Un’italiana governatore di Nassiriya.
L’Italia pianta le radici in Iraq. Mentre il paese rischia di sprofondare nelle sabbie del deserto che lo coprono, minacciato da quotidiani attentati, incapace di intravedere un futuro sul quale americani e sciiti, con la mediazione per ora infruttuosa dell’Onu, non riescono a mettersi d’accordo, il governo italiano cerca un posto nella tavola della ricostruzione nella quale ha trovato finora ora solo qualche briciola. Pochi giorni fa il proconsole di Bush, Paul Bremer ha detto che i militari italiani dovranno restare almeno «fino al 2005» ed il ministro della Difesa, Antonio Martino, si è affrettato a precisare che, in effetti, la missione dei soldati «potrebbe durare a lungo», ben più dei sei mesi su quali si voterà tra breve alla Camera. E, in questo quadro, si intravede una spartizione dell’Iraq in «zone di influenza».
L’Italia punta su una presenza stabile nella provincia di Dhi Qar della quale Nassiriya è la capitale. Il fatto che un’italiana venga nominata «governatore» della regione, come ha appreso l’Unità, s’inquadra appunto nel «radicamento» in Iraq. Con un anticipo di alcuni mesi, il britannico John Bourne che finora ha guidato la Cpa (l’autorità provvisoria della Coalizione) a Nassiriya dovrebbe abbandonare l’incarico che sarà assunto dall’italiana Barbara Contini, quarantenne, esperta di volontariato e cooperazione internazionale, da alcuni mesi impegnata nella Cpa a Bassora. In tal modo l’Italia, sottoposta al comando inglese sul piano militare, assumerà la guida politica della ricostruzione nella provincia di Dhi Qar in un momento di particolare tensione.
Il governatore iracheno (la Cpa ha designato un consiglio provinciale di trenta membri iracheni che affianca l’autorità occupante) è infatti sotto tiro. Gli sciiti vogliono le elezioni e, dalle città sante di Najaf e Karbala, stanno estendendo le loro proteste anche nel sud, per moltiplicare in tal modo le pressioni sugli americani e sull’Onu.
Perché dunque l’Italia assume un ruolo così «visibile» a Nassiriya? Barbara Contini ha curato per molti mesi del 2003 i progetti del Cesvi, un'organizzazione non governativa italiana, nella città di Bassora. L’Ong ha curato iniziative nel campo sanitario, scolastico, e per la realizzazione di strutture idriche (il problema dell’acqua è una priorità nell’Iraq meridionale). Viene descritta come una donna forte e determinata, esperta nella raccolta di fondi da destinare ai progetti. Alcuni sono stati finanziati dall’Unicef, dalla Germania, altri dall’Italia con contributi provenienti anche da Mediaset. In particolare si è occupata dell’assegnazione di contratti ad imprese locali che in tante (64) hanno risposto. In passato ha lavorato anche in Erzegovina per l’Osce, l’organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa. Per questa sua esperienza è stata chiamata alla Cpa di Bassora e lavora da alcuni mesi a stretto gomito con americani e inglesi.
Il governo ha insomma scelto una donna, con un lungo curriculum di cooperante, per completare il dispiegamento italiano nella regione di Nassiriya. Ai soldati tocca il compito di garantire la sicurezza, mentre Farnesina e palazzo Chigi attrezzano «task force» per farsi largo nella rissa per gli appalti che accompagna la ricostruzione. Pochi giorni fa alla Farnesina, il segretario generale Umberto Vattani ha ricevuto l’ingegner Lino Cardarelli per il quale il governo ha recentemente ottenuto la carica di vice-direttore del Program Management Office, l’organismo della Cpa guidata da Bremer che coordina le attività economiche, finanziarie ed industriali in Iraq. Nel colloquio, spiega una nota del ministero degli Esteri, si è discusso, sulla base delle indicazioni del ministro Frattini, delle «prospettive della presenza italiana in Iraq nell’ambito dell’azione di sostegno del nostro paese alla ricostruzione». La Farnesina spiega che attualmente in Iraq vi sono solo trenta civili italiani impegnati nei progetti della ricostruzione a Bassora, Baghdad e Nassiryia. Pochi, fa capire la nota del ministero, e per questo Esteri, Attività produttive, Istituto per il commercio estero, Sace e Simest hanno dato vita ad una «task force interminsteriale» che dovrà coordinare la ricostruzione curando «con particolare attenzione alle prospettive di un ulteriore potenziamento della presenza italiana di esperti civili in seno al governo provvisorio iracheno».
Gli affari non mancano nel sud dell’Iraq. Pochi giorni fa il governatore di Bassora, Wael Abdelateef Hussein si è recato a Dubai con una ventina di imprenditori al seguito e, tra i grandi affari dei quali ha parlato, ci sono quelli relativi alla ricostruzione dei porti di Bassora e Um Qasr dove ha sede il comando inglese che dirige il settore dove sono schierati gli italiani. Entro la fine di marzo gli americani assegneranno contratti per altri 5 miliardi di dollari. Finora l’Italia è stata esclusa dalle grandi commesse, assegnate in gran parte ad imprese americane e britanniche. Ora il ministro Martino annuncia «tempi lunghi» per la missione italiana a Nassiriya e la «task force» nominata su indicazione di Frattini sta valutando se, dopo le briciole, arriverà qualche dollaro.




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