Il 14 giugno saranno tutti uniti sullo storico prato di Pontida a festeggiare (stando ai sondaggi) il buon risultato alle Europee. Pronti per la battaglia dei ballottaggi. Pancia a terra come sempre batteranno tutto il territorio della Padania e non solo in campagna elettorale, confermando lo straordinario contatto con i cittadini e con i problemi quotidiani della gente. Ma in questa fase di difficoltà nei rapporti con il presidente del Consiglio e con il Popolo della Libertà, all'interno della Lega Nord emergono anime diverse. Non vere e proprie correnti, ma sensibilità differenti, soprattutto nel rapporto con gli alleati di Centrodestra.

Il gruppo vincente è certamente quello dei 'bossiani', dei fedelissimi del capo, pronti a lanciare qualche battuta verso il premier ma a ricucire poi i rapporti. A trovare la quadra. Dopo il segretario federale, a interpretare questa linea prevalente nel Carroccio è il silente Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e presidente della potentissima Commissione Bilancio della Camera. Schivo, refrattario al contatto con i giornalisti, noto per la sua passione per la modesta squadra di calcio inglese del Southampton, l'ex sindaco di Cazzago Brabbia, paesino del Varesotto, ha in mano la macchina organizzativa della Lombardia, ovvero il cuore del movimento. Gestisce i rapporti con il sindaco di Milano Letizia Moratti e passano da lui le decisioni su Fiera, Expo e non solo. Serio e rigoroso, Giorgetti conta sullo stretto legame con il capogruppo al Senato Federico Bricolo, veneto di origine.

Con lui anche il vulcanico Matteo Salvini, che della Lega Lombarda è vicesegretario e che gestisce il partito a Palazzo Marino. Del gruppo fanno parte anche il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, altro veneto, il senatore Massimo Garavaglia, estensore degli emendamenti leghisti sulla Finanziaria, e Daniele Molgora, sottosegretario all'Economia e candidato alla presidenza della Provincia di Brescia (poltrona strappata al Pdl proprio grazie alla determinazione di Giorgetti). Tra i bossiani, ovviamente, anche la pasionaria Rosi Mauro, vicepresidente a Palazzo Madama e leader del sindacato padano Sin.Pa. Non solo. Ci sono anche Giovanni Fava, il responsabile del Carroccio per il Centro-Sud, e Sergio Divina, presidente della Commissione straordinaria di controllo sui prezzi e le tariffe del Senato, numero uno della Lega a Trento. Vicinissimo a Giorgetti anche l'ex Guardasigilli Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture in odore di promozione a viceministro.

L'area dei bossiani conta anche sull'appoggio dei 'sindaci incazzati', ovvero gli amministratori locali che contestano a Giulio Tremonti di stringere la cinghia al Nord dopo aver aiutato con molta generosità Roma e Catania. Il primo della lista è Flavio Tosi (Verona), spesso in televisione e possibile candidato alle Regionali del 2010 in Veneto (sia nel caso in cui la Lega resti alleata al Pdl sia nell'eventualità di un clamoroso divorzio). Poi c'è Attilio Fontana, primo cittadino di Varese ed ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia, famoso per aver portato Tremonti di fronte alla Corte dei Conti e aver vinto sulla questione dell'utilizzo dei fondi del Comune.

In grande ascesa anche il sindaco di Novara Massimo Giordano, che ha portato il Carroccio ad essere il primo partito almeno in una provincia del Piemonte. Da non dimenticare il pro-sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, conosciuto per le sue uscite forti ma sempre fedele alla linea della segreteria. Come lui anche il primo cittadino (vero) Giampaolo Gobbo, che è anche segretario della Liga Veneta. Tra i più 'incazzati' di tutti Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella (Padova), il primo a lanciare le ronde con l'avallo di Via Bellerio. In spolvero anche Dario Galli, ex senatore e presidente della Provincia di Varese, che con Giorgetti studia le mosse per rilanciare l'aeroporto di Malpensa.

In questa fase sono in calo le quotazioni dei fedelissimi di Silvio Berlusconi: in testa il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Con lui anche il presidente dei deputati Roberto Cota, leader del Carroccio piemontese, e il sottosegretario alla Salute Francesca Martini. Vicinissimo a Calderoli anche Davide Boni, capodelegazione dei lumbard nella giunta di Roberto Formigoni.

Altra componente che non brilla particolarmente è quella dei 'lontani dal Pdl', guidata ovviamente dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che proprio con il Popolo della Libertà si è scontrato sulla questione delle ronde e della detenzione dei clandestini nei centri di identificazione. Il titolare del Viminale ha sempre un seguito notevole nel movimento, ma la sua linea sembra un po' troppo conflittuale rispetto al premier. Con Maroni il presidente federale Angelo Alessandri, leader della Lega in Emilia, Emanuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza, e Stefano Stefani, che nel precedente governo Berlusconi era stato costretto a lasciare il ruolo di sottosegretario per aver attaccato i turisti tedeschi.

Infine ci sono i duri e puri. Quelli che non hanno abbandonato l'idea della secessione. In testa, e non poteva essere altrimenti, l'europarlamentare Mario Borghezio, che infiamma la base leghista con urla e invettive. Tra i 'cattivi' anche Luciano Dussin, deputato sempre pronto a criticare gli alleati. Poi ci sono Francesco Speroni, storico eurodeputato di Gallarate, il vulcanico Erminio Boso, trentino e anche lui parlamentare a Strasburgo, e Angela Maraventano, ex vicesindaco di Lampedusa eletta in Emilia e voce durissima contro i clandestini.

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