Torna in edicola "L'Indipendente"
EDITORIA / Dal 1° aprile il ritorno in edicola del quotidiano: 4 pagine stile «Foglio» e un supplemento storico domenicale
Guerri: il mio Indipendente? Un giornale per una destra diversa da An e Lega
«Avrò 10 giornalisti, quasi tutti under 30 Sotto le tremila copie mi appendo al lampadario...»
ROMA - Il primo aprile arriva in edicola un nuovo quotidiano, L’Indipendente . Una testata dalla vita breve e travagliata, che si ripresenta ora con una veste completamente nuova: quattro pagine, una redazione snella, un «punto di pareggio» fissato a 3 mila copie. Più un supplemento domenicale dedicato a temi monografici di storia, che verrà venduto assieme a Il Giornale ad un euro e mezzo in più. Direttore, Giordano Bruno Guerri, storico (diciannove libri all’attivo, il più celebre Povera santa, povero assassino , sulla vita di Santa Maria Goretti), ma anche giornalista, direttore editoriale, opinionista polemico e sulfureo.
L’Indipendente sarà un quotidiano di destra. «Un giornale intelligente, bisogno finora non soddisfatto», dice Guerri. «Un giornale per una destra che ha voglia di essere diversa ed è diversa da come la si descrive: quella polverosa, conservatrice, divisa fra leghisti e Alleanza nazionale, sempre rissosa e incapace di modernità. Invece ci sono cittadini, quindi anche i lettori, che sono pronti ad un salto di qualità».
E questi sarebbero i suoi lettori.
«Già. Gli daremo un giornale non tradizionale, di commenti e orientamento».
E’ quello che fa già Il Foglio .
«Giuliano Ferrara ha aperto una strada, è stato un suo grande e innegabile merito. E non ho problema a dire che seguiamo la sua scia. Ma il suo è un giornale che si parla molto addosso, che funziona per strizzate d’occhio interne a un gruppo. Noi saremo più un giornale di informazione tradizionale, con interviste, inchieste».
A leggere la sua biografia, che appare sul suo sito Internet, lei sembra nascere fra l’anarchia e la sinistra.
«Stavo a sinistra perché il ’68 era solo di sinistra. Io però ho fatto un ’68 romantico, quello dei provos e dei beatnik, tenendomi sempre lontano dal ’68 maoista. Non a caso ho scelto di fare l’università alla Cattolica di Milano».
Quanti soldi ha questo giornale, e chi ce li mette?
«Rischio di dare una risposta imprecisa, perché non ho ben seguito i problemi societari. Comunque c’è una cooperativa che ha un finanziamento pubblico di 5 miliardi delle vecchie lire. In più c’è un gruppo di imprenditori che ci hanno messo altri 3 miliardi. Più che sufficienti per fare un anno senza ristrettezze. Il punto di pareggio è 3 mila copie. Se non vendo 3 mila copie prometto ufficialmente di impiccarmi al lampadario più alto della redazione. Comunque abbiamo anche il supplemento della domenica, che partirà dal 4 aprile: si chiamerà L’indipendente della storia . Un monografico di storia che secondo me può coprire un settore lasciato scoperto da altri quotidiani. Saranno due pagine dedicate ad un grande tema, più una pagina su mostre e avvenimenti, e un’altra di mia corrispondenza con i lettori. Agganciato al Giornale , dovrebbe vendere almeno 200 mila copie, ma noi prendiamo solo mezzo euro a copia. Ma serve per lanciare il nostro prodotto».
E quanti siete?
«Siamo in dieci. Io, un vicedirettore che è Luciano Lanna e che viene da Ideazione e otto redattori. Tutti sotto i 30 anni, a parte Riccardo Luna, ex vicedirettore del Corriere dello Sport. Il più vecchio sono io. Pensare che per anni ero "il giovane storico", adesso sono sempre il più vecchio...».




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