame il giudizio sulla violenza del leninismo e dello stalinismo. Mi rendo sempre più conto,insomma, che il futuro della democrazia può essere solo socialista: con una economia non abbandonata nelle mani dei monopoli privati, con una libertà di stampa e di opinione che non dipenda solo dai poteri forti degli stessi monopoli. Sembra che i nostri "moderati" che cercano un "bipolarismo mite" (l'espressione è di Pietro Marcenaro, segretario DS del Piemonte, che vuole fare accordi con Ghigo - una risorsa della regione, come la Mediaset di D'Alema!) non guardino per nulla al mondo extraoccidentale: l'Africa che sta morendo di AIDS e di guerre alimentate dalle nostre armi; l'America Latina dove solo un appoggio franco dell'Europa può decidere la lotta per liberarsi dall'imperialismo yankee; eccetera. Avete mai sentito ricordare problemi come questi nei discorsi "programmatici" (bah) dei dirigenti DS?

    Sono convinto che Occhetto e Di Pietro hanno gli occhi e le orecchie aperte anche su questi problemi. Io mi sento più a mio agio - e più in accordo con gli elettori che mi hanno votato nel 1999 - se guardo a queste tematiche con una prospettiva "comunista", nel senso di quell'ideale di uguaglianza e governo sociale dell'economia e delle libertà civili che dicevo prima. Che cosa è cambiato, per me, dal 1999, quando mi candidai nei DS? E' vero, sono loro che non mi vogliono più, ma non credo ci sia solo questo fatto "personale". Davanti all'irrigidimento del regime neocapitalista, sia in Italia sia nel mondo dominato da Bush, la "sinistra" italiana ha assunto posizioni sempre più moderate, perché conta di poter tornare a vincere le elezioni solo spostandosi progressivamente al centro-destra; imitando, insomma, anche nei modi di condurre la campagna elettorale, il nemico Berlusconi. Credo invece che, sia guardando alla situazione interna (con la povertà crescente che non può essere nascosta dagli statistici del cavaliere; e con la minaccia di "riforme" costituzionali autoritarie) sia a quella internazionale (aspettiamo il voto sull'Iraq!) si può solo accettare la sfida della radicalizzazione. Anche se siamo pochi e rischiamo di rimanerlo a causa dell'assordante propaganda del regime (e di quella dei suoi amici bipolaristi "miti"), il comunismo "ideale" resta uno dei pochi orizzonti che possono dare senso alla politica e anche alle nostre esistenze individuali. Tutto il resto è marmellata consumistica e "fumus Berlusconis". Aiutiamoci e aiutiamo gli italiani a liberarsene.

    GIANNI VATTIMO

  2. #2
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    Predefinito vattimo.... eccezionale

    la democrazia il buon senso la moralita' l'onore il coraggio l'onesta'
    stanno di qua.

  3. #3
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    Predefinito Re: Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva moderata

    In Origine Postato da Michele S-
    il comunismo "ideale" resta uno dei pochi orizzonti che possono dare senso alla politica e anche alle nostre esistenze individuali.
    e siccome il comunismo "ideale" come ormai tutti sanno è morto, travolto dall'ignominia dei suoi enormi crimini e dal fallimento totale, l'orizzonte di cui parla il vecchio Vattimo è pura illlusione. Ma il comunismo, si sa, si nutre di (atroci) illusioni....

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva moderata

    In Origine Postato da Felix
    e siccome il comunismo "ideale" come ormai tutti sanno è morto, travolto dall'ignominia dei suoi enormi crimini e dal fallimento totale, l'orizzonte di cui parla il vecchio Vattimo è pura illlusione. Ma il comunismo, si sa, si nutre di (atroci) illusioni....
    Il comunismo è morto, ma sembra che alla destra dispiacia più che alla sinistra

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Re: Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva

    In Origine Postato da mast7
    Il comunismo è morto, ma sembra che alla destra dispiacia più che alla sinistra
    anche da morto può far danni...

  6. #6
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    Predefinito

    Vattimo dice una grande verità ormai sotto gli occhi di tutti: tranne pochissime eccezioni, i rappresentanti del poloulivo dicono tutti le stesse amenità (eufemismo).

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva moderata

    In Origine Postato da Felix
    e siccome il comunismo "ideale" come ormai tutti sanno è morto,
    Tutti meno UNO; quello che AVETE messo a Palazzo Chigi...
    travolto dall'ignominia dei suoi enormi crimini e dal fallimento totale, l'orizzonte di cui parla il vecchio Vattimo è pura illlusione. Ma il comunismo, si sa, si nutre di (atroci) illusioni....
    Se è morto come fa a nutrirsi?
    Buon sonno...

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva moderata

    In Origine Postato da mast7
    Il comunismo è morto, ma sembra che alla destra dispiacia più che alla sinistra
    Eh, sì, perchè se si certifica che è morto, contro chi Berlusconi lancia i suoi anatemi in campagna elettorale?
    Contro il listone, formazione moderata di centro-sinistra? Non funziona, gli serve un nemico (immaginario), se no la sua campagna elettorale non decolla....poverino.....

  9. #9
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    Predefinito Re: Gianni Vattimo "La lista Prodi e' di destra, quella dei DS e' una deriva moderata"

    In Origine Postato da Michele S-
    Nuova puntata dei momenti di grande unita' ulivista

    Oggi su Repubblica Vattimo dice che il Listone Prodi ormai e' di destra, la scorsa settimana su La7 aveva invitato a non votarlo

    febbraio 2004





    Ds, la deriva moderata
    Le ragioni dell'adesione al Pdci



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    Il comunismo reale è morto, viva il comunismo ideale. Cosi potrei riassumere la storia della mia decisione di accettare la (generosa) offerta del PdCI (per bocca di Armando Cossutta e di Oliviero Diliberto) di entrare nelle liste del partito alle prossime elezioni europee. La dirigenza soprattutto torinese di DS ha diffuso le più varie calunnie su questa decisione: che ero in cerca di un posto in Europa comunque sia, dopo che loro non mi avevano voluto ricandidare (ma perché? hanno offerto solo spiegazioni futili), che non avevo rispettato le regole del partito (versamenti non fatti alla federazione di Torino: ho chiesto di mandarmi una fattura), e cose simili. Nessuna ragione politica che valesse la pena di venir discussa in pubblico. Per esempio, il mio sempre più accentuato allontanamento dalla linea della dirigenza - locale e nazionale - del partito, in una direzione che mi permetto di chiamare di sinistra. La vicinanza ai movimenti, la critica radicale al sempre più scandaloso filosocialismo (inteso come craxismo) di D'Alema e dello stesso Fassino (si legga il suo libro con le lodi di Craxi); il rifiuto della politica del partito sulla questione dell'Iraq e della guerra in generale, sui temi della globalizzazione e dell'appeasement con l'economia capitalistica, considerata la sola possibile, magari con qualche oliatura di "nuovo" welfare; ma intanto la legge 30, le proposte di Rutelli sulle pensioni, il sabotaggio del referendum sull'articolo 18 (e la sottovalutazione del suo rislutato: se dieci milioni vi sembran pochi!); il "riformismo" rappresentato dal quotidiano omonimo il quale premia Fini come il politico dell'anno perché ha avuto il "coraggio" di condannare l'Olocausto, ma intanto sostiene la politica bellica di Bush e C. e, all'interno, promuove la legge sulle droghe (Muccioli, in confronto, era un grande liberale); Prodi che, in Europa, progetta di costituire una "grande partito europeo di centro", insieme alla destra chiracchiana francese - ne ha tutto il diritto, naturalmente; ma la sinistra, e il listone, che c'entrano? Insomma, di tutte queste ragioni politiche non ho avuto modo nemmeno di discutere con la dirigenza DS; e certo non solo io: il malessere della sinistra interna è sempre più marcato, tuttavia essa continua a voler rimanere "interna", probabilmente fino alla estinzione completa della sua già flebile voce.

    Si sa che ho deciso di aderire alla proposta del PdCI dopo essermi per un po' di tempo impegnato nel progetto di Di Pietro e Occhetto; la loro lista aperta mi sembra certo capace, secondo quel che si propone, di coprire quella vasta area di scontento verso il moderatismo dei DS-Margherita-Sdi, che minaccia di far aumentare l'astensionismo e il disgusto per la politica. Auguro naturalmente alla loro lista tutto il successo che merita, e al quale io stesso avevo pensato di poter contribuire. Ricordo di passata che queste prossime elezioni europee sono fatte con metodo proporzionale, e che dunque vale la pena proprio coniderarle come un test per l'orientamento dell'elettorato. Sperare che vincano le liste antriberlusconiane, che fanno riferimento a Prodi, è sacrosanto; ma lo è altrettanto cercare di far sì che invece non "vinca" e sia ridimensionata la lista "unitaria" riformista; una sua affermazione significherebbe una specie di "licenza di uccidere" ogni dissenso e ogni prospettiva di sinistra per la dirigenza moderata dei DS.

    Dunque, moltissimi auguri a Di Pietro-Occhetto. Ma il comunismo ideale? Per quanto mi riguarda, io mi rendo conto che le ragioni che mi hanno opposto alla dirigenza nazionale e locale dei DS in questi ultimi anni sono ragioni, come dicevo, "di sinistra"; un po' scherzosamente ma non tanto, ho detto una volta che non sono mai stato un giovane comunista ma sto diventando un vecchio comunista. Di quel comunismo ideale che diventa tanto più vivo quanto più si è liberato dei pesi del comunismo "reale". Davanti ai disastri che sta producendo, e che fatalmente produrrà in futuro, il capitalismo imperialista dell'America di Bush (ma solo di lui?) io sono persino disposto a riprendere in esame il giudizio sulla violenza del leninismo e dello stalinismo. Mi rendo sempre più conto,insomma, che il futuro della democrazia può essere solo socialista: con una economia non abbandonata nelle mani dei monopoli privati, con una libertà di stampa e di opinione che non dipenda solo dai poteri forti degli stessi monopoli. Sembra che i nostri "moderati" che cercano un "bipolarismo mite" (l'espressione è di Pietro Marcenaro, segretario DS del Piemonte, che vuole fare accordi con Ghigo - una risorsa della regione, come la Mediaset di D'Alema!) non guardino per nulla al mondo extraoccidentale: l'Africa che sta morendo di AIDS e di guerre alimentate dalle nostre armi; l'America Latina dove solo un appoggio franco dell'Europa può decidere la lotta per liberarsi dall'imperialismo yankee; eccetera. Avete mai sentito ricordare problemi come questi nei discorsi "programmatici" (bah) dei dirigenti DS?

    Sono convinto che Occhetto e Di Pietro hanno gli occhi e le orecchie aperte anche su questi problemi. Io mi sento più a mio agio - e più in accordo con gli elettori che mi hanno votato nel 1999 - se guardo a queste tematiche con una prospettiva "comunista", nel senso di quell'ideale di uguaglianza e governo sociale dell'economia e delle libertà civili che dicevo prima. Che cosa è cambiato, per me, dal 1999, quando mi candidai nei DS? E' vero, sono loro che non mi vogliono più, ma non credo ci sia solo questo fatto "personale". Davanti all'irrigidimento del regime neocapitalista, sia in Italia sia nel mondo dominato da Bush, la "sinistra" italiana ha assunto posizioni sempre più moderate, perché conta di poter tornare a vincere le elezioni solo spostandosi progressivamente al centro-destra; imitando, insomma, anche nei modi di condurre la campagna elettorale, il nemico Berlusconi. Credo invece che, sia guardando alla situazione interna (con la povertà crescente che non può essere nascosta dagli statistici del cavaliere; e con la minaccia di "riforme" costituzionali autoritarie) sia a quella internazionale (aspettiamo il voto sull'Iraq!) si può solo accettare la sfida della radicalizzazione. Anche se siamo pochi e rischiamo di rimanerlo a causa dell'assordante propaganda del regime (e di quella dei suoi amici bipolaristi "miti"), il comunismo "ideale" resta uno dei pochi orizzonti che possono dare senso alla politica e anche alle nostre esistenze individuali. Tutto il resto è marmellata consumistica e "fumus Berlusconis". Aiutiamoci e aiutiamo gli italiani a liberarsene.

    GIANNI VATTIMO

    Vattimo è uno, sia pure rispettabile intellettuale. Peraltro resta nel Centrosinistra, mica passa con voi......e poi a sinistra si discute, c'è molta libertà di pensiero (qualche volta anche troppa), tutto sommato mi pare normale, dopo un cambiamento come quello della nuova Lista unitaria.

    Mica come nel Centrodestra, dove tanti, troppi (elettori compresi) prendono a prestito le affermazioni e gli slogan di Berlusconi e le ripetono, spesso senza ragionare e senza capirne il significato.

  10. #10
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    Predefinito

    Preferisco di gran lunga i comunisti che combattono a volto scoperto, di quelli che si nascondono dietro il listone.

    GRANDISSIMO VATTINO !!!

 

 
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