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    Predefinito "le forze occulte che manovrano il mondo"

    “Vermijon”
    Le forze occulte
    che manovrano
    il mondo
    ROMA
    M C M L X X

    Alcuni giudizi sul volume:
    — «E' un lavoro poderoso. Chiaro. Convincente. Se divulgato farà un gran bene. Iddio sia
    premio all'autore».
    — «Dalla lettura di questo studio i problemi dell'ora presente ricevono una luce insospettata».
    — «La vasta e delicata questione è stata trattata con una competenza che sorprende e conquide,
    dalla prima all'ultima riga».
    — La pubblicazione è stata premiata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 9
    agosto 1957 ed ha avuto un'ottima recensione su la rassegna «Libri e Riviste»; che, come
    si sa, è edita dal Centro di Documentazione della Presidenza del Consiglio della
    Repubblica Italiana (Giugno 1955, p. 1707).
    ____
    TUTTI I DIRITTI RISERVATI
    ____
    Pubblicato a cura e spese dell'autore
    ____
    Tip. S.A.T.E.S. – Roma
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    PREMESSA
    Constatato come l'umanità abbia perduto di vista l'esistenza d'un pericolo immenso — che
    invero mai come oggi fu più grave e imminente — sento imperioso il dovere di lanciare un grido
    d'allarme.
    Si tenga presente che, dal conoscere o no la questione agitata, può dipendere non solo la tutela
    dei nostri interessi, ma addirittura la salvezza della nostra vita.
    Scongiuro, pertanto, quanti sono in grado di ragionare, a non farsi così assorbire dalle cose
    contingenti da dimenticare quelle veramente essenziali.
    Si abbia il coraggio di fissare in faccia la realtà, leggendo con attenzione fino in fondo
    l'attuale libretto e ponderando i gravi fatti e gli argomenti che, sul tema in esame, ardisco esporre.
    E ciò, senza lasciarsi in nessun modo sviare da falsi preconcetti, e tanto meno atterrire
    dall'immensità della minaccia.
    A togliere dall'inizio una impressione errata, che il lettore potrebbe avere nella scorrere queste
    pagine, è necessario chiarire quanto segue.
    Sarebbe indice di palese contraddizione l'ammettere che, in regime democratico, mentre tutti
    hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, criticando l'operato degli Americani,
    dei Russi, degli Inglesi, del Clero e perfino del Papa, viceversa tale diritto si neghi, a chiunque
    osasse criticare l'operato dei Giudei.
    Si è immediatamente tacciati di «razzismo» e «libello» viene detto ogni scritto antiebraico. Tali
    accuse si potrebbero in qualche modo accettare, soltanto quando le colpe che vengono imputate a
    costoro risultassero calunnie o falsità.
    Ma se si può dimostrare, con dati di fatto inoppugnabili, chiari come la luce del sole, che le
    malefatte dei Giudei sono reali oltreché gravissime, nessuno ardirà più difenderli e gli epiteti
    surriferiti non avranno alcun senso se non per gli sciocchi.
    Basti intanto ricordare quanto si legge in un testo talmudico: «Se i non-ebrei conoscessero
    quello che noi insegniamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro sterminato». (Dibre. in Dav, f.
    37).
    Se esiste un popolo razzista, questo è per eccellenza il giudaico, che arriva a dire: «Come
    l’olio non si mescola con l'acqua, così Israele non si mescola con gli altri popoli». (Rassegna
    israelitica «Israel» di Firenze).
    Non si dimentichi che, per il corso di quaranta secoli, tutte le nazioni della terra, fra le quali
    tale gente riuscì ad infiltrarsi, furono costrette, da una amara esperienza, ad adottare nei loro
    confronti misure restrittive, per frenarne l'aggressività e l'invadenza.
    Se oggi siamo convinti che i Giudei, dopo le gravi persecuzioni e le stragi inumane di Hitler,
    siano divenuti teneri agnellini, badiamo a non illuderci: incorreremmo in un gravissimo errore.
    Essi si ritengono vincitori e, mai come adesso, hanno alzato la testa.
    In merito a ciò, badiamo però a non credere che «a sei milioni ammonterebbero le vittime
    della persecuzione razzista».
    «Tale cifra è una infame menzogna!» esclama il dottore giudeo Listojewski sulla rivista «The
    Broom» di San Diego Cal. del 2 Maggio 1952. Ed aggiunge: «Da accurate statistiche risulta, come
    il numero degli ebrei realmente periti, oscillerebbe fra i 350.000 e i 500.000».
    Scopo del presente non è affatto e non vuole essere di suscitare una questione di religione o di
    razza, bensì di attirare l'attenzione sull'esistenza di un problema d'interesse mondiale, che va
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    affrontato e risolto da quanti si proclamano liberi e pensosi dell'avvenire.
    «Il mondo moderno — ha scritto L'ebreo Beniamino Disraeli nel suo libro "Coningsby" — è
    governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i quali non vedono ciò che accade
    nel retroscena».
    Il retroscena, dunque, che non vediamo, mi propongo svelare. Assisteremo ad uno spettacolo
    che ci riempirà d'orrore e di meraviglia, nel constatare come l'umanità si trovi già sull'orlo di un
    abisso, a causa dell'ebraismo manovrante nell'ombra, che, qual burattinaio, con disinvoltura ci
    muove similmente a fantocci. Vedremo cosa si nasconda dietro la maschera della massoneria e del
    comunismo, e i mezzi diabolici che il Giudeo adopera per piegare il mondo sotto il giogo della
    razza israelitica, come ritiene che sia sua speciale missione.
    Ho creduto di esprimere, senza alcuna reticenza, quanto alla mia mente appare, perché
    giudico che, tacere la verità conosciuta, sia un silenzio colpevole, quando ne va di mezzo la
    salvezza del prossimo.
    Mosso da tale fine, ho fatto una sintesi di quanto di meglio — a mio parere — sulla materia si
    è acquisito, riportando testi e notizie ricavate da varie fonti, e traendo le deduzioni a cui giungo,
    massimamente da documenti di emanazione ebraica.
    Sebbene mi renda conto quanto le mie idee siano in contrasto con l'opinione comune, tuttavia
    sono convinto che, approfondendo la questione, la situazione muterà d'aspetto. La verità,
    comunque, non può avere analogia con la moda: essa resta immutabile fra l'alternarsi dei tempi.
    Badino, quindi, popoli e governanti, che il mio grido «in extremis» non resti lettera morta, ma
    sia scintilla che suscita un incendio.
    Siano prese quelle misure che l'esperienza dei secoli e la situazione attuale potranno suggerire,
    affinchè le forze del male siano per sempre debellate dalle forze del bene.
    N.B. — Prego tenere presente che questo lavoro è stato scritto nel 1944, e così, come fu scritto,
    viene ora pubblicato, solo aggiungendovi ulteriori notizie man mano che si acquisivano.
    Mentre, pertanto, alcuni fatti e persone che vi si citano non sono più di attualità, tuttavia sarà
    bene non ometterli, perché quanto valeva ieri vale oggi e l'orchestra non muta.
    Avevo trascurato di stamparlo, nella speranza che ciò che temevo non fosse per realizzarsi; ma
    ora lo faccio, perché mi accorgo fino a quali estremi siamo giunti e quanto siamo vicini alla
    catastrofe.
    Mi sono firmato con uno pseudonimo (Vermis Jonae) per adoperare un minimo di prudenza,
    stante la conosciuta perfidia delle persone che colpisco.
    L'attendibilità d'una pubblicazione — che vuole riferire fatti e documenti — non tanto deriva
    dal conoscere il nome di chi scrive, quanto dall'osservare la sostanza delle cose scritte e la loro
    intrinseca consistenza.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    I
    La folle arroganza degli Ebrei
    Esiste un Popolo, del tutto straordinario, di circa 17 milioni di anime disperso sulla faccia della
    Terra che, reputandosi la razza superiore del genere umano, presume — nientedimeno! — diventare
    l'assoluto dominatore dell'intero globo terraqueo, tanto dal punto di vista politico come da quello
    economico.
    Questo — senza impressionarsi, perché la cosa sarà all'istante dimostrata — è il popolo
    d'Israele. Gli Israeliti pensano che, pervenuti a detto scopo. giunta sarà per essi l'era messianica.
    Ora, nessuno, dotato d'un po' d'intelletto, potrà dubitare che tale sia il preciso obiettivo cui gli
    Ebrei disperatamente anelano.
    Lo sappiamo, infatti, dalla bocca stessa dei maggiori loro esponenti, come un Isacco Crémieux.
    il quale, unitamente ad un Carlo Marx, un Engels, un Lassalle e ad uno stato maggiore israelita,
    fondò a Parigi, nel 1881, «La Alleanza Israelita Universale», di cui oggi, più che mai, è necessario
    tenere presente il programma.
    I capi di questa organizzazione affermarono che: «...la Sinagoga avesse torto di ostinarsi
    nell'attesa di un Messia umano. Si erano mal compresi i vecchi testi rabbinici quando questi
    annanziavano un Re temporale coperto di sangue in mezzo alle battaglie, schiacciante sotto le
    ruote del suo carro le nazioni che avessero voluto resistere all'impero universale promesso da
    Israele e governante, con una verga di ferro, le nazioni che sarebbero state a lui sottomesse. Era,
    invece, il Popolo israelita stesso, e non questo o quell'altro figlio che, prendendo coscienza della
    sua superiorità etnica, doveva vincere il mondo e piegarlo sotto il giogo della razza israelita».
    (Salluste. «Revue de Paris» l° Giugno 1928, a. 35, n. 11, p. 573).
    Il fondatore dell'«Alleanza» diffuse, in quell'occasione, fra gli Ebrei, il seguente proclama, che
    fu pubblicato dal «Morning Post» di Londra e ristampato, nel 1906, dal giurista russo Alessio
    Shmakof nel suo libro «La libertà e gli Ebrei»:
    «L'unione che noi vogliamo fondare non è né francese, né inglese, né irlandese, né tedesca,
    ecc..., ma un'unione ebraica universale. La nostra causa è grande e santa. Il suo successo è
    assicurato. La rete che Israele getta sul globo terrestre si allarga e si estende ogni giorno più e le
    profezie dei nostri santi libri stanno infine per avverarsi. (Se le parole hanno un senso, queste sono
    tali che ben ci dovrebbero fare aprir gli occhi).
    «Il tempo si approssima in cui Gerusalemme diverrà la casa di preghiera di tutti i popoli e le
    nazioni, in cui il vessillo della Monodivinità ebrea sarà spiegato ed inalberato sulle più lontane
    rive. (Che significa ciò? Si avrebbe forse intenzione di distruggere il cristianesimo?).
    «Sappiamo approfittare delle circostanze. La nostra potenza è immensa; impariamo ad
    utilizzarla per il trionfo della nostra causa. Che potremmo noi temere?
    «Il giorno non è lontano, in cui tutte le ricchezze, tutti i tesori della terra saranno nelle mani
    dei figli d'Israele». (Non so come si potrebb'essere più espliciti di così).
    Una breve ma significativa lettera, diretta, in quel tempo, dall'ebreo Baruch Levy a Carlo Marx
    e riprodotta altresì nello stesso numero della citata «Revue de Paris» (p. 574). ci illumina sui mezzi
    che i Giudei adopreranno per raggiungere lo scopo. Eccola:
    «Il Popolo israelita, preso collettivamente, sarà esso stesso il proprio Messia. Il suo regno si
    otterrà con la unificazione delle razze umane, la soppressione delle frontiere e delle monarchie, che
    sono la difesa del particolarismo, e con l'istituzione di una Repubblica Universale, che riconoscerà
    dappertutto i diritti di cittadini agl'Israeliti.
    «In questa nuova organizzazione dell'umanità i figli d'Israele, sparsi da tempo su tutta la
    superficie del globo, tutti della stessa razza e della stessa conformazione naturale, senza tuttavia
    costituire una nazionalità distinta, diventeranno senza contrasti l'elemento ovunque dirigente,
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    soprattutto se riusciranno ad imporre alle masse operaie la direzione stabile di qualcuno fra essi.
    «I governi delle nazioni, che formano la Repubblica Universale, passeranno tutti senza sforzo
    nelle mani degli Israeliti in favore della vittoria del proletariato.
    «La proprietà individuale potrà allora essere soppressa dai governanti di razza giudaica, che
    amministreranno dappertutto la fortuna pubblica. Così si realizzerà la promessa del Talmud che,
    allorquando i tempi del Messia saranno venuti, gli Ebrei terranno sotto le loro chiavi i beni di tutti
    i popoli del mondo».
    Da parole sì chiare, chi non vede manifesto il deliberato proposito del giudaismo, di realizzare
    — attraverso la vittoria del proletariato, ossia il trionfo del Comunismo — il suo sogno di
    dominazione mondiale?
    Proposito, questo, da non prendersi alla leggera, perché della sua gravità siamo confermati
    dall'osservare la storia d'ognidì.
    In relazione a sì bieche intenzioni, è assolutamente necessario, che quanti hanno possibilità di
    decisioni politiche e sociali nonché tutti gli onesti, imparino a valutare la realtà del mondo
    contemporaneo, cercando di capire, come il pericolo comunista sia oltremodo maggiore di quello
    che comunemente si pensa.
    Inoltre, è estremamente importante avere presente:
    1) Che tale partito è stato esclusivamente inventato ed è diretto dai Giudei, i quali se ne servono
    — a mo' di sgabello — per piegare l'umanità sotto il giogo della razza israelita (come nettamente si
    deduce dalla lettera citata) e ciò per uno scopo messianico.
    2) Che l'ebraismo, al fine di agevolare il raggiungimento del suo obiettivo, si avvale ancora, di
    varie forze occulte (specificate nel capitolo V e seguenti), le quali aiutano il comunismo e sono
    dotate di tale potenza, da influenzare e perfino sostituirsi ai poteri costituiti, cui l'opinione pubblica
    attribuisce responsabilità e capacità, che, viceversa e in pratica, non hanno o non esercitano.
    Consultando gli «Archives Isräelites» (a. 1861) si può ancora rilevare la seguente testimonianza
    del già citato Isacco Crémieux: «Un messianismo dei tempi nuovi deve sorgere: una Gerusalemme
    del nuovo ordine, santamente collocata fra Oriente e Occidente, deve soppiantare il doppio regno
    imperiale e papale».
    Tale concetto è confermato da quanto scrive un altro giudeo, il Ruthendorf, in
    «Rechtfertigung» (III, p. 321): «Noi, sulla base della luce che promana dalle Scritture, possiamo
    aspettarci che Gerusalemme sarà la capitale del mondo».
    Si potrebbe qui aggiungere il testo di un discorso-programma, tenuto a Praga, nel 1880, dal
    rabbino Reichhorn in un solenne convegno rabbinico, ed un gravissimo documento, emanato dal
    Comitato Centrale della Lega Israelita di Pietrogrado nel 1919; ma rimando il lettore ai capitoli,
    rispettivamente XII e XXIV.
    Sono tutte prove schiaccianti che attestano appieno la verità di quanto sopra.
    Del resto i dotti e i maestri nelle Sinagoghe — interpretando a loro modo le scritture come
    hanno sempre fatto — vi finiscono d'ordinario i discorsi, con l'immancabile affermazione del
    trionfo di Israele sul mondo e con la promessa di tutti i beni; di questa pazza credenza i Giudei sono
    dappertutto invasati.
    Ora, è possibile pensare che costoro se ne stiano con le mani in mano, e non operino nulla per il
    conseguimento dello scopo agognato?
    Operano, miei lettori! In modo incessante e con la più fine astuzia, servendosi della pelle degli
    altri, come appresso, con serie ragioni, ampiamente vedremo. Prima, però, di passare alle
    dimostrazioni conviene, per meglio intenderle, mettere in chiaro un aspetto, molto fondamentale
    della mentalità ebraica nei nostri riguardi, che ci farà bene capire, in base a quali principi e teorie si
    comportano i Giudei verso di noi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    II
    Come gli Ebrei giudicano gli altri popoli
    Il celebre personaggio inglese Lord Disraeli (ministro ebreo in Gran Bretagna sotto la regina
    Vittoria), in un suo famoso libro dal titolo «Coningsby», ha lasciato scritto due gravissime
    proposizioni che, corrispondendo, purtroppo, ad una impressionante realtà, dovrebbero lasciarci
    tutti non poco pensosi. La prima suona testualmente così:
    «Il mondo moderno è governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i quali
    non vedono ciò che accade nel retroscena».
    Ora, chi siano questi personaggi, è cosa dimostrabilissima: sono precisamente i Giudei.
    Infatti essi, agendo sempre con prudenza ed occultamente, atteggiandosi ognora a innocenti
    vittime per suscitare il pietismo, con incredibile abilità e senza che alcuno se ne avveda,
    s'impadroniscono delle leve di comando di tutto il mondo e, per mezzo di una vasta rete d'intrighi e
    d'influenze organizzate, riescono a farlo marciare nella direzione voluta. Sono ormai riusciti a tale
    scopo e già la fanno da padroni nei posti più impensati e incredibili.
    La seconda proposizione, che il suddetto Lord ci elargisce, afferma che, «...una razza superiore
    non può essere assorbita da una razza inferiore». Ciò significa, dunque, che è dovere della razza
    superiore assorbire quella inferiore! Pertanto, data la convinzione ebraica di essere loro «il popolo
    eletto», essi attuano verso di noi il suesposto principio e, senza difficoltà alcuna, vi riescono
    pienamente. E' un fatto più che certo, che chi si trova molto al di sopra, può, con tutta facilità,
    menare dove meglio gli piace chi sta molto al di sotto.
    Che essi abbiano costituito «il popolo eletto» prima della venuta di Cristo, non si può discutere,
    perché è confermato dalla parola divina. Ma anche dopo il Deicidio, siccome la parola divina non si
    cancella, gli Ebrei restano un popolo eccezionale nel senso, che, fatte le debite distanze, essi hanno
    una qualche analogia con gli angeli decaduti, che tuttavia conservano la virtù intrinseca: solo alla
    fine del mondo si convertiranno.
    In base alla loro conclamata superiorità, gli Ebrei chiamano «GOIM» — ossia «bestie da
    pascolo» — quanti non appartengono alla loro stirpe; tali realmente, fino ad ora, siamo stati nei loro
    confronti e tali ci considerano, perché siamo
    da essi stimati non uomini, ma esseri inferiori, dall'intelletto ottuso e bestiale, anzi addirittura
    allo stato di infanzia, compresi i governanti, creati soltanto per servire gli Ebrei 1. (Dunque, costoro
    considererebbero sé stessi quali uomini maturi di 50 anni, mentre noi, dei bimbi piccoli piccoli, da
    sballottarsi qua e là come palline, ivi compresi i Capi di Stato, i Vescovi e il Papa. Oh, che
    bellezza!).
    Nel trattato talmudico, il Chullin, s'insegna: «I cristiani si hanno da fuggire come indegni del
    consorzio de' giudei; essendoché questi sono di tanta dignità, che neppure gli angeli gli
    eguagliano» 2.
    In altro trattato, il Sanhedrin, si ha cura di soggiungere: «Un giudeo deve riputarsi quasi uguale
    a Dio! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente le bestie che hanno forma di
    uomini, cioè i cristiani»3.
    Il medesimo, ribadisce poi tale dottrina in questi termini: «Dovunque si stabiliscono gli Ebrei,
    bisogna che si facciano padroni; e finché non abbiano l'assoluto dominio... non debbono cessare
    dal gridare: Che tormento! Che indegnità!» 4.
    Il precetto della legge naturale e mosaica che comanda l'amore del prossimo, non è — secondo
    lo spirito del «Talmud» (codice religioso e civile giudaico) — un precetto universale, ma ristretto ai
    soli Giudei e ai loro amici. Questi si debbono amare e non già i «goim», che non sono uomini ma
    bestie 5.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Chiarisce ancor meglio il modo di giudicarci ebraico, quanto, in proposito, è stampato su la
    dotta rivista «La Civiltà Cattolica» (a. 1893. v. V . s. XV. p. 145. 269), che documenta il suo dire
    col più esatto riferimento talmudico. Vi si legge, infatti, come i talmudisti insegnino:6
    «Essere il cristiano omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità e ad altre orribili nefandezze
    e tale che il suo solo incontro contamina7.
    Volete voi sapere a che razza di animali, essi ci facciano l'onore di aggregarci? Eccola.
    Secondo il trattato Zohar8. i cristiani sono bovi, asini, cani; mentre, giusta il trattato Yalkut-Re
    Ubêni9, essi apparterrebbero piuttosto alla specie suina. Ma anche qui è tra i rabbini diversità di
    pareri, perché gli uni li chiamano semplicemente porci; ed altri vi aggiungono la qualifica di
    silvestri, quali sono i cignali10 .
    Non basta: commentando un passo del Deuteronomio (XIV, 21). il sig. Salomone o Schelomo
    Tarchi (Ruschi)11 si avvisa farci troppo onore pareggiandoci alle bestie e — come specifica lo
    Zohar12 — veniamo senz'altro regalati dell'onorevole titolo di figli del diavolo.
    In conseguenza, nello stesso Zohar, si asserisce che le anime nostre non procedono dal
    principio buono o da Dio, ma da Keliphah, principio immondo, lue, morte o ombra di morte13. Per
    lo che dopo morte vanno tutte in un fascio a casa del diavolo14.
    Il nostro cadavere, agli occhi dei giudei, non è corpo umano ma carogna; e quindi ha da
    gettarsi a marcire tra i carcami delle bestie15. Le nostre preghiere a nulla valgono perché sono
    Tiflah, vacuità, insulsaggini, peccati16: le nostre chiese sono templi idolatrici, luoghi immondi,
    fogne, porcili17; le feste giorni di perdizione: i preti sacerdoti di Baalal18: Cristo, la Vergine, i
    Santi... 19 (qui seguono bestemmie non riferibili).
    Il giudeo non deve lasciare luogo alcuno sulla terra a cotesti pessimi ladroni (goim).
    Imperocché, propagandosi essi, la terra si popolerebbe di cani» 20.
    Udite ora in quale modo i maestri d'Israele considerino il sesso femminile a loro estraneo: «Che
    cosa è una prostituta? Ogni donna che non sia ebrea 21».
    (1) Ciò si rileva dalle seguenti opere ebraiche: «Gobayon» 14, pag.. I - «Eben Gaizar». 44, pag 81 - «XXXVI
    Ebamot», 98 - «XXV Ketubat» 36 - XX.XIV Sanudrip» 716 - «XXX Kadushin», 68 A - «Sanh» 91, 21, 1051.
    (2)V. Chullin 21, b, in I, B, Pranaitis, nella sua opera: «Christianus in Talmude Judeorum», Pietroburgo 1892, part.
    2, p. 76, 77
    (3) V. Sanhedrin 586, in ib id.
    (4) Tal. Bab. Sanhedrin, f. 104, c. 1.
    (5) Cf. Chiarini, «Théorie du Judaisme», Edit. De Paris, 1830, tom. 2, p. 25.
    (6) Le seguenti citazioni sono quasi tutte riprese dall’opera «Christianus in Talmude Judaeorum» del dottissimo
    teologo e professore di lingua ebraica I. B. Pranaitis (Petropoli 1892), il quale riporta, verbo a verbo, i testi ebraici,
    estratti dal Talmud e dai commentari di quello (ivi comprese le vecchie edizioni di Amsterdam e di Venezia), con a lato
    a ciascuno, la relativa traduzione latina, acciocchè niuno abbia a rinfacciargli di avere falsato o mutilato i testi.
    (7) Talmud, Trattato Baba-Metsigna, fol. 114, Ediz. D’Amsterdam 1645, e Trattato Barakouth, fol 88 –
    Maimonides, Trattato dell’Omicidio, cap. 2, art. II e V, presso Pranaitis, op. cit. Parte 1a, cap. 2, p. 54-61.
    (8) Zohar, 11, 63, 64 b., presso Pranaitis, p. 61.
    (9) Yalkut – Re Ubêni, fol. 16, col. 3, presso Pranaitis, p. 61.
    (10) Rabb. Bechai nel lib. Hakkemach., e Rabb. Edels nel Kethuboth 110 bc. (cf. Pranaitis op. cit. p. 61).
    (11) Presso Pranaitis, op. cit. pp. 61-62
    (12) Zohar I, 28 b e 63.
    (13) Zohar, 131a-46b-47a. Emek hammelec 23 d2 — V.presso Pranaitis, op. cit., pp. 64-65.
    (14) Rosch haschanach 17a, presso Pranaitis, op. cit., p. 65.
    (15) Jore dea 377, I – Jebhammoth 61a.
    (16) Così i talmudisti. V. Pranaitis, op. cit., p. 72.
    (17) Rivelazioni di Teofito o Neofito riferite nell’opuscolo intitolato: «Il sangue cristiano…», stampato a Prato nel
    1883. Veggasi a p. 23.
    (18) V. Pranaitis, op. cit., parte prima, cap. I.
    (19) Chi volesse conoscere fin dove arriva l’empietà giudaica legga il primo e il secondo capitolo dell’opera del
    più volte citato Prof. Pranaitis.
    (20) Zohar II, 64b presso Pranaitis, op. cit., parte I, cap. 2, Art. 2, p. 63.
    (21) Eben ha Eser, 6, 8.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    III
    Il pericolo ebraico
    Come se quello che sopra abbiamo detto non bastasse, sono i Giudei animati da sentimenti di
    vendetta per le repressioni che hanno subito attraverso i secoli, e — come prescrive il tenebroso
    Talmud di Babilonia — nutrono l'odio più spietato verso quanti non appartengono alla loro stirpe.
    In seguito a ciò, ad essi è fatto lecito depredarci e malmenarci quasi fossimo bruti nocivi.
    I talmudisti affermano testualmente: «Il giudeo che uccide un cristiano offre a Dio un sacrificio
    accetto»; ed ancora: «A chi uccide i cristiani è riserbato il più alto luogo in paradiso» 2.
    «Considerate i cristiani — aggiungono inoltre siffatti dottori — come bestie ed animali feroci e
    trattateli come tali. Mettete il vostro ingegno e il vostro zelo in distruggere i cristiani» 3.
    «L'Hilkhoth poi ricorda come i giudei, secondo la legge (non mosaica ma talmudica), non
    possono mai cessarsi dal’esterminio dei cristiani 4, e che ove non possono col ferro, hanno da
    venire a capo con l’oro»5.
    «Dopo la ruina del tempio non avvi altro sacrificio che l'esterminio dei cristiani» 6.
    «Niuna solennità deve impedire al giudeo di scannare un cristiano» 7.
    «Il giudeo non presti aiuto ad un cristiano pericolante in terra o in acqua; ma piuttosto si
    adoperi perchè non venga da altri soccorso» 8.
    «Se il giudeo ha il dovere di danneggiare il cristiano nella roba e nella persona, a più ragione
    avrà quello di non aiutarlo ne' suoi bisogni» 9.
    «Finalmente si proclama cosa lecita fare uso della frode, della menzogna, e perfino dello
    spergiuro per fare condannare in giudizio un cristiano » 10.
    Queste dottrine, badiamo, sono oggi talmente dimostrate, che non possono più essere messe in
    controversia.
    Noi vedremo, con i fatti alla mano, come siano proprio i Giudei coloro i quali, con ogni sorta di
    stratagemmi, riescono a fare scoppiare tanto le rivoluzioni così pure le guerre. Ne volete qualche
    prova? Ve la forniscono essi stessi.
    L'ebreo romeno Marcus Eli Ravage scrive sul «Century Magazine» (N. 3 e 4 del 1928):
    «Noi siamo stati la causa prima non solo dell’ultima guerra, ma quasi tutte le vostre guerre.
    Noi siamo stati i promotori non solo della rivoluzione russa, ma di tutte le grandi rivoluzioni della
    vostra storia. Noi abbiamo suscitato e continuiamo a suscitare discordie e contrasti nella vostra
    vita pubblica e privata...» (le lotte dei partiti?).
    Prassi, questa, da intendersi non limitatamente ai tempi moderni, ma fino dalla più remota
    antichità, giusta quanto venne fissata dalla direttiva di Salomone e d'altri dotti Ebrei, per la scaltra
    conquista dell'intero universo da parte di Sionne 11.
    Da ciò ne segue che, quanto più sangue ariano sono capaci di fare scorrere fra i Popoli, tanto
    più intensamente ne godono, perché sanno molto bene quanto sia per essi più facile ottenere,
    attraverso le sventure altrui, moltiplicati i più fantastici guadagni, la maggior gloria d'Israele e il
    pieno appagamento del loro odio.
    Sentite quello che si legge in uno testo talmudico e giudicate 12.
    «Se i non ebrei conoscessero quel che noi insegnamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro
    sterminato».
    Stando in tal modo i fatti — e molti altri documenti lo confermano — bisogna convenire che,
    per lo meno, i dirigenti ebraici sono in piena mala fede ed agiscono, per il trionfo del loro popolo, in
    danno di tutti gli altri. Inoltre, gli avvenimenti sociali sarebbero, in gran parte, artefatti dal
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    giudaismo nell'ombra, e la storia, nella quale noi crediamo, sarebbe, per conseguenza, tutta falsata...
    I secoli passati ebbero più chiara coscienza di tale pericolo e tentarono, senza riuscirvi, di
    correre ai ripari; mentre all'opposto, nell'epoca presente, sembra che su questo punto l'umanità si sia
    profondamente addormentata, e guai a volerla svegliare per renderla cosciente del pericolo stesso!
    Subito si reagisce asserendo, che nulla di quanto vengono accusati i Giudei corrisponde a verità, ma
    è tutta falsità ed invenzione!!!
    Una tale risposta, se non è frutto di una colossale ignoranza in materia, certamente è frutto della
    raffinata astuzia di costoro, i quali, giovandosi della esperienza dei secoli, hanno saputo, questa
    volta, organizzare, fra gli stessi ariani, delle classi di persone influenti ed interessate che, per
    personale tornaconto, soffocano, fin dall'inizio, qualsiasi movimento di popolo in direzione
    antisemita.
    Ma, per mettere le carte in tavola, per dimostrare fino a quale grado sia mortale il pericolo dei
    Giudei, e non sia affatto, come suol dirsi, un castello campato in aria o una maligna insinuazione,
    interroghiamo brevemente la storia, e vediamo qual è il suo responso inconfutabile, giacché è stato
    detto che essa è la maestra della vita e il tribunale dei popoli.
    (1) V. Sepher Or Israel 177 b — Ialkut Simoni 245 c.n. 772 — Bamidbar rabba 229 c.
    (2) V. Zohar 1, 38 b - e 39 a.
    (3) Talmud tom. 3, lib. 2, cap. 4, art. 5, p. 297.
    (4) Hilkhoth Akum X, I e 7.
    (5) Cochen hammischpat, 338, 16.
    (6) Zoohar II, 43a - Id. III 227b - Mkdnsch Melech ad Zohar fol. 62.
    (7) Pesachim 49b.
    (8) Cochen hammischpat 425, 5 e Iore dea 158, 1.
    (9) Iore dea 158, 1.
    (10) Baha-Kama 113b. Toseph. e Kallah 1b, p. 18.
    (11) Cfr. Epilogo del prof.re russo Sergyei Nilus alla sua traduzione «I Protocolli degli Anziani di Sionne»
    Tsarkoye Sielo, 1905.
    (12) Dibre, in Dav. f. 37.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    IV
    Cosa c'insegna la storia
    Sebbene, avanti Cristo, fossero gli Israeliti i detentori della vera religione, e la misericordia di
    Dio, con braccio potente, ogni qualvolta che, con preghiere e lagrime a Lui si rivolgevano, dai
    castighi provocati dalle loro colpe sempre li liberasse, tuttavia, osservando non altro che la storica
    risultanza dei fatti, non possiamo non costatare come, sia all'origine che in seguito, si mostrarono
    ognora di dura cervice, invasori, ma soprattutto avidi del possesso dell'oro.
    Prova ne sia, come, fin dall'epoca dell'antico Egitto furono quei Faraoni costretti — quando si
    accorsero che gli ospitati Ebrei stavano ormai diventando superiori in potenza agli stessi Egiziani —
    ad emanare contro di essi una serie di leggi repressive, l'ultima delle quali fu, che, se maschi,
    dovevano, appena nati, venire annegati nel fiume Nilo. (Libro dell'Esodo).
    Tralasciando le persecuzioni Assiro-Babilonesi e venendo al tempo dell'Impero dei Persiani,
    noi sappiamo come l'Imperatore Serse (cioèAssuero figlio di Dario), che imperò su 127 province
    dall'India all'Etiopia, «veduto come una sola nazione, ribelle a tutto il genere umano, che segue
    massime perverse, altera la concordia e la pace di tutte le genti, ecc....», fulminò contro i Giudei un
    editto di strage per cui, senza pietà, dovevano essere tutti insieme sterminati in un determinato
    giorno «con le mogli e coi figli, affinché questi uomini scellerati, scendessero nello stesso giorno
    all'inferno».
    Questo editto, com'è noto, non ebbe più esecuzione, essendo stato revocato dallo stesso
    Imperatore, in seguito agli svenimenti ed alle suppliche della sua moglie Ester, che era di
    nazionalità ebraica. (V. libro di Ester).
    Qui devo fare un opportuno rilievo: è sistema degli Ebrei, specialmente ai nostri giorni, come
    in seguito avremo modo di constatare, mettere a fianco di persone che hanno mansioni altamente
    direttive, delle mogli di stirpe giudaica (vere «femmine sapienti in seduzione»), perché possano
    influire sopra di loro secondo il pensiero di Israele. Anche dai Greci, i Giudei furono non poco
    combattuti e perseguitati, tanto da chiedere — per difendersi da questi — un'alleanza con Roma. (V.
    primo libro dei Maccabei).
    Sotto i Romani — come si rileva dalle «Vite dei Cesari» di Svetonio — l'Imperatore Tiberio
    chiamò «un pericolo per Roma» la comunità ebraica, definendola «indegna di rimanere fra le mura
    dell'Urbe» e, nella vita dell'Imperatore Claudio, ci da ampia relazione come, vedendo, tale sovrano,
    il pericolo dei giudei delinearsi in tutta la sua ampiezza, pubblicò un editto di espulsione per cui,
    con taglio netto e totalitario la comunità ebraica fu costretta ad emigrare in Sicilia, in Africa e in
    Grecia.
    Seneca denunciò il pericolo dei Giudei, qualificandoli «scelleratissima gente, che avevano
    saputo diffondersi ed imporsi dappertutto» e pronunziando la storica frase: «Victoribus victi legem
    dederunt» 1. Tali parole dettero poi motivo a Diocleziano di dettare leggi restrittive contro gli Ebrei.
    Cicerone stesso — nella sua «Oratio prò Flacco» — arriva a dire d'avere timore della compattezza
    giudaica e della loro influenza nelle assemblee.
    Se sono vere, pertanto, le citate affermazioni di Seneca — il quale visse all'epoca di Caligola e
    di Nerone — è d'uopo dedurre, come, nell'Impero Romano — salvo qualche Imperatore, che se ne
    avvide ed agì in conseguenza — coloro i quali, in effetti, dietro le quinte davano legge, altri non
    erano che degli scaltri giudei.
    Pochi, ad esempio, sanno che Tigellino e Poppea erano ebrei. Ce l'attesta Tacito nei suoi
    «Annali» al Cap. 61. libro X.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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