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    Predefinito Un libro da leggere:"Le fondamenta del XIX Secolo"

    "Le fondamenta del XIX Secolo"
    di Gualtiero Cìola
    H.S. Camberlain (1855-1927) è quasi completamente sconosciuto in Italia : le notizie che ne diamo le abbiamo prese dal libro di John Baker dal titolo "Race", apparso nel 1974 per la Oxford University Press - London/New York/Toronto.

    Figlio di un ammiraglio inglese, filosofo, musicologo, biografo, storico e antropologo, è soprattutto noto per aver dato alle stampe in Germania, nel 1899, una poderosa opera, scritta in lingua tedesca : "Die Grundlagen des XIX Jahrunnderts" ; nei due tomi della sua controversa ricerca elaborò delle teorie che da allora gli avvalsero l’epiteto di "razzista" dai contemporanei ed ancor più dai posteri .

    Chamberlain si era trasferito assai presto in Germania , ove aveva sposato una figlia di Richard Wagner ; nel 1916 gli fu conferita le cittadinanza germanica, dopo che si era decisamente schierato dalla parte delle potenze centrali allo scoppio della grande guerra 1914 -’18. Si può dire Chamberlain, nel 1914 rinnegò la sua nazione per non rinnegare la razza alla quale sapeva di appartenere ; anche allora, come nel 1939, quello che scoppiò fu un conflitto di razze : come Lui,, sul finire della seconda guerra, dei Francesi, Spagnoli, Belgi, Olandesi, Danesi, Norvegesi, Svedesi, Slavi e Italiani andarono a morire indossando una uniforme tedesca. Essi fecero la medesima scelta , poiché capirono che era in gioco la sopravvivenza stessa della razza ario-europea.

    Che la loro intuizione fosse giusta lo sta dimostrando lo spappolamento delle etnie europee, sotto la minaccia del meticciamento razziale voluto e guidato dalle centrali del Nuovo Ordine Planetario, pilotato dal sionismo internazionale.

    Le teorie di H.S.Chamberlain ci sono sembrate interessanti per il fatto che non coincidono esattamente con quelle dei suoi nuovi compatrioti, pur essendo stato molto prodigo di elogi per le virtù dei Germani, alfieri della civiltà europea, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

    La sua interpretazione del Rinascimento italiano lo accosta ad un altro antropologo : Ludwig Woltmann ; ambedue hanno interpretato il fenomeno come la nascita di una nuova civiltà, anziché come il risveglio della Romanità che consideravano ormai definitivamente estinta [al riguardo si veda l’articolo apparso sullAdT#9 "Rinascimento...Italiano ?" N.d.R. ]

    Il XIII secolo viene considerato dal Chamberlain come il momento intermedio di questa nuova interpretazione della Rinascenza che arriverebbe fino al XIX secolo quale fase preparatoria di una nuova era.

    Il progresso nella vita civile che si verificò nel Medio Evo viene da Lui visto come l’estrinsecazione del genio germanico che si è risvegliato da un lungo sonno : in questa nuova luce si può parlare di Rinascimento.

    Il concetto di germanicità inteso da Chamberlain si differenzia da quello proposto dalla più parte degli autori tedecschi . " Io comprendo nell’Accezione di "Germani" le diverse popolazioni nord-europee che come Celti, Germani e Slavi irruppero nella Storia, dai quali, e per lo più mescolati ad essi, si formarono i diversi popoli europei. Che provenissero originariamente da un’unica famiglia, lo dimostrerò nel corso della mia opera ; purtuttavia l’animo germanico descritto da Tacito si è mantenuto così bene nel campo spirituale, morale e psichico, che ci sentiamo autorizzati ad usare tale termine come compendio di tutta la stirpe ."

    Pur non discostandosi dalle tesi del De Gobineau che vedeva nel meticciamento razziale un male enorme, incommensurabile, non ne condivideva a fondo il pessimismo, anzi, ne auspicava una fusione dell’elemento germano-tedesco con quello dei paesi slavi dell’est europeo.

    Pur accusando il crescente influsso giudaico in politica, nel Diritto, nella Scienza e nell’arte europea e pur riconoscendo gli Ebrei diversi dai popoli indoeuropei ed ammettendo essere essi il risultato di un meticciamento tra semiti-siriaci ed europei, non può esimersi dall’ammirarne la caparbia difesa della loro stirpe, intesa a mantenerla pura da altre commistioni e contaminazioni ; per questo non simpatizzò mai con i più accesi antisemiti, ironizzando inoltre sulla loro pretesa di fare apparire gli Ebrei come i capri espiatori di tutti i mali del mondo.

    Chamberlain morì, per sua fortuna, alcuni anni prima dell’avvento del Nazismo, ma anche così è stato considerato , per le sue teorie, un razzista precursore dei Rosenberg e dei Günther.

    " L’ingresso dei Germani nella Storia del Mondo.

    Il concetto di "germano" è da intendersi in senso più ampio e nello stesso tempo più restrittivo di quanto fece Tacito, per delle sue considerazioni sia storiche che antropologiche.

    Il concetto è amplificato dalla convinzione che i germani di tacito possono essere difficilmente differenziati sia dai loro predecessori storici : i Celti, che dai loro successori che siamo abituati a riassumere semplicisticamente nel termine di "popoli slavi". Nessun naturalista esiterebbe a considerare queste tre stirpi, secondo le caratteristiche fisiche, come rami di un medesimo ceppo. I Galli che nel 380 a.C. conquistano Roma, corrispondono perfettamente alla descrizione che tacito fa dei germani : "radiosi occhi azzurri, capelli rossicci, alta statura " ; d’altra parte i reperti cranici delle necropoli più antiche hanno dimostrato, con grande meraviglia del mondo scientifico, che gli Slavi del tempo delle grandi migrazioni dei popoli erano,, senz’ombra di dubbio, dei veri dolicocefali di alta statura, come lo erano gli antichi Germani e come lo sono ancora quelli rimasti di ceppo puro. Inoltre le ricerche del Vircow sul colore dei capelli e degli occhi ha portato al risultato che gli Slavi, nelle loro sedi originarie, erano egualmente del tipo biondo, come lo sono ancora in certe regioni dell’Est, analogamente ai Germani.

    Così sembra che, a prescindere dalla rappresentazione teoretica ed ipotetica dell’uomo indoeuropeo, si debba ritenere con ogni ragione che il concetto di "Germano" che ci è venuto da Tacito, legato poi a considerazioni puramente linguistiche, debba assumere un significato più ampio.

    I Celto-Germani.
    Parliamo prima di tutto dei Celti . dal momento che per preminenti considerazioni filologiche, le lingue celtiche sono state ritenute più affini a quelle greco-italiche che alle germaniche, ci siamo abituati all’idea di trascurare gli elementi fisici e quelli spirituali , ancora più incisivi, per avvicinare i Celti ai Germani .
    Noi assegniamo i Celti al ceppo greco-italico, mentre essi sono, al contrario, più intimamente legati ai Germani, perché consanguinei.

    Può darsi che i Galli totalmente romanizzati abbiano voluto differenziarsi dai loro vicini Franchi o Burgundi, così come più tardi i Galli stanziati da secoli nel Nord-italia, che Floro rappresenta sempre come "super-uomini " (corpora plus quam humana erant), facendoli ancora rassomigliare fisicamente ai Germani, ma non solo fisicamente, giacchè avevano in comune la voglia di migrare, la gioia e la propensione per la lotta e la guerra ( come più tardi i Goti) che li spingerà a guerreggiare sino in Asia, il loro amore per il canto...Tutto questo rappresenta un segno tangibile della fratellanza razziale celto-germanica, mentre sarebbe più arduo trovare simili punti di contatto con i ceppi greco-italici.1

    Mescolati a Celti e guidati da Celti 2, i Germani compaiono sulla scena della storia mondiale nel vero senso dei racconti di Tacito ; già la parola "germani" è di origine celtica...

    Non incontriamo forse ancor oggi in Scozia e nel Galles alte stature con occhi azzurri e capelli rossicci che sono più simili ai tedeschi che non ai Mediterranei ? E non vediamo anche i moderni Bretoni emulare gli antichi Vichinghi quali temerari navigatori ? Come questo fiero carattere celto-germanico si sia in molti luoghi ingentilito e quasi effemminato a contatto con la civiltà romana, ce lo descrive G.Cesare nella prima parte del suo libro "De bello gallico". Ma ancora più sorprendenti e decisivi sono i caratteri spirituali che affratellarono gli antichi Celti ai Germani, che si deducono dalla storia e che costituiscono la specifica indole germanica (...)". Germanica e non tedesca, dice Chamberlain, poiché si riferisce non all’epoca moderna, ove le differenziazioni indotte dall’istruzione hanno creato dei caratteri "nazionali" che, seppur superficialmente dividono, ma a mille anni indietro, quando i Bretoni e gli altri Celti erano ancora del tutto simili agli Svevi ed ai Bavaresi.

    Ma è soprattutto nella poesia che la comune appartenenza razziali di Celti e Germani meglio si appalesa, soprattutto nelle saghe e nelle composizioni epico-cavalleresche francesi composte a cavallo fra il XII ed il XIII secolo.


    Gli Slavo-Germani
    Sugli autentici Slavi non si riesce ad essere più informati, non sapendo bene dove cercarli ed in primo luogo avendo la certezza che si è verificato un travisamento del concetto di etnia slava, in seguito alle caratteristiche della "razza slava" che vengono oggi fornite, come ad esempio la figura tarchiata, la testa rotonda, gli zigomi alti, i capelli scuri: caratteri che non erano certamente degli Slavi che entrarono nella storia d’Europa. Ancora oggi,del resto, il tipo biondo è dominante nelle parti settentrionali ed orientali della Russia Europea ed anche i Polacchi differiscono dagli Slavi del Sud per il colore della pelle (Vircow) ; in Bosnia colpisce l’insolita altezza della statura degli uomini, così come la frequenza della capigliature bionde."
    La stessa osservazione l’abbiamo fatta anche per i Dalmati e gli altri Croati che, assieme ai Cosacchi, erano ritenuti, da parte degli ideologi dell’Ahnenerbe , appartenere ai resti dei Goti Orientali e dei Variaghi vikinghi, variamente slavizzati3 . Che ciò corrisponda al vero non ci sentiamo di affermarlo senza prove concrete ; quel che è certo è che tutte le popolazioni slave hanno inevitabilmente subito mescolanze coi c.d. Popoli delle steppe, di origine asiatica, che hanno mescolato dei segni caratteristici inequivocabili che si riscontrano frequentemente tra i Serbi, i Bulgari e gli stessi Russi ; fra le eredità caratteriali asiatiche rientra senz’altro la proverbiale ferocia dei bellicosi Serbi, tutto ciò appare evidente ad ogni attento osservatore anche se Chamberlain afferma che "...il cosiddetto tipo slavo dai tratti mongolici, non l’ho mai incontrato una sola volta nei miei viaggi durati mesi, in quel paese ( la Russia) , così come non ho visto il caratteristico "viso a patata" dei contadini cechi . Lo stesso vale per lo stupendo ceppo montenegrino" . Però ammette che i crani dolicocefali che si trovano nelle tombe, decrescono, passando dalle necropoli più antiche a quelle più moderne : segno di un imbastardimento progressivo che ha interessato peraltro tutti i popoli indogermanici . Siamo d’accordo con Lui quando afferma : "Malgrado il generale e diffuso pregiudizio, ci sono ancora adesso sufficienti indizi fisici che i Germani, nel momento in cui entrarono nella storia, oltre ai fratelli più antichi dell’occidente, ne avevano altri più giovani ad Oriente dai quali non differivano affatto .

    Assai complicato risulta districare il problema degli Slavi originari, a causa del dato di fatto che questo ramo della famiglia germanica venne assai presto quasi completamente assimilato alle altre etnie, assai prima ed in modo più radicale ed anche misterioso di quanto non successe ai Celti ; tutto ciò non ci deve impedire di riconoscere i tratti di affinità razziale e di intraprendere il tentativo di distinguerli e di selezionarli da quella massa estranea."

    Qui Chamberlain pare ammettere quanto abbiamo sostenuto più sopra, vale a dire che l’incontro e lo scontro con i popoli migratori delle steppe asiatiche ha profondamente modificato i tratti somatici e spirituali di una parte degli Slavi ; solo un lungo periodo di politica eugenetica avrebbe potuto o ancora potrebbe far riapparire la razza slava originaria. Ma lo stesso discorso varrebbe per tutti i popoli europei, non escluso il nostro...

    Anche per gli Slavo-Germani Chamberlain invoca la produzione poetica per ritrovare i legami dello spirito con Celti e Germani, in particolare il ciclo epico-eroico, eco delle tante guerre combattute, durante le quali il sentimento di fedeltà fino alla morte, la supremazia dell’onore personale, rispetto alla scarsa considerazione per i beni materiali, li accomuna agli stessi miti celtici e germanici.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    L’Italia Germanica

    "Lo stesso riscontro di un irrefrenabile individualismo che, nel campo politico e religioso, porta a rifiutare l’universalismo ed a creare le nazioni moderne, promuove la creazione di un mondo nuovo , con nuove caratteristiche, bisogni, necessità di un nuovo ordine sociale, di una nuova civiltà, di una nuova cultura . Solo il sangue germanico, nella mia concezione di razza slavo-celto-germanica , ne è stata la potenza formatrice e la forza motrice. E’ impossibile giudicare correttamente il divenire della nostra cultura nord-europea, se ci si allontana ostinatamente o se ci si chiude gli occhi davanti al fatto essa poggia su delle basi fisiche e morali di una determinata umanità. Oggi tutto questo lo si può vedere con chiarezza, per il fatto che un paese risulta tanto più incivile quanto meno esso è stato germanizzato : se noi andiamo dal Nord al Sud dell’Europa, entriamo dalle nebbie nel sole e da un’altra raffinata civiltà a una mezza barbarie, nell’ignoranza, nell’imbroglio, miseria e sudiciume .

    L’Italia non ha mai cessato un solo giorno di essere il centro nodale di una civiltà altamente sviluppata ; la stessa sicurezza dei suoi abitanti e nei rapporti con gli altri, lo dimostra ; quello che oggi salta agli occhi è, oltre ad una evidente decadenza, come viene da più parti affermato, anche il retaggio della cultura imperiale romana 1, considerata di livello eccelso, certamente considerata superiore a quella nella quale si trovano gli uomini di oggi, i cui ideali sono stati forgiati da eventi del tutto diversi.

    Quando l’Italia fiorì stupendamente, illuminando il cammino agli altri paesi europei, verso un nuovo mondo, essa, pur latinizzata esteriormente, conteneva ancora nel suo seno dei puri elementi germanici ; il Bel Pese che per vari secoli, dopo la caduta dell’Impero , era diventata sterile per la fortissima denatalità, si dissetò ad una ricca fonte di sangue germanico : Celti, Goti, Longobardi, Franchi e Normanni avevano occupato quasi l’intero paese e vi rimasero di fatto per lungo tempo, si al Nord che al sud, senza quasi mescolarsi agli Italici , per il fatto che da rozzi e bellicosi guerrieri quali erano, avevano costituito una casta militare aristocratica a se stante, in ottemperanza a norme dell’antico diritto romano e germanico 2, in base alle quali l’elemento germanico costituì una classe distinta dai ceti popolari fino al XII e XIV secolo ; nella Lombardia, addirittura fino al XV secolo, che ne impedirono il meticciamento o, quantomeno, ritardandolo considerevolmente .

    Così, questi diversi gruppi germanici convissero - come afferma lo Savigny - col resto della popolazione ( più esattamente coi resti del caos razziale della romanità decaduta), mescolandosi localmente fra loro, ma pur sempre divisi, per lungo tempo, nel diritto e nelle costumanze.

    Fu allora che al germano primitivo, venuto per la prima volta a contatto diututrno con una superiore cultura, si risvegliò la consapevolezza del proprio valore e si propiziò in tal modo la nascita di un mondo nuovo, un focolaio di idee originali, irruento come un vulcano . : l’industriosità, l’erudizione, una caparbia affermazione dei diritti civili ed il germoglio dell’arte germanica.

    Un terzo dell’Italia, da Verona a Siena, rassomiglia , nel particolarismo del suo sviluppo, ad un’altra Germania, il cui imperatore abbia voluto abitare al di qua delle Alpi. Si incontravano ovunque Conti germanici subentrati ai governatori romani ed un re, sempre sul punto di venire rovesciato per il fatto che l’anti-sovrano : il Papa, intrigava perpetuamente per abbatterlo e prenderne il posto.

    In tale modo si poté sviluppare quella caratteristica tendenza indogermanica primordiale che in un certo senso forgiò la nascita e lo sviluppo delle città autonome del Nord-Italia, che divennero le potenti dominatrici dell’intero paese. L’estremo Nord fu il più avanzato, ma seguito subito dalla Toscana che si avvantaggiò della secolare diatriba che contrapponeva il Papa all’Imperatore, per contendersi i beni matildiani, edificando quella pleiade di memorabili città di quell’antico ducato ( : logobardo ), dalle quali ci vennero l’Ariosto, il Mantegna, il Correggio, il Galilei, il Petrarca e molti altri geni immortali, per non parlare della perla di tutte le città : Firenze, madre delle arti, che dette i natali a Dante, Giotto, Donatello, Leonardo e Michelangelo, da qui si irradiò quell’individualismo creativo e antiromano ( che plasmò di sé il cd. Rinascimento) . Solo allora la Roma impotente dei Papi si poté di nuovo agghindare : la laboriosità, lo spirito d’iniziativa degli uomini del Nord scaricava ingenti ricchezze nelle case papali, facendo risvegliare lo splendore che per secoli si era inaridito, per messo degli incalcolabili tesori che le forze creative del risveglio germanico le aveva donato.

    Non era questo un "rinascimento", come ritenevano a torto i cultori dilettanti di belle lettere, nell’esagerata ammirazione delle loro composizioni letterarie ; ma un vero "nascimento" [ in italiano nel testo, N.d.A.], la nascita di qualche cosa che non c’era ancora stato, che prese proprie, inedite strade non tramandate dal passato, nell’arte, così come negli altri campi. Si spiegarono le vele per esplorare gli Oceani che i Greci e i Romani non avevano osato fare e si osò scrutare nei misteri dei corpi celesti per schiuderli alla comprensione umana.

    Se dovessimo vederci solo una "rinascenza", questa non sarebbe certo una rinascita del mondo antico, ma la rinascita dell’uomo , libero dal livellamento del tardo Impero : Libertà delle organizzazioni politiche nazionali, in antitesi al modello universalistico ; Libertà di concorrenza e d’indipendenza individuale nel lavoro, nell’intraprendenza nelle aspirazioni, in antitesi alla pacifica uniformità della "Civitas dei" ; Libertà dello spirito di osservazione, in antitesi alle dogmatiche indicazioni della natura ; Libertà di Ricerca e di pensiero , in antitesi al sistema artificioso inaugurato da Tommaso d’Aquino ; Libertà di creazioni artistiche in antitesi alle forme jeratiche prestabilite e , per ultimo, la libertà di fede religiosa, in antitesi alla coercizione della Chiesa romana .

    Se inizio questo capitolo e con esso un nuovo settore dell’opera con il riferimento all’Italia, ciò avviene per uno scrupolo di coscienza di ordine cronologico ; sarebbe inammissibile affermare senz’altro che il "Rinascimento" della libera individualità germanica sia incominciato prima in Italia che altrove ; semmai vi sono sbocciate le prime intramontabili gemme culturali. Volevo richiamare l’attenzione su questo : che perfino al Sud, alle porte di Roma, il rifiorire dell’indipendenza comunale, dello sforzo industrioso, dello zelo scientifico e della creatività artistica, era dovuto esclusivamente all’intraprendenza germanica e pertanto, a tale riguardo, direttamente antiromana. Uno sguardo al tempo passato (al quale ritorno) lo dimostra, non meno che il tempo presente.

    Due circostanze hanno causato, nel frattempo, una crescente diminuzione di sangue germanico in Italia : da una parte l’inarrestabile fusione con la plebe meticiata ; indi lo sterminio della nobiltà germanica nelle interminabili guerre civili, nelle lotte tra città , così come nelle sanguinose faide, o negli altri eccessi di passionalità violenta. Si legga al riguardo la storia delle varie città, come quella di Perugia, la cui classe dominante era formata quasi completamente da elementi goto-longobardi, è stupefacente che pur nell’incessante stillicidio di assassinii di intere famiglie, che iniziò con l’indipendenza della città, siano rimasti dei rampolli di puro sangue germanico .

    La meteora del genio fu rapida come una folgore : mentre il suo cuore superbo ancora pulsava, già il corpo imputridiva e la fiamma si spegneva, come se i Germani fossero venuti a contatto con un sangue avvelenato 3. Già l’Arisoto chiamava l’Italia dei suoi tempi una cloaca puzzolente :"O d’ogni vizio fetida sentina, dormi, Italia imbriaca"(Orlando Furioso, XVII-76). A Nord delle Alpi il corso della storia fu diametralmente opposto : non ci fu invero una simile fioritura, ma nemmeno un’eguale catastrofe, che può essere spiegata solo come l’eclissi dello spirito creativo, in altre parole, della razza che aveva provocato tale fenomeno .

    se noi osserviamo gli italiani di oggi ci accorgiamo che il tipo dei grandi geni di allora è completamente scomparso ; qua e là affirora talvolta il ricordo del germanesimo italico, quando osserviamo degli operai italiani mentre lavorano sulle nostre strade e ferrovie : bella gente, di alta statura ; è rimasta la forza fisica, la nobile fronte, il naso ardito, lo sguardo ardente. Ma purtuttavia essi sono dei poveri sopravvissuti del naufragio del germanesimo italico . Fisicamente questa estinzione si appalesa a sufficienza per le suindicate ragioni ; a questo va aggiunto un fattore importante : la distruzione dello spirito e con esso della razza dell’anima ; il nobile fu abbassato a contadino , il plebeo ignobile ne divenne il suo padrone ed operò secondo la sua indole.

    Il patibolo di Arnaldo da Brescia, il rogo del Savonarola e di Giordano Bruno, le torture del Campanella e del Galilei, sono visibili simboli di una lotta diuturna e generalizzata contro il Germanesimo, una sistematica lotta di demolizione e annientamento della libertà dell’individuo .

    Se guardiamo ai Domenicani, passati da inquisitori d’ufficio a filosofi e riformatori della Chiesa ed ai Gesuiti, dopo esserci documentati sulla storia del loro ordine e della loro attività in Italia a partire dal XVI secolo, non potremo più stupirci della scomparsa di ogni genialità e del Germanesimo, in questo paese. Chi potrebbe fermarsi oggi in Italia ed intrattenersi con i suoi gentili e dotati abitanti, senza sentire con dolore che qui è andata perduta una nazione, senza possibilità di salvezza, perché è venuta meno la forza spirituale, la grandezza d’animo che si univano al loro grande talento. Questa forza la conferisce solo la razza . L’Italia la possedeva finchè teneva i Germani nel suo seno . Ancora oggi, in quelle regioni nelle quali prima i Celti e poi i Germani e i Normanni tennero saldamente in pugno il territorio, la sua popolazione, erede almeno in parte del loro sangue, sviluppa ancora il tipico dinamismo germanico e produce uomini che con indomabile volontà si sforzano di dare il meglio della loro energia a favore della collettività nazionale, come un Cavour all’estremo Nord od un Crispi che proveniva dal profondo Sud.

    Ma come può risollevarsi un popolo quando la fonte della sua vitalità si è esaurita ? Che significa il fatto che il leopardi chiami i suoi compatrioti "una razza degenerata ", mostrando loro gli esempi dei padri ?

    Ma gli antenati degli Italiani contemporanei non sono i forti cittadini dell’antica Roma, campioni di schietta virilità , di indomabile libertà e del severo senso della giustizia e neppure quei semidei di genialità, forza e bellezza, che, come uno stormo di allodole al sorgere del sole, volarono sul suolo italico, baciato dalla luce ; il loro albero geneaologico ci porta invece a quell’incalcolabile massa di schiavi e liberti africani e asiatici, alla mescolanza dei diversi popoli italici superstiti ed alle colonie militari insediate in tutti i paesi conquistati, in breve, al caos razziale, realizzato così magistralmente dal morente Impero. E l’attuale situazione generale del paese non significa altro che la vittoria di questo caos razziale 4, sull’elemento germanico migrato nel frattempo e mantenutosi puro per un certo periodo . Di qui anche la constatazione che l’Italia la quale ancora tre secoli orsono era una fiaccola della civiltà e della cultura , appartiene ormai a quei popoli che sono rimasti indietro ( rispetto alla restante Europa), perché ha perduto quell’equilibrio che non si può più ritrovare, giacché due culture non possono coesistere con i medesimi diritti : o l’una o l’altra deve perire : la cultura ellenica non poteva sopravvivere sotto il giogo romano ; quella romana scomparve quando avvenne il meticciamento con le genti semitiche del Nord-Africa, che, con la decadenza dell’Impero, si erano stabilite, numerose, nell’Urbe.(...)"
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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