Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Quin igitur expergiscimini?
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    Arrow Governo Berlusconi: governo degli evasori fiscali

    Mentre in altro thread di questo forum Skarm cazzeggia su Rolvio Produsconi, qui diamo alcune informazioni che aiutano a capire meglio che cos' è e chi rappresenta il governo della Casa delle Libertà.

    I condoni fiscali voluti a spada tratta da forzisti-leghisti-nazialleati e clericali hanno dimezzato le entrate che si ottenevano con i controlli tributari. Già solo nel primo bimestre del 2003 il gettito è diminuito del 55,1% (- 749 milioni di euro) rispetto all' anno precedente! Questo andamento catastrofico è diretta conseguenza dell' adesione al condono del 2003, che non si sa proprio quanto frutterà all' erario...

    Contemporaneamente crollano del 56,4% (- 578 milioni di euro) le entrate relative a Irpef, Irpeg, Ilor, tanto gli "autonomi" sanno che anche se non le pagano saranno prontamente condonati... E lo sanno perchè pure i controlli sull' Iva hanno dato il 51% in meno, con una riduzione di 171 milioni di euro.

    In compenso- visto che lo Stato taglia i finanziamenti agli enti locali- questi si arrangiano come possono, ossia accrescendo i tributi "federalisti" tanto cari alla Lega di Bossi (Irpef comunale +46,7%, addizionale regionale +20,6%, Irap in aumento).

    Come saranno recuperate tutti questi soldi perduti a causa dell' evasione degli "autonomi" (o "popolo delle partite Iva" che dir si voglia?), tutelata e premiata da Berlusconi?
    Semplice: con le "riforme". Quella della scuola, ad esempio, prevede il licenziamento nei prossimi due-tre anni di circa 250.000 insegnanti. I contratti dei dipendenti pubblici non saranno più rinnovati, o lo saranno con enorme ritardo e con aumenti ben al di sotto del tasso d' inflazione (gli autoferrotranvieri insegnano...)

    Così gli elettori importanti di Berlusconi potranno continuare a comprarsi in santa pace più Ferrari, più mega-barche, più gioielli, più pezzi d' antiquariato e oggetti d' arte. Sono prodotti che nell' Italia dell' Età di Berlusconi tirano, tirano molto.

    Insomma, qui siamo già alla guerra civile, per adesso non ancora combattuta con le armi, ma con il fisco.
    Da una parte l' Italia di Berlusconi, quella appunto degli "autonomi" evasori e dei clericali, oltre che delle masse lobotomizzate da Mediaset (disoccupati, casalinghe, ecc.).
    Dall' altra l' Italia che lavora: operai, impiegati, giovani precarizzati, piccoli artigiani e commercianti. Gente che stringe sempre più la cinghia ed ha capito che la posta in gioco è la sopravvivenza; ormai disposta a tutto (sì, perfino a votare Prodi, caro Skarm) pur di fermare la corsa verso la catastrofe di tipo argentino cui il governo della Casa delle Libertà sta conducendo loro e l' Italia.

    Altro che Rolvio Produsconi...

  2. #2
    Con l'Iraq che si ribella
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    Predefinito Re: Governo Berlusconi: governo degli evasori fiscali

    In origine postato da Catilina
    Mentre in altro thread di questo forum Skarm cazzeggia su Rolvio Produsconi, qui diamo alcune informazioni che aiutano a capire meglio che cos' è e chi rappresenta il governo della Casa delle Libertà.
    Vedo che sei ancora "incazzoso" per la mia satira su Rolvio e che non sei riuscito ancora a coglierne il nocciolo...vabbè...immagino
    che tu sia il tipo "comunista ultraincazzoso" che deve stare per forza sempre serio...
    ...però vorrei farti notare, Catilina, che quello stronzo di Prodi durante una intervista meno di un anno fa sosteneva che l'inflazione era una bufala ("in area Euro in media c'è stato un aumento dell'inflazione dello 0.5%")...e con questo non è che non dica che Berlusconi sia un "disastro", però la scelta
    Prodi-Berlusconi, come noti anche tu, è frutto di "disperazione", ma non bisogna dimenticarsi che Prodi ha detto e fatto quello che ha fatto...che era lui in Europa quando qui fioccavano richieste di "flessibilità" e di "riforme delle pensioni"...nel superentusiasmo per Prodi io vedo il pericolo di dimenticarsi certe cose, quindi ritengo un pò di satira un modo legittimo per ricordarle
    agli altri...tu no?

    In origine postato da Catilina
    I condoni fiscali voluti a spada tratta da forzisti-leghisti-nazialleati e clericali hanno dimezzato le entrate che si ottenevano con i controlli tributari. Già solo nel primo bimestre del 2003 il gettito è diminuito del 55,1% (- 749 milioni di euro) rispetto all' anno precedente! Questo andamento catastrofico è diretta conseguenza dell' adesione al condono del 2003, che non si sa proprio quanto frutterà all' erario...

    Contemporaneamente crollano del 56,4% (- 578 milioni di euro) le entrate relative a Irpef, Irpeg, Ilor, tanto gli "autonomi" sanno che anche se non le pagano saranno prontamente condonati... E lo sanno perchè pure i controlli sull' Iva hanno dato il 51% in meno, con una riduzione di 171 milioni di euro.

    In compenso- visto che lo Stato taglia i finanziamenti agli enti locali- questi si arrangiano come possono, ossia accrescendo i tributi "federalisti" tanto cari alla Lega di Bossi (Irpef comunale +46,7%, addizionale regionale +20,6%, Irap in aumento).

    Come saranno recuperate tutti questi soldi perduti a causa dell' evasione degli "autonomi" (o "popolo delle partite Iva" che dir si voglia?), tutelata e premiata da Berlusconi?
    Semplice: con le "riforme". Quella della scuola, ad esempio, prevede il licenziamento nei prossimi due-tre anni di circa 250.000 insegnanti. I contratti dei dipendenti pubblici non saranno più rinnovati, o lo saranno con enorme ritardo e con aumenti ben al di sotto del tasso d' inflazione (gli autoferrotranvieri insegnano...)

    Così gli elettori importanti di Berlusconi potranno continuare a comprarsi in santa pace più Ferrari, più mega-barche, più gioielli, più pezzi d' antiquariato e oggetti d' arte. Sono prodotti che nell' Italia dell' Età di Berlusconi tirano, tirano molto.

    Insomma, qui siamo già alla guerra civile, per adesso non ancora combattuta con le armi, ma con il fisco.
    Da una parte l' Italia di Berlusconi, quella appunto degli "autonomi" evasori e dei clericali, oltre che delle masse lobotomizzate da Mediaset (disoccupati, casalinghe, ecc.).
    Dall' altra l' Italia che lavora: operai, impiegati, giovani precarizzati, piccoli artigiani e commercianti. Gente che stringe sempre più la cinghia ed ha capito che la posta in gioco è la sopravvivenza; ormai disposta a tutto (sì, perfino a votare Prodi, caro Skarm) pur di fermare la corsa verso la catastrofe di tipo argentino cui il governo della Casa delle Libertà sta conducendo loro e l' Italia.

    Altro che Rolvio Produsconi...
    Vorrei farti notare che il voto alle Europee non avrà ALCUN influsso benefico in Italia, caro Catilina...siamo di fronte a gente che se ne fotte grandemente dei referendum e delle grandi mobilitazioni di piazza...gente che si prende gli INSULTI IN FACCIA dal NANO e si limita a starnazzare come delle OCHE, senza muovere un muscolo!...gente che viene INSULTATA e ATTACCATA, ma gli vota senza discutere tutte le sue leggine merdose!!
    ... credi che una "semplice" sconfitta alle Europee avrebbe qualche reale effetto sul loro morale? Non ti ricordi che si dicevano le STESSE cose anche per le amministrative??
    E cosa ne è venuto fuori?? Qualche STUPIDO bisticcio e NULLA DI FATTO!! Credi che gli alleati del "nano" lo calcerebbero giù dal Governo???
    In compenso fa molto comodo ai liberisti del Centrosinistra far credere ciò alla gente...e evidentemente ci sei cascato pure tu, caro Catilina, visto come sembri bilioso per la satira che ho fatto...
    Io stesso sono anni che mi rendo conto di quanto sia dannoso Berlusca per l'Italia...detesto l'Ulivo, ma alle Nazionali l'ho votato sperando che Berlusca non vincesse e che stì FIGLI DI PUTTANA facessero finalmente le leggi che ce lo avrebbero levato
    dai coglioni! Ti faccio notare però il disprezzo assoluto che quel m...o di Prodi ha dimostrato quando gli italiani hanno cominciato a lamentarsi dell'inflazione "reale"...quella che si sentiva sulle loro tasche...e non è una "novità" che ci si lamenti di ciò perchè è tempo che ce se ne lamenta...già da quando è stato introdotto l'Euro! Eppure la risposta di "Rolvio" qual'è stata, mio caro?
    Sorridente..."ma non è vero in area Euro in media c'è stato un aumento dell'inflazione dello 0.5%"...solo che poi l'economia si è
    "impantanata", il maledetto su a Bruxelles si è accorto di non poter più cercare di "coprire" la porcheria attuata con il passaggio all'Euro e, dato che nessuno si ricorda certe affermazioni (MANCO TU!), ha trovato buon gioco a fingere di essere sempre stato critico nei confronti di certe porcate!
    Insomma...per chiarirti il concetto...il maledetto, se avesse potuto,
    avrebbe fatto finta di niente e intanto i lavoratori si ingoiavano il boccone amaro della riduzione drastica dei salari reali, chiaro???
    E se vuoi una prova fa mente locale e ti renderai conto che "mortadellastro" ha minimizzato su questo punto fino a ieri!
    Ê per questo che alle Europee io voterò ICONA...la lista del CODACONS!...votando alle Nazionali l'Ulivo come ho fatto l'altra volta in chiave anti-Berlusca (sperando che questi STRONZI poi facciano leggi per levarci dai coglioni lui, il conflitto d'interessi, le sue leggi personali ed i suoi super-amici inquisiti!), dove HA QUALCHE UTILITà, mentre alle Europee è solo un'inculata!!
    Vuoi mandarli su perchè se ne ritornino giù a dire "in Europa chiedono maggiore flessibilità" o a dire allegramente "Ma l'inflazione in area Euro è aumentata dello 0.5%" alla faccia di tante persone con i salari reali dimezzati???!!
    Ê questo che vuoi, COMUNISTA ??!!
    Skarm

    P.S.: E ORA DAMMI PURE DEL "QUALUNQUISTA"!!
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  3. #3
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    Predefinito un efficace contributo

    dalla rivista Indipendenza

    Che le condizioni economiche e sociali di chi abita in questo paese, da un decennio a questa parte, si siano considerevolmente aggravate, è oramai percezione diffusa. Lo è molto meno il fatto che ciò sia una conseguenza delle dinamiche a tutto campo innescate dall’aggressività delle ricette neoliberiste dettate dalla decisa riaffermazione di egemonia planetaria dell’imperialismo statunitense. Un neoliberismo che si esplica intaccando ulteriormente le sovranità statali e riducendo ogni ambito della vita individuale e collettiva a merce. Ciò viene veicolato principalmente tramite l’imposto processo di unificazione europea e servilmente recepito da centrosinistra e centrodestra con provvedimenti e scelte conseguenti di adeguamento assolutamente condivise nella sostanza, nel quadro di una competizione concorrenziale politicista, tra e dentro i due poli, per chi debba fungere da amministratore delegato dello spazio colonizzato italiano.

    Prendiamo il nodo inflazione. Il forte aumento di prezzi verificatosi anche in Italia e ben più consistente delle irreali e, a conti fatti, manipolate cifre sul tasso d’inflazione fornite da istituti statistici italiani ed esteri, si inscrive pienamente tra gli effetti dell’introduzione dell’euro. È necessario aver chiaro, alla luce dei fatti, che detta introduzione non consiste semplicemente in una formale sostituzione di moneta, ma è funzionale all’imposizione coatta di tutta una serie di normative, volte a disciplinare le politiche economiche dei singoli Stati, privandoli di compiuta sovranità.

    L’ideologia della sacralità dei vincoli di Maastricht ha l’obiettivo preciso di drenare quanta più liquidità possibile ed intaccare fortemente le sovranità statali trasferendone funzioni verso l’alto, a favore di istituzioni europee, e verso il basso, a favore di enti territoriali sottoposti a stringenti vincoli finanziari. Nell’ambito di tale processo si assiste ad una ridefinizione dei rapporti di classe nelle società degli indeboliti Stati che compongono l’Unione Europea. Più specificamente questa, recependo ed imponendo progressivamente a tutto campo (dal settore finanziario al lavoro, alla scuola, all’alimentazione, al costume, eccetera) la configurazione del modello capitalistico statunitense –quel che intendiamo per americanizzazione– e del relativo insieme di relazioni e regolazioni sociali, sta creando un terreno favorevole al consolidamento espansivo degli appetiti di oligarchie statunitensi la cui egemonia, scaturente dall’intreccio di interessi politico, militare, economico/finanziario, è sostanzialmente indiscussa.

    Subalterna a questi, si colloca la competizione tra interessi capitalistici allocati in certi Stati in Europa per un miglior posizionamento all’interno della gerarchia del superStato comunitario in costruzione. Con una distinzione, gravida di conseguenze, tra pluralità di soggetti di capitalismo industriale, bisognosi del sostegno –e legati alle sorti– del proprio Stato di riferimento, e di capitalismo finanziario, disposti a servirsene ma con interessi sganciabili: questi ultimi soggetti, incorporandosi nel sistema speculativo/finanziario globale, predisposto e controllato da gruppi oligarchici e istituzioni made in USA, tendono ad allentare i propri legami con lo Stato d’origine, accentuandone la dipendenza –ed in ultima istanza la loro stessa– dalle classi dominanti statunitensi. Questa integrazione competitiva e internamente confliggente procede spedita, in evidente ed inevitabile cortocircuitazione con le aspettative e gli interessi popolari, che, diversamente declinati nelle diverse configurazioni capitalistiche statuali, ne risentono a seconda del posizionamento politico/economico dello Stato di riferimento nonché delle relative storie –lotte– e conseguenti, sia pur parziali, ‘conquiste’ sociali.



    L’esempio –soprattutto italiano– dei notevoli aumenti nel settore agro-alimentare è emblematico e significativo per la rilevanza sociale, e quindi anche economica, del settore. Oltre a scontare problemi congiunturali, tali aumenti sono anche riflesso da un lato della dipendenza dalla grande distribuzione e dalle grosse multinazionali estere –cui le normative europee hanno spianato la strada–, dall’altro del progressivo taglio di sussidi comunitari per gli agricoltori –già ridottissimi, a differenza di quelli per le grandi imprese agro-alimentari, le vere beneficiarie del protezionismo agricolo europeo– prevista dalla riforma della Politica agraria comunitaria. Riforma che va incontro ai desiderata degli Stati Uniti, da sempre desiderosi di aprire alla propria produzione agricola il mercato dei paesi europei, in vista di quell’allargamento ad Est dell’Unione Europea tanto sollecitato dagli Stati Uniti stessi, al fine di appesantire l’Unione con referenti ancor più vincolati a sé, perché più deboli.

    La mano dell’Europa è presente anche nell’incremento, particolarmente negli ultimi anni, delle tassazioni di Regioni, Province e Comuni. Incremento in gran parte dovuto al contestuale rispetto degli obblighi dettati dal patto di stabilità interno –che impone agli enti territoriali il raggiungimento di un determinato saldo finanziario tra spese correnti (da ridurre) ed entrate proprie (da aumentare tramite dismissioni immobiliari, innalzamento delle tariffe di servizi pubblici, ecc.)– ed alla riduzione dei trasferimenti statali. Misure, queste, istituite per rispettare i vincoli finanziari del Patto di stabilità europeo, che sta accrescendo l’indebitamento degli enti territoriali, in particolare verso capitali privati esteri. Un indebitamento sotto tiro delle agenzie di rating (che valutano la solvibilità dei debiti) statunitensi, concordi nel dire che “se l’Italia non saprà gestire l’impatto della devolution, rischierà di finire come l’Argentina (La Repubblica, 7 novembre 2003)”. Dichiarazioni che si commentano da sé.

    Frutto delle direttive comunitarie sono anche le liberalizzazioni dei servizi pubblici, sia quelli in precedenza forniti esclusivamente dal settore statale (energia elettrica, gas), sia quelli forniti dal settore privato (assicurazione auto). Liberalizzazioni che hanno provocato da un lato il progressivo peggioramento dei servizi, dall’altro l’aumento esponenziale delle tariffe che, così come per le tassazioni, si ripercuotono fortemente sul costo al dettaglio di beni e servizi. Risulta dunque manipolatorio e volutamente fuorviante addebitare il forte aumento dei prezzi alle sole speculazioni di taluni commercianti. Solo a titolo di esempio, si pensi al settore dei pubblici esercizi dove, in pochissimi anni, si sono registrati tassi d’inflazione a due cifre per tassa sui rifiuti, imposta sulla pubblicità, occupazione di suolo pubblico, spese per la “sicurezza alimentare”, bollette di luce ed acqua, eccetera.

    Si potrebbe continuare, ma è già da sé evidente che le direttive europee stanno svolgendo un ruolo fattivo nel peggioramento delle condizioni di vita e del potere d’acquisto delle famiglie.

    È in nome dell’Unione Europea che si giustifica l’indebolimento e lo smantellamento dello Stato sociale, al più concedendo alla “mano pubblica” servizi rivolti ai cittadini più poveri, in una concezione da Stato sociale residuale che sta scardinando ogni teorica garanzia precedente dei fondamentali diritti sociali per tutti i cittadini. È in nome dell’Unione Europea che ci si apre alla globalizzazione neoliberista made in USA. È in nome dell’Unione Europea che questo ruolino di marcia viene efficacemente perseguito in virtù dei vincoli che impone. È ormai evidente che, non un cambiamento radicale di rotta, ma nemmeno alcuna politica di redistribuzione del reddito e di lotta alla diseguaglianza, né alcuno di quei pur parziali –perché innervati in una logica capitalistica– obiettivi di riformismo sociale (piena occupazione, difesa e sviluppo dello Stato sociale, eccetera) può essere perseguito ed ottenuto nel quadro dell’Europa.

    Queste impossibilità sono reali, materiali, incorporati nella gabbia europea, non mascherabili dietro la cortina fumogena di questa o quell’Europa possibile, e sono la cartina al tornasole di una sudditanza nazionale che si intreccia indissolubilmente ad una sudditanza –e penalizzazione– sociale.



    In questo contesto lo stesso assetto del capitalismo italiota è stato pesantemente colpito dagli effetti, determinatisi in concorso con le strategie politiche statunitensi, derivanti dal processo d’unificazione europea. Il passaggio valga, ovviamente, non come perorazione di suoi interessi, ma come descrizione dei processi in atto.

    Risalgono infatti al colpo di Stato giudiziario di “Mani pulite” e alle privatizzazioni degli anni Novanta le origini del sempre più spinto processo di deindustrializzazione: dallo smantellamento dell’industria di Stato al forte declino e progressivo disinvestimento delle grandi imprese private, con in mezzo le piccole e medie imprese, messe in crisi dalla concorrenza di Stati come la Cina –si veda la diatriba sul protezionismo che meriterebbe ben altri alfieri e spessore– e sostanzialmente prive del sostegno del sistema paese. Il risultato finale è la svendita del paese ed il predominio del parassitario capitale finanziario (bancario + assicurativo), sotto mediazione e controllo di banche d’affari, fondi d’investimento ed agenzie di rating statunitensi.

    Le privatizzazioni, assieme alle normative del processo d’unificazione europea, hanno infatti aperto l’Italia ai condizionamenti di istituzioni finanziarie statunitensi. Gli effetti non sono di poco conto. La Standard & Poor’s, una di queste agenzie di rating, ha svolto un ruolo non secondario nello spingere il centrodestra ad approntare la riforma delle pensioni, unitamente alle forti pressioni esercitate dall’esterno: dalla Banca Centrale alla Commissione Europea, al Fondo Monetario Internazionale. In virtù di accordi politici come quello di Basilea del 1988, incorporati in normative europee e relativi al funzionamento dei mercati finanziari internazionali, da un eventuale giudizio negativo delle agenzie di rating sul debito pubblico italiano ne conseguirebbe un aumento della spesa per interessi nel bilancio pubblico, a causa del maggior costo dei titoli statali. Oltre a ripercuotersi a cascata sul costo delle emissioni dei titoli obbligazionari delle imprese partecipate dallo Stato (tipo Eni, Enel, ecc.) e dei già ricordati enti territoriali, tale declassamento verrebbe infine sanzionato dalla Commissione Europea in caso di sforamento dei vincoli finanziari del Patto di stabilità.

    Segno di dipendenza sono pure le attese riposte su una “ripresa economica” dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti –verso cui c’è chi rileva la forte dipendenza per le esportazioni– per superare l’attuale stagnazione capitalistica. Tutto ciò nel mentre la politica economica degli ultimi decenni (dalle misure di flessibilità di lavoro al progressivo smantellamento dello Stato sociale), attuata appunto sotto dettami europei e nel quadro delle nuove strategie neoliberiste di Washington, ha assottigliato quella domanda interna che in passato ha funto da imprescindibile base di partenza per la stessa Azienda Italia. E non solo in Italia, ma in tutta Europa, che resta la principale area di sbocco del made in Italy. La riduzione della domanda interna, unitamente alla rimozione delle residue barriere al commercio ed ai movimenti di capitale imposta da Trattati come l’Atto Unico europeo sottoscritto nel 1986, ha danneggiato persino una grande impresa privata come la Fiat che, nonostante il Mercato comune europeo, esercitava all’interno una condizione di quasi monopolio.

    Spicca, dunque, la rilevante funzione svolta dal processo di unificazione europea nel deprimere gli stessi capitalismi dei relativi Stati. Nel mentre gli Stati Uniti, liberi da vincoli di ogni sorta, ricorrono ampiamente al deficit dei conti pubblici per sostenere le proprie grandi imprese, nel continente europeo a dettar legge sono obblighi come quelli del Patto di stabilità –i cui vincoli finanziari hanno provocato tagli consistenti non soltanto alla spesa sociale, ma agli stessi investimenti statali per infrastrutture, ricerca e “sviluppo”, eccetera– e la disciplina sugli “aiuti di Stato”, normativa in sé utilizzabile a discrezione, nel cui nome è stato avviato lo smantellamento dello stesso gruppo statale IRI. Senza contare gli effetti derivanti dalla mancanza di sovranità monetaria, con l’impossibilità, ad esempio, di sostenere le esportazioni delle piccole e medie imprese italiote svalutando autonomamente il tasso di cambio.



    Di fronte a tali vincoli, le “grandi famiglie” italiote hanno risposto fuggendo dall’industria e cercando di riciclarsi parassitariamente, scendendo a compromessi con il grande capitale estero, e con l’indispensabile appoggio del ‘nostrano’ capitale finanziario, nel business dei servizi pubblici: dagli aeroporti ai telefoni, dalle autostrade all’energia. Settori che mantengono, al momento, una condizione semimonopolistica. All’orizzonte, sotto pressione dell’Unione Europea, a sua volta impegnata nel veicolare accordi come quello GATS sulla mercificazione dei servizi pubblici, stipulati da quell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) istituita su impulso degli interessi liberoscambisti statunitensi, si prospettano altre liberalizzazioni. In particolare, quella dei servizi pubblici locali (dall’acqua alla raccolta rifiuti, dalle farmacie ai cimiteri, ecc.), parzialmente frenata dai Comuni –che non vogliono cederne il controllo per non perdere una fonte di ricchezza e di clientelismo–, si sta concretando nella trasformazione in società per azioni (Spa) e ad accorpamenti delle aziende municipalizzate, al fine di aprirle agli investimenti del grande capitale anche estero e dotarle di una struttura produttiva adeguata alla quotazione in borsa. Pensiamo agli ordini e alle professioni intellettuali, che si vorrebbero parificate a merce, ed aperte agli investimenti del grande capitale, in particolare quello estero, con la creazione di potenti società di servizi professionali per imprese e persone che aggraverebbero comunque costi e qualità delle prestazioni intellettuali. O pensiamo anche all’effettivo compimento della liberalizzazione delle licenze e degli orari delle attività commerciali –varata dal centrosinistra ma bloccata principalmente dalle Regioni e dai Comuni– da aprire ulteriormente alla grande distribuzione e nel contempo finalizzata a dare liberistico ed illusorio sfogo all’aumento della disoccupazione. Insomma, la deindustrializzazione ed il disinvestimento industriale si accompagnano al dominio di un parassitario neo capitalismo delle bollette, delle parcelle, ecc.



    Dal punto di vista del centrodestra al governo, tutti questi vincoli di dipendenza hanno determinato un quadro di stagnazione e comportato il prosciugamento delle risorse finanziarie interne. L’agognato progetto di circolo virtuoso di maggiori investimenti e magnifiche dinamiche conseguenti non è affatto decollato. Mancano i fondi per attuare la riforma fiscale –volta anche ad eliminare agevolazioni e meccanismi fiscali elaborati dal centrosinistra per favorire certe grandi imprese– e realizzare dannose opere infrastrutturali. Si fanno sempre più consistenti gli oneri coloniali da sborsare per sostenere le strategie militari di Washington –dopo Stati Uniti e Gran Bretagna, l’Italia è il terzo Stato al mondo per “contributo complessivo” a cosiddette “missioni di pace” all’estero– sperando che la condiscendenza del padrone permetta di tutelare in scia immediati e marginali interessi economici e politici.

    Nel mentre serpeggiano timori per un possibile rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, che farebbe aumentare spesa per interessi e dunque il disavanzo pubblico monitorato dal Patto di stabilità europeo, i costi del rispetto di questo vengono principalmente accollati agli enti territoriali –con conseguente aumento della tassazione o drastica riduzione di vari servizi. Il centrodestra si affanna insomma sul come incassare, stando nello stesso tempo attento a non deprimere ulteriormente i consumi. Ecco così spiegato il continuo ricorso, nelle finanziarie governative, a misure cosiddette una tantum –comunque deleterie per gli interessi collettivi– come concordati, condoni, “scudo fiscale” per il rientro dei capitali e cartolarizzazioni.



    L’incancrenirsi delle difficoltà e la mancanza di fondi acuiscono i conflitti all’interno del sistema politico ed economico e sono all’origine delle forti frizioni nella compagine governativa. Qui si inscrivono strutturalmente il conflitto Fazio-Tremonti e anche, trasversalmente a questo, l’intento di AN ed UDC di rompere l’asse Berlusconi-Bossi-Tremonti. Il fatto che, di fronte ai vincoli esterni, tale asse insista per un certo scenario di sviluppo di piccole e medie imprese, con un ruolo dirigista assegnato al ministero dell’economia, non piace al capitale finanziario di cui è riferimento proprio Fazio –governatore di quella società per azioni che è la Banca d’Italia, che ha per azionisti quelle stesse banche su cui Fazio dovrebbe vigilare– che vorrebbe dettare la linea. Sull’andamento e direzione di tali conflitti, un ruolo fondamentale lo giocherà, ancora una volta, l’ambito giudiziario/giurisdizionale, apparentemente neutrale e super partes, in realtà ambito di registrazione di rapporti di forza: si pensi alle diversificate inchieste di varie Procure sul caso Cirio o agli attesi pronunciamenti della Corte Costituzionale. Secondo D’Alema (intervista Panorama 2 ottobre 2003) questa, a fattiva maggioranza di centrosinistra, andrebbe a “demolire pezzo dopo pezzo (…), come ha già fatto per la riforma Tremonti sulle fondazioni bancarie”, diversi dei provvedimenti più significativi (e dannosi) varati dal centrodestra: dalla Legge Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo al condono edilizio, dal lodo Maccanico-Schifani (la legge che sancisce l’improcedibilità e la sospensione di ogni processo contro le cinque più alte cariche dello Stato, per tutta la durata del mandato) alla legge obiettivo per facilitare le opere infrastrutturali scardinando norme di tutela ambientale.

    Comunque si illude chi crede, con un eventuale governo di centrosinistra, ad un mutamento significativo di indirizzo politico, più attento alle istanze sociali. La scelta di astenersi, nel referendum del giugno scorso, sull’estensione dell’art. 18, ha mostrato ancora una volta le referenze cui è sensibile il centrosinistra, la sua attitudine a neutralizzare i conflitti sociali e a fungere da garante della stabilità sociale. Ripetuti pronunciamenti di suoi esponenti come Bersani, Treu, eccetera, ci mostrano infatti come su questioni decisive, ad esempio la riforma delle pensioni, il centrosinistra sia fautore di un liberismo ancora più spinto di quello del centrodestra. In politica estera, alla luce delle guerre di aggressione in Kosovo e Afghanistan, ci pare chiaro che la contrarietà di gran parte della sinistra istituzionale alla seconda guerra in Iraq, oltre a voler cavalcare dall’opposizione i diffusi sentimenti pacifisti espressi dall’opinione pubblica, può anche aver coinciso con un’opposizione all’unilateralismo USA –si veda l’enfatizzazione sul ruolo multilaterale dell’ONU– finalizzata però ad allargare gli spicchi di prebende ottenibili nelle condizioni oggettive, date, di subalternità al (mono)imperialismo egemone.

    Anche in questo ambito la comunanza strategica servile dei due poli è convergente nella sostanza e divergente nelle forme con cui si mira a trarre benefici di scia.

    Insomma, tra due mali (centrodestra e centrosinistra) è imbarazzante, se non addirittura fuorviante, anche attestarsi sulla scelta del minore. L’unica prospettiva credibile, avendo chiari i nodi sul tappeto, è costruire una politica indipendente. Nelle idee e nei fatti.

  4. #4
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    Predefinito Re: Governo Berlusconi: governo degli evasori fiscali

    In origine postato da Catilina
    Insomma, qui siamo già alla guerra civile, per adesso non ancora combattuta con le armi, ma con il fisco.
    Da una parte l' Italia di Berlusconi, quella appunto degli "autonomi" evasori e dei clericali, oltre che delle masse lobotomizzate da Mediaset (disoccupati, casalinghe, ecc.).
    Dall' altra l' Italia che lavora: operai, impiegati, giovani precarizzati, piccoli artigiani e commercianti. Gente che stringe sempre più la cinghia ed ha capito che la posta in gioco è la sopravvivenza; ormai disposta a tutto (sì, perfino a votare Prodi, caro Skarm) pur di fermare la corsa verso la catastrofe di tipo argentino cui il governo della Casa delle Libertà sta conducendo loro e l' Italia.

    Altro che Rolvio Produsconi...
    Una guerra civile ? Non mi pare che ad Haiti il "Gruppo 184" abbia fatto un'accozzaglia elettorale per sconfiggere Aristide alle elezioni come in Italia l'Ulivo contro Berlusconi.
    E anche se vincesse Prodi, tu pensi che le cose andrebbero meglio ? Questo è il sistema capitalistico che, accelerato o rallentato, segue i suoi naturali percorsi, indipendentemente dai governi di turno o dal fatto che a capo di questi vi sia Berlusconi o il salame-mortadella Prodi.

  5. #5
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Re: Re: Governo Berlusconi: governo degli evasori fiscali

    In origine postato da Winston
    [B Questo è il sistema capitalistico che, accelerato o rallentato, segue i suoi naturali percorsi, indipendentemente dai governi di turno [/B]
    Aprendo questo thread avevo fornito una serie di indicatori.
    Incrociando una mole di dati provenienti dalle più diverse fonti il risultato è sempre lo stesso: da quando il centrodestra è tornato al potere in Italia si vive peggio. Anzi no, mi correggo: in Italia vivono peggio lavoratori dipendenti e pensionati, perchè le politiche di Berlusconi & C. aggrediscono i redditi bassi e medio-bassi e distruggono i ceti medi dei lavoratori dipendenti, per favorire gli "autonomi" evasori. Ciò, insieme alla "devolution", sta facendo saltare qualsiasi possibilità di coesione sociale e nazionale.
    Quindi non ci troviamo in una situazione normale, ma di fronte ad una vera e propria emergenza. Dinanzi a tutto questo, disquisire sui massimi sistemi, dire che "tanto sono più o meno uguali", ecc. denota come minimo uno scarso senso della realtà.

  6. #6
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Skarm, non isolarti dalle masse!

    In origine postato da Skarm

    io vedo il pericolo di dimenticarsi certe cose
    In compenso fa molto comodo ai liberisti del Centrosinistra far credere ciò alla gente...e evidentemente ci sei cascato pure tu,
    Vuoi mandarli su perchè se ne ritornino giù a dire "in Europa chiedono maggiore flessibilità" o a dire allegramente "Ma l'inflazione in area Euro è aumentata dello 0.5%" alla faccia di tante persone con i salari reali dimezzati???!!
    Ê questo che vuoi,
    ??!!
    Skarm [/B]
    Caro Skarm,
    ci troviamo oggi in una situazione difficilissima a causa di due dati imprescindibili, che complicano tremendamente la vita a chi non vuole subordinarsi alla "sinistra moderata":
    1) una forte volontà unitaria a livello di massa in chiave antiberlusconiana, e se ciò accade è perchè il governo di centrodestra segna un netto peggioramento su molti terreni sociali e politici rispetto ai pur non amati governi di centrosinistra, tanto che si accantonano le critiche alle malefatte passate e presenti delle forze di centrosinistra pur di cacciare il puzzone;
    2) una pressione affinchè si mettano da parte le divergenze per svolgere semmai una funzione di "pungolo a sinistra".
    Non possiamo ignorare la spinta unitaria di base e di massa. Al tempo stesso non possiamo nemmeno cancellare la critica dell' operato del centrosinistra e dei sindacati concertativi.
    Ma praticare il cerchiobottismo può essere letto come un disimpegno nella lotta antiberlusconiana, che adesso è prioritaria; come un segnale di indifferenza, o peggio di ostilità, nei confronti di tale lotta.
    Sicuramente una lettura che equipara centrodestra e centrosinistra oggi non paga a livello di massa: anche perchè sui terreni sociali, su quelli delle regole istituzionali e democratico-borghesi, sul conflitto di interessi, il monopolio dell' informazione e il razzismo, l' accozzaglia forzista-leghista-nazialleata- clericale appare davvero peggiore del centrosinistra.
    Non spenderci su tutti questi terreni, ignorando le mobilitazioni che si sviluppano su tali temi, sostenute invece da tanti lavoratori sensibili su questi argomenti, toglie l' area di consenso e di interesse verso le nostre proposte.

  7. #7
    Con l'Iraq che si ribella
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    Predefinito

    Caro Catilina,
    Ci terrei a sottolineare che io ho sempre considerato Silvio
    Berlusconi una minaccia per il nostro Paese, con il suo liberismo
    sbandierato...con gli attacchi continui alla Magistratura ed il suo "servirsi da sè" di tutto ciò che è della Comunità che è qualcosa di davvero "mafioso"...non ho mai votato CdL in vita mia e piuttosto che votarla ho votato Ulivo, anche se non ho mai
    nutrito alcun amore per Prodi...sono anni che faccio la mia "personale" campagna contro Berlusconi, che lo sbeffeggio, che ne dico di tutti i colori su di lui e sui suoi, che mi invento i modi più assurdi di chiamarlo, ecc...il tutto per sottolineare la natura squallida e perniciosa del nano...ho votato alle scorse elezioni Ulivo all'uninominale con notevole "scetticismo" nei confronti dello
    stesso perchè questo non aveva fatto un cazzo contro
    Berlusconi, ci si era 'inciuciato'...ho "girotondato" contro buona
    parte delle schifezze che ha fatto (ero al Palavobis, al primo girotondo attorno alla Rai, a quello attorno al Palazzo di Giustizia contro la Cirami, alla manifestazione di protesta per la censura a RAIOT in non-mi-ricordo-bene-quale-Pala-che...ecc...)...sono andato in piazza agli scioperi generali per dimostrare la mia vicinanza alle giuste lotte dei lavoratori...sono andato in piazza contro questa guerra immonda in Iraq...insomma...non mi pare di avere avuto in questi ultimi anni un comportamento definibile come "qualunquista"...ho visto cose contro le quali ritenevo giusto E DOVEROSO protestare e HO PROTESTATO!

    MA ultimamente mi sono reso conto di quanto ultimamente i comportamenti di questo csx mi suonino "falsi" e "berlusconiani"...
    ...soprattutto la storia dei 'riformisti' che se ne vanno fuori dall'aula per non votare "no" contro al rifinanziamento della missione in Iraq e poi vogliono marciare per la pace...o Prodi che si finge così interessato e vicino alla gente ma quando la gente si lamentava ed eravamo lontani dalle elezioni diceva "ma in Area Euro l'inflazione è aumentata in media dello 0.5%"!
    E io sono uno che certe affermazioni che dimostrano l'assoluto DISPREZZO per le esigenze della gente me le lego al dito!
    Come mi sono legato al dito "quello della sicurezza è un problema di isterismo collettivo" analisi di Fassino l'indomani delle regionali del 2000!!
    Berlusconi è uno schifo e mi piacerebbe che se ne andasse a casa,
    ma non verrà abbattuto dai suoi...hai presente tutte le bestialità e le figure DI MERDA che quel PAGLIACCIO ha fatto fare ai
    suoi alleati??? Eppure quelli continuano a votare la sua MERDA e non si sognano manco vagamente di spedirlo via a calci in culo...
    ...quella gente non ha un MINIMO DI DIGNITà!!
    Quindi che senso ha fare propaganda al fianco del Csx per le elezioni europee, quando dall'Europa arrivano sempre giù richieste di "flessibilità" qua e "flessibilità" là..."riforma delle pensioni"...ecc...???
    Il Governo non cade e ad alimentare le speranze in un Csx liberista avremo solo alimentato false speranze nella gente, senza neppure cercare di suggirire un minimo di criticità nei confronti di questo Csx "americanizzato ed elettoralista"!

    Capisco che tu ti ponga il problema del conflitto d'interessi e delle differenze tra il capitalismo sfruttatore in salsa mafiosa di Berlusconi e quello più "anglosassone-politicamente corretto"
    di Prodi...insomma che tu percepisca una visione del "meno peggio" in chiave antiberlusconiana...anche io lo faccio da tempo,
    ma io ti chiedo...credi "davvero" che questa attivazione alle Europee conti qualcosa sul piano nazionale?
    Perchè è qui IN ITALIA che il Nano fa I DISASTRI, perchè qui in ITALIA qualche DANNATO PEZZO DI MERDA ha fatto una "bella Legge Acerbo" che rende il NANO con il 44% dei consensi una maggioranza potentissima che si riesce a blindare ogni volta peggio di un PANZER, mentre in Europa deve controllarsi o se lo inculano a sangue!
    Se mandi su in Europa stì 'riformisti' qui non cambierà un cazzo
    -credi a Bossi o a Fini che escono dal Governo, Catilina??- ed in compenso avrai mandato dei liberisti ('anglosassoni' quanto vuoi ma pur sempre quello sono...) su in Europa a scomandazzare e qui avrai ancora il maledetto nano!
    Capisco perfettamente queste logiche "strategiche", Catilina!!
    SONO ANNI CHE MI CI BASO!!
    Ma ora mi rendo conto che il tentativo di mobilitare la gente per le Europee è semplicemente una TRUFFA del Centrosinistra che ha visto benissimo che Berlusconi non cadrà...che dice pure che se quello viene condannato NON NE CHIEDERà LE DIMISSIONI!...ma che sfrutta la disperazione della gente che vuole liberarsi di stò CANCRO per spregevoli calcoli elettorali!
    Questa è la ragione percui io voterò ICONA, la lista del CODACONS, che si è fatto interprete delle lamentele dei tanti consumatori che hanno subito la speculazione sull'Euro quando ancora PRODI sorrideva nel suo beato menefreghismo su in Belgio e diceva quel che ti ho detto sopra!!
    Skarm

    P.S.: Quel che voto alle Europee te l'ho detto...poi libero di votare
    Prodi alle Europee in chiave antiberlusconiana...però te l'ho
    detto..."puzza di fregatura lontano un miglio"!
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

 

 

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