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  1. #1
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Predefinito Disgustosa ciliegina sulla torta

    Esilarante il polacco che si dilettava a parlare in romanesco. Una perfetta icona della chiesa cattolica ROMANA, più che mai, come quando combatte la lotta per l'indipendenza padana, cioè sempre, non dimentichiamocene mai.

    Anche per il vatekane come per tanti altri vale il detto "una fazza una razza", che siano di bianco o di nerovestiti, che siano afroarabi o mediterranei, sempre quelli sono.

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  2. #2
    PADANIA LIBERA!
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    Predefinito

    Un bello schifo...sempre di più bisogna mandare a pijessla ant ël cul tutta la marmaglia cattolica-vaticana(intendo preti e simili).
    Saluti Padani

  3. #3
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    Serenissima Euganea
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    Predefinito

    In origine postato da Wyatt Earp
    Un bello schifo...sempre di più bisogna mandare a pijessla ant ël cul tutta la marmaglia cattolica-vaticana(intendo preti e simili).
    Saluti Padani
    _________________________
    Secondo me è rimbambito e poi non conosce la realtà esterna.
    Le informazioni non le attinge direttamente parlando con la gente, ma gli arrivano filtrate dai soliti preti informatori.
    Certo che come minimo ci fa una magra figura.

  4. #4
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    Predefinito

    >Secondo me è rimbambito

    Orso, avrai sicuramente notato che sulla stampa e tv itagliane
    si sente continuamente la seguente storiella: il "santo-padre"
    e' sofferente fisicamente ma e' ancora al 100% con le sue facolta'
    mentali e quindi e' ancora saldamente alla guida della chiesa, etc.

    Viaggiano fra Australia, UK e a volte US ho cercato maggiori
    informazioni a riguardo. Sembra che la cosa non sia affatto cosi'.
    Per dirla in breve: Woityla e' a uno stato avanzato di demenza senile,
    forse alzheimer. Alterna rari momenti di lucidita' a lunghi periodi
    di confusione mentale. La guida della Chiesa Romana e' in mano
    a Ratzinger e al segretario personale del papa, tal Stanislaw Dziwisz
    (pronuncia "gee-whiz"), un rasputin di corte, che decide
    quali articoli passare al rimbambito Woityla per una firma
    sotto dichiarazioni scritte e decise da altri, facendole
    poi passare per dichiarazioni del papa. E' una situazione simile
    a quella dell'ultimo Breznev, per dirla chiaramente.
    I pochi giornalisti ammessi a ricevere notizie sono ben controllati
    e hanno una specie di impegno all'autocensura per non rivelare certi
    dettagli e non indagare. I pochi che hanno provato a scrivere la verita'
    sono stati allontanati. In particolare, i giornalisti itagliani pare siano
    i piu' bravi nell'autocensura (come dubitarne?)

    Un esempio recente di questa autocensura: Mary Robinson (ex PM
    irlandese) e' andata a "parlare" in privato col papa verso il 10 dicembre.
    Intendeva parlare di un noto collegio cattolico italo-irlandese
    vicino a San Giovanni Laterano. All'uscita, Mary Robinson
    dichiara piuttosto sconvolta a giornalisti anglo-americani
    che Woityla era in sostanza incapace di intendere, in uno stato
    di torpore mentale, non rispondeva se non con borbottii incoerenti,
    e non sapeva neanche piu' che c'era una chiesa a Roma
    chiamata San Giovanni Laterano (la chiesa di cui il Papa
    e' Vescovo!). La dichiarazione veniva prontamente censurata
    e nessuna notizia della visita di Mary Robinson veniva
    riportata dalla stampa itagliana, che scriveva invece
    che il Papa aveva come al solito portato a termine
    con successo i suoi impegni settimanali.
    La stampa australiana forniva anche vari altri esempi
    di censura riguardo alle condizioni del papa, facendo
    polemica contro la cortina di notizie false imposta
    dai giornalisti ufficiali italo-vaticani.

  5. #5
    Veneto indipendente
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    Predefinito

    In origine postato da aussiebloke
    >Secondo me è rimbambito

    Orso, avrai sicuramente notato che sulla stampa e tv itagliane
    si sente continuamente la seguente storiella: il "santo-padre"
    e' sofferente fisicamente ma e' ancora al 100% con le sue facolta'
    mentali e quindi e' ancora saldamente alla guida della chiesa, etc.

    Viaggiano fra Australia, UK e a volte US ho cercato maggiori
    informazioni a riguardo. Sembra che la cosa non sia affatto cosi'.
    Per dirla in breve: Woityla e' a uno stato avanzato di demenza senile,
    forse alzheimer. Alterna rari momenti di lucidita' a lunghi periodi
    di confusione mentale. La guida della Chiesa Romana e' in mano
    a Ratzinger e al segretario personale del papa, tal Stanislaw Dziwisz
    (pronuncia "gee-whiz"), un rasputin di corte, che decide
    quali articoli passare al rimbambito Woityla per una firma
    sotto dichiarazioni scritte e decise da altri, facendole
    poi passare per dichiarazioni del papa. E' una situazione simile
    a quella dell'ultimo Breznev, per dirla chiaramente.
    I pochi giornalisti ammessi a ricevere notizie sono ben controllati
    e hanno una specie di impegno all'autocensura per non rivelare certi
    dettagli e non indagare. I pochi che hanno provato a scrivere la verita'
    sono stati allontanati. In particolare, i giornalisti itagliani pare siano
    i piu' bravi nell'autocensura (come dubitarne?)

    Un esempio recente di questa autocensura: Mary Robinson (ex PM
    irlandese) e' andata a "parlare" in privato col papa verso il 10 dicembre.
    Intendeva parlare di un noto collegio cattolico italo-irlandese
    vicino a San Giovanni Laterano. All'uscita, Mary Robinson
    dichiara piuttosto sconvolta a giornalisti anglo-americani
    che Woityla era in sostanza incapace di intendere, in uno stato
    di torpore mentale, non rispondeva se non con borbottii incoerenti,
    e non sapeva neanche piu' che c'era una chiesa a Roma
    chiamata San Giovanni Laterano (la chiesa di cui il Papa
    e' Vescovo!). La dichiarazione veniva prontamente censurata
    e nessuna notizia della visita di Mary Robinson veniva
    riportata dalla stampa itagliana, che scriveva invece
    che il Papa aveva come al solito portato a termine
    con successo i suoi impegni settimanali.
    La stampa australiana forniva anche vari altri esempi
    di censura riguardo alle condizioni del papa, facendo
    polemica contro la cortina di notizie false imposta
    dai giornalisti ufficiali italo-vaticani.
    __________________________
    La tua ampia illuminazioe conferma i miei sospetti, anche se espressi con cautela nel post precedente: solo in itaglia e, in particolare, a roma sono possibili certe commedie drammatiche in perfetto stile medioevale.
    E la gente continua a vivere... al buio pesto,... credendo di vedere...
    Stampa e altri media con la museruola!
    Anche questa è itaglia, anzi è proprio questa la libertà in itaglia.

  6. #6
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    [Da L’espresso n. 6 del 6-12 febbraio 2004]


    ROMA – Giovanni Paolo II pare essersi rimesso un po’ in salute. Ma la curia vaticana no. Specie gli uomini vicinissimi al papa sono peggiorati in confusione. L’ultimo infortunio ha per protagonisti i due che più governano la sua immagine pubblica: l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, suo segretario personale e prefetto aggiunto della casa pontificia, e il numerario dell’Opus Dei Joaquín Navarro-Valls, direttore della sala stampa vaticana.

    La pietra d’inciampo è stata l’ultimo film di Mel Gibson sulla passione di Cristo. Un film che è diventato materia d’intrigo internazionale prima ancora d’arrivare nelle sale. Dziwisz e Navarro hanno avuto l’idea di tirar dentro in pieno papa Karol Wojtyla nella querelle. E quando hanno abbozzato una retromarcia, hanno fatto il disastro. Hanno negato, sia l’uno che l’altro, che il papa abbia mai pronunciato il commento che tutto il mondo ha saputo proprio da loro due. Ma andiamo per ordine.

    È la sera di venerdì 5 dicembre 2003 e nella sua sala da pranzo Giovanni Paolo II, assieme a Dziwisz, vede in dvd su grande schermo la prima parte di “The Passion”. Il giorno dopo completa la visione. E il lunedì successivo, 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, Dziwisz riceve i quattro che hanno fornito l’anteprima al papa. Sono Steve McEveety, il produttore americano del film, con la moglie; e Jan Michelini, l’aiuto regista di Mel Gibson, con il padre Alberto, ex anchorman del Tg 1 e parlamentare di Forza Italia.

    I Michelini padre e figlio sono entrambi soprannumerari dell’Opus Dei. Jan nacque, con la sorella gemella, nel 1979, durante il primo viaggio del papa in Polonia, e di ritorno a Roma fu Wojtyla in persona a impartirgli il battesimo, il primo del suo pontificato. Da allora sono rimasti legatissimi, con tanto di segni dal cielo. Durante la lavorazione del film un fulmine ha colpito Jan Michelini mentre girava la crocifissione, e un altro fulmine è calato su di lui proprio il 5 dicembre, il giorno dell’anteprima al papa. In entrambi i casi è uscito indenne.

    La conversazione avviene in italiano. E a tradurre in inglese a McEveety e alla moglie ciò che Dziwisz riferisce del papa sono i Michelini. La frase clou è la seguente: “It is as it was”. Undici lettere per dire che il film “è proprio come avvenne in realtà”. Quanto basta per far schierare il papa a totale sostegno dell’aderenza di “The Passion” ai vangeli.

    Quel lunedì 8 dicembre anche Navarro vede il film di Mel Gibson. Passano pochi giorni e il 16, negli Stati Uniti, “Variety” fa lo scoop: il papa ha visto il film in anteprima. Il 17 due giornali importanti rincarano. Su “The Wall Street Journal” una delle più celebri columnist d’America, Peggy Noonan, cattolica all’antica, già autrice dei più memorabili discorsi di Ronald Reagan, rende pubblico l’”It is as it was” di papa Wojtyla indicando come fonte diretta McEveety, come fonte ultima Dziwisz e come ulteriore conferma un messaggio e-mail a lei trasmesso da Navarro. Contemporaneamente, sul settimanale progressista “National Catholic Reporter” il corrispondente da Roma John L. Allen Jr. riporta l’identica frase del papa dando come fonte un’”anonima autorità vaticana”, della quale riferisce anche il seguente vaticinio: “Vi saranno conversioni a causa di questo film”.

    L’indomani la “Reuters” e l’”Associated Press” raccolgono dal Vaticano ulteriori conferme. E per il film di Mel Gibson è beatificazione. A metà dicembre, già mezza curia romana l’ha visto e ne è rimasta estasiata. Prima ancora dell’entrata in campo del papa avevano dato parere ultrafavorevole due personaggi di grande peso: il cardinale Darío Castrillón Hoyos (“Sono pronto a scambiare tutte le mie omelie sulla passione di Gesù con suna sola scena del film di Mel Gibson”) e il sottosegretario della congregazione per la dottrina della fede, braccio destro del cardinale Joseph Ratzinger, l’americano Joseph Augustine Di Noia, dell’ordine di San Domenico, in una chilometrica intervista dell’8 dicembre all’agenzia internazionale “Zenit”.

    Di Noia smantella punto per punto gli argomenti dei detrattori del film. “The Passion” non è antisemita, checché ne dica qualche ebreo, non tutti, dell’Anti-Defamation League o qualche biblista della conferenza dei vescovi degli Stati Uniti: intanto perché l’attrice che interpreta la Madonna, la rumena Maia Morgenstern, è essa stessa ebrea e figlia di sopravvissuti allo sterminio, ma soprattutto perché la forza del film è nella sua capacità di interpellare e scuotere lo spettattore, ciascuno spettatore, e far sentire anche lui, come tutti, peccatore e responsabile in proprio della morte di Gesù. Secondo, “The Passion” non è incomprensibile perché recitato in aramaico e in latino: la sua eloquenza è tutta nelle immagini, come i capolavori di Michelangelo o del Caravaggio che non hanno bisogno di traduzioni. Terzo, “The Passion” non è per sentimentali: è film di robusta dottrina cattolica: “Per i fedeli che lo vedranno, andare a messa non sarà più come prima”. Insomma, “The Passion” è vangelo fedelissimamente filmato: “It is as it was”.

    E allora che bisogno c’era di mettere in mezzo anche il papa, in questo coro mondiale che già vede attivissimi, a sostegno concorde del film, prelati di curia e vescovi (il più vivace quello di Denver, il francescano Charles Chaput), movimenti agguerriti tipo l’Opus Dei e i Legionari di Cristo (l’agenzia “Zenit” è dell’area), autorità neoconservative del calibro di Michael Novak o del direttore di “Crisis” Deal Hudson, gruppi di pressione neotradizionalisti come l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, network cattolici continentali come l’agenzia “Aciprensa” che copre l’intera America Latina?

    No, non c’era proprio bisogno di mettere in mezzo Giovanni Paolo II: questo, almeno, è ciò che pensano altri dirigenti vaticani, specie della segreteria di stato. Il 24 dicembre, vigilia di Natale, Cindy Wooden del “Catholic News Service”, l’agenzia della conferenza episcopale degli Stati Uniti, cita due anonimi prelati “vicini al papa” i quali negano che egli abbia pronunciato giudizi sul film.

    Ma il 9 gennaio John Allen del “National Catholic Reporter” cita di nuovo la sua fonte vaticana che gli conferma che il papa ha detto eccome quella frase, arricchendola di nuovi particolari. E il 18, sul “New York Times”, Franck Rich scrive d’aver saputo in inglese, dall’”italian translator” dell’incontro tra Dziwisz e McEveety, che il segretario del papa avrebbe aggiunto di suo, a commento del film, l’aggettivo: “incredible”. A chi dar retta? Dziwisz, in Vaticano, è alle strette e alla fine rinnega se stesso. Il 19 gennaio dichiara a “Catholic News Service” che “il Santo Padre non ha detto a nessuno la sua opinione su questo film” e che tutto quello che s’è fatto dire a lui “non è vero”.

    Ed è putiferio. Jan Michelini riconferma la sua versione. McEveety fa circolare un messaggio e-mail di Navarro che gli dice di non preoccuparsi e di andare avanti ad usare la frase fatale del papa “ancora ed ancora ed ancora”. Rod Dreher del “Dallas Morning News” chiede ulteriore conferma a Navarro e questi gli risponde che no, i suoi messaggi a McEveety e ad altri non sono mai stati suoi, sono un falso. Eppure tutti risultano essere usciti dal medesimo indirizzo web vaticano, lo stesso da cui è partita la loro sconfessione. Il 22 gennaio il direttore della sala stampa emette un comunicato ufficiale: “È abitudine del Santo Padre non esprimere giudizi pubblici su opere artistiche”. Ma in privato? Di certo, in pubblico sono andate in scena delle grandi bugie.

  7. #7
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    Il Papa, vescovo di roma, incontra i preti romani e lancia un paio di battute in romanesco. Vorrei capire cosa c'è di male in questo, se non il fatto che La Padania, e con lei la Lega, con il suo attacco ha dimostrato un'ottusità assoluta.
    Mi sarei aspettato invece un atteggiamento di compiacimento cogliendo l'occasione per un attacco ai vescovoni che, è successo a Bergamo, hanno impedito la celebrazioni di messe in lingua locale a preti che avevano dato la propria disponibilità a farlo.

  8. #8
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    Il Papa è un pò vecchiotto, e non è di certo lui che prende le decisioni: lui è uno strumento nelle mani del potere centralista.
    Già da molto tempo.
    Romanesco ? Bene. Secondo mè è lo spunto migliore per rivendicare le nostre parlate!
    Visto che i preti gli hanno chiesto di dire qualcosa in romanesco, allora quando viene qui da noi dovrebbe dire qualcosa in una lingua del nord.
    Le lingue devono avere la medesima visibilità.
    Ma dubito che lo stato centralista ci rispetti in tal senso, perchè ha troppa paura che in questo modo qui al Nord si riesca a rinforzare la cultura e la tradizione secolare in contrapposizione a quella romana/latina .........

  9. #9
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    In origine postato da auverno
    Mi sarei aspettato invece un atteggiamento di compiacimento cogliendo l'occasione per un attacco ai vescovoni che, è successo a Bergamo, hanno impedito la celebrazioni di messe in lingua locale a preti che avevano dato la propria disponibilità a farlo.
    hai qualche info in più al riguardo?

  10. #10
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    Non ricordo l'anno, ma so che c'era la possibilità di una messa in bergamasco al Monastero di Pontida grazie ad un prete che si era messo a disposizione. L'iniziativa era stata bloccata dalla Curia. Settimana prossima chiederò un pò in giro per cercare di essere più preciso.

 

 
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