Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Intervista con il prof. Costanzo Preve

    Meno tabù, maggiore confronto
    Intervista con il prof. Costanzo Preve: a cura di M. Messina


    ITALICUM - Numero 1-2 gennaio-febbraio 2004



    LE DOMANDE ...


    1. Per riprendere il vecchio concetto di Julien Benda circa il "tradimento dei chierici", ritiene, Professor Preve, che negli ultimi 50 anni gli intellettuali italiani, soprattutto gli uomini della cultura cosiddetta progressista, abbiano avuto nello sviluppo della nostra società una grande responsabilità negativa per i propri atteggiamenti conservatori e duramente censori verso coloro che proponevano percorsi anticonformisti? Proprio la recente scomparsa di Norberto Bobbio, che non pochi individuano come uno dei padri della "tirannia intellettuale" imperante, ha riproposto la tesi dell'Italia "civile" opposta all'Italia "barbara", cioè delle oligarchie illuminate contrapposte al becero popolo oscurantista. Questa impostazione manichea (a parte la vacua dicotomia destra-sinistra) è dunque la gabbia di ferro che impedisce la libera circolazione delle idee, dei progetti nuovi e/o diversi, di tutti quei tentativi che lo spirito del tempo richiede?
    2. In un suo precedente studio Lei ha scritto che "l'attuale democrazia occidentale ultracapitalistica ed anglobalizzata non è una democrazia ma un'oligarchia di miliardari avallata elettoralmente da plebisciti fatti da cittadini dimezzati, perché privati della base informativa necessaria, a giudicare dalla gigantesca manipolazione mediatica". Questa dichiarazione, che coglie una delle "verità nascoste", potrebbe costituire il punto di partenza per la creazione di comitati per il coinvolgimento della pubblica opinione sul futuro della democrazia in occidente; e tuttavia dovrebbe generarsi, contemporaneamente, una fase di ripulitura, di disintossicazione rispetto alle incancrenite ed incapacitanti coordinate del secolo scorso che vengono ancora usate per assordare ed accecare i più "deboli", per fare della politica un gioco degli specchi onde dissimulare quel che Alain de Benoist giustamente chiama "il nemico principale". Quali a suo parere gli argomenti portanti per produrre questa "tabula rasa"?

    3. Di fronte al "fondamentalismo del mercato" che investe, travolge e determina il destino dell'intero occidente ma anche, ed ancor più drammaticamente, Africa e Mediterraneo, America Latina, su quale soggetto si può ipotizzare di far perno onde decelerare ed invertire la direzione? Sulle pubbliche opinioni? Sulle ONG? Sui sindacati? O piuttosto sulla crescita di una Europa diversa, non più colonialista né succube di guerre civili, non più nano politico, non più invertebrata, finalmente indipendente e sovrana, riferimento per quelle aree e quelle popolazioni alla ricerca di autodeterminazione e giustizia sociale? Ammetto, vedendo la Unione Europea di oggi, che si tratti di una Europa immaginaria! Ma a volte un po' di utopia serve…

    4. Specialmente in Italia dal 1960 in poi il progressivo trionfo di certo americanismo ha dissolto pian piano le residue tracce della nostra identità culturale; mettendo a repentaglio persino la memoria storica delle nostre tradizioni comunitarie. A suo parere qual è il modo migliore di reagire a questa deriva e come si potrà, senza alcuna tentazione regressiva, riequilibrare il rapporto tra individuo e valori comunitari, evitando degenerazioni sia collettivistiche che individualistiche? Forse società di massa ed oligarchie si nutrono a vicenda costituendo un "unicum"?

    5. In un programma televisivo ("Enigma"), trasmesso su Rai 3 nel mese di gennaio 2004, v'è stata la solita mascalzonata mediatica contro coloro che tentano di organizzare il dissenso culturale e politico nei confronti del pensiero unico dominante e le sue implicazioni internazionali. L'argomento della trasmissione era uno dei volumi più controversi della storia dell'editoria: "I protocolli dei savi anziani di Sion", definiti dal presentatore tre volte falsi. Senonchè quando il programma è stato avviato ad una ricerca degli attuali siti antisemiti e razzisti… voilà, un certo Giovanni Demartis cita per primo un "Campo Antimperialista" non proprio antisemita, ma pericoloso in quanto artefice di iniziative inquietanti quali manifestazioni pro-Iraq e l'unione di estremisti "rossi" e "neri" convergenti contro le libertà occidentali e probabilmente laboratorio di chissà quali future nefandezze. Dopo le numerose provocazioni e la ventata diffamatoria (Allam, Mieli, Grimaldi ecc…) nei confronti di chi cerca di sviluppare linee di resistenza all'impero americano ed alle sue prepotenze politiche, militari, economiche, non crede sia necessario reagire contro queste diffamazioni e far perseguire i responsabili della diffusione di infami veleni?





    ... E LE RISPOSTE del prof. Preve
    Ho letto con attenzione le cinque domande di Maurizio Messina. Tuttavia anziché rispondere separatamente ad ogni domanda, preferisco per chiarezza e completezza tener conto di tutta la problematica propostami e rispondere per punti tematici.
    1. Partiamo dal programma televisivo "Enigma" trasmesso da Rai 3 nel mese di gennaio 2004 in cui persino il Campo Anti-imperialista di Assisi è stato inserito in una sorta di internazionale anti-semita mondiale a vari livelli di virulenza. E dal momento che anch'io faccio parte di questo Campo Anti-imperialista sono anch'io inserito d'ufficio in questa nefanda banda antisemita. Sono perfettamente d'accordo che contro queste falsità bisognerebbe cominciare anche a pensare ad una strategia di denunce legali. Ma ammetto di non essere molto interessato a questo piano d'azione, perché purtroppo la questione è molto più ampia.
    Personalmente, provenendo da una tradizione filosofica razionalistica, umanistica ed universalistica ispirata al giovane Marx, per me l'antisemitismo è una impossibilità logica e storica, e mi oppongo fortemente, come è ovvio, sia ai vari razzismi biologici sia alle concezioni paranoiche della storia. Ma oramai le cose sono degenerate in modo un decennio fa quasi incredibile. Shimon Samuels, direttore del Centro Simon Wiesenthal (cfr. "La Repubblica", 27-01-04), include nell'antisemitismo persino la distinzione fatta fra ebraismo, e lo stato di Israele. Fiamma Nirenstein, su la "Stampa" dello stesso giorno nell'antisemitismo ogni critica di fatto allo stato di Israele stesso.
    Siamo alla follia pura. Con questo criterio anche moltissimi ebrei critici del sionismo sarebbero inseriti anche loro fra gli "antisemiti". Ma per ora ritengo che la situazione sia senza uscita. La civiltà occidentale liberale è pervasa dal rimorso e dalla cattiva coscienza di avere in qualche modo permesso (o almeno non abbastanza impedito) la crescita dell'antisemitismo ottocentesco e poi novecentesco, fenomeno assolutamente sconosciuto in altre civiltà (come quella ottomana), ed allora esorcizza questo oscuro rimorso elevando la comunità ebraica ad una sorta di sacerdozio morale erga omnes. In questo modo non si fa giustizia alle povere vittime innocenti di Birkenau o di Auschwitz, e non si è neppure fedeli al testamento spirituale di un Primo Levi, ma si continuano a gettare le basi di un nuovo antisemitismo (cui ovviamente io sono del tutto estraneo), che è costantemente alimentato da questa folle pretesa. Non esistono "sacerdozi" custodi della memoria, ma tutti i "giusti" indistintamente lo sono.
    Quanto tempo ci vorrà per capire tutto questo? Molto, purtroppo. In proposito il mio pessimismo è abbastanza forte.

    2. Tralasciando gli aspetti politici, economici e soprattutto militari, cioè l'odiosa rete di portaerei, basi militari e campi d'aviazione sparsi per il mondo intero, l'americanismo culturale è il principale nemico della ricca varietà di civiltà e di culture nel mondo, l'equivalente "umano" della ricca varietà della flora e della fauna. Esso cerca di imporre la propria koinè di comportamenti e di valori, ed in questo è simile (al di là della maggiore ampiezza geografica, che è mondiale e non solo mediterranea) alla logica di diffusione della antica koinè ellenistica. Ma di quella koinè antica l'americanismo è mille volte più odioso, perché si basa su una ideocrazia provvidenzialistica a base puritano-protestante (la presunta Missione Speciale degli USA come unica nazione "indispensabile" del globo), una ideocrazia del tutto assente nel mondo antico. La stessa legittimazione fatta da Polibio del dominio romano (da me assolutamente non condivisa) non era intrisa di questa ipocrisia pseudo-religiosa.
    L'americanismo, dunque, non è un problema solo italiano, ma è una minaccia per tutti i popoli del mondo. L'Italia è però particolarmente esposta, perché si tratta di uno dei paesi europei con minore coscienza ed identità nazionale. In questa sede posso e voglio discutere le ragioni di questa triste situazione, perché dovremmo aprire un capitolo di diverse responsabilità lungo almeno mille pagine. Mi limito a constatare che il grande sventolio di bandiere italiane fatto recentemente dalla coppia Polo-Ulivo (coppia nel profondo intercambiabile) e promosso da Carlo Azeglio Ciampi non può affrontare il problema neppure lontanamente, perchè queste bandiere nazionali vengono sventolate nel contesto di una nostra alleanza, servile e subalterna, con gli assassini del popolo dell'Irak e con i massimi garanti degli assassini del popolo palestinese. Non è in questo modo, ma sarà solo contro questo modo, che una ripresa dell'identità nazionale italiana potrà avvenire in un futuro ancora indeterminato.

    3. Dalle cortesi domande di Maurizio Messina emerge una differenza molto grande sul modo di affrontare il contenzioso storico, aperto fra Destra e Sinistra, il primo luogo, e sul modo di impostare una nuova possibile sintesi filosofica, in secondo luogo. Dal momento che il lettore di "Italicum" è probabilmente interessato a conoscere la mia opinione, espressa nel modo più sincero ed esplicito possibile, vi dedicherò alcuni paragrafi successivi.

    4. In primo luogo, è bene partire da una constatazione, e cioè che la dicotomia fra Destra e Sinistra non è solo un residuo incapacitante o una protesi artificiale eternizzata dalle classi dominanti. Questo modo di impostare il problema è sbagliato. La dicotomia Sinistra/Destra è un pesantissimo contenzioso storico, ideologico, sociale e soprattutto "identitario," che ha coperto in Europa (non certo in tutto il mondo, ma in Europa sì) duecento anni buoni di storia, e cioè grosso modo dal 1789 al 1991, e cioè dalla rivoluzione francese alla dissoluzione tragicomica del comunismo storico novecentesco (1917-1991 appunto). Non vi è qui lo spazio per ripercorrerne analiticamente i passaggi principali. Ma è indiscutibile, ad esempio, che il socialismo e il comunismo si sono piazzati "a sinistra", ed il fascismo ed il nazismo "a destra" (trascuro qui volutamente tutti i riferimenti alle "cosiddette" correnti sociali", perchè di fatto restarono quasi sempre testimoniali). Sebbene storici come Zeev Sternhell abbiano parlato del fascismo come fenomeno storico inedito "né di destra né di sinistra", e questa ipotesi storiografica sia anche degna di essere presa in considerazione, resta il fatto che nell'immaginario politico e nella simbologia storica la scissione è fra Sinistra e Destra. Essa non è allora stata una sorta di inganno e di illusione incapacitante. E' stata una scissione storica reale, sanguinosa e dolorosa. Non si tratta (o almeno per me non si tratta) di chiedere riti di espiazione. Oggi i riti di espiazione simbolica sono puramente sistemici, nel senso che si tratta di riti di adesione al Partito Unico del Politicamente Corretto Europeo (PUPCE). In questo senso i riti di Fini e di Bertinotti, apparentemente opposti nella simbologia ideologica, sono molto simili nella funzione sistemica. Per essere "spendibile" nel sistema del PUPCE Fini deve ripudiare il fascismo ed affermare che oggi l'antisionismo è identico all'antisemitismo, dichiarazione che fa diventare "antisemiti" tutti gli ebrei critici del sionismo. E dall'altra parte, in modo convergente e simmetrico, Bertinotti deve identificare il nuovo Comunismo con una Non-Violenza metafisica ed astorica, e cioè del tutto innocua per le oligarchie che dominano il mondo. La loro eventuale buonafede o malafede riguarda solo i loro familiari o gli amici più stretti, ma non è un problema storico. Il solo problema storico è la loro adesione al PUPCE. Chi parla di "errori" o "tradimenti" mostra di non capire l'essenziale della questione, che è "sistemica", non "ideologica".
    Il passato, però, deve essere rielaborato, razionalizzato, compreso e problematizzato. Se non lo si fa, il passato non passa, e si ha quel "ritorno del rimosso" di cui parlano correttamente gli psicologi. Non sono sicuro che Messina abbia la mia stessa concezione del passato. Esso non è come un pacco di giornali vecchi, che può essere tranquillamente gettato via.

    5. I due secoli 1789-1991 non sono certo passati come acqua fresca. Lasciano giganteschi sedimenti di longue durée, e questioni come il bilancio storico, politico e soprattutto etico dello stalinismo o dei nazionalsocialismo non possono essere eluse. In proposito non voglio qui nascondere la mia identità: io sono stato educato come marxista critico, lo sono tuttora, e mi ritengo interno alla lunga storia del comunismo storico novecentesco, anche se non sono mai appartenuto alla sua corrente principale maggioritaria (staliniana nel mondo, togliattiana in Italia). Continuo ad essere "interno" a questa storia, anche se ritengo fermamente che sia necessaria una vera e propria "rottura" storica, politica e culturale.

    6.Tuttavia, dopo la rottura storica del triennio 1989-91, e cioè dopo la fine del comunismo storico novecentesco organizzato in stati e partiti, è finito anche il bipolarismo geostrategico e militare che a mio avviso era positivo nell'essenziale, perchè dava oggettivamente spazio e garanzia ad esperienze autonome e semi-autonome nel mondo (movimenti di liberazione nazionale anti-colonialista, regimi populisti e progressisti, eccetera). Si è così consumata una rottura storica epocale, che ha permesso alla superpotenza imperiale americana lo scatenamento di una serie di guerre per il dominio mondiale incontrastato (Guerra del Golfo 1991, Kosovo I999, Afghanistan 2001, Irak 2003 e via probabilmente continuando). Nello stesso tempo la svolta post-keynesiana e neo-liberale dell'economia mondiale ha favorito una inaudita concentrazione finanziaria ed oligarchica mondiale.
    In sostanza, siamo di fronte ad una svolta epocale. E quando c'è una svolta epocale tutte le culture politiche, nessuna esclusa, sono di fatto costrette a ridefinirsi radicalmente. Si tratta di un maestoso fatto oggettivo, del tutto indipendente dalle nostre volontà e dalle vischiose inerzie identitarie, che continuano a riprodurre contenziosi identitari realmente esistiti, ma ormai "spiazzati" dalla nuova situazione. Questo riguarda, come é ovvio, non solo le identità di Destra, Centro e Sinistra in generale ma le identità di tutte le varianti (che sono almeno venti o trenta per ciascun contenitore generale di destra, centro e sinistra).

    7. Che cosa rende tanto difficile questa ridefinizione radicale cui la situazione storica nuova comunque costringe a porsi? E' la domanda più difficile. In proposito distinguerei due aspetti diversi, anche se interconnessi strettamente, l'aspetto culturale e l'aspetto identitario. E' bene considerarli separatamente, anche se fanno tutt'uno nella singola e concreta personalità di "destra" e di "sinistra".

    8. Il dialogo culturale è reso difficile dal fatto che in circa un secolo a destra ed a sinistra sono state costruite due diverse biblioteche che non hanno praticamente abbonati a tutte e due, ma i cui lettori hanno sempre e solo l'accesso ad una sola. Da una parte c'è la Biblioteca di Marx e di Engels, di Rosa Luxemburg e di Lenin, di Gramsci e di Sartre, di Lukàcs e di Althusser, eccetera. Dall'altra parte c'è la Biblioteca di Sombart e di Spengler di Ezra, Pound e di Evola, di Pareto e di Alain de Benoist, eccetera. Queste due biblioteche sono scritte in lingue diverse, per cui sarebbero necessari copisti e traduttori. Ma essi sono rarissimi, perchè i consigli di amministrazione delle rispettive biblioteche li scoraggiano e li tengono a distanza, timorosi che possano "dirottare" i loro fedeli lettori. In questo modo, per dirla con Ennio Flajano,la situazione è disperata, ma non seria.

    9. Il dialogo identitario è reso non difficile, ma impossibile, dal fatto che esiste un passato sanguinoso alle spalle dei due schieramenti, che non hanno ancora dichiarata conclusa la guerra civile. Ci sono i morti da entrambe le parti del triennio 1943-45, e c'è poi anche stata la ripresa simulata della guerra civile, questa volta non più con cannoni ma con semplici bastoni, nel decennio 1968-78. Non ho qui lo spazio né l'intenzione di distribuire torti e ragioni. Sono nato nel 1943, e da quando avevo vent'anni la mia vita politicamente cosciente si è svolta a "sinistra", non a "destra", e questo è un dato biografico che non è possibile, e neppure opportuno, rimuovere.

    10. Maurizio Messina mi pone una domanda sull'Europa. Tema difficile, ma anche tema su cui si può dire cautamente qualcosa.
    In proposito non posso nascondere il mio moderato pessimismo. Per me l'Europa è come un caro amico infermo, di cui vorrei con tutto il cuore la guarigione, ma le cui analisi mediche non sono rassicuranti. C'è chi afferma che l'Europa sarà comunque oggettivamente chiamata ad una maggiore indipendenza dagli USA perchè l'euro è concorrenziale con il dollaro, ed in cui questo modo, lo si voglia o no, la contraddizione è oggettiva.
    Non lo credo, almeno a breve e medio termine (sul lungo termine nessuno può dire cose veramente sensate, perchè credo nella imprevedibilità della storia e nella continua produzione di novità inaspettate). Credo che l'impostazione del problema sulla base della dicotomia concorrenziale euro/dollaro sia riduzionistica ed economicistica, e quindi errata. Ritengo invece che il fattore principale sia la coscienza culturale.
    E qui la situazione è tragica, più esattamente tragicomica. Il maggiore sventolio di bandiere nazionali dopo il 1945 in Italia non è avvenuto sulla base dell'indipendenza e della sovranità nazionali, ma sulla base di un lutto per soldati mandati a fare da coadiuvanti per la guerra di Bush. In Germania non c'è ancora neppure il permesso per recuperare un patriottismo nazionale, e si parla al massimo di "patriottismo della costituzione", che è una ipocrisia. In Francia, il paese più importante d'Europa e l'unico parzialmente sottrattosi all'americanizzazione, tre decenni di nouveaux phisosophes hanno distrutto culturalmente il paese, per cui quando arriva il presidente cinese, potenziale alleato geopolitico inestimabile, metà dei parlamentari idioti abbandonano la sala, ed infine si umiliano le studentesse musulmane con norme di un "laicismo" fatto apposta per provocare i Paesi arabi ed islamici, altri inestimabili potenziali alleati della Francia. La Spagna è passata direttamente dall'arcaismo conservatore al post-moderno dissolutore (e cioè da Franco ad Aznar) con il bel risultato di essere il paese più spoliticizzato d'Europa. La Polonia e l'Ungheria, i paesi che avevano fatto la maggiore resistenza allo stalinismo, sono oggi mercenari filoamericani che mandano la loro sbirraglia ad ammazzare il popolo martire iracheno. La Jugoslavia multinazionale (paese da me amato ed approvato) si è dissolta in ministati etnici rissosi e subalterni. La Grecia, mia seconda patria, si sta americanizzando nel sistema politico e culturale in modo indegno ed inaudito. E potrei continuare, ma è già chiaro che cosa intendo dire. Per fare l'Europa ci vuole un'identità culturale di coraggio e di resistenza. Se ne mancano le premesse, ed oggi ne mancano le premesse, è inutile coltivare illusioni economicistiche sull'euro contro il dollaro. Il minimo (ripeto, non il massimo, ma il minimo) sarebbe evacuare educatamente le basi americane da Ramstein e dalla Maddalena, mentre invece se ne aprono di nuove in Ungheria e Bulgaria. Un paese senza sovranità militare non è un paese sovrano. Le oligarchie dominanti in Europa, sia economiche che politiche e soprattutto mediatiche e culturali sono servili fino al midollo, e da esse non c'è nulla da sperare. La catastrofe culturale europea è per ora un dato primario e siamo purtroppo costretti a rimandare il tutto alle prossime generazioni.

    11. Concludo questa mia breve intervista con una domanda che Maurizio Messina non mi ha posto, ma cui intendo rispondere lo stesso: perchè, pur appartenendo io ad una tradizione politica e culturale opposta a quella di "Italicum" (e non tanto ingenuo di non esserne pienamente consapevole), ho egualmente dato con piacere questa intervista, del tutto indifferente ai prevedibili pettegolezzi identitari diffamatori che ne possono derivare (e che probabilmente ne deriveranno)?
    Risposta relativamente semplice. L'ho fatto perchè credo nella necessità di aprire (e mantenere aperti) canali di comunicazione intellettuale, ed anche perchè non sono portatore di un "pensiero magico", che ritiene "impuro" ed intoccabile come un pariah indiano colui che si ispira (sia pure "criticamente" ed in una variante di nazionalismo popolare) al fascismo storico novecentesco. Perché il fatto che "Italicum" si ispiri a questa tradizione è chiaro anche ad un uzbeko o a un turcomanno di passaggio per Roma.
    A questa. tradizione non mi ispiro. Dirò di più. Io non posso perdonare a questa tradizione soprattutto episodi come gli stermini coloniali in Libia ed in Etiopia, i provvedimenti antisemiti del 1938 e soprattutto l'azzardo dell'entrata in guerra del 1940, eccetera. Non chiedo ovviamente rituali autocritici, perchè non sono un "pentito" io stesso, e non vedo perchè debba esigere il "pentimento" degli altri. Ma la questione non sono io. La questione è quella di un bilancio autonomo, fatto non per pentimento, ma per riflessione autocritica indipendente.
    Detto questo, sono felice di aver rilasciato questa intervista e grato al periodico che me la pubblica. Meno tabù identitari e più comunicazione dialogica. Bisogna cominciare a rivendicare apertamente questa logica liberatrice.


    M. Messina

  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    Al-Jaza'ir
    Messaggi
    2,456
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Grazie Cornelio per aver postato questa inntervista molto interessante

 

 

Discussioni Simili

  1. INTERVISTA A COSTANZO PREVE
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-12-12, 01:57
  2. Intervista a Costanzo Preve
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 10-01-12, 23:06
  3. Prof. Costanzo Preve sul sionismo
    Di Outis nel forum Destra Radicale
    Risposte: 29
    Ultimo Messaggio: 29-12-07, 13:40
  4. Audio/video del prof. Costanzo Preve
    Di Outis nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 06-12-07, 11:28
  5. Intervista a Costanzo Preve
    Di Rodolfo (POL) nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 22-02-07, 23:42

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito