Arturo Conti ha ricostruito, in ordine alfabetico, l’elenco di circa metà dei morti di quel periodo storico di grandi contrasti
Caduti e dispersi Rsi, ecco i primi 50 mila nomi
«Queste vittime certificano episodi di guerra e dopoguerra da non dimenticare»
Un enorme volume di settecentocinquanta pagine. Un lunghissimo elenco che pare infinito di nomi di caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana. Eppure si tratta soltanto della metà dei morti, «solo» cinquantamila nomi rispetto ai centomila scomparsi appartenenti alla Forze armate e alle organizzazioni della Repubblica sociale italiana, tutti ordinati alfabeticamente in un albo. La pubblicazione, portata a termine in occasione del 60° anniversario della istituzione della Rsi, è stata presentata di recente dalla Fondazione - Istituto storico Onlus a cura di Arturo Conti al termine di anni e anni di lavoro certosino per la raccolta dei dati (lavoro iniziato da Livio Valentini a cui è stato dedicato il libro).
L'impegno è stato enorme, tenuto conto del tempo trascorso, della precarietà delle fonti, della modestia dei mezzi. Nella lista dei morti accertati sono stati inclusi, a titolo onorario, parte dei caduti prima dell'8 settembre 1943 e sotto bombardamento per pubblica funzione.
Cinquantamila nomi, dicevamo, frutto dei risultati di accertamenti provenienti da ogni possibile fonte di ricerca: ministero della Difesa e Unione degli istriani in primis, ma anche il comitato nazionale di ricerche e onoranze caduti e dispersi della Rsi, l'associazione famiglie caduti e dispersi della Rsi, l'associazione amici di fra Ginepro, l'associazione appartenenti alla divisione Monterosa, l'associazione divisione fanteria di marina di San Marco e la fondazione biblioteca archivio Luigi Micheletti.
Al momento è il numero massimo che la Fondazione della Rsi è riuscita a consegnare alla storia d'Italia. L'altra metà va ricostruita valutando documenti di archivi e tribunali o è fondata su memorie e lettere di famiglia. Tutti protagonisti e vittime della guerra che restano tali, nel migliore dei casi, soltanto a motivo di una data di morte presunta non si sa come fissata da un Tribunale e che i Comuni hanno spesso omesso di registrare.
«I caduti e dispersi raccolti nell'Albo, da soli o a gruppi e anche il senza tomba, sono prova storica dell'evento che li riguarda. Certificano episodi di guerra e dopoguerra da non dimenticare anche se lontani di sessant'anni, in particolare i ripetuti assassini di guerriglia e le interminabili mattanze» si legge nella prefazione del volume.
L'Albo dei caduti e dispersi consente una consultazione in ordine alfabetico. A ciascun caduto è riservato un rigo suddiviso in sei campi: il primo è riferito al nome d'anagrafe che contiene sempre il cognome (manca il nome per coloro che sono stati tratti da «I nostri caduti della divisione alpina Monterosa»). Il secondo campo riporta la data di nascita o l'età, il terzo il prevalente attributo che, anche in mancanza di identificazione militare, motiva l'inserimento all'interno dell'Albo, oppure la posizione gerarchica. Il quarto campo indica il Corpo di appartenenza o l'attività, se civile, del caduto o disperso. In quinto è il più ricco di informazioni: riporta luogo, data e evento in memoria. Il sesto campo è l'unico composto da una sola lettera distintiva della causa più probabile dell'evento mortale (esecuzione, agguato, combattimento, disperso, malattia, sentenza nemica) oppure da asterisco che fa riconoscere i caduti e dispersi trasmessi dal Ministero della Difesa.
L'albo comprende due appendici: una relativa a 231 caduti in servizio militare Rsi fucilati a seguito di sentenza del Tribunale di guerra, oppure fucilati sul campo per flagrante diserzione o tradimento, tutti contrassegnati dalla lettera E. L'altra è relativa a 265 religiosi, non inquadrati nell'Ordinariato militare o in organizzazioni Rsi, caduti per le più varie cause di guerra o perché trucidati quali presunti fascisti.
Claudia Ziliani
Brescia Oggi
26 02 04
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