Fassino e la foglia di fico



Il rischio del tormentone c’è. Il rischio della catarsi anche. Ci si pone il problema di evitare entrambi. Ci riferiamo alla polemica sulla contestata partecipazione di Piero Fassino, segretario dei DS, alla manifestazione contro la guerra del 20 marzo.

La inopportuna sortita di Francesco Caruso sugli “schiaffoni umanitari” a Fassino – inopportuna nel metodo ma non nel merito –ha spianato la strada ad un tormentone che somiglia troppo ad una trappola. Bene hanno fatto gli organizzatori della manifestazione del 20 marzo a tirarsene fuori, ma un eccesso di zelo in questa direzione, ci porta dritti dritti al secondo rischio: la catarsi.

Infatti è emersa con troppa forza in alcune delle riunione preparatorie della manifestazione e nell’assemblea di martedì sera al Capranica, la netta sensazione che l’ambizione a non escludere nessuno dalle manifestazioni per la pace e di assicurare a tutti la possibilità di parteciparvi, stia consentendo al segretario dei DS e alla maggioranza che dirige quel partito…di cavarsela nuovamente ed eccessivamente a buon mercato.

Fassino e la maggioranza dei gruppi parlamentari dei DS, sostengono di voler votare contro il rifinanziamento della missione militare in Iraq ma a favore delle altre missioni militari perché queste sono sotto il mandato dell’ONU. In realtà, delle 25 missioni militari italiane all’estero, solo 9 sono sotto il mandato dell’ONU, le altre sono sotto il mandato della NATO o nel quadro di accordi bilaterali o multilaterali diversi sia dall’ONU che dalla NATO. Non solo, queste missioni militari, in soli cinque anni sono già costate 3,5 miliardi di euro. Infine, quali sono i risultati concreti sul piano dello sviluppo democratico, economico e dei rapporti tra le varie comunità etniche e religiose dei protettorati ONU in Bosnia, Kosovo, Afganistan? In Bosnia sono passati dieci anni, in Kosovo cinque, in Afganistan tre. Dove sono questi straordinari risultati? Quanti profughi serbi sono riusciti a tornare in Bosnia o in Kosovo? Quando e come si è votato “democraticamente” in Bosnia, Kosovo, Afganistan? Quanto è cresciuto l’indice di sviluppo umano di questi paesi? Alla luce di questi risultati, nascondersi dietro l’ONU appare una vera e propria foglia di fico.

E’ vero che l’Italia è un paese strano ma è vero che anche nella dottrina cattolica per avere l’assoluzione ed accedere al paradiso, serve un sacerdote, l’auto-assoluzione non è consentita. Fassino, che ha confermato a più riprese di non essere contrario alla presenza di truppe italiane in Iraq ma di volerle in ambito ONU e non sotto mandato della coalizione angloamericana, non solo si autoassolve ma pretende anche piena cittadinanza in una manifestazione che ha come parola d’ordine centrale in tutto il mondo il ritiro incondizionato delle truppe di occupazione straniere dall’Iraq. In alcuni ambiti delle associazioni impegnate per la manifestazione del 20 marzo è sembrata affacciarsi il paradosso di dover quasi chiedere scusa a Fassino per aver convocato una manifestazione che crea così tanti problemi ed imbarazzo ai manovratori del neonato partito riformista.

Era già accaduto in passato. La Marcia Perugia-Assisi in questi anni è diventata il simbolo della catarsi che consente a molti leader politici di fare una cosa in Parlamento o quando sono al governo e poi di sentirsi “di casa” in manifestazioni che sostengono ragioni ben diverse.

E’ successo per l’aggressione alla Jugoslavia, per alcune votazioni non cristalline in Parlamento (ma quando assisteremo all’ostruzionismo sulle spese militari?) o nell’assordante silenzio (e complicità) sull’oppressione coloniale israeliana contro i palestinesi. Non si può chiedere ai pacifisti né alle associazioni cattoliche di “ceffonare” Fassino ma almeno potrebbero chiedergli di fare una penitenza.

Il 20 marzo, Piero Fassino, se non voterà contro almeno la missione militari italiana in Iraq, dovrebbe avere il pudore di starsene alla larga da una manifestazione che chiede cose diverse da quelle che chiede lui e vuole una politica estera diversa da quella che fa lui. Non può pensare che il partito riformista possa giocare ad asso pigliatutto senza che qualcuno vada poi a vedere le carte.




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