Quando ci viene detto che ci vuole ancora “un momentino”, quanto dobbiamo realmente aspettare? Anche gli scienziati se lo sono chiesti e soprattutto hanno cercato di misurarlo. Secondo una recente ricerca pubblicata sula rivista Nature, un team di scienziati dell'università di Vienna, capeggiati da Ferenc Krausz, ha eseguito alcune sperimentazioni usando impulsi di luce ultrabrevi per osservare gli elettroni nel loro movimento attorno all'atomo. La tecnica messa a punto da questi fisici ha previsto l'estrazione dell'elettrone da un orbitale in prossimità del nucleo dell'atomo grazie all'impulso di raggi X. Ebbene questa metodologia ha consentito di misurare eventi della durata di appena 100 attosecondi, o ancor meglio 100 quintilionesimi di secondo. Pochissimi, considerando che un attosecondo non è altro che 10 alla -18 secondi, ossia a 0,0000000000000000001 secondi.
Molto meno di un batter d'occhio. Ci troviamo nella scala di misurazione degli eventi atomici: si pensi per esempio che nel modello atomico di Bohr il tempo necessario all'elettrone per ruotare attorno al protone in un atomo di idrogeno era di 150 attosecondi. Grazie a queste ricerche si arricchiscono di nuove possibilità l'osservazione e la misurazione di fenomeni atomici ultraveloci. Nuove prospettive si aprono anche per la femtochimica, che ha come obbiettivo visualizzare e cattura immagini delle molecole nel corso di reazioni chimiche. Qui la scala temporale delle reazioni è scandita dai femtosecondi, pari a 10 alla -15 secondi. Per avere un'idea dell'ordine di grandezza in cui si muove la ricerca, si pensi che un battito di ciglia dura 0,15 secondi.




Rispondi Citando
