Quello di oggi resterà un giorno importante nella storia dello sport iracheno. Ad Atene l'esecutivo del Cio ha riammesso questo comitato olimpico nazionale al tavolo dello sport mondiale: è finito l'isolamento che durava dal 17 maggio dello scorso anno quando, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein (a opera della coalizione anglo-americana) anche lo sport iracheno, capeggiato dal sanguinario e violento Uday (figlio maggiore del tiranno) era stato messo al bando dalla comunità internazionale, in attesa che venisse eletto un nuovo presidente, un nuovo esecutivo. Cosa che è accaduta il mese scorso e dal 27 febbraio appunto l'Iraq torna ufficialmente nel consesso dello sport mondiale.
Ad agosto sarà uno dei 201 Paesi che parteciperanno all'Olimpiade ateniese, con una storia tutta nuova da scrivere: finiti i tempi delle torture del figlio di Saddam che non poteva sopportare che una nazionale irachena perdesse (a cominciare da quella di calcio, di cui Uday era anche presidente, essendo il numero 1 della federazione calcistica), finiti i tempi dei dollari stornati e finiti su conti privati (sempre del figlio di Saddam), finiti anche i tempi in cui gli atleti rinunciavano alle competizioni per paura più che della sconfitta sportiva delle celle che aspettavano gli iracheni che non si facevano onore sui campi sportivi di tutto il mondo.
Ma ancora purtroppo non sono ancora finiti i tempi di un Paese che non riesce a uscire da un dopoguerra durissimo, un paese con un banditismo imperante e dove molti - stranieri ed iracheni - girano per le strade con kalashnikov e pistole. La riammissione allo sport internazionale, oltre a portare questa nazione all'Olimpiade, forse dovrà appunto servire a dare un futuro tutto nuovo a questa gente.




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