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  1. #1
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    Predefinito Tributi locali, Comuni e Regioni tartassano i contribuenti

    3colli non mette le mani nelle tasche degli italiani (fiscal drag a parte...).... Noooo...

    Lui mette solo le mani nelle tasche delle regioni, che a loro volta sono costrette a metterle nelle tasche degli italiani... All'inizio 3colli ha impedito loro di modificare le aliquote... Per un po' di tempo, ma alla fine i nodi DEVONO venire al pettine...

    Ma anche di questo vi avevo avvisato parecchio tempo fa'....


    Boom delle entrate fiscali nei primi 11 mesi del 2003
    Il gettito dell'Irpef comunale cresciuto del 46,7 per cento
    Tributi locali, Comuni e Regioni tartassano i contribuenti
    E' l'effetto delle decisioni del governo di tagliare
    i trasferimenti agli enti territoriali

    ROMA - Il governo ha tagliato i trasferimenti a Comuni e Regioni. E gli enti locali sono corsi ai ripari. Hanno tentato di mettere a posto i conti e di far fronte alle spese aumentando i prelievi ai propri contribuenti. Il risultato è stato un aumento delle tasse locali, tanto che il 2003 può essere considerato un anno boom per i tributi locali.

    L'Irpef comunale, nei primi 11 mesi del 2003, ha segnato un incremento del gettito pari a 46,7% rispetto all'anno precedente, così come l'addizionale regionale ha visto il gettito lievitare del 20,6%. A scattare la "fotografia" del gettito è un documento, relativo ai primi 11 mesi del 2003, elaborato dal Dipartimento per le Politiche Fiscali del ministero dell' Economia, relativo ai primi 11 mesi del 2003. Un documento dal quale emerge che le entrate locali hanno risentito in particolare dei ritocchi di aliquota per l'Irpef comunale decisi per il 2002, prima che scattasse il "congelamento", da parte di alcuni Comuni (599 l'hanno introdotta per la prima volta, 1.549 l' hanno aumentata) e di sei Regioni.

    Nel complesso le tre entrate fiscali locali monitorate dal ministero dell' Economia (Irpef comunale, Irpef regionale e Irap) hanno dato, tra gennaio e novembre 2003, un gettito di 30.545 milioni di euro con un incremento percentuale dell'8,2% rispetto allo stesso periodo del 2002. In soldoni si tratta di 2.306 milioni di euro di maggiori incassi, l'equivalente di 5.500 miliardi di vecchie lire.

    Irpef comunale. L'imposta che ha visto, in termini percentuali, lievitare di più le proprie entrate è stata l'Irpef comunale. L'addizionale che i comuni possono decidere di applicare sull'Irpef ha dato 1.457 milioni di gettito in 11 mesi, (+46,7%) rispetto allo stesso periodo del 2002. Nel solo mese di novembre il gettito è stato pari a 131 milioni di euro (+57 milioni di euro, pari al +77%). Il gettito è aumentato grazie alla decisione di 599 comuni di istituire per la prima volta l'addizionale. Non solo. A fronte di 42 comuni che nel 2002 hanno deciso di togliere questo balzello o di ridurne l'entità, ve ne sono stati ben 1.549 che hanno invece deciso un aumento.

    Irpef Regionale. L'addizionale Irpef incassata
    dalle Regioni, invece, ha dato un gettito pari a 5.387 milioni di euro tra gennaio e novembre 2003, mettendo a segno una crescita di 920 milioni di euro, pari ad un +20,6%. Anche in questo caso l'incremento è dovuto all'utilizzo della leva fiscale da parte di sei regioni che nel 2002 hanno deciso di aumentare
    l'aliquota che l'anno precedente era stata dello 0,9% in tutta Italia. A stabilire diverse aliquote in funzione delle fasce di reddito sono state la Lombardia, le Marche, il Piemonte, la Puglia, l'Umbria e il Veneto.

    L'Irap. La crescita è stata più contenuta: più 4%. Ma l'incasso dell'imposta regionale sulle attività produttive è stato comunque consistentee: 922 milioni di euro di gettito in più. E' l'imposta locale più pesante: nei primi 11 mesi del 2003 ha dato un gettito di 23.701 milioni, contro i 22.779 dell' anno precedente. L'incremento è dovuto esclusivamente all'Irap pagata dal settore pubblico e non dall'imposta versata dalle società: l' Irap versata da enti e istituzioni pubbliche è infatti aumentata del 12,5%, fornendo un gettito totale di 8.279 milioni. Nel valutare i dati, però, il documento del ministero mette in risalto che la crescita del gettito dell'Irap pubblica è dovuto al fatto che alcune somme che dovevano essere versate nel 2002 sono state pagate solo nel 2003.

    (24 febbraio 2004)



    Avanti cosi' pollisti...

  2. #2
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    Un impegno concreto: piu' tasse per tutti (tranne che per il nano, che con il condono risparmia 162.000.000 di euro....)


  3. #3
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    Predefinito

    In Origine Postato da Ago
    Un impegno concreto: piu' tasse per tutti (tranne che per il nano, che con il condono risparmia 162.000.000 di euro....)

    Bilancio consuntivo Comune di Asti anno 2003 circa 120 milioni di euro...............bilancio previsionale Comune di Asti 2004 114 milioni di euro........e i resanti 6 milioni dove sono finiti??????
    Parliamo di un taglio di trasferimenti dallo stato di 12 miliardi di vecchie lire per un comune di 75 mila abitanti..........
    Bene....il Comune di Asti non ha aumentato nulla ....ma la Regione si....oltre ad aver da tempo rimesso i ticket sono aumentate tutte le addizionali e le imposte indirette oltre al fatto che se entri in una ASL c'e' l'emergenza posti letto .............MAI SUCCESSO QUI...........e il nuovo ospedale di Asti in inaugurazione.......finito da 6 mesi attende le dotazioni per essere aperto ma la Regione dice di non avere i soldi........il nuovo ospedale e' costato 140 miliardi di lire e 30 miliardi di lavori collaterali da parte del comune.........la Regione (di DESTRA) dice,......e' colpa del governo......il nuovo ospedale avviato da una giunta di SINISTRA nel 1998 dopo 26 anni di tangentopoli DC PSI ora e' terminato e una giunta di SINISTRA attende che la Regione (DESTRA) si prenda le proprie responsabilita'.....................questo era un piccolo esempio dei tagli di TRE CONTI.......DEL CASIO CHE STA ACCADENDO IN TUTTO IL PAESE............persino Ghigo (DESTRA) presidente della regione ha detto.....E' COLPA DEL GOVERNO.....BELLO SCARICABARILE FRA POLLI!!!!!!!!!

  4. #4
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    L' Italia è più ricca ......... di tasse .................... ma i pollastri non se ne accorgono mica ......... nonostante gli sfilino soldi dalle tasche in ogni modo ( tributi, condoni, inflazione) ...... loro sono pure contenti.


    A tafazzi .... fanno una pippa.

    E' logico, poi, che essendo più ricchi, consumiamo di meno.


    http://www.macroagenda.it/itafidcon.htm


    Tutti i dati confermano le loro chiacchiere....... e il miracolo economico.




    Isae e Istat: umore stazionario, giù i consumi



    L'indice di fiducia si è fermato a 98,8% contro il 98,9% del mese precedente. Pubblicati anche i dati Istat: male i consumi


    ROMA - E' un quadro preoccupante ma non ancora drammatico quello che emerge dai dati pubblicati martedì dai due enti di ricerca Isae e Istat, che provano a descrivere gli italiani che fanno la spesa. Cresce la richiesta in generi alimentari, e sostiene da sola tutta la domanda; in crisi infatti i beni meno essenziali come le calzature, dice l'Istat. Per l'Isae la fiducia nell'economia degli italiani è in lievissimo calo da dati di partenza peraltro non confortanti.
    Frena anche la tradizionale passione italiana per i telefoni cellulari, e cresce ancora invece quella per Internet e il Pc.

    FIDUCIA - È stabile la fiducia dei consumatori nel mese di

    (Fotogramma)
    febbraio. Secondo quanto riferisce l'Isae, Istituto di studi e analisi economiche, l'indice destagionalizzato si attesta a 98,8, contro i 98,9 del mese precedente. Ma allo stesso tempo i consumatori si mostrano più pessimisti sia rispetto al proprio bilancio finanziario che alla situazione economica della famiglia. Secondo quanto rileva l'Isae, inoltre, in forte flessione è l'indice grezzo, sceso a 98,2 dal precedente 99,4. L'indice corretto anche per i fattori di natura erratica, infine, che risente maggiormente dei passati andamenti della serie storica, scende da 100,6 a 99.

    L'ANALISI - Sono segnali positivi, afferma l'Istituto di studi e analisi economica, arrivano dalle valutazioni sulla situazione corrente degli intervistati, soprattutto in merito alla percezione economica personale: infatti migliorano i giudizi sulla convenienza presente del risparmio e quelli relativi agli acquisti di beni durevoli, che consentono all'indice relativo alla sola situazione personale di salire da 106,1 a 106,2. Ma allo stesso tempo i consumatori si mostrano più pessimisti riguardo al proprio bilancio finanziario (l'indice scende da 3 a 0) e alla situazione economica della famiglia, per la quale peggiorano sia i giudizi (da -53 a -55) che le previsioni (da -8 a -9). Anche le previsioni sulle possibilità future del risparmio sono in peggioramento, con il saldo che precipita da -68 a -78.

    QUADRO ECONOMICO GENERALE - Per quanto riguarda invece il quadro economico generale, l'indice specifico scende ancora, portandosi da 84,4 a 83,2, sui minimi dal giugno 1997. In particolare, gli intervistati prevedono un incremento della disoccupazione e esprimono giudizi peggiori rispetto a gennaio sulla situazione generale del Paese. Quanto alla dinamica inflazionistica, si ampliano le attese di una sostanziale stabilità, ipotizzata dal 55% degli intervistati, contro il 51% di gennaio. Nella media dei Paesi dell'area euro, infine, la fiducia dei consumatori continua a mantenersi al di sotto dei valori medi dell'ultimo anno, rimanendo stabile per il secondo mese consecutivo.

    ISTAT: MALE I BENI DUREVOLI - Sono stati pubblicati oggi anche i dati Istat sull'andamento delle vendite al dettaglio nel 2003. Nella sostanza confermano una tendenza già emersa nei primi mesi dello scorso anno: i consumi rallentano e segnano un crescita del 2% (la più bassa dal 2001, cioè da quando sono disponibili i dati rilevati con la nuova base di calcolo), spinti proprio dagli alimentari che guadagnano il 4,6%, a fronte del modesto +0,2% registrato dai non alimentari. A far da traino è proprio la grande distribuzione, in particolare i supermercati e gli hard discount, le cui vendite
    sono aumentate del 4,7%, ben 4,5 punti percentuali in più
    rispetto alle imprese operanti su piccole superfici. «Il divario fra alimentari e non alimentari si accentua - rilevano i tecnici dell'istituto nazionale di Statistica - E la conferma arriva anche dal dato sull'andamento delle vendite in dicembre, cresciute dell'1,8% grazie al +4,4% degli alimentari ed al +0,1% dei non alimentari».
    24 febbraio 2004 -




    ISAE/ CALA FIDUCIA IMPRESE A FEBBRAIO, INDICE SCENDE A 92,6
    25/02/2004 - 095
    Peggiorano lievemente aspettative occupazione

    Roma, 25 feb. (Apcom) - Cala a febbraio il clima di fiducia delle imprese manifatturiere ed estrattive a causa di un accumulo di scorte. Lo rende noto l'Isae sottolineando che l'indice, al netto dei fattori stagionali, si attesta a 92,6 da 93,5 di gennaio, su livelli comunque superiori a quelli depressi della fine dell'anno scorso. Segnali positivi vengono però dalle rimanenti variabili che compongono il clima di fiducia: recuperano infatti i giudizi sul livello attuale del portafoglio ordini e tornano a crescere le attese a breve termine sulla produzione. Le imprese esprimono inoltre indicazioni meno pessimistiche circa le previsioni a breve termine sull'andamento degli ordini e sulla situazione generale dell'economia

    Peggiorano invece, seppur lievemente, le aspettative sull'occupazione e tornano a manifestarsi segnali di tensioni dal lato dei prezzi di vendita Il peggioramento della fiducia non è diffuso in tutti i comparti produttivi: l'indice torna a salire infatti nei beni di investimento (da 89,9 a 90,8), scendendo invece da 95,9 a 93,4 nei beni di consumo e da 93 a 91,7 negli intermedi.

    A febbraio, migliorano i giudizi riguardanti l'andamento corrente del portafoglio ordini, in presenza però di valutazioni più pessimistiche degli imprenditori sul livello della produzione; tornano inoltre ad aumentare le scorte di magazzino. Il saldo destagionalizzato relativo ai giudizi sul portafoglio ordini si attesta a -17 (da -18 di gennaio), su valori meno sfavorevoli di quelli medi dell'ultimo anno; peggiora leggermente la componente estera (da -18 a -19 in termini di saldo), in presenza di una sostanziale stabilità di quella interna (-19). Le imprese segnalano invece un peggioramento dei livelli della produzione, con il relativo saldo destagionalizzato che si attesta a -14, da -11 del mese di gennaio. Tornano inoltre ad accumularsi le scorte di magazzino (il saldo si attesta a 1, da -3 della precedente rilevazione).

    copyright @ 2004 APCOM


    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
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    Datemi retta ogni tanto, polllisti, so di cosa parlo...

    Ago dixit 19-2-2003
    In origine postato da Ago
    Il grosso del taglio viene dalla riduzione dei trasferimenti (-17,4%). Ovvero i versamenti alle regioni ed agli altri enti locali. Le altre voci sono quasi tutte in aumento!

    Cosa significa questo? Che le spese sono calate del 17,4%?

    NO!

    Significa solo che le entrate delle regioni sono calate del 17,4%! E quindi le regioni e gli altri enti locali dovranno trovare i fondi in altro modo: aumentando le addizionali, aumentando l'ICI, il costo dei biglietti del tram etc. etc. etc.

    Bel modo di ridurre la spesa.

    Meno birra, offusca la mente!

  6. #6
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    Per il 2004 non si preannuncia nulla di meglio....... i tagli ai trasferimenti costringeranno gli amministratori locali ad aumentare ancora l' imposizione.



    La Casa delle menzogne: MENO TASSE PER TUTTI.





    Ecco i dati del ministero degli Interni sui trasferimenti statali 2004 dopo l'effetto della Finanziaria. Palermo la più colpita
    Arriva la stangata sui comuni
    fondi tagliati fino al 15%
    di LUISA GRION


    ROMA - Meno soldi per tutti. Per le grandi città e per i piccoli comuni: la mannaia non ha risparmiato nessuno. Quest'anno i sindaci dovranno cavarsela da soli e contare di meno sui trasferimenti statali. La Finanziaria, si sa, li ha sfoltiti un bel po'. E considerato che dei 8.100 comuni italiani 6 mila non riescono a coprire con entrate proprie le spese per i servizi sociali le conseguenze saranno evidenti. C'è chi dovrà aumentare le tariffe per mense scolastiche e asili e chi spera di cavarsela rinunciando alle iniziative culturali. Chi vedrà scomparire nel "buco" i risparmi accumulati grazie ad anni di virtuosismi e chi dovrà rinunciare ai corsi di riqualificazione per il personale o agli aiuti per le famiglie senza una casa.

    La mappa dei contributi totali (correnti, per investimenti e speciali) presentata dal ministero degli Interni - l'ente erogatore - è chiara nella sua spietatezza: considerate le sole "capitali" regionali i tagli ai trasferimenti, dal 2003 al 2004, vanno dal 6 per cento di Firenze al 15 per cento di Palermo. I dati sono consultabili sul sito del ministero, dove sono riapparsi dopo un "giallo" durato qualche giorno (erano stati diffusi la scorsa settimana, e poi oscurati in seguito alle proteste di alcuni sindaci che denunciavano tagli superiori al previsto). Anche tenendo conto del fatto che si tratta di cifre preventive e quindi soggette ad aggiustamenti e a partite di giro la scure è evidente e va di pari passo con l'aumento delle tasse locali imposto dalle amministrazioni comunali che intendono così recuperare entrate venute a mancare.
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    Dai dati del ministero risulta che quest'anno perdono davvero tutti, ma che il Sud perde d più. I tagli praticati nelle città del Meridione sono superiori a quelli praticati nel Centro e nel Nord. La tendenza, d'altra parte, non risulta nuova. Uno studio effettuato dal Cerst (centro studi legato alla Università Cattaneo) sui trasferimenti distribuiti fra il 2000 e il 2003 dimostra non solo che fra le diverse aree del paese il gap aumenta e premia le zone a più alto reddito, ma anche che "nello stesso Nord iniziano ad esserci sperequazioni tra territori ad alta densità economica e territori a rischio di svuotamento, come le comunità montane".

    Per Francesco Boccia, direttore del Cerst, ci troviamo di fronte ad un federalismo al contrario: "Maggiore responsabilità sociali ai singoli territori e Stato centrale sempre più lontano dai bisogni". "I trasferimenti dal centro alla periferia stanno seguendo criteri schizofrenici - dice Boccia - poggiano sulle basi imponibili del territorio, il che vuol dire che più soldi dai allo Stato e più ne ricevi. Così facendo si cade in un circolo vizioso che rischia di mandare al collasso i più piccoli e problematici. Di fatto i comuni italiani, per le loro dimensioni, la base imponibile, le caratteristiche del sistema economico non possono essere autosufficienti nella erogazione dei serivizi essenziali. Nel Mezzogiorno la situazione è già oggi disastrosa".

    Il problema è reso ancora più grave dalla mancanza di una definizione dei livelli minimi essenziali che lo Stato centrale dovrebbe garantire a tutti. Se ne discute da un paio d'anni nelle due Commissioni create ad hoc presso il ministero dell'Economia e dell'Interno, ma nessun risultato è stato raggiunto né sono stati definiti i criteri per risolvere la questione. Aspettando lumi "sul minimo da garantire" gli enti locali si arrangiano e tagliano come meglio credono, dando vita a differenze notevoli da un centro all'altro.


    (26 febbraio 2004) La Repubblica
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

 

 

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