“La democrazia è l’Occidente, e noi non ne vogliamo sapere. Noi non vogliamo saperne dell’Occidente e della sua anarchia.
Ayatollah Ruhollah Khomeyni: Il Governo Islamico
L’Ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema del Consiglio della Rivoluzione e della Repubblica Islamica dell’Iran, è stato subito chiarissimo: “E’ il popolo iraniano che esce vincitore da queste elezioni, e gli americani, i sionisti e i nemici dell’Iran sono i perdenti".Così recitava il comunicato televisivo di Khamenei a scrutinio in corso, quando ancora non era evidente nella forza dei numeri dei votanti la vittoria schiacciante dei candidati rivoluzionari rispetto alla vecchia maggioranza opportunista e filo-occidentale.Ma il vero trionfo è venuto dalla massiccia partecipazione popolare alle elezioni, che ha raggiunto almeno il 52% dei votanti; una percentuale ben più elevata nelle campagne e tra le masse degli umili e dei “diseredati della terra” rispetto a città come Teheran, dove la ricca borghesia nostalgica del regime dello Scià mantiene ancora i suoi bastioni tra le ville di lusso affogate nel verde della parte nord, collinare della capitale.
Siamo dunque ben oltre la metà dei voti, nonostante la feroce, isterica campagna interna ed internazionale tendente a boicottare ed invalidare le elezioni e condotta in primis dai media asserviti all’America e alle lobby sioniste.
E pensare che negli USA, la sedicente più grande democrazia del mondo un quorum del 30% in qualsiasi elezione è considerato un successo!
“Con elezioni libere, corrette e giuste, il popolo iraniano - ha aggiunto Khamenei –ha sventato il complotto di quelli che volevano far credere che il fossato tra il popolo ed il regime islamico si stava allargando”.
L’occasione per la campagna diffamatoria internazionale contro l’Iran era nata semplicemente dall’esclusione di qualche centinaia di candidati “riformisti”, incompatibili per corruzione, incapacità o evidente contrapposizione alla legge islamica che governa il paese dalla Rivoluzione di Khomeini del 1979.Ed è altamente significativo che tale vittoria elettorale venga proprio a 25 anni esatti da quell’evento che rappresentò per l’Iran e per tutto il mondo islamico l’inizio di un riscatto e di una riscossa contro il neocolonialismo e l’imperialismo americano e sionista.
Nel prossimo Majlis (parlamento iraniano), il 7° dalla Rivoluzione Islamica, sarà altissima la presenza dei Pasdaran, i “guardiani ” che rappresentano la spina dorsale del rinnovamento del regime islamico in senso rivoluzionario.
A questo proposito sarà bene ricordare come la stampa mondialista abbia saputo negli anni rovesciare gli stessi termini reali della lotta politica in Iran, definendo “riformisti” i suoi protetti e “conservatori” gli avversari irriducibili di una nuova colonizzazione americana e occidentale del paese.
Le cose stanno esattamente all’opposto.
I veri conservatori, anzi reazionari, sono proprio quelli che escono oggi sconfitti dalla volontà popolare, nonostante la mobilitazione internazionale a loro favore, che però alla fin fine si è rilevata più dannosa che utile. Un appoggio delle istituzioni mondiali che volevano far ripiombare il paese indietro di trent’anni, per riconsegnarlo nelle mani dei controrivoluzionari borghesi, di destra e di sinistra.E’ fallito lo scopo di gettare il paese nel caos e nella guerra civile e far così ritornare al potere i rottami del vecchio regime sulle cui mani è ancora rappreso il sangue di migliaia di iraniani, vittime della repressione bestiale della Savak;
per non parlare del milione di morti della guerra imposta e le centinaia e centinaia di vittime degli attentati dei terroristi traditori, i mujahidin Khalq, fino ad ieri armati da Saddam Hussein contro Teheran ed oggi ri-armati e finanziati dagli Stati Uniti per lo stesso scopo.
I rivoluzionari sono invece coloro che difendono le conquiste della Rivoluzione Islamica di Khomeini: ieri al fronte iracheno, oggi alle urne, forse domani di nuovo contro il “grande Satana” a stelle e strisce.Perché una cosa chiarissima a tutti, amici e nemici, di questa elezione è l’importanza non solo nazionale della vittoria islamica rivoluzionaria.Potremmo dire che l’importanza dei cambiamenti interni al parlamento iraniano è ben poca cosa rispetto alla sua rilevanza internazionale. Khamenei nel suo messaggio radio-televisivo ha colto il punto centrale della questione.L’Iran ha dato un segnale inequivocabile a tutti i suoi nemici, interni ed esterni, sulla volontà di resistenza di tutto il suo popolo nell’eventualità di un’aggressione americana e sionista alla R.I.I.La penetrazione americana in Eurasia, con l’occupazione di Afghanistan e Iraq, ha posto l’Iran in una posizione geopolitica e strategica pericolosissima. L’Iran è accerchiato.Possiamo anzi dire che la guerra al regime integralista di Kabul e a quello nazionalista e socialista di Saddam, non avrebbero un vero significato strategico globale per gli strateghi del Pentagono se i due fronti non si saldassero tra loro, proprio conquistando e/o sottomettendo la Repubblica Islamica stessa.L’Iran è il ponte, l’anello mancante per la conquista del Rimland (appunto l’”anello marginale esterno”) che chiuderebbe il fronte sud dell’Asia centrale e darebbe il via alla definitiva avanzata verso la Siberia a nord e la Cina occidentale a est.Senza neanche pensare al petrolio.A questo si aggiunga l’interesse regionale di Israele, unica potenza atomica dell’area mediorientale, ad annichilire sul nascere ogni potenziale rivale atomico.
Gli appelli dell’IAEA a controllare le centrali atomiche iraniane hanno la stessa funzione che ebbero i controlli degli ispettori internazionali sulle presunte armi di distruzione di massa dell’Iraq: accertarsi che NON esistano davvero, per poi…attaccare impunemente il paese indifeso. E’ ovvio che nessun ispettore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica o di qualsivoglia altro organismo internazionale, sempre con l’ ONU in testa, si permetterebbe mai di richiedere simili controlli per Israele!
Inoltre l’Iran è visto da Bush e soci come un potenziale retroterra logistico per le forze di resistenza che finora non hanno permesso a Washington di consolidare definitivamente il controllo su Afghanistan e Iraq. In vista anche di una “riconquista” dell’Arabia Saudita, il cui regime monarchico, corrotto e filoamericano, è sempre più vacillante sotto i colpi dell’islamismo rivoluzionario interno. E’ proprio la situazione di questi due paesi, in particolare quella irachena, che non ha permesso finora agli imperialisti americani, di completare il loro piano di abbattimento ed occupazione degli ultimi “stati canaglia” della dottrina Bush di dominio:Iran e Corea del Nord, anch’essa sotto pressione perché abbandoni il nucleare e si consegni agli americani, dopo mezzo secolo dalla fallita invasione USA.
Al contrario la resistenza irachena ha messo a nudo tutta la fragilità politica e militare dei neocolonialisti yankees e delle loro truppe mercenarie coloniali: inglesi, polacchi, italiani…
E le prospettive future sono ancora più terribili per l’occupante.
La via democratica, le elezioni nel paese occupato, avrebbero lo stesso disastroso esito di quelle iraniane per i piani a medio e lungo periodo dei petrolieri e militari di Washington:la vittoria degli Sciiti, maggioranza nel paese, altrettanto ostili all’invasione dei sunniti, mentre già i curdi preparano scenari altrettanto foschi per gli alleati turchi della NATO.La vittoria democratica dello shiismo radicale in Iraq oltre a togliere ogni giustificazione al protrarsi dell’occupazione militare, della sudditanza politica, della svendita del petrolio iracheno e della consegna dell’intero Iraq alle multinazionali, salderebbe in un blocco unico i due paesi ieri opposti, l’Iraq e l’Iran.
Lo Shatt-el Arab non sarebbe più una barriera, ma un ponte tra due popoli riuniti dalla fede religiosa e dalla lotta politica rivoluzionaria antimperialista e antisionista.
Qom + Kerbala + Najaf !
I recenti attentati stragisti contro le moschee e i dirigenti sciiti hanno proprio lo scopo di dividere gli iracheni e scatenare una guerra civile (come si voleva in Iran) che giustifichi la permanenza delle truppe occidentali, sulla base del sempre valido “divide et impera”.
Oramai è accertato il ruolo dei servizi segreti di Israele nell’uccisione di Muhammad Baqr al-Hakim ucciso davanti alla moschea Alì di Najaf , dopo che era tornato da un esilio in Iran [dove avemmo occasione di intervistarlo] durato ventitre anni.
Ma oggi è il giovane Muqtadà-al Sadr, figlio e nipote di martiri sciiti del vecchio regime, a guidare la lotta politica contro il governo collaborazionista insediato a Bagdad dagli americani; ed in accordo con Teheran.Le vittoriose elezioni in Iran e quelle in Iraq, ancora oggi negate dalle truppe di occupazione, sono la risposta “democratica” che certo gli Stati Uniti non gradiscono.
Il fallimento dei loro piani li spingerà a seguire nuove strategie di conquista.
Bush è pressato dai problemi interni e dalla campagna elettorale per le presidenziali di novembre contro l’astro nascente dei democratici, Kerry peraltro critico della politica estera repubblicana, ma altrettanto amico di Israele del suo rivale.
Contro la Repubblica Iraniana si cominciò mobilitando gli studenti e istigandoli ad occupare le università; il buon senso del Consiglio Supremo e l’azione energica dei Pasdaran rivoluzionari disinnescò la miccia, senza neanche ricorrere a “metodi cinesi” sull’esempio dell’89.Hanno premiato film di oppositori e dato il Nobel ad un’iraniana sconosciuta per mettere in imbarazzo le autorità islamiche.Poi si è tentato con l’ostruzionismo a queste elezioni.
Altro clamoroso fallimento di un tentativo così sfacciatamente protervo di ingerenza nella politica interna di un paese sovrano, che persino il quotidiano “riformista” (!) Mardom Salari lo ha bollato con parole di fuoco: “Gli Usa pensano solo a cambiare gli equilibri politici in Iran per trarne vantaggio, e addirittura ci offrono consigli su come effettuare questi cambiamenti! Tutti i loro sforzi sono concentrati su questo obbiettivo. E’ un’interferenza sfacciata nei nostri affari interni”.
La prossima arma di pressione potrebbe essere rappresentata dalle minoranze etniche del paese, in particolare i soliti curdi, sempre utilizzati da tutti contro tutti, e gli azeri.
L’Azerbajan, nonostante l’originaria appartenenza sciita è turcofono, filo-americano e, per la sua posizione geopolitica, ricopre oggi il duplice ruolo antirusso e anti-iraniano. E gli azeri sono una delle minoranze entro i confini dell’Iran, come per i Curdi, i Luristani, gli Arabi del sud, i Beluci a est ecc…
Per non dire dei terroristi marxisti di Maasud Rajavi e di sua moglie Mariam, fuggita provvisoriamente in Francia.
Del resto l’alleanza tra americani e marxisti non è certo una novità.Si pensi solo recentemente alle scene di giubilo del microscopico partito comunista iracheno, con sventolio di bandiere rosse con falce e martello, mentre sugli schermi televisivi scorrevano le ripugnanti immagini di Saddam Hussein prigioniero, spidocchiato ed esaminato in bocca come un animale!
Anche il recentissimo riavvicinamento di Karzai e degli americani con frange di talebani “moderati” (sic !), oltre a ribaltare le alleanze a Kabul, potrebbe rappresentare un ulteriore tentativo di stringere l’Iran in una tenaglia.
Resta come sempre l’arma economica delle sanzioni, ma a questa gli iraniani sono abituati e finora l’unico risultato è stato quello di tenere lontano le imprese d’oltre oceano, a favore di europei, russi, cinesi… pecunia non olet, tantomeno quella benedetta alle fontane di Qom e Teheran.
Bush e il Pentagono potrebbero persino esser tentati, anche per risollevarsi agli occhi dell’opinione pubblica interna, un’azione di forza contro Teheran.Ma questa sarebbe veramente un’opzione troppo folle persino per un simile mentecatto condotto al guinzaglio da fanatici guerrafondai fondamentalisti biblici!
Un’ennesima dimostrazione che gli americani stanno perdendo la testa dopo il fallimento iracheno dal quale non riescono a uscire.
E l’Iran non è l’Iraq.
La guerra d’aggressione di Saddam Hussein, allora armato proprio dagli USA in funzione anti-islamica rivoluzionaria, ha dimostrato al mondo di cosa sono capaci gli iranici in caso di aggressione esterna. Al contrario ciò servirebbe a compattare TUTTO il popolo iraniano dietro Kamenei e le avanguardie rivoluzionarie.Se invece Washington volesse venire a più miti consigli, il rafforzarsi dell’esecutivo a Teheran favorirà trattative da un punto di forza per gli iraniani.Non è invece da escludere un colpo mirato di Israele, con supporto logistico americano, per colpire e distruggere la centrale atomica di Bushehr nella R.I.
Ma anche questa ipotesi avrebbe conseguenze e contraccolpi devastanti, a differenza di quanto avvenne dopo l’attacco dell’aviazione con la stella di Davide a Osirak.
La partita è ancora aperta.
E forse il successo delle elezioni iraniane, alla faccia degli americani e dei sionisti, potrebbe rappresentare fra qualche mese la pietra tombale di Bush nell’altra elezione, quella americana presidenziale: un imprevisto effetto boomerang per chi pretendeva di “insegnare la democrazia” in casa altrui.
Forse milioni e milioni di schede elettorali iraniane seppelliranno per sempre Bush Jr., il suo staff di “conservatori (poco)compassionevoli” e i loro folli progetti megalomani di dominio mondiale.Intanto rappresentano di sicuro uno schiaffo sonoro sulla faccia della protervia americana e, quindi, una speranza di riscossa e di riscatto per tutti i popoli che oggi la subiscono.
Carlo Terracciano




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