Universita', e' bufera sulla riforma Moratti
Assemblea in vista della giornata di protesta
30000 precari attendono un posto da ricercatore

PISA - Mancanza di autonomia, carenza di finanziamenti e incertezza sul proprio futuro sono, a detta dell'assemblea riunitasi oggi al polo didattico Fibonacci, i rischi che corrono i futuri ricercatori per via della riforma avviata dal ministro Moratti.
Essa prevede la sostituzione degli attuali metodi di reclutamento (assegni di ricerca, borse post-dottorato o contratti a termine, seguiti da un'assunzione per concorso) con co.co.co. della durata di 5 anni, nonche' un cospicuo supporto privato nella raccolta di fondi per la ricerca.
Ma a detta dell'assemblea il progetto avviato dal Ministro e' solo l'ultimo tassello di un progetto di precarizzazione del personale iniziato negli anni della riforma Zecchino e poi proseguito con il modello 3+2.
E tutti sono d'accordo su un fatto: un cambiamento ci vuole, ma si sta andando nella direzione sbagliata.
Elena, docente a contratto, afferma: "Io prendo 2500 euro a semestre per il mio lavoro. Siamo stufi di vedere riforme a costo zero: bisogna capire che l'istruzione non e' un settore da cui tagliare risorse, ma in cui investire per il futuro"
Un futuro che non sembra essere cosi' roseo; Patrizia Cinelli, precaria di Chimica: "La regolamentazione dei salari non fissa un minimo sindacale, che viene lasciato a discrezione delle singole sedi. I colleghi giovani lasciano la ricerca per rivolgersi alle aziende, altrimenti non riescono a mettere su famiglia. Mi chiedo come si faccia in campi in cui la ricerca non permette simili sbocchi."
Vincenzo Tortorelli, ricercatore a tempo indeterminato: "Il precariato e' stato portato avanti anche da un governo di centrosinistra, quando si parlava di flessibilita'. I precari in un progetto di ricerca non hanno autonomia decisionale finanziaria, almeno formalmente. Se si vuole fare come in altri paesi, si deve permettere ai precari di trovare un lavoro dignitoso se il contratto non viene riconfermato."
E un confronto con gli altri paesi lo fa il professor Rossi, del Dipartimento di Fisica: "In Italia abbiamo bisogno di almeno 1500-2000 assunzioni a tempo indeterminato in piu', per garantire la semplice sopravvivenza del sistema universitario. Per arrivare ad un livello soddisfacente queste cifre andrebbero raddoppiate: abbiamo la meta' del personale docente di altre nazioni, non c'e' da stupirsi se la nostra capacita' di produrre laureati e' la meta' di altre nazioni."
Altri oratori evidenziano: "Abbiamo aziende che producono occhiali, vernici e pneumatici. Ma quanta tecnologia c'e', li' dentro? Se va avanti cosi', gli occhiali li produrranno in Malesia dove costano un terzo e noi rimarremo al palo, perche' per le aziende conviene poco investire nella ricerca, mentre e' al pubblico che spetta tutto cio'"
L'assemblea si e' conclusa con la preparazione di alcune considerazioni e prese di posizione, che verranno inviate domattina via fax al Ministro Moratti in occasione della giornata di protesta.

[D.M.]