La palla che fece perdere Chicago sarà fatta saltare in aria questa notte da un mago degli effetti speciali di Hollywood. In diretta tv in tutti gli Usa.
CHICAGO (Illinois, Usa), 26 febbraio 2004 - Per capire tutto meglio potrebbe essere d'aiuto sapere che dietro l'esterno destro di Wrigley Field, lo stadio dei Cubs, in un appartamento con terrazza di un condominio che gode di ottima vista sul campo, ha sede un esclusivo club di tifosi chiamato Lakeview. I quali tengono ben visibile da tutti la contabilità delle disgrazie della squadra. Fino allo scorso 27 settembre avevano appeso alla ringhiera del balcone tre numeri in successione: 14 58 95. Ovvero: 14 come gli anni dall'ultima volte che i Cubs avevano vinto la Central Division della National League; 58 come gli anni dall'ultimo successo nella National League (1945), 95 come gli anni dall'ultimo trionfo nelle World Series datato 1908: praticamente nessuno al mondo se ne ricorda più.
Eppure a Chicago, nella Northside, soprattutto (a sud c'è l'altro club, i White Sox, non messi molto meglio, visto che il loro ultimo successo alle World Series risale al 1916), i Cubs, gli Orsachiotti, sono una specie di religione. Con tanto di autoironico motto popolare: "Wait 'till next year", aspettiamo fino al prossimo anno. Con innumerevoli tifosi vip e citazioni, una delle più celebri nel film "The Blues Brothers": Jake ed Elwood, John Belushi e Dan Aykroyd, che a polizia e nazisti dell'Illinois forniscono come loro indirizzo il leggendario 1060 West Addison, ovvero forse il più conosciuto di tutta Chicago, quello di Wrigley Field. E una maledizione drammaticamente mai esorcizzata: la maledizione del capretto lanciata da tale Billy Sianis, oste di una locanda nei pressi di Wrigley Field, solito ad assistere alle gare dei Cubs in compagnia della sua capra. Solo che nel 1945, durante le World Series poi perse contro i rivali di Detroit, i responsabili del campo impedirono l'ingresso al capretto: "Puzza troppo", dissero. Il signor Sianis la prese malissimo. E lanciò il suo anatema. "In questo stadio non si giocheranno mai più le World Series". Sono passati 59 anni, continua ad avere ragione lui.
Ebbene, con tutte queste premesse, l'anno scorso i Cubs hanno finalmente vinto, e in volata, la Central Division della NL. Sabato 27 settembre, mentre i rivali di Houston perdevano incredibilmente in casa con Milwaukee, i Cubs si sono sbarazzati di Pittsburgh e si sono presi il titolo. Il trionfo era nell'aria, "take me out to the ball game", la canzoncina che si canta all'inizio del settimo inning, era stata intonata da James Belushi. E a fine partita tutto lo stadio ha ballato e cantato "Sweet home Chicago", mentre i membri del club Lakeview aggiornavano la cifra a 00 58 95 e il Chicago Tribune titolava "Hello, next year".
Feste per tutta la notte nel quartiere di Addison, e speranze di azzerare anche le altre cifre. Nella finale della National i Cubs affrontavano i Florida Marlins, arrivarono a gara-5 avanti 3 partite a 2. All''8° inning, in casa, conducevano 3-0, con due out e un solo corridore in base. In pratica erano a un out e un inning dalle World Series. Con il fenomenale Prior sul monte sicuro dominatore dei Marlins. Quando all'improvviso il battitore di Florida, Luis Castillo, ha sparato una volata verso l'esterno. Palla vicinissima alla barriera, ma in campo: Moises Alou, l'esterno sinistro dei Cubs, dà l'impressione di prenderla. La prende, la prende. E invece no, dalla tribuna si sporge un tifoso, e zac: la palla se l'acchiappa lui per farne un souvenir. Consulto tra arbitri: è fuoricampo. Un inning finito (se la palla fosse stata presa da Alou) continua e ribalta la situazione: Florida vince 8-3. Il tifoso del souvenir si chiama Steve Bartman, ha 26 anni, ed è fan di Chicago. Viene insultato, gli tirano bicchierate di birra, esce scortato dala polizia. Deve nascondersi per giorni. Dalla Florida persino il governatore, Jeb Bush, fratello del presidente degli Stati Uniti George W., gli offre soggiorni gratuiti per ringraziarlo dell'aiuto dato ai Marlins e sottrarsi all'ira dei tifosi dei Cubs.
Di lui non si sa più molto. Se non che la pallina incriminata a dicembre è stata comprata da Grant DePorter, un imprenditore nel campo della ristorazione, che assieme ad altri l'ha pagata 113.824 dollari. Per farne un cimelio si potrebbe pensare. Macché, per distruggerla. "Quella palla deve sparire, è come l'anello del 'Signore degli Anelli' e noi siamo tutti come Frodo, in cerca del modo di liberarcene", ha spiegato lo stesso DePorter. Cosa che ha trovato d'accordo tutti i tifosi. Per settimane, dopo che lui e i suoi soci avevano acquistato la palla, si è aperto un dibattito su cosa farne. Qualcuno aveva suggerito di affidarla alla Nasa per spedirla nello spazio, altri hanno proposto di gettarla dalla cima della Sears Tower, il grattacielo che svetta nel centro di Chicago e che è il più alto degli Usa. C'è anche chi aveva invitato in città gli attori del film "Ghostbusters", per chieder loro di demolirla come se fosse un fantasma maligno. Ma alla fine è stata trovata un'altra soluzione. La pallina maledetta sarà distrutta.
Per farlo DePorter e gli altri hanno chiamato nientemeno che Michael Lantieri, il mago degli effetti speciali di Hollywood, l'autore di tutto quanto può avervi stupito nelle saghe di "Jurassic Park" e di "Ritorno al futuro". E tutt'attorno all'esplosione sarà allestito un grande show. Succederà questa notte: con tutte le tv d'America collegate. Su come la palla salterà in aria vige il riserbo massimo. Si sa solo che Lantieri si è esercitato facendo esplodere almeno una decina di altre palle da baseball, come prova. Stanotte l'esplosione catartica, il botto in diretta tv dal quale i tifosi sperano di veder rinascere la gloria dei loro Orsacchiotti.




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