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    Conservatorismo e Libertà
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    Predefinito Controrivoluzione Vandeana!

    Controrivoluzione Vandeana

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    1. Un fatto divenuto un simbolo

    Il termine «Vandea», grazie alla storiografia filo-rivoluzionaria, è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria e di resistenza contro l’affermarsi del progresso, che hanno come protagoniste popolazioni contadine ignoranti, sobillate da clero e nobili, che utilizzano il fanatismo religioso per scopi in realtà riconducibili ai loro interessi e privilegi di classe. Questa interpretazione non ha potuto essere adeguatamente controbilanciata dalla storiografia filo-vandeana, perché, a tutt’oggi, gli storici di parte rivoluzionaria hanno praticato l’occultamento dei fatti e imposto la damnatio memoriae nei confronti dei protagonisti, quindi anche dei valori che stanno all’origine della rivolta vandeana.



    2. I motivi della rivolta

    Il territorio indicato come Vandea Militare è situato nella Francia Occidentale, sulla costa atlantica, con un’estensione di circa 10.000 kmq e con una popolazione, all’epoca, di ottocentomila abitanti. Non si tratta di una regione povera e marginale, ma la sua ricchezza e la sua popolazione sono superiori alla media francese, così come la ricchezza e la popolazione francesi sono superiori alla media europea del tempo.

    Gli abitanti della regione sono noti per l’attaccamento alle consuetudini e alle libertà locali, oltre che per un radicato sentimento religioso, segnato dalla predicazione di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), che aveva combattuto lo scetticismo del tempo soprattutto con la devozione mariana.

    Alla fine del secolo XVIII l’Ovest, come tutta la Francia, patisce gli esiti di un processo di centralizzazione che si è sempre più sviluppato a partire dal regno di Luigi XIV di Borbone (1638-1715).

    Il costo di questa politica è la causa principale della voracità statale in materia fiscale e una delle conseguenze del governo dei ministri illuministi, sì che fra il 1775 e il 1789 la pressione fiscale diventa sempre più sostenuta e male sopportata da tutti.

    Quando, per avviare una riforma generale che affronti il problema fiscale e il deficit dello Stato, vengono convocati da re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) gli Stati Generali l’assemblea costituita dai rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia , anche dalla Vandea arrivano i cahiers de doléance, raccolte di rimostranze e di petizioni che esprimono, insieme a un profondo attaccamento alla monarchia, anche una serie di proteste contro il sistema di imposizione fiscale, i suoi abusi e la sua irrazionalità.

    I vandeani auspicano, quindi, un rinnovamento e con questo spirito mandano a Parigi i loro rappresentanti, perché se ne facciano portavoce presso il sovrano. E la disillusione è tanto più cocente quanto più grande è stata la speranza.

    Diventa sempre più chiaro, e non solo in Vandea, che a Parigi non si lavora alle sperate riforme, ma a emanare leggi destinate ad aumentare il potere coercitivo delle amministrazioni, a colpire la Chiesa e le tradizioni religiose del popolo in una inquietante accelerazione distruttiva.

    La confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, che avvantaggia solo borghesi e nobili, e l’introduzione della Costituzione Civile del Clero, nell’estate del 1790, creano un diffuso malcontento, al quale le autorità rispondono con insensibilità, con incapacità di governo e con una crescente repressione, che sfocia nell’irrimediabile frattura fra le popolazioni e i pubblici poteri.

    Gli avvenimenti precipitano nel 1793. La rottura provocata dalla Costituzione Civile del Clero, che pone le basi di una rivolta di natura religiosa, si consuma con la notizia che il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI è stato ghigliottinato, e si manifesta quando il Governo di Parigi ordina in tutta la Francia l’arruolamento di trecentomila uomini da mandare al fronte.



    3. La guerra contro-rivoluzionaria

    La rivolta scoppia perché la popolazione della Vandea rifiuta di abbandonare le case per andare a morire per una repubblica che considera illegittima, colpevole di perseguitare la religione, di aver assassinato il sovrano legittimo e di aver inasprito la crisi economica.

    Già dal 1790, a causa delle tasse e in difesa dei sacerdoti detti «refrattari», cioè quelli che non avevano giurato fedeltà alla Costituzione, scoppiano un po’ dovunque tumulti e la Guardia Nazionale, più di una volta, non esita a sparare sulla folla.

    Anche in altre regioni della Francia scoppiano rivolte, però ovunque la Repubblica le soffoca più o meno rapidamente, perché sono improvvisate, mancano di coordinamento e di decisione. Ma in Vandea, nel marzo del 1793, inizia un’insurrezione generale, annunciata dal suono delle campane a martello di tutte le chiese. Gli insorti si organizzano militarmente sulla base delle parrocchie e costituiscono un’Armata Cattolica e Reale di molte decine di migliaia di uomini, guidati da capi che essi stessi si sono scelti e che spesso, specie fra i nobili, sono restii a farsi coinvolgere.

    Jacques Cathelineau (1759-1793), vetturino, è l’iniziatore della sollevazione e viene eletto primo generalissimo dell’Armata vandeana; muore in battaglia a trentaquattro anni. Il marchese Louis-Marie de Lescure (1766-1793) è un ufficiale che gli insorti liberano dalla prigionia, ed egli ne diviene un capo autorevole; quando muore in combattimento, a ventisette anni, gli viene trovato addosso il cilicio. Henri du Vergier de la Rochejaquelein (1772-1794) è eletto generalissimo a soli ventuno anni; Napoleone Bonaparte (1769-1821) ne esalterà il genio militare. Jean-Nicolas Stofflet (1753-1796), guardiacaccia, si rivela un formidabile tattico e non accetterà mai di arrendersi. François-Athanas de la Contrie (1763-1796), detto Charette, è un ufficiale di marina «costretto» a diventare un capo leggendario dagli insulti dei contadini che lo traggono da sotto il letto, dove si è nascosto per sottrarsi alle loro ricerche; muore fucilato. Vi è anche chi è prelevato a forza e portato in battaglia sulle spalle dei contadini. Fra le poche eccezioni vi è Antoine-Philippe de la Trémoille, principe di Talmont (1765-1794), che torna dall’esilio per mettersi alla testa della cavalleria, unico dei grandi signori di Francia a combattere e a morire con i vandeani.

    Vittorie e sconfitte si alternano fino allo scacco di Nantes e alla sconfitta di Cholet, nell’autunno del 1793. L’Armata Cattolica e Reale decide, allora, di attraversare la Loira e di raggiungere il mare in Normandia, dove pensa di trovare la flotta inglese. Ma all’arrivo gli inglesi non vi sono e i vandeani, con le famiglie al seguito, ritornano sui propri passi, inseguiti dai repubblicani che li sconfiggono in una serie di scontri, che si risolvono in carneficine dove gli insorti, donne e bambini compresi, vengono sterminati a migliaia.



    4. La repressione rivoluzionaria

    Nel gennaio del 1794 la Repubblica ordina la distruzione totale della Vandea. Spedizioni militari punitive, dette «colonne infernali», attraversano la regione facendo terra bruciata e perpetrando il genocidio della popolazione, con una metodicità e con strumenti da «soluzione finale», che anticipano gli orrori del secolo XX; né mancano intenti di controllo demografico.

    Parallelamente inizia la campagna di scristianizzazione del territorio e il Terrore rivoluzionario si abbatte sulle popolazioni con la più dura delle persecuzioni mentre gli imprigionati, i deportati in questo periodo viene inaugurata la colonia penale di Caienna, nella Guyana , le esecuzioni di ogni tipo sono in un numero imprecisato. Nel febbraio del 1794 la Vandea insorge ancora e conduce una spietata guerra di guerriglia, che mette la Repubblica alle corde. Finalmente, nel febbraio del 1795, a La Jaunnaye, i capi vandeani firmano una pace con la quale il Governo di Parigi s’impegna a riconoscere la libertà del culto cattolico, concede l’amnistia, un’indennità di risarcimento e, a quanto pare, in alcuni articoli segreti, s’impegna a consegnare ai vandeani il figlio di Luigi XVI, prigioniero nella Torre del Tempio di Parigi. Però, in seguito al mancato rispetto degli accordi, nel maggio del 1795 Charette e altri capi riprendono le armi, ma questa volta l’insurrezione non ha l’ampiezza della precedente, anche perché è grande la delusione per il mancato arrivo di un principe che si metta alla testa degli insorti; mancato arrivo di cui sono responsabili anche gli intrighi inglesi.

    La guerriglia continua senza speranza fino alla cattura e alla fucilazione di Charette, nel marzo del 1796. Il tentativo di sbarco a Quiberon da parte di settecentocinquanta «emigrati» persone che hanno lasciato la Francia dopo gli avvenimenti del 1789 , molti dei quali ufficiali di marina cui l’Inghilterra ha promesso aiuto e appoggio militare, si conclude in un disastro. Traditi, cadono nelle mani dei repubblicani, che promettono loro la vita in cambio della resa e invece li fucilano; tutto finisce in una tragica Baia dei Porci ante litteram.

    Con la morte di Charette si conclude l’epopea vandeana. Vi sarà un’altra insurrezione negli anni 1799 e 1800, guidata dai capi vandeani superstiti e da George Cadoudal (1771-1804) in Bretagna; poi ancora nel 1815, durante i Cento Giorni napoleonici; e, infine, l’ultimo episodio sarà la fallita insurrezione legittimista contro il governo liberale di Parigi nel 1832.



    5. Il costo della guerra

    Anni di guerra e di guerriglia spietata, ventuno battaglie campali, duecento prese e riprese di villaggi e di città, settecento scontri locali, centoventimila morti di parte vandeana, numerosissimi di parte repubblicana, la regione completamente devastata: queste sono le cifre impressionanti che molti cercano di nascondere.

    Quella che Napoleone ha chiamato una lotta di giganti è una guerra popolare, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno condotto diventando coscientemente un ostacolo all’affermazione del primo grande tentativo di repubblica rivoluzionaria e totalitaria della storia moderna. Per questo la Vandea ha pagato con un terribile genocidio, seguito dal silenzio di chi si riconosce nell’albero ideologico della Rivoluzione francese.



    6. La vittoria dei vinti
    Il riconoscimento dei sacerdoti fedeli a Roma, il ristabilimento del culto cattolico e infine, con tutti i suoi limiti, il Concordato Napoleonico del 1802 sono da molti ascritti a merito anche del sacrificio dei vandeani. Questa, in ultima analisi, può essere definita la grande vittoria dei vinti. Vinti in questo mondo, dal momento che molti di questi martiri sono stati elevati alla gloria degli altari dalla Chiesa.

    Quindi, questa è la ragione per cui, fuori dal linguaggio corrente della storiografia, il termine «Vandea», al di là del suo contesto storico, ha valenza positiva, esempio e sinonimo di contrapposizione radicale ai princìpi rivoluzionari dell’epoca moderna, e difesa e proposizione dei valori sui quali si fonda la civiltà cristiana; perciò termine contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari.

    di Renato Cirelli

    IDIS-DPF: La Vandea
    Ultima modifica di FalcoConservatore; 16-10-09 alle 15:35

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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    Il Genocidio Vandeano



    Vi sono nella storia di Francia pagine dimenticate che però, quando vengono sfogliate, si rivelano determinanti. È il caso della Vandea, strappata dai nostri programmi scolastici e universitari oppure ridotta a una brillante sintesi di poche righe.

    Accusata e condannata a morte senza preavviso negli anni 1793 e 1794, nonostante tutto la Vandea sopravvive malgrado i suoi duecento anni. Viene pianta, la si ricorda, si cerca di annettersela, la si spregia, la si giustifica, ma essa è continuamente presente al nostro inconscio collettivo. Meglio, osa ancora far parlare di sé: il Puy du Fou, i battelli Bénéteau ne costituiscono brillanti esempi. Peggio, fa paura e viene accusata di voler ravvivare, in nome dell'eredità, cattivi ricordi. E poi, se la Vandea è stata la Vandea, se l'è proprio voluto. Questa verità imposta nel XIX secolo è più che mai proclamata a voce alta e forte perché tutti ne siano convinti, compreso il vandeano più colto. Colpevolizzato a piacimento, sfinito da bei discorsi, sconfitto in partenza, il vandeano viene persuaso che i suoi antenati hanno commesso la Colpa di aver osato ribellarsi contro una repubblica fondamentalmente buona e meritevole in nome di princìpi antiquati, ideologici e, tradimento sommo, di aver difeso l'Ancien Régime.

    Quando si osa sollevare l'inconsistente sipario di questa messa in scena, si è immediatamente colpiti da questa mostruosità convenzionale e dalla volgarità di questa voce corrente.

    Infatti la Vandea è stata condannata a morte, ma non per aver voluto difendere l'ordine antico. Al contrario essa è ferocemente rivoluzionaria, forse più di ogni altra provincia francese. Vuole anzitutto la pace, il rispetto degli uomini e dei beni e la sicurezza di fronte a un'amministrazione poliziesca, inquisitoriale, divoratrice di uomini e di denaro. "Libertà" non è parola vana per questo "paese" fortemente individualista: la Vandea militare presta fede alla Rivoluzione, che ben presto la deluderà per la sua perversità e il suo cinismo. Le amministrazioni, assetate di potere e assecondate da potentati senza pudore, vogliono a ogni costo rovesciare i modi di pensare e di decidere tradizionali sottoponendo le popolazioni a una frenesia rivoluzionaria. La minima ribellione porta inevitabilmente all'emarginazione, alla messa al bando e fa del colpevole un fuorilegge. Il discorso che circola si appoggia su diversi concetti: ragion di Stato, Unità, Legalità, e così via.

    In un tale contesto la ribellione vandeana era inevitabile. Di fatto, cos'è successo fra il 1789 e il 1793, anno dell'insurrezione, che possa spigare un tale cambiamento? Devono essere addotte diverse ragioni insieme come il non rispetto delle promesse: diminuzione delle imposte, riduzione della coscrizione, abolizione della corvé, trasformata in requisizioni arbitrarie e abusive, senza naturalmente dimenticare la persecuzione nei confronti del clero, simbolo della resistenza all'oppressione e in ogni caso fonte di un reale contro-potere. La persecuzione del clero comincia molto presto, a partire dalla fine del 1789. Si manifesta in diversi modi: amministrativi, finaziari e politici. La Costituzione Civile del Clero, del 12 luglio 1790, si ritiene sia stata fatta per dare un quadro giuridico all'insieme di queste misure. Si deve notare che, in genere, i sacerdoti accettano molto bene la nazionalizzazione dei beni della Chiesa: "alla scuola di un Dio povero, anche noi abbiamo imparato a fare sacrifici", dichiara il parroco di Sainte Lumine de Coutais, Chevalier, ex deputato agli Stati Generali. Ma l'intervento dello Stato in campo spirituale è rifiutato così come quello in campo liturgico, di cui è esempio la proibizione d'incensare. Alcuni vescovi, come quello di Luçon, propongono perfino la separazione della Chiesa e dello Stato. Il potere legislativo, mirando alla scristianizzazione, rifiuta e il 27 novembre 1790 passa all'offensiva con il giuramento costituzionale. In un tale contesto i poteri locali e le associazioni, per provare la loro fedeltà ed eventualmente stimolare le energie timide, vanno oltre gli ordini ricevuti e mettono in opera tutto un insieme di misure vessatorie e repressive come l'incarcerazione dei sacerdoti non giurati, e così via. Si organizzano vere e proprie cacce all'uomo collegate a premi. Alcuni gendarmi e militari arrivano fino a travestirsi. Da quel momento si assiste a una separazione delle comunità in due gruppi ferocemente opposti, l'uno all'origine stessa della repressione, l'altro in difesa dei sacerdoti refrattari. Con la conseguente clandestinità si producono nuove abitudini e nuove strutture, che permettono a movimenti di resistenza e di guerriglia di funzionare mentre tutto diventa pretesto di dispute.

    La rottura diventa definitiva nel marzo del 1793 con la legge Jourdan, che prevede l'arruolamento forzato di trecentomila uomini per difendere la patria assediata. Le popolazioni sono costrette a una scelta assurda: o si arruolano sotto le bandiere di un regime odiato, eventualmente perseguitando i sacerdoti refrattari e comunque lasciando le popolazioni indifese di fronte al potere abusivo dello Stato mentre gli stessi agenti della repressione, funzionari, sindaci, ufficiali municipali, e così via, sono esentati dal servizio militare; oppure si ribellano e in questo modo diventano fuorilegge. La scelta era resa più facile in quanto la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino aveva una portata che i costituenti non avevano supposto, dal momento che all'articolo 35 prevedeva la resistenza all'oppressione: "Quando il governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione è, per il popolo e per ogni parte di esso, il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri". In questo dramma vanno distinte due grandi tappe. La prima va dal marzo del 1793, mese dell'insurrezione, al dicembre dello stesso anno e più precisamente ai giorni 21 e 23 dicembre, data dell'annientamento militare dei vandeani a Savenay: si tratta anzitutto di una guerra civile, certamente atroce, ma anzitutto guerra civile. La cosa è completamente diversa a partire dalla fine del mese di dicembre: in questo secondo periodo si realizza l'applicazione fredda del genocidio i cui princìpi sono stati enunciati molto presto, sembra dal maggio del 1793. Il 1° agosto 1794 la dichiarazione in forma di decreto è ancor più solenne: secondo l'articolo VI "dal ministero della Guerra sarà inviato materiale combustibile di ogni sorta per incendiare i boschi, i boschi cedui e le ginestre"; secondo l'articolo VII "saranno abbattute le foreste, i ripari dei ribelli saranno distrutti; i raccolti saranno tagliati dalle compagnie di operai per essere trasferiti nelle retrovie dell'esercito; e il bestiame sarà requiosito"; l'articolo XIV "dichiara che i beni dei ribelli della Vandea appartengono alla Repubblica", e così via. Alcuni giorni dopo seguono diversi regolamenti, poi votati dalla Convenzione, che decidono di sterminare la popolazione: "La Vandea deve essere un cimitero nazionale", esclama Turreau.

    Questo fine si impone sia ai dirigenti sia agli esecutori. Maximilien Robespierre se ne vanta di fronte al Comitato di Salute Pubblica: "Bisogna soffocare i nemici interni della Repubblica oppure perire con essa; in questa situazione la prima massima della vostra politica deve essere che si guidi il popolo con la ragione e i nemici del popolo con il terrore [...]. Questo terrore è soltanto la giustizia pronta, severa, inflessibile". Il genocidio si iscrive in questa logica e la Convenzione lo proclama clamorosamente: "Soldati della libertà, bisogna che i briganti della Vandea siano sterminati ...".

    L'applicazione segue senza nessuna possibilità di compromesso: "Nessuna grazia per i cospiratori". Donne e bambini sono condannati con aggravanti: le prime in quanto "solchi riproduttori sono tutte mostri"; i secondi sono anch'essi pericolosi in quanto briganti oppure sulla via di diventarli. Lequinio esige di non far più prigionieri: " Se mi è permesso di dirlo - proclama alla Convenzione -, vorrei che si adottassero le stesse misure in tutti i nostri eserciti; nel qual caso, poiché i nostri nemici ci renderebbero lo stesso trattamento, sarebbe finalmente impossibile essere vigliacchi ... Questo è indispensabile in Vandea, se volete farla finita ...". I patrioti non sono più risparmiati: d'altra parte, come spiega Carrier, non ve ne sono più: "Posso assicurarvi che in Vandea non è più rimasto un solo patriota. Tutti gli abitanti di questa regione hanno avuto una parte più o meno attiva in questa guerra". E poi bisogna eliminare questa "razza maledetta". Gaudin, che protesta di fronte a questa reazione partigiana, è minacciato di sanzione dalla Convenzione. "La guerra - continuano a ripetere i membri della Convenzione - finirà soltanto quando non vi sarà più nessun abitante in questa terra disgraziata" ...

    Restano da mettere in opera i mezzi. Si devono distinguere tre tappe: la prima corrisponde soprattutto all'enunciazione di idee come il minare il suolo, l'avvelenare l'acqua e l'alcool con l'arsenico oppure l'aria utilizzando "suffumigi". In quest'ultimo caso vengono realizzati esperimenti sciagurati su montoni nei prati a Ponts de Cé, sotto la supervisione del farmacista angevino Proust, che inventa una palla contenente "un lievito capace di rendere mortale l'aria di tutta una zona".

    Allora i mezzi chimici vengono abbandonati per misure empiriche efficaci come la ghigliottina, soprannominata "il rasoio nazionale", "il mulino da silenzio", la "santa madre", la pallottola, la baionetta e il calcio del fucile. Ma, come confessano anche generali, l'uso di questi mezzi è nello stesso tempo troppo costoso e troppo lento, quindi inefficace. Restano le risorse d'ampia portata fra cui le prigioni o i campi chiamati "le anticamere della morte", le "debbiature" e gli annegamenti, individuali, a due, in questo caso chiamati"matrimoni repubblicani" - si tratta di unire nudi, in posizioni oscene, un uomo e una donna, di preferenza il padre e la madre, il fratello e la sorella, il padre e la figlia, un parroco e una religiosa -, oppure collettivi. La procedura è semplice: si ammucchia il carico umano su una vecchia imbarcazione dotata di un certo tipo di portelli; una volta al largo, li si fa volare in pezzi a colpi di scure: l'acqua irrompe da tutte le parti e in qualche istante tutti i prigionieri sono annegati. Quelli che ne escono vivi sono immediatamente colpiti a colpi di sciabola - da cui il nome di "sciabolate" inventato da Grandmaison - dai carnefici, che dalle loro imbarcazioni leggere assistono a "questa deportazione verticale nella vasca da bagno nazionale", cioè nella Loira, chiamata anche il "gran bicchiere dei bigotti", oppure al "battesimo patriottico". Si è pure tentata l'asfissia in battelli ermeticamente chiusi, ma il rantolo dei morenti disturba i rivieraschi.

    I rapporti giornalieri dei generali e dei commissari alla Convenzione e al Comitato di Salute Pubblica rendono superfluo ogni commento: ecco quanto scrive Turreau il 24 gennaio 1794: "Le mie colonne hanno già fatto meraviglie; non un solo ribelle è sfuggito alle loro ricerche ... Se i miei intendimenti sono realizzati, entro quindici giorni in Vandea non esisteranno più né case, né rifornimenti, né armi, né abitanti. Bisogna che tutto quanto esiste in Vandea di boschi, di alberi d'alto fusto sia abbattuto". D'altra parte gli ordini della Convenzione si fanno più pressanti: "Uccidete i briganti invece di bruciare le fattorie, fate punire i vigliacchi e quanti fuggono e schiacciate completamente questa orribile Vandea ... Combinate i mezzi più sicuri per sterminare tutto di questa razza di briganti".

    Vi è anche chi si stupisce di questa violenza come il commissario Lequinio: "La violenza carnale e la barbarie più spinta si sono riscontrate ovunque. Si sono visti militari repubblicani usare violenza a donne ribelli su mucchi di pietre lungo le grandi strade, ucciderle con il fucile e con il pugnale allontanandosi dalle loro braccia; se ne sono visti altri portare bambini al seno sulla punta della baionetta o della picca che aveva infilzato con uno stesso colpo la madre e il bambino"... Secondo l'ufficiale di polizia repubblicano Gannet, Amery fa accendere forni e "quando sono ben caldi, vi getta le donne e i bambini. Gli abbiamo fatto rimostranze - prosegue -;ci ha risposto che in questo modo la Repubblica voleva far cuocere il suo pane. All'inizio si è condannato a questo genere di morte le donne dei briganti e non abbiamo detto molto; ma ora le grida di questi miserabili hanno talmente divertito i soldati e Turreau che hanno voluto continuare questi piaceri. Mancando le femmine dei monarchici, si sono rivolti alle spose dei veri patrioti ed esse erano colpevoli soltanto di adorare la nazione" ... Ad Angers si concia la pelle delle vittime: "Il citato Pecquel, chirurgo maggiore del 4° battaglione delle Ardenne - spiega Claude-Jean Humeau in una dichiarazione del 6 novembre 1794 - ne ha scorticati trentadue. Voleva costringere Alexis Lemonier, pellettaio ai Ponts-de-Cé, a conciarne la pelle. Le pelli furono portate da un tale Langlais, conciatore, dove un soldato le ha lavorate. Queste pelli sono da Prud'homme, pellicciaio". Sempre ad Angers, il consiglio generale decide "che le teste di tutti i briganti morti sotto le mura di questa città saranno tagliate e disseccate per poi essere messe sulle mura. Il laboratorio della scuola di chirurgia di questa città è stato indicato per fare questo lavoro" ... Di fronte al castello di Clisson, il 5 aprile 1794, i soldati del generale Crouzat bruciarono centocinquanta donne per estrarne barili di grasso: "Facevamo buchi per terra - spiega uno dei soldati - per piazzare delle caldaie e poter ricevere ciò che cadeva; avevamo messo delle sbarre di ferro e su queste le donne, ... poi ancora sopra c'era il fuoco" ... Questo grasso è destinato agli ospedali di Nantes e ai militari.

    Carrier si protegge dal sia pur minimo senso di magnanimità: "Non ci si venga dunque a parlare d'umanità verso questi feroci vandeani; saranno tutti sterminati; le misure adottate ci assicurano un rapido ritorno alla tranquillità in questo paese, ma non bisogna tralasciare un solo ribelle, perché il loro pentimento non sarà mai sincero ...".

    Tre strutture sono incaricate di portare a termine le operazioni: le colonne infernali, la cui partenza è fissata per il 21 gennaio 1794 e che hanno lo scopo di attraversare da un capo all'altro il paese insorto e di fare in modo che "nulla sfugga alla vendetta nazionale"; la flottiglia sulla Loira, composta da quarantun bastimenti e che doveva "ripulire le rive del fiume": essa conduce operazioni brevi e rapide; e il comitato di sussistenza, creato il 22 ottobre 1793, il cui obbiettivo è di raccogliere per conto della nazione tutto il bestiame, le vettovaglie, e così via, senza dimenticare le proprietà immobiliari proscritte e abbandonate al fine di "portare l'ultimo colpo" ...

    Quindi l'olocausto si accompagna alla rovina totale del paese: "Per il ministro Barère si tratta di spazzare con il cannone il suolo della Vandea e di purificare con il fuoco", "patriottico", come ironizza Lequinio.

    I generali, con orgoglio e con una gioia non dissimulata, fanno essi stessi il rapporto delle operazioni: "Si farà molta strada in queste terre prima di incontrare un uomo oppure una capanna. Abbiamo lasciato dietro di noi soltanto cadaveri e rovine"...

    Nell'aprile e nel maggio del 1794 la Convenzione si dice "tranquillizzata": "L'idra ripugnante" della Vandea "non può più parlare di contro-rivoluzione dal momento che per essa si tratta soltanto di sopravvivere" ...

    Il 17 brumaio dell'anno I, Merlin aveva proposto ai membri della Convenzione di cancellare "il nome di Vandea dalla lista dei dipartimenti per sostituirvi quello più evocatore di "dipartimento Vendicato"", misura applicata qualche mese dopo. I deputati rinviano questo "bel progetto benché semplice e facile da eseguire" al Comitato di Salute Pubblica perché, come spiega Fyau - rappresentante della Vandea - sembra loro troppo precipitoso: "Se i briganti della Vandea non esistessero più, come da tempo ci si compiace di dire, voterei l'adozione degli articoli presentati da Merlin. Ma non bisogna nasconderselo, i briganti esistono ancora ... Il progetto di Merlin è bello ma, per dargli esecuzione, bisogna che i rappresentanti del popolo siano accompagnati da eserciti. Non si è assolutamente incendiato abbastanza in Vandea, bisogna che per un anno nessun uomo, nessun animale trovi da vivere su quel suolo. Le colonie che inviereste costerebbero forse nuovi sacrifici da affrontare ...".

    E questo genocidio, malgrado le intenzioni, non è condotto a termine soltanto a causa "della debolezza dei mezzi". Turreau se ne dice "disperato" perché gli riesce insopportabile vedere "sospettato il suo zelo" e il suo "pensiero". Quel che è peggio, le truppe, costituite in maggioranza da volontari detti "teste di morto" dal nome della loro insegna, sono lente, indisciplinate e ossessionate dal saccheggio. Lequinio si lamenta perché "sovente esso è portato al massimo. Molti soldati semplici hanno messo insieme più di cinquantamila franchi. Se ne sono visti coperti di gioielli fare ogni genere di spese con una mostruosa prodigalità". Queste truppe, ufficiali compresi, carichi di ricchezze di ogni tipo, divengono di conseguenza sempre meno efficaci nella misura in cui penetrano nell'interno del territorio e incontrano una certa resistenza anche leggera, cioé individuale. Si veda il caso di Luc. Le due colonne di Cordelier, dopo "ricerche scrupolose" che permettono loro di "portare alla luce con poca fatica tutta una covata di bigotti che brandivano le loro insegne del fanatismo", cinquecentosessantaquattro persone, sono prese dal "panico" alla vista di tre cavalieri vandeani: "La colonna [detta di Martincourt] trascinò con sé quella [detta di Crouzat], che non aveva ancora sparato nemmeno un colpo di fucile ... di modo che, invece di schiacciare il nemico - confessa Cordelier - sono stato costretto a riprendere posizione soltanto a Léger", che è a nove chilometri dal posto.

    A questo punto si impone un bilancio: la Vandea militare - costituita a nord dai dipartimenti delle Due Sèvres e della Vandea e a sud dai dipartimenti del Maine et Loire e della Loira Inferiore, cioè da settecentosettantatrè comuni ripartiti su diecimila chilometri quadrati - ha perso globalmente quasi il 15% della sua popolazione - 117.257 persone su 815.000 -, gran parte a causa della repressione, e circa il 20% delle proprietà immobiliari registrate - 10.309 case su 53.273 -; certe terre sono più colpite di altre: Bressuire nelle Due Sèvres perde l'80% dei suoi immobili, Cholet quasi il 40% della sua popolazione.

    Le guerre di Vandea costituiscono dunque una pagina particolarmente drammatica della storia di Francia, che i governi successivi, con l'eccezione paradossale di Napoleone I, hanno emarginato, cioè ridotta al silenzio. I contemporanei hanno volontariamente minimizzato gli accadimenti: solo i principali colpevoli del genocidio sono condannati a morte; gli altri, pur essendo provata la loro complicità, sono rilasciati "non avendolo fatto con intenzione criminale". La Restaurazione, disturbata dalla contestazione sovversiva e dalla violenza della guerra, in nome dei princìpi enunciati nel quadro della carta del 1814, ha preferito dimenticarla. D'altra parte, i repubblicani trovano estremamente imbarazzante ammettere che il governo abbia dovuto, in piena Rivoluzione, firmare trattati con poteri insurrezionali ai quali, in quel modo, conferiva un certo riconoscimento. Quanto ai militari, troppo spesso battuti in campo aperto, la guerriglia vandeana ha posto loro un problema tecnico e intellettuale che hanno padroneggiato male. D'altronde un buon numero di generali, e non fra i minori, hanno abbandonato, come Dumas padre, Bard che rifiuta di "procedere a massacri organizzati", oppure Kléber che "lascia il suo comando di fronte alle esigenze selvagge del Comitato di Salute Pubblica". A questo erano spinti alcuni generali disgustati da tutto quel sangue, come il generale di brigata Danican, che scrive a Bernier: "Il 20 ottobre 1794 è un anno che grido contro tutti gli orrori dei quali sono stato disgraziatamente testimone. Diversi cittadini mi hanno preso per uno stravagante ... ma dirò e proverò, quando si vorrà, che ho visto massacrare vecchi nei loro letti, sgozzare bambini al seno delle loro madri, ghigliottinare donne gravide e anche il giorno dopo il parto, che ho visto bruciare enormi magazzini di grano e di derrate di ogni genere ... Le atrocità che sono state commesse sotto i miei occhi hanno talmente afflitto il mio cuore da non rimpiangere la vita ... Lo dirò in faccia ai cannibali ...".

    Dunque, queste rappresaglie non corrispondono a quegli atti spaventosi ma inevitabili che possono aver luogo con l'accanirsi dei combattimenti nel corso di una guerra lunga e atroce, bensì a massacri premeditati, organizzati, pianificati e commessi a sangue freddo; massicci e sistematici con la volontà cosciente e proclamata di distruggere una ben determinata regione, e di sterminare tutto un popolo, preferibilmente donne e bambini, per estirpare una "razza maledetta" giudicata ideologicamente irrecuperabile, il che costituisce il fondamento stesso di un genocidio.

    di Reynald Secher

    Alleanza Cattolica - aree tematiche - Rivoluzione francese

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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    Gli Eroi della Vandea



    Il problema della Vandea è fondamentale nella storia moderna della Francia, dell'Europa e del mondo intero. Si è scritto molto sulla Vandea: noi ci riferiremo all'essenziale, ovvero alla storia.

    Si può dire che era predeterminata? Io affermo di no. La Vandea era forse nel 1789 più monarchica del resto della Francia? No. La Vandea accettava il re come il 99% della popolazione francese dell'epoca. Si può dire forse che la Vandea era più religiosa o più clericale del resto della Francia? No. Non si rivela nessuna specificità clerico-religiosa in Vandea. Si può dire ancora che la Vandea fosse o sia più antistatale del resto della Francia? Assolutamente no, né più né meno del resto della Francia; non si riscontrano comportamenti specifici della Vandea, neanche in questo settore, come non se ne riscontrano nel settore amministrativo. Certo, ci si è opposti al centralismo che vige in Francia sin dai tempi di Luigi XIV, e contro questo centralismo ci si batte. Da qui sorge la nostra domanda: perché nel 1793 la Vandea è insorta? E perché è insorta solo la Vandea?

    Possiamo analizzare l'insurrezione dividendola in tre fasi; la prima è quella della delusione. Oggi non è una novità, ma allora per la prima volta si andava alle urne, per la prima volta venivano eletti dei personaggi sulla base della fiducia che si riponeva in loro. Gli eletti, una volta giunti al loro scopo, hanno assunto una posizione economica, politica ed ideologica che ha portato alla delusione, al disincanto.

    Ma i popoli vivono concretamente, e per farlo intendere prenderò due esempi.

    Il primo è quello delle imposte e delle tasse. Sotto l'Ancien Régime -questo nome indica l'ordinamento che vigeva in Francia prima della Rivoluzione del 1789- si pagavano poche tasse, circa il 5%; dopo la notte del 4 agosto, queste tasse sono raddoppiate. Immaginate la delusione.

    Il secondo esempio è quello delle lingue. Nella Francia del 1789, erano relativamente pochi i francesi che parlassero francese; nell'Ovest, i bretoni parlavano bretone, c'era poi un gruppo di bretoni dell'Est che parlava un'altra lingua che veniva chiamata "gallo", in altre zone si parlavano altri dialetti...: con il 1789 si è giunti al concetto di una lingua unica per tutta la Francia. Una situazione analoga si manifesterebbe in Europa se alla Commissione di Bruxelles dovessero decidere che da un giorno all'altro il tedesco diventi la lingua ufficiale ed unica dell'Europa. Ebbene, è esattamente quello che è avvenuto 200 anni fa, quando ai bretoni è stato detto che non potevano più parlare il bretone, agli altri abitanti della Vandea che dovevano abbandonare i loro dialetti, e che tutti dovevano invece prendere e far proprio il francese. Delusione; e dopo la delusione, la collera.

    Nella storia dell'umanità, io riconosco alcune notti fondamentali, tra cui quella del 4 agosto. La percezione e la definizione del mondo prima e dopo sono completamente diverse: prima si aveva una struttura piramidale, sulla cui cima non c'era il Re, bensì Dio; il Re era un luogotenente di Dio in terra. Subito dopo venivano i tre ordini sociali: l'ordine clericale, l'ordine nobile e l'ordine del cosiddetto terzo stato. Dopo il 4 agosto, si è davanti ad un ordinamento non più piramidale ma orizzontale: Dio non c'è e tutti i suoi rappresentanti vanno eliminati. Non è stato importante uccidere Luigi XVI, ma eliminare il Re di Francia, luogotenente di Dio in terra, e la Regina, fondamento della società in Francia.

    In Francia, come nel resto del mondo monarchico, vale il motto "Il re è morto, viva il re": andava quindi eliminato anche il figlio del re, l'erede al trono. Ma in Francia l'infanticidio era malvisto: si è giunti perciò a quello che è stato chiamato un assassinio per delega. Ci dobbiamo porre davanti ad una sorta di rituale iniziatico, tenendo conto della meccanica dell'instaurazione dell'ordinamento rivoluzionario. In genere, i rivoluzionari vogliono che la loro rivoluzione sia universale. Se analizziamo il dibattito nato all'interno, tra i rivoluzionari di allora, riconosciamo una similitudine veramente sorprendente con il dibattito che c'è stato tra Rosa Luxemburg e Lenin: un dibattito sulla strategia della rivoluzione universale. Vi sono due possibilità: fare la rivoluzione nel paese per meglio esportarla, oppure farla prima fuori dal paese per meglio imporla all'interno del paese. La Francia del XVIII secolo ha scelto la seconda possibilità, dichiarando, alla fine, la guerra all'Europa: non dimentichiamo che allora era come dichiarare la guerra al mondo intero, e non dimentichiamo neanche che la Francia è la figlia maggiore della Chiesa, con tutto ciò che questo primato può implicare. La Francia dunque dichiara la guerra all'Europa. La strategia scelta al momento di dichiarare la guerra all'Europa dei re, all'Europa dei tiranni è stata quella di provocare un sollevamento nei paesi circonvicini e confinanti. Ma l'occupazione francese è stata atroce: saccheggi ed altre violenze, tanto da provocare un sollevamento dei popoli occupati, non contro il tiranno bensì contro la Francia, contro l'invasore, per restaurare il proprio tiranno.


    In seguito sono stati invasi i paesi che rifiutavano di sollevarsi, ma in questi paesi vi erano dei monarchi, vi erano delle truppe, vi era un popolo, e tutti hanno rifiutato questa invasione, hanno resistito ad essa, con il risultato che non solo la Francia è stata battuta, ma che è stata a sua volta invasa ed occupata. E' il caso di notare qui e di ricordare che la guerra era stata dichiarata fin dal mese di aprile del 1792.

    Abbiamo visto le prime due fasi, sollevamenti ed invasione; la terza fase è quella di prendersi cura, diciamo così, della Chiesa e del sollevamento interno, dato che il 60-70% della popolazione francese si solleva.

    Allora si diceva che per rigenerare la Francia bisognava sottomettere la Chiesa. Il modo in cui tale sottomissione è stata realizzata è analogo a quanto Eltsin ha fatto in Russia ai nostri giorni: ha confiscato i beni del Partito comunista dell'Unione Sovietica, perché una struttura senza beni diventa relativamente inefficace. La rivoluzione francese lo ha fatto allora colpendo la Chiesa, confiscandone i beni e imponendo poi ai preti di giurare fedeltà allo Stato, al nuovo stato. Mi soprende anche udire con quanta leggerezza si parla del giuramento di fedeltà allo Stato: credo che ognuno di voi, obbligato a prestare giuramento di fedeltà al Presidente della Repubblica o al Primo Ministro o a deputati locali, non sarebbe contento di farlo, si opporrebbe.

    Allora ben il 70% dei preti rifiutarono di prestare giuramento allo Stato. Da qui sorge anche il problema della Dichiarazione dei diritti dell'uomo; lo scopo di questa Dichiarazione è quello di ottenere che i diritti fondamentali dell'uomo, le sue libertà, siano definite per legge. La legge definisce le libertà: ma ciò è intrinsecamente perverso, perché la legge è l'espressione della volontà popolare per via del sistema elettorale a maggioranza: per natura quindi la legge diventa evolutiva. Chi rifiuta il giuramento diventa un fuorilegge e come tale va punito. I preti vanno puniti, diventano come dei fuori casta. Questa punizione si può manifestare con tre tipi di sanzione: prigione, deportazione, eliminazione fisica. Nella Francia rivoluzionaria si arriva all'eliminazione fisica fin dal mese di gennaio del 1790, una data sicuramente precoce nel calendario rivoluzionario. Per renderci conto della portata di queste eliminazioni, contiamo anche qualche anno: tra il 1789 ed il 1793 passano quattro anni, e sono tanti.

    La Francia, disfatta in guerra, deve ricorrere alla coscrizione: questo avviene nel marzo del '93, ma il meccanismo di reclutamento dei coscritti è proprio quello che spiega le ragioni profonde del sollevamento. E' la legge centrale a determinare il numero di coscritti, 300 mila uomini, ma sono i dipartimenti e la periferia, i sindaci, a scegliere questi uomini. Bisogna aggiungere che a quei tempi il sindaco non era eletto dal popolo, ma era scelto dal potere centrale per le sue caratteristiche politiche, personali, ideologiche, e per questa sua posizione il sindaco godeva di due privilegi: anzitutto, non andava sotto le armi, in secondo luogo, proprio lui sceglieva chi sarebbe andato sotto le armi. Chi sceglieva il sindaco? Tutti i suoi oppositori, naturalmente. Il popolo, però, in Vandea, ha detto no, e si è sollevato, per il 60 o 70%.

    Le argomentazioni di questi contadini sono assai degne di nota e hanno una base giuridica codificata dall'articolo 35 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, che dice: "Quando il governo viola i diritti del popolo, per il popolo e per ogni parte del popolo l'insurrezione è il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri". Non solo la popolazione della Vandea si è sollevata, ma anche la popolazione di Tolone, di Marsiglia e di altre città.

    Per prima cosa, rileviamo che la reazione popolare non solo è legittima, ma è anche legale. Mi chiederete allora perché in Vandea l'insurrezione ha funzionato ed altrove no. Risponderei con due ordini di ragioni. La prima è che in Vandea l'insurrezione è stata spontanea e popolare, mentre in Bretagna, come a Lione, è stata nobiliare e programmata: da qui la disfatta. Questo anche perché in Vandea, essendo una zona rurale, non vi sono guarnigioni, non vi è una struttura militare, la seconda ragione sta nell'osservazione che la Bretagna era sempre insorta, e i bretoni conoscevano bene la repressione della monarchia, mentre i vandeani non sapevano che la repressione fa male: per questo insorsero. Questi elementi hanno radici molto profonde, che vediamo anche nella cultura vandeana attuale. Gli abitanti della Vandea sono diffidenti nei confronti dei preti e dei nobili, e lo erano anche allora. Non a caso, il primo generalissimo della rivoluzione è stato scelto tra i contadini, dopo aver rifiutato tutti i militari.

    In un primo tempo, la guerra in Vandea è stata solo civile, seguendo tre fasi.

    Nella prima fase, il sollevamento vandeano ha avuto le tipiche caratteriste dell'insurrezione. Dal marzo del 1793 fino al 29 giugno del medesimo anno, i 770 comuni sono insorti. Per 10 mila kmq, 815 mila abitanti sono insorti contro la Repubblica.


    I Vandeani identificarono quasi subito il nemico con Parigi. Sulla strada si uniscono ai bretoni. Il 29 giugno del 1793 viene lanciato l'attacco su Nantes, dove il generalissimo viene ferito: morirà dopo poco, e questa è la prima disfatta subita dalla Vandea.

    La seconda fase è facile da spiegare: i vandeani battuti cambiano la loro tattica e passano alla tattica di difesa. Parigi manderà delle truppe, truppe che avranno buon gioco in Vandea; questa fase va dal 29 giugno al 18 ottobre del 1793.

    Nella terza fase, ci si trova davanti alla stessa circostanza della prima: l'alleanza con la Bretagna. Per allearsi o unirsi alla Bretagna, bisogna arrivarci, attraversando la Loira. Questo attraversamento è possibile in una località che si chiama Saint Florent Le Vieil, e da qui ottantamila vandeani entrarono in Bretagna. Ma la Bretagna era stata unita alla Francia solo nel 1532; i Bretoni prima di allora avevano creato una linea di difesa contro la Francia, e proprio di questa linea di difesa si avvarranno ora i Repubblicani per opporsi all'invasione dei Vandeani in Bretagna.

    Due mesi dopo la disfatta, il generale Westermann ha scritto il bollettino della vittoria; spiegando al Comitato di Salute Pubblica lo svolgimento di questa disfatta della Vandea, proclama: "Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani. La Vandea è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne ed i suoi bambini. L'ho appena sepolta nelle paludi e nei boschi, secondo gli ordini che mi avete dato: ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che almeno quelle non partoriranno più briganti. Non ho un solo prigioniero sulla coscienza. Ho sterminato tutti". Fine della guerra civile in Vandea.

    In questo contesto, viene presa la decisione dello sterminio in Vandea. La Francia era colpita, all'epoca, da due mali. Il primo male era l'insurrezione combinata Lione-Tolone, soffocata da una repressione cruenta nel novembre 1793. Il secondo, la presenza degli eserciti stranieri sin dall'ottobre-novembre 1793. Ormai però erano stati battuti: non solo, ma l'esercito francese si era già avventurato sul territorio straniero, in Francia non esisteva quindi più un problema militare, e questo ha reso possibile decidere lo sterminio - vocabolo che venne utilizzato fin da allora - della popolazione della Vandea.

    La prima volta che ho letto la parola "sterminio" ne sono rimasto sorpreso: in quanto accademico, ho il dovere della critica e il diritto della sorpresa davanti ai documenti che mi trovo davanti agli occhi, e da questo diritto deriva, come immediata strategia, la ricostruzione cronologica dei fatti. Si distinguono alcune fasi: anzitutto, la fase del vocabolo, che possiamo facilmente datare aprile '93, e a cui possiamo anche assegnare una paternità, quella del ministro Carrier, che in uno dei suoi deliri verbali, dal podio dove si trovava ad arringare i colleghi, ha parlato della necessità di sterminare la popolazione della Vandea. Siamo dunque nella fase del verbo sterminare.

    La seconda fase è decisamente unica, non vi è un altro esempio simile in tutta la storia dell'umanità: è una fase giuridica. Il parlamento di allora, la cosiddetta Convenzione, voterà tre leggi. La prima di queste tre leggi è del 1° agosto 1793, e tratta della necessità di distruggere fisicamente la Vandea. Recita: "Saranno inviati dal ministero della guerra materiali combustibili di ogni sorta per incendiare i boschi, le macchie, le foreste abbattute. I covi dei ribelli saranno distrutti, i raccolti saranno mietuti dalle compagnie di braccianti per essere portati alle retrovie dell'esercito e il bestiame sarà requisito. I beni dei ribelli della Vandea sono dichiarati appartenenti alla Repubblica, e ne sarà utilizzata una parte per indennizzare le perdite che avessero sofferto i cittadini rimasti fedeli alla patria. La Vandea deve essere un cimitero nazionale".

    La prima legge era di distruzione, la seconda è di sterminio. In quanto legge promulgata dal parlamento, è stata stampata sul Bollettino Ufficiale della Nazione: "Bisogna che i briganti di Vandea siano sterminati prima della fine di ottobre. La salvezza della patria lo richiede. L'impazienza del popolo francese lo comanda. Il suo coraggio deve compiere l'opera. La riconoscenza nazionale spetta ora a tutti coloro i quali per valore e patriottismo avranno permesso il ritorno della libertà e della Repubblica". Vi è stata poi una terza proposta di legge, accettata di fatto, del 7 novembre del 1793 e possiamo chiamarla, dopo la distruzione e lo sterminio, la catarsi. Si tratta della "purificazione della Vandea" ed è Robespierre a stabilire una sorta di gerarchia dividendo i Francesi in due categorie, "buoni e cattivi", divisi poi in diverse sottocaste. Tra i cattivi, nel fondo del fondo, si trovano i preti e le monache, dopo la nobiltà, e infine intere popolazioni, tra cui quella della Vandea. I Vandeani sono considerati degli ominidi, delle sottospecie di uomini, ed in quanto tali non aventi diritto ad un territorio. Il nome stesso Vandea viene eliminato, deve scomparire.


    L'amministrazione, però, nel suo horror vacui, desidera manifestare la sua volontà di mettere in opera una politica di ripopolazione, e assegna un nuovo nome alla Vandea chiamandola "dipartimento Vendicato", per esprimere appunto questa volontà di ripopolare quella parte di Francia un tempo abitata da cattivi Francesi.

    In una terza fase, ci si pone il problema dello sterminio dei Vandeani. Il problema è duplice: per prima cosa sono tanti, 815 mila; in secondo luogo, "sono cattivi e sono così cattivi - questa è una citazione - che si rifiutano di farsi uccidere e si difendono".

    Il territorio è molto ben definito: sono 10 mila kmq, e vi sono tre possibilità. La prima è quella del "metodo scientifico": il gas. Ma il genio dei Francesi non è il genio dei Tedeschi, non conoscono altrettanto bene i gas letali. Allora, si rivolgono ai loro chimici, pregandoli di studiare, di creare e di sviluppare un gas che sia adatto ad uccidere tutti i Vandeani avvelenando il territorio. Questi chimici si mettono diligentemente al lavoro, fanno degli studi e delle ricerche, degli esperimenti e pubblicano un rapporto dicendo: "Abbiamo diffuso il nostro gas, ma né le pecore né i passanti ne sono stati disturbati". Fallimento del primo metodo.

    Si passa allora ad un metodo che viene detto "pragmatico", secondo cinque modalità: la ghigliottina, la baionetta, il fucile, l'affogamento, le mazzate sulla testa. A questa panoplia di strumenti pragmatici di sterminio viene posto fine sia per la lentezza del metodo - per esempio, il rendimento della ghigliottina è di un massimo di 32 individui al giorno - che per i costi elevati.

    La terza soluzione, proposta dal generale Turreau, è un piano di sterminio concepito secondo tre direttive. La prima è complessa: la Francia in quel secolo ha concepito forni crematori, sistemi di conce di pelle umana, sistemi di fusione dei corpi delle donne per ricavarne il grasso, ed anche ricette gastronomiche. Il cannibalismo di allora prevedeva cervella di Vandeano in salsa repubblicana. Seconda direttiva: una flottiglia di 41 barche sulla Loira, di cui abbiamo i nomi e i luoghi d'attracco. Terza direttiva: creazione di un comitato cosiddetto di "sussistenza" il cui compito era quello di operare un saccheggio sistematico della popolazione. Ciò che è veramente unico di questo evento è che era tutto fatto sotto l'egida della legalità. I generali quindi si limitavano a fare i loro bollettini, i loro rapporti, che ho ritrovato negli archivi militari relativamente intatti, trovando quindi testimonianza di tutto l'orrore del piano di Turreau.

    Tutto ciò è finito non prima della caduta di Robespierre. Alla Sorbona, dove è stata presentata questa tesi, sono state rivolte delle domande sul numero di abitanti eliminati e di case distrutte. Degli 815.000 Vandeani almeno 117.000 sono stati eliminati, ma non è tanto importante conoscere questo numero della statistica, quanto avvalersi della statistica per determinare se davvero la volontà di eliminare di preferenza le donne in quanto riproduttrici o i bambini in quanto futuri briganti, è stata rispettata. Non si può avere una risposta globale a questa domanda: si può ipotizzare una risposta basandoci sui risultati di certe analisi, fatte studiando gli elenchi dei caduti trovati in certi comuni. Possiamo dire che tutte le cifre convergono. Effettivamente il 70% degli uccisi erano donne e bambini. E poi, ma forse spetterebbe ai filosofi parlarne, può essere interessante andare a studiare i rituali di violenza e della volontà di sterminio di quella che, tra virgolette, possiamo chiamare una razza. Per il numero di case distrutte, possiamo invece avvalerci degli elenchi redatti successivamente sotto l'Impero per indennizzare i danneggiati. Da questi elenchi, si vede che in certi comuni la distruzione dei beni immobili è arrivata fino al 90%. Il risultato globale è che comunque su 50.000 case più di 10.000 sono andate distrutte.

    Quando nell'86 è stato pubblicato in Francia questo libro, Il genocidio vandeano, ha destato un grande stupore. Perché i Francesi avevano dimenticato. Ho scritto un altro libro che purtroppo non è stato tradotto in italiano, che spiega perché e come i Francesi erano stati portati a dimenticare. Il libro si intitola Da un genocidio all'altro, la manipolazione della memoria. E' facile spiegare come è avvenuta questa manipolazione. Bisogna dire che già allora esisteva una profonda consapevolezza del crimine commesso contro l'umanità, tanto che è stato istituito un tribunale speciale - del tipo di quello di Norimberga - dove ci si chiedeva chi fosse colpevole, e come punirlo. Tutti sono colpevoli: colui che ha concepito lo sterminio come colui che lo ha realizzato e colui che se ne è reso complice. Quindi, vanno tutti puniti.


    Fino al 1830, nessuno ha osato cercare di deturpare la verità, sia perché esistevano dei testimoni oculari sia perché erano fatti vicini. Ma dopo il 1830, due circostanze portano a cambiare la situazione: l'avvento di un re repubblicano, Luigi Filippo I, e il venire a mancare dei testimoni oculari. A questo punto, è cominciata la manipolazione.

    Luigi Filippo I prende al suo soldo degli storici, dando loro il compito di purificare la storia. Ci si avvarrà poi anche di diverse strutture: per esempio, le cattedre di storia, affidate a storici marxisti, che hanno proceduto a lavare e lucidare la storia, purificandola, dimenticando ciò che un loro padre culturale, quale Babeuf, aveva scritto sulla Vandea. C'è un libro che ha suscitato grande scalpore, tanto in Francia quanto in Italia, scritto da Babeuf, sul sistema delle due popolazioni. Lo trovo molto interessante, forse anche perché il Babeuf si pone qui la stessa domanda fondamentale che io, senza conoscerlo, mi ero posto: perché si è giunti a questa volontà di soluzione finale?

    Robespierre e i rivoluzionari di allora avevano voluto trasformare la Vandea in un laboratorio. Il loro scopo era quello di creare un uomo nuovo, ma la creazione di un uomo nuovo richiede la messa in opera di metodi e il poter far funzionare dei metodi richiede che si disponga di un laboratorio: la Vandea, appunto. Del resto, abbiamo appena scoperto che dopo la Vandea era in programma di passare ad analoga opera con la Bretagna, e via discorrendo. Vi è una frase terribile di Saint-Just, secondo il quale se è necessario sterminare il 90% dei Francesi, bisognerà sterminare il 90% dei Francesi, perché il 10% restante varrà, e sarà sufficiente a rigenerare e la Francia e l'Europa. Per costruire un nuovo mondo, bisogna distruggere il vecchio. Per distruggere il vecchio mondo, bisogna distruggerne la popolazione. In questa cornice, si inserisce il fenomeno dello sterminio in Vandea.

    Veniamo ora alle morale.

    Quello della Vandea è il primo genocidio della storia ideologica del mondo contemporaneo. Se non fosse stato dimenticato il genocidio della Vandea, forse non sarebbe accaduto ciò che è accaduto nel XX secolo.

    Come è stato possibile dimenticare tutto questo? E' proprio qui l'essenza del problema: il non dimenticare, il non manipolare la storia, il dovere di dire, il dovere di ricordare.

    di Reynald Secher

    Gli eroi della Vandea

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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    Altri Orrori Rivoluzionari



    Eccolo arrivato anche tra noi il libro guastafeste, l'opera implacabile di un giovane storico che ha provocato l'ira dell'intellighenzia francese che - sontuosamente sponsorizzata da François Mitterrand - ha celebrato, nel 1989, le "glorie" e i "fasti" della Grande Révolution che compiva duecento anni.

    Parliamo di "Le génocide franco-français: la Vendée vengée", di Reynald Secher, tradotto ora in italiano con il titolo Il genocidio vandeano dalle Edizioni Effedieffe di Milano.

    Anche sui nostri giornali giunse, a suo tempo, qualche eco di queste pagine terribili, ma l'editoria "ufficiale" che, pure, soprattutto dal francese, saccheggia tutto, anche l'irrilevante, non ha trovato posto per esse. Ha provveduto, così, una piccola, nuova editrice che - rara avis! - non solo non nasconde il proprio orientamento cattolico, ma di quella ispirazione intende fare la base unica, senza compromessi, della sua produzione.

    Il programma editoriale, dunque, mira a pubblicare opere nuove, originali o in traduzione, ma "maledette", rifiutate cioè dall'ideologia dominante nelle case editrici, magari anche in qualcuna che già fu o ancora si dice "cattolica". Ma si mira pure al recupero dì opere del pensiero cristiano tra Otto e Novecento ormai introvabili e, spesso, non per mancanza di mercato ma per mancanza di "simpatia" da parte di certa cultura che si dice "pluralista", "paladina della tolleranza" mentre pratica una dura censura ideologica.

    Questa nuova editrice, nella fase iniziale della sua attività - prima del libro sulla Vandea cui abbiamo accennato e di cui parleremo qui sotto - ha pubblicato un altro saggio contro-rivoluzionario. È quel pamphlet, anch'esso guastafeste, "Pourquoi nous ne célébrerons pas 1789" scritto da Jean Dumont che, in poche pagine, accompagnate da illustrazioni rare dell'epoca, mostra, con un vigore e un'informazione straordinari, "i falsi miti della Rivoluzione francese", come dice il titolo della traduzione italiana. In una dimensione e a un prezzo contenuti, ecco dunque quell'opera di sintesi che molti lettori cercavano per chiarirsi le idee (in una prospettiva che vuoi essere esplicitamente cattolica) su quella rivoluzione i cui effetti durano tuttora.


    Ma veniamo al "genocidio franco-francese", a questo libro di Secher che, malgrado il fuoco di sbarramento messo in atto dal conformismo "politicamente corretto", ha provocato in Francia profonda emozione.

    Reynald Secher, il giovane autore (è nato nel 1955) è di origine vandeana ed è andato alla ricerca di una documentazione che molti consideravano ormai perduta. Gli archivi pubblici, infatti, sono stati diligentemente epurati, illudendosi così di far sparire le prove del massacro operato in Vandea dagli eserciti rivoluzionari inviati da Parigi.

    Ma la storia, come si sa, ha le sue astuzie: Secher ha scoperto così che molto era stato messo in salvo e conservato, nascostamente, da privati. Inoltre, il giovane studioso ha potuto mettere le mani sulla documentazione catastale ufficiale delle distruzioni materiali patite dalla Vandea contadina e cattolica insorta in armi contro i ''senza-Dio'' giacobini.

    Dalle mappe dei geometri statali dell'epoca emerge la conferma di una tragedia inimmaginabile: 10.000 case su 50.000, il 20 per cento - dunque - degli edifici dei vandeani, furono completamente diroccate con freddo piano sistematico studiato a tavolino, nei mesi in cui si scatenò la furia dei giacobini governativi, che avevano un motto agghiacciante: "libertà, eguaglianza, fraternità o morte". Praticamente tutto il bestiame fu soppresso. La totalità delle coltivazioni fu distrutta.

    Tutto questo, secondo un programma di sterminio deciso a Parigi e attuato dagli ufficiali rivoluzionari: bisognava far morire di fame chi, nascondendosi, fosse sopravvissuto. Il generale Carrier, il responsabile in capo dell'operazione, arringava così i suoi soldati: "Non ci si venga a parlare di umanità verso queste belve vandeane: saranno tutte sterminate. Non bisogna lasciare vivo un solo ribelle".

    Il generale Westermann - dopo la grande battaglia campale in cui furono massacrate le intrepide ma male armate masse contadine della "Armata Cattolica" che andavano all'attacco dietro i vessilli con il Sacro Cuore sormontato dalla croce e il motto "Dieu et le Roy" - il giacobino Westermann, dunque, scriveva trionfalmente a Parigi, al Comitato di Salute Pubblica in cui siedevano gli adoratori della Dea Ragione, della Dea Libertà, della Dea Umanità: "Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani! É morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. Ho appena sepolto tutto un popolo nelle paludi e nei boschi di Savenay. Secondo gli ordini che mi avete dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne così che, almeno quelle, non partoriranno più briganti. Non ho neppure un prigioniero da rimproverarmi. Ho sterminato tutti".

    Da Parigi, si rispose lodando lo zelo nel "purgare interamente il suolo della libertà da questa razza maledetta".

    Il termine "genocidio", applicato da Secher alla Vandea, ha suscitato polemica, quasi fosse eccessivo. In realtà il libro mostra, con la forza terribile dei documenti, che quella parola è del tutto adeguata: "distruzione di un popolo", secondo l'etimologia. Proprio a questo mirarono gli "amici dell'umanità" di Parigi: l'ordine era di uccidere innanzitutto le donne, in quanto "solco riproduttore" di una razza che doveva morire perché non accettava la "dichiarazione dei diritti dell'uomo".

    La distruzione sistematica delle case e delle coltivazioni andava in questa stessa direzione: far sparire per stenti e per fame i superstiti.


    Ma quanti furono i morti? Secher dà, per la prima volta, le cifre esatte: in diciotto mesi, su un territorio di soli 10.000 chilometri quadrati, sparirono 120.000 persone, almeno il 15 per cento della popolazione totale. In proporzione, è come se nella Francia d'oggi fossero uccise più di otto milioni di persone. La più sanguinosa delle guerre moderne - quella del 1914-18 - costò poco più di un milione di morti francesi.

    Genocidio, dunque; vero olocausto: e non a caso, come documenta Secher, simili termini rinviano al nazismo. Tutto ciò che misero in pratica le SS fu anticipato dai "democratici" inviati da Parigi: con le pelli conciate dei vandeani si fecero stivali per gli ufficiali (la pelle delle donne, più morbida, era usata per i guanti). I cadaveri furono bolliti a centinaia per estrarne grasso e sapone (e qui, fu superato persino Hitler: come documentato dal processo di Norimberga - e come confermato dalle stesse Organizzazioni ebraiche il sapone prodotto nei lager tedeschi con i cadaveri dei prigionieri è una "leggenda nera", senza riscontro nei fatti). Si sperimentò per la prima volta la guerra chimica, con gas asfissianti e avvelenamento delle acque. Le camere a gas dell'epoca furono i battelli stracarichi di contadini e dei loro preti portati in mezzo al fiume e affondati.

    Sono pagine, queste ora disponibili per il lettore italiano, che provocano sofferenza. Ma la ricerca dì una verità nascosta e rimossa val bene il trauma della lettura.

    di Vittorio Messori

    Vandea

  6. #6
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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    Vendée militaire



    Nel 1789 un pugno di intellettuali prendeva il potere di fatto all'interno dell'Assemblea degli Stati Generali a Parigi. Definivano se stessi "illuministi" (cioè "coloro che illuminano") e "filosofi". Per anni avevano inondato la Francia di opuscoli sovversivi e blasfemi, contenenti le loro idee utopistiche sulla pretesa "bontà naturale dell'uomo" e su un' "età dell'oro" che sarebbe stata nei primordi corrotta dall'avvento della società organizzata. Oggetto privilegiato del loro livore era la religione cristiana, supposta responsabile di quella civiltà che esecravano e che intendevano sostituire coi loro "lumi". «Schiacciate l'infame!», incitava Voltaire, ed intendeva il Dio della religione cattolica.

    Approfittando della debolezza di Luigi XVI («uno dei più grandi imbecilli della Storia», secondo la definizione dello storico e Accademico di Francia Pierre Chaunu), riuscirono a far votare la nazionalizzazione totale dei beni della Chiesa di Francia, beni che da secoli costituivano la "previdenza sociale" della nazione, dovendo essere impiegati per l'assistenza e l'istruzione gratuita che da sempre erano a carico del clero. In omaggio alla "sacralità" della proprietà privata, abolirono il salario minimo garantito e le associazioni operaie, aprendo un varco tra salariati e padroni che non si è più colmato. Le terre confiscate alla Chiesa furono vendute ai nuovi ricchi e masse enormi di contadini, privi di quei diritti comunitari che avevano costituito la loro difesa economica nei secoli, vennero proletarizzate con un tratto di penna. Una politica economica utopistica e dissennata gettò la Francia nella prima inflazione della storia, affamando il Paese e costringendolo ad aggredire il resto d'Europa che da cinquant'anni era in pace.

    I preti vennero dichiarati funzionari dello Stato e fu loro imposto il distacco dal Papa e il giuramento alla Costituzione. Pochi di essi aderirono, perché il popolo della "primogenita della Chiesa" rifiutava di partecipare alle funzioni celebrate da quei preti che si erano piegati. Quelli che rifiutarono il giuramento vennero perseguitati e massacrati a migliaia. L'escalation anticristiana divenne in breve parossistica, arrivando alla distruzione delle chiese e delle immagini sacre, alla sostituzione del calendario cristiano con quello giacobino e culminando col Terrore, in cui innumerevoli preti, suore, religiosi e laici cattolici salirono la ghigliottina. I moti spontanei vennero repressi nel sangue, i sacrilegi toccarono le vette del ridicolo: si facevano bere gli asini nelle pissidi consacrate e si adoravano ballerine sugli altari delle cattedrali.

    Nel marzo del 1793 la Convenzione decretò l'arruolamento coatto di altri 300.000 uomini, parte da mandare a combattere alle frontiere e parte da impiegare nelle repressioni. Allora tutto il nord-ovest della Francia insorse con le armi: Vandea, Anjou, Poitou, Maine, Bretagna, Loira si organizzarono, cucirono il Sacro Cuore sulle giubbe e sui vessilli e si diedero dei capi. Contadini e semplici popolani andarono di loro iniziativa a cercare i nobili perché li guidassero. Alcuni di questi capi improvvisati avevano appena diciott'anni come Henry de la Rochejacquelin, altri appartenevano al ceto più basso, come Cathelineau, detto "il Santo dell'Anjou".

    Per disprezzo vennero soprannominati dai bleus (i repubblicani, così detti per il colore delle uniformi) chouans che in dialetto bretone significa "civette" (per riconoscersi imitavano il grido dell'uccello notturno), parola poi divenuta sinonimo di "straccioni".

    I Vandeani (l'insorgenza è passata alla storia come "Vendée militaire") conquistarono le città più importanti e sarebbero arrivati a Parigi se all'ultimo momento non fosse venuto meno il promesso appoggio inglese. Vennero sopraffatti dall'esercito regolare, meglio armato e organizzato, e da quel momento cominciò il loro genocidio sistematico.

    Con tre leggi consecutive la Convenzione decretò lo sterminio totale in quelle regioni, con particolare accanimento sulle donne, perché i ribelli non si riproducessero.

    Tutto venne incendiato e raso al suolo, i campi e gli alberi furono bruciati e le acque avvelenate. Fu perfino cambiato il nome di quella parte del Paese perché ne fosse cancellato anche il ricordo. Il genocidio venne effettuato coi gas, con l'arsenico, con le mine, coi forni crematori.


    Il grasso delle vittime veniva usato per ammorbidire gli stivali degli ufficiali e lubrificare le armi; la loro pelle, conciata, andò a rinforzare i pantaloni della Cavalleria. Nulla fu lasciato d'intentato per quel primo genocidio "scientifico" della storia moderna: per far risparmiare l'erario legavano le vittime a centinaia, dopo averle private dei vestito, su chiatte e barconi che poi facevano affondare. «Noi faremo un cimitero della Francia piuttosto che non rigenerarla a modo nostro» diceva Carrier, braccio destro di Robespierre nella faccenda.

    Ne eliminarono circa 600.000, l'ottanta per cento dei quali erano donne e bambini.

    Ancora nel 1785 e nel 1799 i vandeani presero le armi con la forza della disperazione, dando notevole filo da torcere anche allo stesso Napoleone, che alla fine dovette scendere a patti e garantire la libertà religiosa.

    di Rino Camilleri


    Vende militaire

  7. #7
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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    Finalmente: era forse un anno che non si leggevano cose simili, sempre e solo dubbi, ricerche sull'essenza del conservatore

  8. #8
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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    Cronologia dell'Epopea Vandeana



    22 Agosto 1792 Inizio della insurrezione realista in Vandea e presa di Châtillon-Sur-Sèvre al grido di "viva il re e viva i nostri buoni preti".

    3 Marzo 1793 Inizio della insurrezione realista in Bretagna.

    4 Marzo 1793 Moti a Cholet contro la coscrizione di 300.000 uomini decretata dalla Convenzione Nazionale.

    11 Marzo 1793 Inizio su vasta scala della insurrezione vandeana; il rifiuto della coscrizione fa degenerare in un conflitto aperto una ostilità, già da tempo manifestata, contro le idee rivoluzionarie. Per contenere il movimento insurrezionale Souchu, sindaco repubblicano di Machecoul, ordina l'esecuzione sommaria di 500 persone insorte.

    12 Marzo 1793 L'insurrezione vandeana si estende a Saint-Florent e Tiffauges.

    13 Marzo 1793 L'insurrezione vandeana tocca Saint-Fulgent, Beaupréau e Montaigu.

    14 Marzo 1793 Presa di Cholet da parte degli insorti vandeani.

    15 Marzo 1793 Estensione della insurrezione vandeana alla Bretagna.

    17 Marzo 1793 Presa di Noirmoutier da parte degli insorti vandeani.

    19 Marzo 1793 Sconfitta delle truppe repubblicane davanti ai vandeani a Pont-Charrault.

    22 Marzo 1793 Presa di Chalonnes da parte dei vandeani condotti dal loro capo Stofflet.

    24 Marzo 1793 Disfatta dei vandeani in prossimità di Sables-D'Olonne.

    4 Aprile 1793 Formazione da parte degli insorti vandeani di un "Consiglio della armata cattolica e reale".

    13 Aprile 1793 Vittoria vandeana agli Aubiers.

    22 Aprile 1793 Vittoria dei vandeani guidati da Bonchamp e da D'Elbée a Beaupréau.

    29 Aprile 1793 Le truppe della Convenzione riconquistano Noirmoutier.

    3 Maggio 1793 I vandeani comandati da Bonchamp e da La Rochejaquelein prendono Bressuire.

    5 Maggio 1793 Presa di Thouars da parte vandeana.

    16 Maggio 1793 Disfatta vandeana davanti a Fontenay.

    25 Maggio 1793 I vandeani conquistano Fontenay.

    9 Giugno 1793 Inizio della grande offensiva dei vandeani e presa di Saumur.Rivolta del dipartimento del Calvados.

    18 Giugno 1793 Presa di Angers da parte dei vandeani comandati da D'Elbée e da Stofflet.

    29 Giugno 1793 Fallimento dell'attacco vandeano contro Nantes.Il comandante Jacques Cathelineau riesce a penetrare in citta' ma viene ferito gravemente; trasportato a Saint-Florent-le-Vieil morirà il 14 Luglio seguente.

    1 Luglio 1793 Ripresa di Bressuire da parte delle truppe della Convenzione

    3 Luglio 1793 Presa di Châtillon da parte delle truppe della Convenzione comandate dal Generale Westermann.

    5 Luglio 1793 I vandeani riprendono Châtillon.

    30 Luglio 1793 Sconfitta dei Vandeani davanti a Luçon.

    14 Agosto 1793 Disfatta dei vandeani davanti a Luçon.

    5 Settembre 1793 Vittoria dei vandeani a Chantonnay.

    16 Settembre 1793 Disfatta dei vandeani comandati da Charette a Montaigu.

    19 Settembre 1793 Vittoria dei vandeani a Torfou.

    20 Ottobre 1793
    (29 Vendemiaio Anno II) Decisione dei vandeani di tentare di raggiungere il porto di Granville, in Normandia, per stabilire un contatto con la flotta inglese.

    21 Ottobre 1793
    Presa di Château-Gontier da parte dei vandeani.

    23 Ottobre 1793
    I vandeani prendono Laval e si congiungono con le truppe di Cottereau detto Jean Chouan.

    25 Ottobre 1793
    (4 Brumaio Anno II) Vittoria dei vandeani a Entrammes.

    12 Novembre 1793
    (22 Brumaio Anno II) I vandeani prendono Avranches.

    13 Novembre 1793
    (23 Brumaio Anno II) Prima importante sconfitta dei vandeani davanti a Granville.

    14 Novembre 1793
    (24 Brumaio Anno II) Nuova sconfitta dei vandeani davanti a Granville e ripiegamento verso la Loira.

    29 Novembre 1793
    (9 Nevoso Anno II) Nomina del Generale Turreau alla testa dell'armata della Convenzione in Vandea.

    4 Dicembre 1793
    (14 Nevoso Anno II) Fallimento dei vandeani nel tentativo di conquistare Angers e di attraversare la Loira; ripiegamento degli insorti verso Sarthe.

    12 Dicembre 1793
    (22 Nevoso Anno II) Disfatta e distruzione, quasi totale, delle forze vandeane davanti a Le Mans.Si vedono ovunque, scrive un testimonio repubblicano, fucili, cannoni rivoltati o smontati; tra i cadaveri molte donne nude, che i soldati hanno spogliate e poi le hanno uccise dopo averle violentate.

    23 Dicembre 1793
    (3 Nevoso Anno II) Distruzione dei resti dell'armata vandeana a Savenay.Il Generale Westermann scrive alla Convenzione:"La vandea non esiste più. Vengo dall'averla sepolta nella palude di Savenay. Ho massacrato i bambini sotto le zampe dei cavalli ed ho massacrato le donne. Non ho un solo prigioniero da portarmi dietro. Ho sterminato tutti".Il Generale Westermann e' stato troppo ottimista. A breve il movimento vandeano risorgerà ancora piu' determinato.

    30 Dicembre 1793
    (8 Nevoso Anno II) A Les-Ponts-De-Cé, lungo la Loira, in questi giorni sono stati fucilati centinaia di ribelli vandeani.Durante le fucilazioni il Maggiore Medico Pecquel, del battaglione delle Ardenne, ha avuto una eclatante idea: ha fatto scorticare, da sotto la cintura, i corpi di alcuni fucilati. Le pelli, inviate ad un abile conciatore di Angers, sono servite per la confezione di pantaloni di pelle umana.

    2 Gennaio 1794
    (13 Nevoso Anno II) I vandeani perdono Noirmoutier.

    9 Gennaio 1794
    (20 Nevoso Anno II) Esecuzione del capo vandeano D'Elbée fatto prigioniero a Noirmoutier.

    17 Gennaio 1794
    (28 Nevoso Anno II) Creazione, da parte del generale Turreau, delle "colonne infernali" destinate a distruggere la Vandea. La metà della popolazione del dipartimento, che contava 300.000 persone, verrà massacrata.

    29 Gennaio 1794
    (10 Piovoso Anno II) Morte del giovane capo vandeano La Rochejaquelein nella battaglia di Nouaillé.

    1 Febbraio 1794
    (13 Piovoso Anno II) Elezione di Stofflet alla testa di cio' che resta dell'armata vandeana.

    16 Agosto 1794
    (29 Termidoro Anno II) Istruzioni di Carnot, per le trattative con i ribelli, in previsione di una amnistia generale per tutti i vandeani.

    2 Dicembre 1794
    (12 Nevoso Anno III) Amnistia generale promessa dalla Convenzione ai vandeani ed agli Chouans che depositeranno le armi entro un mese.

    12 Febbraio 1795
    (24 Piovoso Anno III) Apertura dei colloqui di pace a La Jaunaye (presso Nantes) tra i rappresentanti della Convenzione e quelli della Vandea.

    17 Febbraio 1795
    (29 Piovoso Anno III) Firma degli accordi di La Jaunaye che concedono l'amnistia ai vandeani, il riconoscimento della libertà di culto ed il diritto di conservare le proprie armi all'interno della Guardia Territoriale da loro costituita e rientrante nel quadro generale della Guardia Nazionale della Repubblica.

    20 Aprile 1795
    (1 Floreale Anno III) Accordi a La Prévalaye tra i rappresentanti della Convenzione e quelli dei Chouans (corrente ribelle vandeana) simili a quelli della La Jaunaye del 17 Febbraio.

    2 Maggio 1795
    (13 Floreale Anno III) Accordi a Saint-Florent con il capo Stofflet e con gli ultimi vandeani ancora in armi.

    27 Maggio 1795
    (8 Pratile Anno III) Nuova agitazione degli Chouans nel Morbihan.

    23 Giugno 1795
    (5 Messidoro Anno III) Preoccupante raggruppamento di una armata di 14.000 Chouans nella regione di Quiberon. I colloqui per la pace, iniziati il 12 Febbraio, sono serviti a poco.

    25 Giugno 1795
    (7 Messidoro Anno III) Ripresa delle ostilità in Vandea da parte degli uomini comandati da Charette.

    26 Giugno 1795
    (8 Messidoro Anno III) Sbarco di una armata di 4.000 emigrati nella baia di Carnac, per dare manforte agli uomini di Charette.

    30 Giugno 1795
    (12 Messidoro Anno III) Disfatta dell'armata degli emigrati davanti a Vannes difesa dal Generale Hoche e riconquista di Auray che era caduta in mano agli Chouans. Ripiegamento degli emigrati su Quiberon.

    7 Luglio 1795
    (19 Messidoro Anno III) Assedio della penisola di Quiberon da parte del Generale Hoche.

    15 Luglio 1795
    (27 Messidoro Anno III) Sbarco a Quiberon di altri 2.000 emigrati condotti da un nobile di nome Sombreuil.

    21 Luglio 1795
    (3 Termidoro Anno III) Capitolazione degli emigrati a Quiberon. Durante la battaglia sono rimasti uccisi 1200 soldati e 190 ufficiali.Tra gli emigrati sono stati fatti prigionieri 952 uomini; condotti ad Auray, durante i primi 20 giorni di Agosto, oltre 750 di essi verranno fucilati.

    26 Gennaio 1796
    (6 Piovoso Anno IV) Il capo degli insorti Stofflet tenta di dare nuovo slancio al movimento vandeano.

    23 Febbraio 1796
    (4 Ventoso Anno IV) Il capo degli insorti vandeani Stofflet viene catturato e fucilato ad Angers.

    23 Marzo 1796
    (3 Germinale Anno IV) Il capo vandeano Charette viene catturato dalle truppe del Direttorio.

    29 Marzo 1796
    (9 Germinale Anno IV) Il capo vandeano Charette viene fucilato a Nantes.

    2 Aprile 1796
    (13 Germinale Anno IV) Vittoria dei vandeani che conquistano Sancerre.

    9 Aprile 1796(20 Germinale Anno IV) I vandeani perdono Sancerre, conquistata il 2 Aprile 1796.

    22 Giugno 1796
    (4 Messidoro Anno IV) Fine della guerra civile nei dipartimenti dell'ovest con la sottomissione di Cadoudal e la partenza di Frotté che si rifugia in Inghilterra.

    25 Agosto 1796
    (8 Fruttidoro Anno IV) Soppressione dell'Armata dell'Interno impiegata contro gli insorti vandeani. Il movimento della Vandea e' ormai allo stremo.


    Cronologia della epopea vandeana (1792 - 1796)

  9. #9
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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!

    La Vandea per immagini





    Il Cuore di Gesù, simbolo dell'armata antirivoluzionaria vandeana





    Il martirio di Joseph Texier, 1793: «vive Jesus, vive sa croix» (viva Gesù, viva la sua croce). Vetrata nella Chiesa di Courlay.





    Vandeani che si ribellano al culto giacobino dell'«albero della Libertà»






    La Vandea insorge per la fede. "Pour la foi la Vendée se lève".
    Vetrata della Chiesa di Rocheservière.





    Jacques Cathelineau, 34 anni, il santo dell'Anjou (1759-1793), vetturino, viene eletto primo generalissimo dell'Armata vandeana.
    Impastava il pane per la sua numerosa famiglia quando i vandeani vennero a cercarlo.




    La Rochejaquelein, un altro grande capo vandeano, alla testa dei suoi uomini, scala le mura della città di Thouars, montando letteralmente sulle spalle dei suoi soldati, per essere il primo ad entrare nella piazza-forte repubblicana (5 maggio 1793).

  10. #10
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    Predefinito Rif: Controrivoluzione Vandeana!


    Charles de Bonchamps, un altro grande capo vandeano






    Bonchamps, morente, chiede la grazia per 5000 «bleu» (i crudeli soldati giacobini) catturati (Saint-Florent-le Vieil, 18 ottobre).





    Henry du Vergier conte di La Rochejaquelein (1772-1794), ex sotto-luogotenente del reale Polonia cavalleria. «Monsieur Henry» è eletto generalissimo a soli ventuno anni.





    I vandeani perdono molti dei valorosi capi. Tra questi, il marchese Louis-Marie de Lescure (1766-1793), un ufficiale che gli insorti liberano dalla prigionia, ed egli ne diviene un capo autorevole. Quando muore in combattimento, a soli ventisette anni, gli viene trovato addosso il cilicio.





    La Rochejacquelein è ucciso il 28 gennaio, mentre sta per catturare due «bleu». Generoso e cavalleresco come sempre, intima: «Arrendetevi! Avrete salva la vita». Uno dei due finge di consegnargli il fucile e, così facendo, gli spara in fronte a tradimento. Nell'immagine: La Rochejaquelein colpito a morte sulle vetrate di Rocheservière.





    Nel nome dei «Diritti dell'uomo» proclamati dai rivoluzionari, ha inizio il «genocidio» vandeano





    La rivoluzione francese, in nome della «libertà», inaugura la sciagurata epoca dei genocidi ideologici





    I rivoluzionari si dimostrarono capaci di enormi crudeltà: scuoiatura per la concia della pelle umana, bollitura dei cadaveri per ottenere grasso, stupro sistematico per ricompensare la soldataglia repubblicana




    In Vandea i veri vincitori furono i vinti e il loro martirio per la Verità si è trasformato in seme di libertà.





    L'epopea vandeana insegna che la vera libertà, come non si può imporre, non la si può neanche strappare con la bruta forza della violenza perchè ciò che rende veramente liberi è l'appartenza alla Verità.




    Immagini tratte da:
    Mostra online: L'utopia contro un popolo: la Vandea

 

 
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