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  1. #1
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Bioregionalismo e cultura locale

    dal sito dei Lupi delle Alpi



    un interessanto pezzo, pregno di spunti di riflessione


    BIOREGIONALISMO E CULTURA LOCALE

    All'indomani della globalizzazione, viaggiando ad altissima velocità verso il cuore del 21° secolo, uno dei modi più appropriati per affrontare le tematiche relative sia all'ambiente che all'etnicità è l'ipotesi bioregionalista. Il bioregionalismo è un modo di intendere il nostro vivere, è uno stile nei rapporti con gli altri e nei confronti del territorio in cui viviamo. Essere ecologisti e bioregionalisti oggi, significa vivere qui, nel nostro ambiente con gli occhi, la mente e il cuore aperti al pianeta terra, anzi all'intero cosmo, ma per difendere il particolare. Per questo quando parliamo di bioregionalismo abbiamo in testa l'idea del localismo. Perchè bioregionalismo non è solo federalismo e regionalismo. E' qualcosa di più. Quel "bio" in più è il riconoscere il valore vitale, universale di ogni luogo, di ogni terra del nostro pianeta.

    La Bioregione è infatti una nuova sintesi geo-socio-storica che comprende:

    * un luogo reale in cui vivono e sono presenti le persone, ognuna con un suo preciso ruolo, con la consapevolezza di agire in rete con gli altri. E le persone si esprimono con le tradizioni, i riti, l'arte, i modi di abitare, le produzioni culturali, i costumi. E' la prospettiva etnica.

    * l'ambiente in cui per migliaia di anni sono convissute insieme componenti animali, vegetali e minerali. E' in altre parole la componente ecologica.

    * un territorio, cioè l'orografia e l'idrografia: una catena montuosa, una vallata, una pianura con le sue specifiche caratteristiche, un bacino creato da un fiume, un lago, un altipiano. E' quel che definiamo il punto di vista geografico.

    * una lingua, usati dai viventi, tramandata di generazione in generazione, arricchita da nuovi idiomi, studiata e formalizzata in alfabeto e grammatica. E' quella che definirei prospettiva socio-linguistica.

    Ognuno di noi è parte parte della propria bioregione, una realtà che nasce sul crinale, che si spinge sulle rive dei fiumi per giungere talvolta in piena riviera. In questo tragitto, segnate dal corso dei fiumi, le realtà si diversificano, ma rimangono componenti etniche, ecologiche, geografiche e linguistiche strettamente collegate. E' indubbio che in ogni caso il filo che unisce questa realtà è l'esperienza vissuta dagli abitanti di quel particolare luogo, con la sua storia, la sua cultura e la sua ecologia. Questo significa che esistono tante bioregioni. Quando gli uomini, aggregati in comunità, vivono in armonia con tutti gli altri, creando situazioni di reciproco equilibrio, ci troviamo in un ottica bioregionalista. Nel corso della storia le comunità umane non solo si sono adattate al proprio ambiente., spesso ne hanno alterato gli equilibri e le dinamiche interne, favorendo l'insorgere nell'ambiente di vere e proprie patologie. Di queste malattie ne sono rimaste vittime le stesse comunità.

    Solo ristabilendo l'equilibrio ancestrale l'uomo tornerà ancora ad essere Natura e non più un'entità estranea ad essa, come da decenni ci voglioni far credere tramite modelli e filosofia alienanti.

    Si pensi ad esempio alla forma organizzata della "grande città", all'industrializzazione forzata, al traffico stradale. Realtà degenerate dove, come se non bastasse assistiamo alla sbornia collettiva di pubblicità, di consumo e di invito al "compra - usa - getta". Siamo alla spasmodica ricerca di produzione, di profitti e di accumulo. Bioregionalismo significa invece "ridivenire nativi", ritrovare cioè la dignità di porre al centro della nostra vita valori fondamentali come la comunità, la semplicità del mutuo sostegno, l'arte del vivere nel rispetto profondo di quelle realtà di cui siamo fondamentalmente parte: la terra. Con questa consapevolezza in seno, siamo più che mai convinti che la soluzione dei problemi globali, quelli che investono l'intero pianeta, inizia proprio dal nostro piccolo posto, dalla nostra bioregione

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  2. #2
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    Sempre dall'ottimo www.lupidellealpi.org , sito a cura del sempre apprezzato Conte del Seprio


    vi propongo questo interessante manifesto che coniuga ecologia e padanismo





    MANIFESTO PER UN' ECOLOGIA PADANISTA





    1- La tutela delle nostre montagne, dei nostri boschi, dei nostri laghi e di tutto il nostro ambiente rappresenta un'istanza primaria per il movimento autonomista alpino-padano.

    2- La salvaguardia dell'ambiente alpino-padano riguarda esclusivamente la nostra gente che abita, ama e vuole difendere la Terra che ci è stata lasciata in eredità dai nostri Avi e che rappresenta il futuro per i nostri figli.

    3- Nell'ottica di un futuro superamento degli stati nazionali, auspicando un nuovo assetto federativo fra le comunità storiche padane e alpine, la legislazione a tutela della fauna, della flora e del territorio dovrà prendere come modello le avanzate proposte delle comunità austriache, svizzere, tedesche e francesi, nostre sorelle nel rispetto e nella sensibilità verso la Natura, derivata dalla comune origine celto-germanica delle sue genti.

    4- I governi locali e i loro organi legislativi si impegneranno a creare, aree protette, nuovi parchi, leggi di tutela delle specie animali e vegetali, a diffondere e utilizzare le nuove tecniche della bio-architettura e del riciclaggio dei rifiuti e infine a prevedere sanzioni pesantissime a chiunque distrugga, inquini o arrechi un qualsiasi danno al nostro sacro patrimonio ambientale.

    5- La tutela delle Heimat etno-culturali e bioregionali, dell'eredità storica, archeologica e linguistica deve diventare la battaglia principale del nuovo movimento ecologista padano che nulla a che fare con le organizzazioni mondialiste e centraliste, con le falsità verdi-rosse che serve dello stato, sono sempre pronte a svendere la nostra Terra e con essa il nostro Popolo.

  3. #3
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    Attendo sedicenti libertari che sottoscrivano quanto riportato.

  4. #4
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    In origine postato da ZENA
    Attendo sedicenti libertari che sottoscrivano quanto riportato.
    scusa ma cosa c'entra questo tuo intervento? non mi sembra tu abbia apportato un gran contributo sul tema in oggetto...

  5. #5
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    In origine postato da Nanths
    scusa ma cosa c'entra questo tuo intervento? non mi sembra tu abbia apportato un gran contributo sul tema in oggetto...
    C'entra purtroppo, dato che, parlando di ecologia, qualcuno si ritiene superiore a ogni politica pubblica a difesa del territorio, probabilmente a qualsivoglia Piano regolatore,in linea con il rifiuto di ogni accordo internazionale sul contenimento delle emissioni di anidride e con l'idea di una privatizzazione della fauna. Questo manifesto, che invece giustamente stimola e potentemente affascina le coscienze padaniste, recita:



    I GOVERNI locali e i loro ORGANI LEGISLATIVI si impegneranno a creare, aree protette, nuovi parchi, leggi di tutela delle specie animali e vegetali, a diffondere e utilizzare le nuove tecniche della bio-architettura e del riciclaggio dei rifiuti e infine a prevedere sanzioni pesantissime a chiunque distrugga, inquini o arrechi un qualsiasi danno al nostro sacro patrimonio ambientale.

  6. #6
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    In origine postato da ZENA
    C'entra purtroppo, dato che, parlando di ecologia, qualcuno si ritiene superiore a ogni politica pubblica a difesa del territorio, probabilmente a qualsivoglia Piano regolatore,in linea con il rifiuto di ogni accordo internazionale sul contenimento delle emissioni di anidride e con l'idea di una privatizzazione della fauna. Questo manifesto, che invece giustamente stimola e potentemente affascina le coscienze padaniste, recita:



    I GOVERNI locali e i loro ORGANI LEGISLATIVI si impegneranno a creare, aree protette, nuovi parchi, leggi di tutela delle specie animali e vegetali, a diffondere e utilizzare le nuove tecniche della bio-architettura e del riciclaggio dei rifiuti e infine a prevedere sanzioni pesantissime a chiunque distrugga, inquini o arrechi un qualsiasi danno al nostro sacro patrimonio ambientale.
    non capisco il riferimento ai sedicenti libertari all'interno di questo thread. Nel caso tu volessi avviare una polemica inutile penso tu abbia sbagliato luogo. Invece sulle malefatte di governi e PRG vari ci sarebbe da scrivere parecchio poichè come al solito si tratta di strumenti abusati dal potere statalista.
    Nel manifesto invece si parlava di governi LOCALI il che dà un altro taglio alla faccenda.

    Non credo che i PRG che hanno prodotto la devastazione di gran parte dei nostri borghi e della nostra pinaura siano difendibili in alcun modo, nè parimenti l'operato dell'autorità pubblica che dietro questi scempi ha mangiato e bevuto.

  7. #7
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    grazie ai tuoi prg di merda il mio comune si appresta a raddoppiare la zona industriale e a costruire 1500 appartamenti.

  8. #8
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    In origine postato da Nanths
    non capisco il riferimento ai sedicenti libertari all'interno di questo thread. Nel caso tu volessi avviare una polemica inutile penso tu abbia sbagliato luogo. Invece sulle malefatte di governi e PRG vari ci sarebbe da scrivere parecchio poichè come al solito si tratta di strumenti abusati dal potere statalista.
    Nel manifesto invece si parlava di governi LOCALI il che dà un altro taglio alla faccenda.

    Non credo che i PRG che hanno prodotto la devastazione di gran parte dei nostri borghi e della nostra pinaura siano difendibili in alcun modo, nè parimenti l'operato dell'autorità pubblica che dietro questi scempi ha mangiato e bevuto.
    I piani regolatori, come dice la parola, servono a dare delle regole. Nel caso del mio comune, che ha goduto di un'amministrazione storicamente sensibile alla tutela del territorio, il governo locale ha saputo darle sottraendo le colline alle mire speculative e particolariste dei privati. Il fatto che manchi una coscienza bioregionalista è un altro discorso, ma dall'articolo riportato si evince come tale coscienza debba essere superiore ai diritti di proprietà sostenuti proprio dai libertari, che non a caso con l'ambientalismo hanno un rapporto difficile. Mi chiedevo quindi semplicemente se quest'ultimi si sentono di elevare la tutela della bio-regione, argomento potente e affascinante, a valore prioritario o se ritengono opportuno che l'identità territoriale possa essere oggi rimessa alla libera iniziativa individuale che come al solito risolve tutti i problemi.

  9. #9
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    In origine postato da ZENA
    I piani regolatori, come dice la parola, servono a dare delle regole. Nel caso del mio comune, che ha goduto di un'amministrazione storicamente sensibile alla tutela del territorio, il governo locale ha saputo darle sottraendo le colline alle mire speculative e particolariste dei privati. Il fatto che manchi una coscienza bioregionalista è un altro discorso, ma dall'articolo riportato si evince come tale coscienza debba essere superiore ai diritti di proprietà sostenuti proprio dai libertari, che non a caso con l'ambientalismo hanno un rapporto difficile. Mi chiedevo quindi semplicemente se quest'ultimi si sentono di elevare la tutela della bio-regione, argomento potente e affascinante, a valore prioritario o se ritengono opportuno che l'identità territoriale possa essere oggi rimessa alla libera iniziativa individuale che come al solito risolve tutti i problemi.
    Ti sei risposto da solo e ti se dato anche torto.
    I piani regolatori non solo non servono a proteggere il territorio perchè se manca la coscienza "bioregionalista" in chi li progetta allora al contrario possono essere strumenti di devastazione incredibile, come del resto stiamo vedendo in Padania.
    L'unica maniera per difendere il territorio è fare in modo che si creino le coscienze "bioregionaliste" delle persone e uno tiene di più al proprio territorio quando lo sente di sua proprietà.
    No quindi alle imposizioni, anche perchè ripeto, in mancanza di coscienza nelle persone che hanno "l'autorità" di imporle spesso è come martellarsi i coglioni.

  10. #10
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    In origine postato da PINOCCHIO
    Ti sei risposto da solo e ti se dato anche torto.
    I piani regolatori non solo non servono a proteggere il territorio perchè se manca la coscienza "bioregionalista" in chi li progetta allora al contrario possono essere strumenti di devastazione incredibile, come del resto stiamo vedendo in Padania.
    L'unica maniera per difendere il territorio è fare in modo che si creino le coscienze "bioregionaliste" delle persone e uno tiene di più al proprio territorio quando lo sente di sua proprietà.
    No quindi alle imposizioni, anche perchè ripeto, in mancanza di coscienza nelle persone che hanno "l'autorità" di imporle spesso è come martellarsi i coglioni.
    Gli abusi edilizi li fanno coi piani regolatori? A Portofino,600 abitanti, per farti un esempio di territorio iper-tutelato, nonostante paletti e controlli hanno riscontrato 150 abusi edilizi. Deregolarizzare l'organizzazione del territorio significa solo privarsi di strumenti di difesa. L'articolo parla anche di "creare aree protette, nuovi parchi, leggi di tutela delle specie animali e vegetali, diffondere e utilizzare le nuove tecniche della bio-architettura e del riciclaggio dei rifiuti". Io vorrei semplicemente sapere se condividi la creazione, attraverso organi legislativi, di parchi e il varo di leggi a tutela del patrimonio vegetale e faunistico, strutture che, come tali, limitano fortemente l'inziativa individuale. Dall'articolo si evince infatti benissimo il richiamo a una POLITICA bio-regionalista, a una tutela COMUNITARIA del verde e del paesaggio. Mi piacerebbe semplicemente sapere se, almeno in materia di ecologia, siete disponibili a ragionare in termini di interesse e intervento pubblico.

 

 
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