Avviso ai naviganti; chi è Mario Draghi e il suo passato prossimo.
E le minacce mafiose.


Pronto, chi sparla?? Vicende telefoniche, fra privatizzazioni e intercettazioni
di Barbara Fois

E’ da un po’ di tempo che i nostri telefoni sono al centro dell’attenzione del mondo politico e finanziario: intercettazioni, fusioni, scorpori, privatizzazioni, scalate.... ma noi poveri utenti, vessati da bollette stratosferiche, da tasse sulle ricariche dei cellulari, e dalla preoccupazione che le nostre telefonate non abbiano più niente di privato, che ne sappiamo davvero? Perchè Tronchetti Provera si è dimesso? E che caspita c’entra Prodi nelle questioni della Telecom? E soprattutto: che c’è dietro tutto questo polverone? Forse vale la pena di fare un passo indietro e tornare a quel lontano 1997, quando la società Telecom Italia, di proprietà dello Stato, cioè di noi cittadini, fu privatizzata, cioè venduta a privati. Il presidente del consiglio era, a quel tempo, Romano Prodi.

Allora Amministratore Delegato (AD) della STET (Società Torinese Esercizi Telefonici, fondata nel 1933 insieme all’IRI), che controllava la T.I., era Ernesto Pascale, che era piuttosto restio alla privatizzazione di esercizi primari come quello delle telecomunicazioni e avrebbe voluto che ci si arrivasse per gradi. Del resto perfino la Thatcher in Inghilterra aveva privatizzato la Telecom britannica nell’arco di molti anni (1984-91). Ma il governo italiano aveva una gran fretta di metter mano al riordino del settore pubblico e delle privatizzazioni e si affidò alla regia del potentissimo Mario Draghi, allora Direttore Generale del Tesoro e autore di una legge sulle privatizzazioni che porta il suo nome (DL 24 febbraio 1998, n.58). E’ forse utile ricordare che è lo stesso Mario Draghi che dal 16 gennaio 2006 è Governatore della Banca d’Italia, dopo l’”affair Fazio”.

Così, dicevamo, Pascale fu scaricato, insieme a Biagio Agnes, che allora – lasciata la presidenza della RAI- era passato a quella della STET, entrambe controllate dall’IRI. Anzi, a proposito di questo “scaricamento” c’è una interessante testimonianza resa dallo stesso Agnes alla Commissione d’inchiesta sull’affare “Telekom Serbia”. Vi riporto qui solo questo brano invitandovi a leggere anche tutto il resto su

Mercoled 11 dicembre 2002 - Comm. Telekom-Serbia

“Vengo convocato la mattina per telefono mentre mi trovavo a casa per le ore 18,30 del pomeriggio. Chiedo a Pascale ed apprendo che anche lui è stato convocato per le 15 del pomeriggio. Alle 18,30, prima di andare all'appuntamento, vedo Pascale il quale mi dice di essersi dimesso perché glielo hanno chiesto, anche se non ha capito bene il motivo. Rispondo che io non mi sarei dimesso perché non vedrei motivi per farlo. Vado all'appuntamento e sono ricevuto dall'allora ministro del tesoro Ciampi e dal dottor Draghi. Premetto che corrisponde al vero il fatto che ventiquattro ore prima avevo visto il dottor Draghi, che non conoscevo, con cui ho parlato di strategie e della STET - che peraltro stava attraversando un buon momento - e con il quale ci siamo lasciati dicendo «ci rivediamo».
Il giorno dopo è avvenuto quello che è avvenuto. Sono andato all'appuntamento al Ministero del tesoro dove si è svolto un colloquio molto, molto civile con il ministro Ciampi, presente Draghi. Alla richiesta di dimissioni, motivate dal fatto che era meglio che nuove forze facessero le privatizzazioni, ho opposto un diniego al quale il ministro del tesoro ha risposto «la capisco, non posso dire che fa male, faccia come vuole». Ci siamo salutati e il dottor Draghi mi ha accompagnato alla macchina. Insieme abbiamo preso l'ascensore e parlando, Draghi mi ha chiesto «perché non si vuole dimettere? L'ha fatto anche Pascale». Ho risposto «Pascale ha i suoi motivi, io ho i miei e non intendo dimettermi». Ha continuato con «Ma chi glielo fa fare, chissà i giornali che cosa diranno...!» ed io ho controbattuto «diranno che non mi sono dimesso, non possono dire altro.» «Le conviene dimettersi, lei ha pure famiglia, perché non deve dimettersi? Pensi a tante cose!». Non voglio dare alcun giudizio, racconto quanto è successo come ho fatto anche nell'intervista..... Lungo il percorso, esattamente nell'ascensore, il dottor Draghi mi chiese se ero amico di Prodi. Ho risposto «per la verità, non c'è stata mai una grande simpatia tra me e Prodi, non so per quali motivi». E Draghi «perché è Prodi che insiste molto affinché lei vada via». ........ Ho ripetuto le stesse parole di Draghi. Sono andato via dal civilissimo incontro con il ministro del tesoro con la sicurezza di non dimettermi; dopo il colloquio in ascensore con Draghi, ci ho ripensato, ho fatto qualche telefonata a mia moglie e mi sono dimesso.”
E’ interessante poi leggere la versione di Draghi dello stesso fatto : una arrampicata sugli specchi degna di un freeclamber professionista:
Mercoled 30 aprile 2003 - Comm. Telekom-Serbia
Ma torniamo alla nostra Telecom. Spazzata via la vecchia classe dirigente, Agnes fu sostituito da Guido Rossi.... ma sì, quello che adesso ha preso il posto di Tronchetti Provera. Ma guarda un po’ com’è strana la vita, a volte... però c’è da dire che durò poco, e fu sostituito da Mario Rossignolo, fino a che non comparve Colaninno.... che giri, gente! Ma arriviamoci per gradi. Quel che dispiace è che al governo in quel momento non c’era la destra. E che la Telecom fu svenduta, come anche l’IRI, per prezzi irrisori.
Ma non solo: prima della privatizzazione ci fu anche quella sporca storia di Telekom Serbia.: la Telecom Italia comprò il 29% di Telekom Serbia per 878 miliardi di lire: una boccata d’ossigeno per Milosevic e il suo regime. Ma per avere quei soldi il dittatore serbo dovette pagare una tangente del 3% (oltre 26 miliardi) agli italiani. Chi erano questi italiani? Mah.... non s’è mai saputo. Però si è saputo che 5 anni dopo, appena caduto Milosevic, Telecom Italia rivendette la sua quota a Telecom Serbia per 378 miliardi: 500 milioni di perdita secca, il 57%. Un fiuto per gli affari strepitoso davvero, e al di là delle strumentalizzazioni della destra, una pagina davvero poco bella. C’è poi anche la storia di Infostrada ( delle Ferrovie dello Stato) venduta alla Olivetti per 700 miliardi (da dare in comode rate) e che poi la Olivetti rivenderà alla tedesca Mannesmann per 14 mila miliardi e tutti sull’unghia.... però! Un guadagno netto di 13.300 miliardi. Niente male, ma chi ci ha guadagnato in questa vicenda?
Ma continuiamo la nostra storia: nel 1999 Roberto Colaninno, già AD di Omnitel e Infostrada (.... ma guarda guarda....) e diventato poi un manager del gruppo De Benedetti, che ha assunto il controllo della Olivetti, lancia la famosa OPA. Cos’è? E’ l’ Offerta Pubblica di Acquisto. Una invenzione borsistica per consentire a terzi danarosi di dare la scalata a soggetti quotati o no in borsa, attraverso l’acquisto di grosse quote azionarie, che ne consentano il controllo. Nell’ordinamento italiano le OPA sono disciplinate dagli articoli 102-112 del testo Unico della Finanza, contenuto nel D. Legs. 58/98 (http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/98058dl.htm : è la legge che si occupa anche delle privatizzazioni: la legge Draghi, per capirci). Insomma il Colaninno, inviso alla destra e ben visto invece da D’Alema e soprattutto dal suo entourage ( la cosiddetta London court) entra nell’affare con un capitale pare ottenuto vendendo Omnitel e Infostrada – quando ne era AD - come già detto – ai tedeschi della Mannesmann. In realtà operazioni come queste, fatte con pochi capitali propri, ma con enormi finanziamenti di banche amiche, nel gergo borsistico si chiamano Leveraged buy out, ovvero comprare “influenzando”, cioè senza avere soldi. In altre parole: si compra e ci si indebita con le banche per poi scaricare il debito sul bilancio della società acquisita. E dunque sulle spalle dei piccoli azionisti, o come in questo caso sui consumatori, sugli utenti, su di noi.
Quando Colaninno iniziò la sua scalata, Telecom Italia aveva l’indebitamento più basso fra tutti i suoi omologhi europei, dopo l’acquisto il debito della società balzò a livelli di decine di miliardi. Debito che si amplierà ancora sotto la gestione di Tronchetti Provera. A fare gli industriali così son capaci tutti! “Capitani coraggiosi” di un capitalismo italiano fatto di tante parole, pochi soldi, enormi debiti e molti agganci politici ”, come li ha definiti giustamente la redazione di “Articolo 21”.
Comunque, nel 2001 cambia la gestione politica del paese e anche Telecom viene investita dalla ondata di berlusconismo: fuori Colaninno, dentro Marco Tronchetti Provera, ex genero di Pirelli e acclamato salvatore della società omonima. Si fa una cordata per prendersi Telecom: ne fanno parte, oltre al “bel Marco”, anche la famiglia Benetton, il finanziere milanese Francesco Micheli, che già aveva fiancheggiato Colaninno nell’OPA Telecom, e Mediaset. Ma a metà delle trattative questi due ultimi partner si ritirano ( ma sarà vero?) e restano solo Tronchetti Provera e i Benetton.
La gestione della società va avanti fra mille problemi, poi a settembre di quest’anno il colpo di scena: Tronchetti Provera annuncia lo scorporo, in società a parte, della Tim (che era stata già scorporata e incorporata una volta!) e scoppia lo scontro con il presidente del consiglio Prodi. La storia è sulle pagine di tutti i giornali: dopo l’annuncio di Tronchetti Provera che il CdA della Telecom ha deciso di scorporare Tim e di venderla, molto probabilmente a investitori stranieri, Prodi si inalbera e si lamenta del fatto che di questo non sia stato informato il Governo. Ed è scontro fra i due.
Ora, io che non so nulla di economia, vorrei sapere: perchè il Governo avrebbe dovuto essere informato delle delibere di una società privata? Perchè si tratta di telecomunicazioni? E se ne accorgono solo ora che sono importanti, basilari? Solo dopo aver privatizzato le società che le gestivano, facendo uscire lo Stato da ogni loro cda?? Ma, viene da pensare, forse non era solo il Governo che doveva essere informato. Infatti il Tronchetti Provera, o chi per lui, fa in modo che alcuni fogli di appunti scritti su carta intestata della Presidenza del Consiglio ( che Fini molto pesantemente ha chiamato “pizzini”), con annotazioni e appunti sullo scorporo della rete da Telecom di pugno di Angelo Rovati – consigliere di Prodi –arrivino alle redazioni del Sole 24ore e del Corriere della Sera. E adesso ha voglia Prodi di dire che di quegli appunti non ne sa nulla! Magari sarà vero, ma sembra Berlusconi quando negava di sapere che suo fratello fabbricava decoder. Anche se, naturalmente, il povero Rovati si è dimesso, non senza resistenze, immolandosi sull’altare della forza maggiore e delle urgenti priorità.
Così si è dimesso anche il Tronchetti Provera. Per calmare le acque. E le ire di Prodi. E al posto del Provera è arrivata una faccia nuova: Guido Rossi! ( ma và?!)....
Ma lo scontro con Prodi non è certo l’unico problema del “capitano coraggioso”: Telecom è nella bufera anche per la brutta storia delle intercettazioni telefoniche e del coinvolgimento di persone , come il Tavaroli ( di cui abbiamo parlato in un articolo precedente), vicine a lui. Una vicenda, questa delle illecite intercettazioni telefoniche, che ha avuto anche risvolti molto inquietanti, come la oscura morte di Adamo Bove. Una vicenda con ingredienti disparati: ci son mischiati servizi segreti, ma anche 007 da bricolage e poi registrazioni e intecettazioni non solo di pregiudicati, ma di gente comune e di molti industriali. Un insieme di indizi che portano a una bella industria del ricatto, a quanto sembra. E sinistra e destra sono d’accordo per bruciarle tutte, per distruggerle, queste prove, questi documenti. Già. E hanno fatto subito un decreto legge così su due piedi, velocissimi, che prevede anche multe pesantissime per i giornali che le pubblicano. Tutto giusto, certo, come no. E allora perchè una vocina maligna, bastarda, dentro di noi chiede viperina: ma non è che fa molto comodo a troppi di loro che vengano distrutte?
E tuttavia, purtroppo, non fa parte delle retrologie maligne temere che con questa scusa vengano imbavagliate anche le poche voci libere della stampa italiana, quelle che davvero informano i cittadini e scavano a fondo, non accontentandosi delle veline di agenzia. E infatti la vicenda di Carlo Bonini di Repubblica, che da anni si occupa proprio di “malaffare italiano” e che adesso si trova inguaiato per questo, ci fa temere che la strada sia proprio quella. Non vorremmo che invece di perseguire i delinquenti, si perseguissero i giornalisti che ne parlano, insomma. E le parole di Franco Siddi, Presidente della Federazione Nazionale della stampa, infatti, suonano molto preoccupate e preoccupanti, sul futuro dell’informazione e la tutela della professionalità dei giornalisti. (Articolo 21 - Il ruolo dei giornalisti e quello dei servizi. Dal caso Telecom arriva un messaggio chiaro )
E noi tutti sappiamo quanto è stata penalizzata l’informazione in questi ultimi anni, grazie anche al monopolio di Mediaset. E non ci piacerebbe che nel futuro di Telecom o di Tim ci fosse l’acquisto da parte dell’azienda tentacolare del cavaliere, che così avrebbe troppe piattaforme distributive: TV analogica, TV digitale terrestre, TV via cavo su ADSL e chissà cos’altro. Così non possiamo che sperare che l’Antitrust fermi una volta per tutte questa sconcezza.
Ma soprattutto resta, mischiata alla preoccupazione e all’amarezza, una domanda inevasa, che sta a monte di tutte le altre: “Che caspita di bisogno c’era di privatizzare la Telecom??” Perchè si privatizzano servizi che dovrebbero restare pubblici?? Come si fa a dare in mano a privati, perchè ingiustamente ci lucrino sopra, la gestione delle comunicazioni, dell’Energia Elettrica, dell’Acqua, cioè di beni primari, o addirittura di risorse che sono patrimonio dell’Umanità?! E soprattutto: come possono fare queste scelte i rappresentanti della sinistra?

Approfondimenti
http://www.canisciolti.info/modules....icle&sid=15151
Articolo 21 - Caso Telecom. Tra privatizzazioni e neostatalismo
Il Blog di Aprileonline.info'
http://www.telospiego.it/news/articolo.asp?id=00948
ISIMM - Media Economia Societ Istituzioni
Offerta pubblica di acquisto - Wikipedia
http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/98058dl.htm
Mercoled 30 aprile 2003 - Comm. Telekom-Serbia
Repubblica.it/politica: Telekom Serbia storia di una trappola

Fonte:
telecom intercettazioni