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Discussione: Manufatti lunari

  1. #1
    Nebbia
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    Predefinito Manufatti lunari

    Mentre la NASA da una parte lancia un'operazione propagandistica per dissipare ogni dubbio sul discusso allunaggio dell'uomo avvenuto nel 1969 e gli scettici dall'altra si adoperano per dimostrare invece quanto quello sbarco fosse stato invece nient'altro che una spudorata operazione cinematografica, ecco che sorge una terza via: quella della scoperta di antichi manufatti lunari (gigantesche strutture grattacieliformi) che gli stati maggiori americani avrebbero invece volutamente deciso di nascondere all'opinione pubblica.

    Avvistamenti degli astronauti, strutture artificiali sulla Luna, battaglie nello spazio

    di Antonio Manera


    ....Tra i tanti episodi che si possono narrare, quello più conosciuto riguarda proprio il primo allunaggio americano del 20 luglio 1969. Un radioamatore sovietico, sintonizzato sulle frequenze di trasmissione della NASA, avrebbe intercettato una comunicazione riservata tra gli astronauti scesi sulla Luna e la base americana, nel corso della quale uno sbalordito Neil Armstrong commentava: "Questi oggetti sono spaventosi, enormi. Non ci credereste. Ci sono delle sonde spaziali laggiù. Sono in fila sul fondo del cratere, sul lato opposto al nostro. Sono sulla Luna e ci stanno osservando", e ancora "... mio Dio è incredibile. È una forma di vita quella lì", mentre da Houston perveniva la seguente risposta "Andate dall'altra parte, sappiamo di loro, andate dall'altra parte e cambiate canale di trasmissione". Attorno a quest'episodio, mai confermato dalla NASA, è fiorita una vasta pubblicistica, non sempre critica e spesso avida di rivelazioni sensazionali, secondo la quale sarebbero state scattate anche diverse fotografie della presenza dei dischi volanti sulla Luna, tra cui una che mostra un'astronave aliena lenticolare spuntare da una collinetta. Un'altra prova della presenza di alieni sul nostro satellite si troverebbe in una sequenza filmata, divulgata all'epoca da uno dei più noti giornalisti statunitensi, Walter Cronkite, in cui si vedono in maniera molto distinta delle strane luci sull'orizzonte lunare. Sebbene queste ed altre sequenze filmiche e fotografiche non abbiano trovato una risposta definitiva, gli astronauti americani che allunarono nel '69 hanno sempre negato di avere incontrato gli UFO sulla Luna. Esiste però un filmato, girato dall'astronauta "Buzz" Aldrin il 19 luglio, durante le fasi di allunaggio, in cui si vedono due globi di luce bianco-bluastra che sembrano inseguire la capsula americana. Il filmato in questione è disponibile per chi ne faccia richiesta direttamente alla NASA, ma l'ente ha seccamente smentito l'episodio, dapprima in maniera informale, in seguito ufficialmente, con una nota datata 1975. Eppure, nel 1993, proprio Aldrin, ormai in pensione e non più legato al segreto militare, doveva ammettere di avere realizzato il filmato, dicendosi certo di avere incontrato gli UFO. La vicenda ha spinto altri ex dipendenti NASA, come lo scienziato Maurice Chatelain, a prendere posizione affinché l'ente spaziale americano divulgasse tutti i dati relativi all'allunaggio. Chatelain, in particolare, si diceva sicuro che Neil Armstrong avesse visto addirittura alcuni alieni sul bordo di un cratere, e che la NASA avesse imposto il silenzio sulla vicenda. A conferma della teoria che gli americani abbiano incontrato navi aliene sulla Luna, Chatelain fa notare che, in una missione prevista per il 1996, l'ente spaziale aveva intenzione di depositare sul nostro satellite due robot muniti di telescopi proprio nel punto in cui - secondo altre voci - gli astronauti dell'Apollo 14 (1971) avrebbero trovato tracce inconfutabili del passaggio di UFO. Il veterano dello spazio Alan Shepard, che già durante il volo verso la Luna aveva avvistato una serie di luci misteriose che inseguivano la sua astronave, una volta sceso sul nostro satellite avrebbe trovato molte strane impronte. Questa storia trova conferma in quanto dichiarato all'ex pilota della Lufthansa Werner Utter dall'astronauta americano Charles Conrad (missione Apollo 12), secondo il quale tutti gli equipaggi Apollo, succedutisi sulla Luna tra il luglio del '69 ed il dicembre del '72, avevano trovato sulla polvere lunare un gran numero di queste orme. Conrad ne aveva parlato anche pubblicamente, ad una conferenza stampa a Budapest nel 1970, durante la quale aveva affermato che le impronte rinvenute dovevano appartenere per forza ad esseri alieni. Le tracce erano state poi fotografate ed analizzate dai tecnici della NASA, che avevano mantenuto il più stretto riserbo attorno alla vicenda. In seguito Conrad, entrato a far parte di una società aeronautica fornitrice della CIA, negò tutto, smentendo anche "di aver mai visto qualcosa, nello spazio, che potesse far pensare all'esistenza di forme di vita aliena". Un altro fatto che sembra confermare gli incontri ravvicinati degli astronauti americani è la schedatura, effettuata il 29 gennaio 1971 dal Centro spaziale Goddard, di tutti gli oggetti in orbita terrestre, di cui tre rimasero di natura ignota. Non si può escludere che, in fase di preparazione della missione Apollo 14, la NASA tenesse quindi in conto anche la possibilità di incontri ravvicinati nello spazio. Nel 1994 la veridicità di questi episodi è stata ribadita dall'autorevole documentarista svizzero Luc Buergin, già redattore dell'ormai scomparsa rivista ufologica "Sign", nel libro Mondblitze (Lampo di luna). Buergin, autore di diverse interviste ad importanti scienziati vicini alla NASA, ha dichiarato: "Ho saputo che la sonda Lunar Orbiter 5 ha registrato strane tracce di veicoli sul suolo lunare già nel 1967, e impronte simili furono viste dall'astronauta Harrison Schmitt, dell'Apollo 17, nel dicembre del 1972".

    Secondo il geologo NASA Farouk El Baz in alcune delle quasi centocinquantamila fotografie lunari raccolte dalla NASA fra il 1960 ed il 1980 sarebbe possibile scorgere, "guglie e pinnacoli molto più alti di qualsiasi edificio terrestre. Può darsi che abbiamo sott'occhio i prodotti tecnologici di visitatori extraterrestri e non riusciamo a riconoscerli". Quest'idea fu condivisa, negli anni Cinquanta, anche dall'astronomo ed ufologo americano Morris Jessup, convinto che qualcuno ci avesse preceduto sulla Luna millenni fa, e che sul satellite erano presenti antichissimi manufatti alieni.

    La storia delle strutture lunari artificiali era iniziata con le segnalazioni degli astronomi inglesi Patrik Moore e Percy Wilkins (che nel 1954 fu anche testimone di un avvistamento UFO). Winkins, grande conoscitore e studioso della superficie lunare, nonché direttore della British Astronomical Association, ebbe modo di osservare diversi fenomeni insoliti sulla superficie della Luna, molti dei quali prima del 1947, quando ancora non si parlava di UFO. Ad essi Wilkins dedicò un intero capitolo di Guida alla Luna (titolo originale Our Moon, 1958). Il 12 agosto del 1944, Wilkins osservò una macchia rotonda luminosa al centro del cratere Plato. Tre punti luminosi brillanti come stelle furono visti da Patrick Moore il 19 ottobre 1945 sulla parete oscura di Darwin, e ancora il 3 agosto 1944, Wilkins osservò l'interno del grande cratere circolare di Schickard punteggiato di misteriose macchie bianche, scomparse la sera seguente. Fenomeni ancora più appariscenti furono poi osservati da Wilkins su Copernicus, dove un bagliore durato diverse ore illuminò tutti i rilievi molto prima del sorgere del sole (1939). E nel cratere Aristarchus, dove bagliori e luci furono visti anche nell'imminenza dello sbarco degli astronauti americani dell'Apollo 11. Wilkins affermò di aver notato non solo fenomeni luminosi temporanei, ma anche evidenti modificazioni permanenti della superficie: delle cupole, o "bombette", che prima non c'erano; la maggior parte di queste presenta una singolare buca proprio sulla sommità. Nel 1953 Wilkins e Moore ne avrebbero scoperte quasi cento nei crateri Cepheus, Picard, Reinhold, e in Theaetetus. Le zone occupate da questi crateri erano state osservate e disegnate con accuratezza negli anni precedenti e tali "bombette" non erano mai state viste prima. Lo stesso discorso vale per numerose "fenditure" scoperte sempre nel 1953. Un'ultima straordinaria anomalia sulla superficie lunare è stata rilevata nel Mare Crisium, una delle zone più esaminate del satellite. Si tratta di un colossale "ponte" di una sola arcata, che unisce i due promontori di Olivium e Lavecnium. John O'Neill, il redattore scientifico del "New York Herald Tribune", osservando questa zona il 9 luglio del 1953 si rese conto che i due promotori erano collegati da questo incredibile arco di roccia, lungo 19 chilometri. Secondo O'Neil la struttura era dritta come un fuso e proiettava una lunga striscia d'ombra. La scoperta trovò in seguito una spiegazione naturale: l'immagine sarebbe un gioco di luce prodotto dalla struttura rocciosa del terreno.

    Nel 1976 gli ambienti scientifici venivano messi in subbuglio dall'uscita del libro di uno studioso americano, Ceorge H. Leonard, Qualcun altro è sulla Luna. Pur non disponendo di precise competenze scientifiche, Leonard era arrivato a dichiararsi certo dell'esistenza di vita intelligente sulla Luna, dopo avere osservato centinaia di fotografie raccolte dalla NASA. Secondo Leonard dalle foto visionate "si vedono chiaramente cupole abitative, macchine al lavoro e strutture, che dimostrano l'esistenza di una vita aliena sulla Luna". Il volume passò sotto silenzio negli ambienti accademici ma riscosse un grande successo di pubblico. Le convinzioni di Leonard si basavano essenzialmente sulla testimonianza di un certo Samuel Wittcomb pseudonimo dietro il quale si sarebbe celato uno scienziato della NASA in possesso di materiali segretissimi e censurati, in seguito allontanato dall'ente spaziale. Il fantomatico informatore avrebbe rivelato a Leonard i retroscena di una colossale truffa attuata dai servizi segreti statunitensi.

    La teoria di Leonard era che l'ente spaziale americano sapeva dell'esistenza di una civiltà aliena che aveva colonizzato da tempo il nostro satellite e che non avrebbe permesso lo sbarco degli astronauti. Pertanto in un periodo di grandi ristrettezze economiche, non avrebbe potuto investire milioni di dollari per una missione che non poteva concludersi felicemente. Tutto sarebbe stata una messinscena per far vedere al mondo la superiorità degli Stati Uniti sull'URSS in fatto di missioni spaziali. Le missioni per la colonizzazione della Luna sarebbero, però, dovute "fallire". Leonard cita il Proget Horizon del 1959 dal "inspiegabilmente" bloccato e quello proposto nientemeno che dal presidente George Bush, nel luglio del 1989, per la costruzione di una base terrestre sulla Luna, in collaborazione con russi, europei e giapponesi.

    "Si può frugare molto a lungo negli archivi fotografici della NASA aperti al pubblico e non accorgersi di niente", dichiarava nel 1976 lo scrittore, "ma io ho esaminato personalmente parecchie migliaia di ottime diapositive, notando delle anomalie e trucchi fotografici evidenti. Alcune foto sono state ritoccate, altre censurate perché sollevavano una serie di problemi, in quanto dimostravano che la Luna è occupata da una o più razze tecnologicamente molto progredite". Fra le prove scoperte dallo scrittore americano spiccavano i "superimpianti" già notati da Wilkins. Citando il suo informatore NASA, Leonard sosteneva che essi erano degli strumenti robotici telecomandati il cui compito era quello di scavare sulla superficie lunare. "Me ne sono convinto anche analizzando attentamente diverse fotografie di una stessa zona. In alcune foto si vedono i servomeccanismi che sollevano della polvere - sosteneva - mentre in altre immagini scattate in altri momenti della giornata non appare nulla, né polvere, nebbia o vapore. In una foto NASA, nota come 72-AH-1109, si vedono diversi servomeccanismi abbandonati ad est del Mare di Smith, vicino al cratere Saenger. Altri manufatti emergono osservando attentamente le foto 72-AH-839 e 72-AH-834, scattate al cratere King dopo un intervallo di quindici rivoluzioni attorno alla Luna, cioè a due giorni di distanza. Nella prima foto si vede nettamente un grosso getto di vapore uscire da un cratere. Nella foto successiva il getto non c'è più, segno che la macchina che l'ha prodotto si è spostata. Ne sono sicuro in quanto ho scoperto una terza foto, la 72-H-836, in cui si nota una sorta di macchina che sembra uscire dal cratere, quasi che avesse finito il proprio lavoro di scavo.... Ho poi individuato altri servomeccanismi, alcuni dei quali curiosamente a forma di croce greca, nella Valle delle Alpi, nei crepacci di Hyginus e, in gran numero, nel cratere di Copernico. Alcune di queste croci hanno probabilmente una funzione diversa. Non servono a scavare, ma sono dei veri e propri segnali di posizione. Esse sono difatti visibili anche ad una distanza di duecento chilometri. Un tecnico della NASA mi ha poi confermato che l'ente spaziale americano era convinto che il cratere King meritasse uno studio in profondità; vi erano difatti diverse foto del cratere, prese in giorni diversi e in diverse condizioni di luce, che a volte mostravano dei manufatti e a volte no".

    Un altro superimpianto sarebbe stato individuato dall'astronauta Shepard della missione Apollo 14, durante la circumnavigazione della Luna, nel 1971. In una registrazione fuoriuscita dagli archivi NASA, Shepard, riferendosi all'avvistamento di un impianto in movimento, così si sarebbe rivolto ai colleghi Mitchell e Roosa: "Guarda laggiù. A Houston non ci crederanno. Guardate quelle tracce che scendono nel cratere". Roosa avrebbe risposto: "Come si fa a non vedere una cosa del genere? Obiettivi, non traditeci proprio ora!".

    Uno dei primi superimpianti, presumibilmente inattivo e vecchio di millenni, sarebbe stato messo a nudo da un terremoto lunare nell'area di Bullialdus-Lubinicky. Osservazioni astronomiche risalenti agli anni Settanta avevano individuato, nella zona incriminata - un'immensa pianura circondata da pareti incombenti ove spicca un cratere di trentadue chilometri - i resti di uno strano meccanismo dentato. "Sulla Luna - dichiarava Leonard - ci sono impianti di trivellazione di diversi chilometri di lunghezza, capaci di demolire l'orlo di un cratere e di spianare e livellare dieci acri di terreno. In una foto scattata dall'astronomo giapponese Matsui si vede una sorta di enorme cannone che emette una specie di filamento. Il cannone era collocato sull'orlo di un cratere curiosamente quadrato". Una struttura cupolare veniva invece fotografata, sullo sfondo lunare, dalla missione Apollo 16 nell'aprile del 1972, durante una ricognizione degli astronauti Young, Duke e Mattingly nella Regione di Cartesio.

    Altre venti cupole comparivano in fondo al cratere Tycho; si stimò avessero un diametro di circa quattrocento metri; altre ancora erano state fotografate dalla sonda americana Ranger VII, il 31 luglio 1964, a trecentocinquanta chilometri dal cratere di Bullialdus; secondo Leonard la sonda americana era stata inviata intenzionalmente in quella zona, proprio per spiare le strutture aliene. Le foto ricavate, prese da altezze variabili, sarebbero state in seguito occultate in gran parte; alla stampa vennero fornite soltanto delle copie sgranate e ritoccate, di pessima qualità. Negli originali si sarebbe intravisto, secondo il suo informatore Samuel Wittcomb, addirittura l'ingresso ad una città sotterranea. L'esistenza di una copertura di informazioni a questo riguardo venne denunciata anche dallo scienziato Ivan Sanderson, che ammise pubblicamente che "le sonde russe e americane avevano addirittura fotografato due di queste costruzioni a distanza assai ravvicinata".

    Era possibile che queste anomalie rappresentassero i resti del passaggio di un'antica civiltà? Lo stesso Leonard non lo escludeva, ed anzi sottolineava l'esistenza di certe strutture apparentemente abbandonate ai quattro angoli del satellite: una, conica, presente in un cratere di Bullialdus (foto NASA 67-H-327) e certi misteriosi geroglifici il cui disconoscimento portò ad una vibrata protesta, il 20 ottobre del 1973, da parte della Lega dei Giovani Astronomi di Rockville, Maryland. Questo gruppo di studenti astrofili scrisse risolutamente alla NASA chiedendo delucidazioni sulla presenza di curiose incisioni trovate nel cratere di Tycho. "Spiccava - scrisse Leonard - un geroglifico, che in particolare poteva ricordare la scritta PAF, inciso su una collina ottagonale e non lontano da una sorta di tunnel circolare, simile ad una vite gigantesca, e da certe grosse strutture poligonali, apparentemente abbandonate. Sempre nella stessa zona venivano evidenziate, quelle che ribattezzai linee di sutura, delle sagome rettangolari che sembravano ricucire il terreno. Altre lettere di notevoli dimensioni e simili a delle A, X, E, F e P spuntavano un po' ovunque, ma soprattutto nei crateri di Platone e Gassendi e nel fondo di Copernico, sulla faccia di una struttura piramidale che poteva ricordare la sagoma di un tempio antico. In un'altra foto, la 69-H-8, scattata dalla missione Apollo 8, si notava una scalinata all'interno di un cratere; una sorta di diga nella foto 69-H-737 e le cupole di una città, denominata la città d'alabastro scintillante, in 71-H-1300 e 1765".

    Altre ipotesi più o meno fantastiche sono state formulate da diversi studiosi, da Erich von Daniken e dall'ex naturalista della NASA Richard Hoagland . Secondo questi ricercatori la Luna potrebbe essere stata, secoli addietro, un punto di sbarco di "antichi astronauti". Hoagland, convinto che buona parte delle fotografie rilasciate dall'ente spaziale americano siano state ritoccate, ha compiuto una ricerca personale visionando materiale fotografico proveniente da diversi centri astronomici. Da uno di questi, il Lick Observatory di Monte Hamilton in California, ha ottenuto una nitida istantanea su cui spicca, nel cratere Ukert di Sinus Medii, una rovina tetraedrica, chiaramente artificiale, assai simile a quelle che lo studioso afferma di avere individuato anche su Marte. Altre strutture anomale sarebbero, secondo Hoagland, una guglia chiamata "Shard" e quanto resta di una sagoma di castello, apparentemente costruiti con un materiale vetroso.



    Ponte lunare, struttura artificiale?


    Cupole luminose interrate in crateri lunari

  2. #2
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    Grazie, Nebbia… davvero molto interessante… Del resto, c’è chi afferma che esistano strutture artificiali anche su Marte, affermazioni che comunque la Nasa smentisce categoricamente… Tutto normale, in fondo: si tratta di faccende militari che la gente comune non può e non potrà mai conoscere…

  3. #3
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    Originally posted by Silvia
    Grazie, Nebbia… davvero molto interessante… Del resto, c’è chi afferma che esistano strutture artificiali anche su Marte, affermazioni che comunque la Nasa smentisce categoricamente… Tutto normale, in fondo: si tratta di faccende militari che la gente comune non può e non potrà mai conoscere…
    Proprio così Silvia e qui ne abbiamo espressamente parlato:
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=11721

  4. #4
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    Ops... questo thread mi era proprio sfuggito… Grazie per la segnalazione.

  5. #5
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    Predefinito Re: Manufatti lunari

    Il tuo post è molto, molto interessante.

    Riguardo ai "manufatti lunari", io lessi a suo tempo un articolo che formulava un'altra ipotesi. Durante le riprese di una delle missioni lunari alcune immagini erano state tagliate. Questo perchè una delle telecamere sul modulo di allunaggio avrebbero inquadrato i resti di una missione russa arrivata sulla Luna molto prima delle missioni americane. Tale missione sarebbe fallita, ed i componenti tutti morti. I loro resti, insieme con il loro modulo di allunaggio (su cui campeggierebbe la stella rossa e la ben nota scritta "CCCP") sarebbero ancora lassù. I sovietici non avrebbero mai parlato di tale missione per non ammettere il fallimento. La Nasa invece, ben sapendo della cosa, avrebbe taciuto per non ammettere che sulla Luna la stella rossa c'era, bene o male, arrivata prima di loro. Insomma, tutti sapevano ma erano d'accordo a non rivelare niente.
    Se riesco a ritrovare l'articolo lo posterò.

    saluti
    marce

  6. #6
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    Predefinito questa storia dei russi

    che riferisce marce non la sapevo, ma sapevo quella di due radio amatori torinesi che captarono la voce di una donna russa astronauta che parlava con la base sovietica a terra.
    Non ricordo molto bene ma in sostanza era questa: Gagarin non fu il primo ad andare in orbita. Prima di lui ci fu una donna che però morì al rientro per l'eccessivo calore che si era creato nello sputnik al momento del rientro in atmosfera.
    La voce di quella donna era straziante. Continuava a chiedera aiuto e a dire che lì dentro era caldissimo fino a che non morì. Ma a quel punto i sovietici a terra avevano già chiuso i contatti per evitare di dover ammettere il fallimento.
    Nessuno al mondo sentì le urla di dolore della donna tranne i due radioamatori torinesi, che per questo, passarono molti guai.
    Marce, mi parleresti meglio della tua storia?

  7. #7
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    E' il segretissimo razzo vettore russo «N-1», destinato a portare due cosmonauti russi attorno alla Luna, e uno di essi sulla superficie selenica. I russi infatti avevano dominato la scena spaziale all’inizio della corsa alla Luna assieme agli americani, ma poi si fermarono: patirono più del previsto la prematura morte del grande progettista-capo Sergheij Korolev, il vero regista dei successi dell’epopea spaziale russa.
    Era deceduto nel 1966 e proprio da allora il programma spaziale subì un rallentamento, specie per lo sviluppo di un potente razzo capace di portare uomini verso la Luna. In realtà il razzo era già stato sviluppato e fu anche lanciato tre volte, tra il 1969 e il 1972: ma ogni lanciò fallì sempre con delle immani esplosioni, una delle quali, direttamente sulla piattaforma di lancio, aveva distrutto molte strutture vicine o circostanti. Chiamato «N-1» e tenuto segreto fino al termine degli anni Ottanta (anche se i satelliti spia americani lo avevano fotografato quando era sulla rampa nel 1969) doveva lanciare una «Sojuz» verso la Luna, assieme ad un modulo lunare più piccolo del «LEM» americano, in grado di portare sulla superficie lunare un solo cosmonauta.
    Il razzo «N-1» era assai complesso, anche se era più potente dell’americano, ed era alto quasi come il concorrente: 95 metri. Era già pronto un equipaggio formato da Alexeij Leonov (comandante, destinato a scendere sulla Luna) e da Oleg Makarov (che doveva attenderlo nella capsula). Ma la rischiosa missione non venne mai effettuata. Ecco perché nel 1969 i russi accelerarono il programma di appuntamenti in orbita tra varie «Sojuz» (dalla 4 alla 9), con il trasferimento di cosmonauti tra un’astronave e l’altra.
    In questa immagine, il razzo vettore viene trasportato in orizzontale verso una delle due piattaforme di lancio allestite a Bajkonur: per sollevarlo in verticale fu necessario sviluppare alcune delle gru più potenti mai utilizzate. Il vettore era alto 98 metri e il suo primo stadio, a differenza del «Saturn 5» americano che aveva solo cinque motori ma di grande potenza, era formato da 32 motori della classe del primo stadio del «Proton». Gli stadi erano quattro, più un quinto che doveva essere impiegato in orbita lunare, e la spinta al lancio era di 4.300 tonnellate (contro le 3.375 del «Saturn 5»).

  8. #8
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    della storia degli astronauti russi sulla luna sono troppo scettico. La luna é troppo grande, mica uno scatolone ristretto, non capisco perché gli Americani dovevano atterrare PROPIO dove si era schiantata la navicella russa.
    Anche della storia della donna dentro al Soyutz. Lanci spaziali non sono una cosa facile, richiedono centinaia di tecnici senza tener conto delle famiglie, tenere segreto un lancio é una cosa impossibile. Figurati era (é) impossibile tenere segreto perfino il lancio di satelliti spia, figurati poi un viaggio sulla luna.
    Sulle strutture sulla Luna, a dire la veritá la conoscevo giá e devo dire che é interessante, vi immaginate se le strutture lunari non c'e le ha depositate un'alieno di passaggio, ma una civilta terrestre (si proprio noi) centinaia di migliaia di anni fa ora dimenticata?
    Syntax error.

  9. #9
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    Predefinito interessante...

    l'ipotesi di ken.... Ne avevo sentito parlare a avevo letto qualcosa.
    il problema di questa teoria è che una civiltà di questa portata avrebbe cambiato la terra troppo per poter essere dimenticata.
    Mi spiego. Se domano la civiltà umana si estinguesse (e noi siamo tecnologicamente molto più indietro di questa ipotetica civiltà precedente alla nostra) un alieno che visitasse il pianete durerebbe fatica atrovare una parte del mondo in cui non siano rintracciabili grosse tracce umane.
    Basti pensare agli edifici, strade, ferrovie....
    Questa civiltà precedente alla nostra invece sulla terra non ha lasciato niente se non qualche dubbio sul periodo di reale costruzione della sfinge etc. etc. Impossibile per una civiltà così evoluta...
    Non trovi?

  10. #10
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    si ma bisogna anche vedere se le abbiamo cercate nel posto giusto.
    Le civiltá in genere nascono intorno ai fiumi e sulle coste. Ora in questi 10.000 anni le coste si sono spostate di molto...tant'é vero che durante l'era glaciale il livello del mare era molto piú basso di oggi.
    Bisogna poi vedere se si tratta di migliaia di anni oppure di millioni di anni. In tal caso la ricerca sará ancora mooolto piú difficile in quanto la terra in molte parti del globo é cambiata di molto.
    Se devo essere sincero sono scettico anche di questa ipotesi....anche se affascinante.

    Mi ricordo tempo fa vidi un film su degli astronauti in uno space shuttle che trovarono un'astronave che si stava per schiantare nell'atmosfera terrestre e riuscirono solo a riportare indietro un corpo mummificato e forse qualche ogettino.
    La storia vuole che scoprono una base abbandonata sulla Luna, costruita da umani migliaia di migliaia di anni fá, e all'interno trovano una donna in stato di ibernazione.
    La storia poi prosegue con le solite scene di action e combattimenti contro dei robot giganti. Il film era bello anche se credo che lo avrebbero dovuto approfondire un po di piú anziche concentrarsi sull'action.
    Vi ricordate di questo film? cosa ne pensate?
    Syntax error.

 

 
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