Guzzi, un mito padano alla conquista di Roma


Amata da tutti, ha accompagnato la storia italiana. Oggetto d'arte fra design e costume, ha partecipato a grandi mostre in tutto il mondo. E' la moto Guzzi, "Sogno italiano" come nel titolo dell'antologica al Vittoriano di Roma da oggi al 12 aprile. Un simbolo, dal primo modello del 1919 creato dal pilota di aeronautica Carlo Guzzi, poi fondatore dell'azienda dal celeberrimo marchio con l'aquila. Dopo essere entrata nell'opera di molti artisti, la Guzzi ora racconta come sia realmente stata «al passo con i tempi - dice il curatore Alessandro Nicosia -, un fatto quasi fisiologico per un'industria - 10mila esemplari prodotti ogni anno, con punte di 50mila negli anni '50 - che si accompagna al costume». Con le moto in dotazione a Polizia, Guardia di Finanza, Corazzieri e Carabinieri, la Guzzi è stata in guerra o ha scortato il Papa, i capi di Stato e le famiglie reali di tutto il mondo, compagna fedele delle istituzioni. Celebre la 'Falcone 500', prodotta per i Corazzieri dal 1949 al 1958, la prima con l'accensione elettrica. Oggi usano la Guzzi i militari italiani in Iraq e in Afghanistan. Partendo dagli antichi esemplari, da documenti e modelli originali, fotografie e manifesti, la mostra si proietta nel futuro. Dopo le moto da collezione - il "Galletto", prodotto negli anni '50, è stata la moto più usata prima della Vespa -, il percorso passa ai filmati dell'Istituto Luce che documentano le competizioni più importanti - Guzzi ne ha vinte a migliaia - e i film degli anni '60, fra cui "Il vigile" con Alberto Sordi e la scena finale di "Accattone" di Pier Paolo Pasolini, con la morte del protagonista in motocicletta.
L. R.