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10 anni di AN - Dal FdG ad AG: Luci ed ombre del movimento giovanile
A otto anni dalla nascita di Azione Giovani (un parto difficile: s’e’ reso necessario il forcipe) i tempi sono ormai maturi per analizzare serenamente il passaggio dal Fronte della Gioventù ad Azione Giovani e provare a capire perché Azione Giovani si sia rivelata solamente in parte una formula politica giovanile capace di leggere il suo tempo.
Mutatis mutandis l’Msi in Alleanza Nazionale, con la felice intuizione che un partito nicchia non era adatto a reggere l’urto del cambiamento,e quindi andava pensata appunto un’ “Alleanza Nazionale” che potesse raccogliere nelle sue schiere un’ ampia fetta di cittadinanza pronta a subentrare nella gestione della cosa pubblica alla vecchia partitocrazia, la stessa questione si pose con il movimento giovanile missino, il “Fronte della Gioventù”.
Il Fronte (come veniva familiarmente chiamato da chi ne aveva fatto, appunto, la seconda famiglia) già nel nome rifletteva la sua vocazione: di trincea, quando la lotta politica era fatta di scelte radicali, di spranghe che calavano,di proiettili che sibilavano, e coloro (Rauti e Tarchi in primis) che predicavano, sacrosantamente, la possibilità di un’ altra politica giovanile, erano poi purtroppo smentiti dalla pratica quotidiana: poco importava ai cattivi maestri d’ allora a quale enclave di pensiero più o meno destrorso appartenessero i ragazzi missini che mandavano a sprangare dai propri adeptihe tu fossi Evoliano, tradizionalista Cattolico o quant’ altro ancora, non comportava grosse distinzioni: e d’altronde sulla malafede politica dei sinistri “agit prop” sono testimonianza attuale le continue aggressioni che ancora oggi subiscono gli esponenti di Azione Giovani: verrebbe quasi voglia di dir loro “Non è il caso che continuiate a minacciarci, ad aggredirci, a farci i processi proletari nelle assemblee di istituto: hanno deciso per noi che siamo antifascisti, perché ci picchiate?”.
Azione Giovani nasce recando con sé la stessa intuizione di apertura alla società che diede vita ad Alleanza Nazionale:e cioè, in ambito giovanile, aperte le trincee e consegnati alla storia gli anni di piombo, scendere nel mondo, in questo mondo, che muta sé stesso quotidianamente e vincerne le sfide che pone, e d’altronde ogni era ha le sue battaglie, che hanno senso solo per chi le ha vissute: ecco perché Azione Giovani deve saper consegnare definitivamente alla storia vicende che alla storia si sono già consegnate da sole: l’epopea dei giovani Triestini, tanto per fare un esempio, s’incarna in essi solamente: scimmiottare battaglie vecchie di cinquant’anni,come alcuni dirigenti giovanili fanno e vorrebbero che altri facessero, sapendo che non ci si gioca la casa, il lavoro e la vita, è persino offensivo per chi quelle lotte le ha testate sulla propria pelle.
Scrive bene Stenio Solinas quando afferma “Perché poi quello che interessa è cercare di avere un destino…di meritarsi un destino… E si può anche non amarlo il proprio tempo… e però ti è stato dato in sorte e devi provarti a dargli una ragione… a darti una ragione…” .
Quali strumenti ha dato, in questi anni, Azione Giovani, ai giovani che ha radunato sotto le proprie insegne, per affrontare a testa alta il mondo circostante, per potersi dare delle risposte ai dilemmi della contemporaneità? Le risposte sono in apparenza disarmanti: propagande studentesche che mimano film americani, manifesti e volantini nazionali che sembrano campagne di adesioni di circoli Arci: nessuno sforzo culturale: la preparazione è data in mano al partito e alle sue ridicole scuole di formazione, dove il ras locale sentenzia di diritto costituzionale e di economia politica; ciò accade in basso come in alto: la dirigenza giovanile, quasi sempre nominata per esigenze puramente correntizie o territoriali e quasi mai meritocratiche, non viene poi preparata adeguatamente così da poter formare poi a sua volta i militanti e trasmettere loro quella preparazione, culturale ed umana, che crea e legittima la gerarchia.
In questi anni, per contro, ad un dirigismo spesso vuoto, ma che era congenito già al Fronte della Gioventù, perché insito nell’ Msi, si è sempre contrapposta la concezione della militanza indefessa , che ha spinto migliaia di ragazzi a non porsi questioni ideologiche o politiche sui massimi sistemi, bensì a continuare a lavorare, incuranti di sigle e definizioni, in questo i migliori testimoni del sacrificio dei ragazzi degli anni ’70.
Certo è che il passaggio dalla stanzetta cupa e solitaria del Fronte della Gioventù al salone limpido di Azione Giovani è avvenuto nella maniera peggiore: anziché arredare la nuova stanza e darle colori nuovi, per non sbagliare si è data una bella mano di bianco, e per risparmiare si sono riciclati i mobili vecchi e logori, e guai a chi prova a dire che così proprio non va, che l’arredamento non è adatto alla stanza, e che il bianco va bene si’ con tutto, ma dobbiamo inventare nuovi e meravigliosi colori…
Un esempio di cosa avrebbe potuto essere Azione Giovani, ed un esempio di ennesima occasione mancata, lo stanno fornendo i vari casi Parmalat, Cirio, Bond Argentini e quant’ altro ancora: un grande movimento giovanile di destra avrebbe dovuto essere la punta di diamante della sollevazione popolare contro i poteri forti che ancora reggono questo paese: la commistione affaristica tra banche ed industrie, sulla pelle dei cittadini, avrebbe dovuto vedere una grande risposta di popolo, che guidata dalla giovane destra si sarebbe smarcata dalle ipocrisie e dalle strumentalizzazioni della sinistra: solo tricolori nelle piazze ed intorno alle banche, cinte d’assalto da sit in, cortei e gesti dimostrativi di una certa forza: ed invece il nulla, silenzio totale: non un volantino, non un comunicato stampa, non uno slogan…
Il congresso che va a celebrarsi è davvero l’ultimo treno rimasto, non per stare al tempo con le sfide del nostro mondo, ma per provare quantomeno ad inseguirle, raggiungerle e vincerle: negli occhi semplici dei militanti che guardano con simpatia alla giovane destra sociale, che chiedono fatti concreti ed immediati ai propri dirigenti, sta la risposta agli occhi artificiosi e quasi “sauroniani” che campeggiavano qualche anno fa sugli ennesimi orribili manifesti che la direzione nazionale di Azione Giovani ha propinato al territorio: se non siamo stati in grado, noi che cavalchiamo verso i trent’ anni ed il mondo degli adulti, di vincere la nostra sfida giovanile, abbiamo il dovere di creare gli strumenti con cui la sua sfida possa vincerla chi oggi di anni ne ha quattordici e compila tremebondo il modulo di iscrizione ad Azione Giovani.
Alessandro Parino




he tu fossi Evoliano, tradizionalista Cattolico o quant’ altro ancora, non comportava grosse distinzioni: e d’altronde sulla malafede politica dei sinistri “agit prop” sono testimonianza attuale le continue aggressioni che ancora oggi subiscono gli esponenti di Azione Giovani: verrebbe quasi voglia di dir loro “Non è il caso che continuiate a minacciarci, ad aggredirci, a farci i processi proletari nelle assemblee di istituto: hanno deciso per noi che siamo antifascisti, perché ci picchiate?”.
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