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Discussione: Matrix 3: è orribile

  1. #1
    Re del Fondoscala
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    Angry Matrix 3: è orribile

    l'altra sera ho finito di scaricare matrix 3 e siccome non l'avevo visto al cinema ho deciso di guardarmi anche l'ultima puntata della trilogia. E' bruttissimo! non sa praticamente di niente, un rompicapo e basta, tante scene non vengono spiegate e nemmeno riguardando i film precedenti le capisci...ma che roba è?!

    per caso son capitato in un sito di cinefili ed ho trovato questo articolo che calza ben bene con quello che ne penso io di quest'ultima puntata:


    Ho letto con grandissimo piacere la storia appassionata che Arthur Pang ci ha raccontato su Matrix. Il piacere però non va di pari passo con le perplessità. Dirò subito quale sia il mio dubbio principale. Possibile che per seguire la trilogia di Matrix, noi gente si debba aver bisogno di qualcuno che sappia spiegarcela? Da quando in qua un film necessita di una spiegazione approfondita che è al di fuori del film stesso?

    Ecco alcune considerazioni più dettagliate.

    Di carattere formale, innanzitutto.
    La maggior parte dei difensori di Matrix 3 (così come, in parte, di Matrix 2) sostiene che si debba fare un grande sforzo e che il film debba essere rivisto. Ora, è mai possibile? Capisco perfettamente l’amore dei cinefili per la reiterata visione di uno stesso film. Si tratta di un amore pari a quello dei lettori che adorano rileggere uno stesso libro. Ma quegli amori sono di carattere totalmente diverso rispetto alla necessità di rivedere Matrix 3. Non si torna al cinema o su un libro perché la prima volta non si è capito nulla. Bensì per notare altri particolari, risentire – e ampliare – certe emozioni, approfondire e ripercorrere. Certo, chi legge una volta la “Fenomenologia dello spirito” di Hegel forse dovrà rileggerla proprio perché non ha capito nulla prima. Ma un film non è un’opera filosofica e, se anche lo fosse – mi perdoni il signor Pang –, i fratelli Wachowski non sono Hegel. Per farla breve, se “Il settimo sigillo” o magari “Otto e Mezzo” possono lasciarmi il desiderio di ritornare subito alla proiezione non è mica perché non ho capito nulla del film.
    Chi paga il biglietto per andare a vedere Matrix 3, peraltro, non può esimersi dall’aver visto Matrix 1 e Matrix 2. Ma è giusto? Voglio dire, una cosa sono i telefilm un’altra i film. Film che non sono opere complete in se stesse possono essere considerati a pieno titolo film? Matrix 1 lasciava la porta aperta ma aveva comunque una completezza interna, quello che non accade ai due che lo seguono. Concepiti insieme (sembra scontato a leggere l’intera storia che ci racconta Arthur Pang), Matrix 2 e 3 sarebbero l’opera furba di chi ha deciso di produrre film incompleti che bisogna aspettare anni (ovvero l’uscita dei sequel) pur di capirne qualcosa. Mi chiedo: si tratta di un’operazione corretta? Chi non avesse seguito quest’argomentazione è invitato ad aspettare le considerazioni di carattere sostanziale.

    Eccole.
    Matrix 3 si apre con una lunga sezione assolutamente incomprensibile (Pang non fa nulla per darci lumi). Cos’è questo limbo in cui si trova Neo? Ce lo spiega il film precedente? No. Ce lo spiegherà quello seguente? Chissà. Forse fra anni. E come posso, allora, adesso, giudicarlo se non so a cosa serve? In questa lunga sezione che trova il suo culmine nell’unica battuta di Monica Bellucci (grasse risate in sala – ma è colpa della battuta? dell’attrice? del film?), appare un personaggio che sembra rivestire una certa importanza e che infatti viene citato da Pang stesso. Una bambina indiana. La ritroviamo insieme all’oracolo e in un’altra scena che dovrebbe essere rilevante. Ora, qualcuno saprebbe spiegarmi a cosa serve questo piccolo personaggio? Forse dovremo aspettare Matrix 4. Benissimo. Ma Matrix 3 non spiega nulla. Nulla di nulla. Neppure qualche allusione con il pregio della ‘licenza poetica’. Nulla. La bambina è un’incognita. È giusto dirmi che devo aspettare per capire o che devo rivedere il film tre volte pur di immaginare (ripeto: immaginare) una qualche possibile soluzione? Siamo seri. Il personaggio della bambina all’interno della sceneggiatura di Matrix 3 non ha alcun senso se non quello di lasciare dubbi. Ma i dubbi veri, positivi sono quelli che emergono da un sottofondo di senso, non dal sottofondo del nulla.

    Il resto del film – non me ne voglia il Signor Pang – è costituito in sostanza dalle seguenti parti: battaglia, morte di Trinity, conversazione con le macchine, duello finale, ultima scena. La prima è un’interminabile battaglia in cui fioccano citazioni che più che citazioni sono scopiazzature (in particolare di “Guerre Stellari” – ossia trent’anni fa!) molto poco articolate e per nulla brillanti. C’è un picco che resta forse esemplare della retorica (per nulla grottesca o autoironica) che gronda dalla battaglia in difesa di Zion. Ed è lo scambio di battute fra il comandante morente e il giovane che ne sta per prendere il posto. Ecco le parole degli interessati. Giovane (al comandante che gli spiega come liberare la porta d’accesso): “Ma, signore, non ho finito il corso di addestramento”. Comandante (prima di spirare): “Neanch’io”. La seconda è una melensa lunghissima pappa di amore che non provoca nessun brivido (e mi astengo dal descriverla per assenza di coraggio). La terza è l’unico momento in cui si possa pensare che abbia avuto senso la visione del film: è lì che troviamo le uniche riflessioni stimolanti e le uniche allusioni con un sottofondo di senso. Il duello è un duello (visivamente affascinante) in cui spicca – molto dignitoso – il sacrificio di Neo con una sponda di buone considerazioni sull’antitesi bene-male. Il finale assolato è nuovamente incomprensibile, ma si tratta di una semplice apertura a Matrix 4 e non credo debba essere commentata. In sostanza: dopo l’uomo del treno (incomprensibile), abbiamo una lunga battaglia (dove è possibile sguazzare a lungo nella retorica) fino ai quindici minuti finali. Minuti dignitosi, senonaltro perché tutto è relativo e quanto precede è il vuoto più assoluto.

    Arthur Pang ha concluso il suo articolo accusando la gente di non voler capire e non voler scendere oltre il velo di Maia preparato dai filosofici fratelli. Dovremmo tutti rivedere il film e capire quanto non abbiamo capito. Penso siano adatte alle considerazioni di Pang tre parole che usò appunto Hegel nel suo libro di così difficile comprensione “La fenomenologia dello spirito”: «Il vero è l’intero». Un concetto molto semplice e chiaro in base a cui nulla si può comprendere senza l’intero in cui è inserito. Ma qual è l’intero di Matrix?



    ma faranno davvero un Matrix 4?

  2. #2
    Re del Fondoscala
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    E questo è l'articolo di Pang dove ci illustra la storia di Matrix...


    … cento o forse più anni fa, all'epoca del Primo Rinascimento, nell'ormai lontano XXII secolo, ci fu una spaventosa guerra tra le macchine e i creatori di quest'ultime, gli uomini. Le macchine, autonome, potenti, intelligenze artificiali ormai giunte quasi alla perfezione, ebbero la meglio sull'uomo rendendogli quello che per anni avevano subito: una dipendenza che diventa una sorta di schiavitù verso chi ha il potere.
    Ottenuta la vittoria le macchine si accorsero però di aver bisogno del genere umano per due motivi precisi, esistenziali, vitali.
    Uno. Gli uomini forniscono energia, alimentano le macchine, generano quella che per noi potrebbe semplicemente essere definita 'la luce'. Per cui gli uomini vengono rinchiusi in un barattoletto di latta, confezionati… e diventano delle Pile, le pile delle macchine. Gli scherzi del destino.
    Due. Gli uomini forniscono il fine, lo scopo, danno un obbiettivo, danno vita a queste macchine che prendono le sembianze stesse dell'uomo.
    Per cui l'uomo va tenuto in vita, non va estinto.
    Serve.
    Serve come l'acqua, il fuoco, la luce e molto altro, ma come ogni cosa che serve va controllata.

    Il controllo e il fine.
    Ecco allora che dalle menti di due programmi, l'Architetto freddo e intellettuale e l'Oracolo, colei che ha il compito di controllare il futuro (nonostante somigli e ricordi ognuna delle nostre nonne), ecco che dalle loro differenti menti nasce matrix, la realtà virtuale, la realtà che non esiste, la realtà perfetta, la realtà che si manipola e si controlla.
    In matrix l'uomo vive senza vivere, è controllato da un sistema che lo pone sempre davanti a delle scelte. Ma queste scelte non sono altro che 'l'illusione creata da chi ha il potere', da chi lo usa come mezzo per i propri fini. Fini che sono già prestabiliti, inevitabili, ciclici, luppati, reloaded. Scelte finte quindi, ma che ti gratificano, ti danno soddisfazione, ti fanno credere indipendente.
    Lo schema dell'Architetto è quasi perfetto.
    L'uomo viene liberato da matrix, inizia una guerra contro le macchine, elegge dei capi e riconosce un eletto. L'eletto compie il proprio cammino, lentamente inizia a capire, a credere, a non vivere aspettando. Lentamente regola la sua vita, non si interroga sul perché, ma va avanti, segue il suo cammino che comunque, purtroppo è già tracciato. Anche le scelte dell'eletto sono controllate, prestabilite. Anche l'eletto è un sistema di controllo.
    Allora l'eletto giungerà alla sorgente e sceglierà come hanno fatto i suoi predecessori. Eh si, perché Neo non è l'unico e il solo, l'eletto in grado di cambiare il mondo… ma una delle tante imperfezioni controllate delle macchine. Neo è il sesto degli eletti, il sesto uomo convinto di dover-poter liberare il mondo da questa schiavitù, il sesto uomo che ha il compito di salvare Zion attaccata dalle sentinelle.
    Neo arriva alla sorgente, ma qualcosa cambia, o è già cambiato. L'eletto inizia a comprendere, non tanto il perché quanto la scelta… e la scelta di Neo sarà diversa da quella di tutti i suoi predecessori. Tra Zion e Trinity Neo salva Trinity.

    Come tutti i sistemi anche matrix ha delle imperfezioni, delle anomalie (apparentemente o anche questo è un mezzo/fine prestabilito??? Accantoniamo questa pessimistica ma molto reale possibilità prima di pensarci), anche matrix non è perfetta.
    E anche le imperfezioni, come Neo, devono essere bilanciate da un polo opposto.
    Neo, l'eletto, il polo positivo di tutto il sistema, il bene.
    L'agente Smith, il polo negativo di tutto il sistema, il male.
    Questo il sistema creato dall'architetto, il sistema armonico imperfetto… sistema che inizia a sfuggire al controllo delle macchine quando si espande il virus…

    … torniamo al finale del primo e ineguagliabile Matrix.
    Tra Neo e l'agente Smith, programma che ha il compito di distruggere il suo lato 'oscuro', l'eletto appunto, vi è una connessione, un contatto. L'agente Smith viene quindi 'liberato', perde il suo stato di programma, perde il suo scopo, la vita delle macchine, l'alimentazione delle macchine. Ma senza scopo la vita delle macchine è priva di senso, di spinta, di motivi… per cui Smith persiste nel suo scopo generando un Virus nel sistema. Il suo fine rimane quello di annichilire, di sterminare, di uccidere l'eletto, a costo di sterminare tutti.

    Ritorniamo alla scelta di Neo, al suo vagare nel limbo fra Zion e matrix. Al suo tentativo inutile di capire cosa è cambiato e soprattutto il perché. Neo è ossessionato dal Perché.
    Neo continua il suo cammino, il suo viaggio guidato dalle parole dell'Oracolo, un programma che forse ha dei sentimenti, che forse crede veramente nell'eletto. Ma a noi non è dato sapere questo, anche noi siamo costretti a immedesimarci nell'eletto, come lui andiamo avanti, siamo costretti a fidarci dell'Oracolo. Neo non ha altra scelta.

    Le sentinelle sono ormai a un passo da Zion. La resistenza è pressoché un castello di sabbia di fronte a una mareggiata, Neo viaggia verso la Città delle Macchine, la centrale dell'energia, là dove tutti i feti umani sono rinchiusi.
    Ma Neo ormai ha capito.
    Ha capito che la guerra che sta combattendo non è quella contro le macchine che vogliono distruggere gli uomini, ma è una guerra che le macchine stanno facendo al loro virus, all'agente Smith.
    Le macchine hanno perso il controllo dell'ex agente Smith e per questo sono costrette a distruggere tutto, a distruggere l'uomo, a distruggere Zion. E così tra gli uomini e le macchine, tra il potere e gli schiavi si stabilisce un'alleanza non stabilita, una lotta contro il nemico comune, il lato oscuro dell'eletto, il polo negativo di un'equazione impossibile da risolvere per le macchine, per l'Architetto, per l'Oracolo, in una parola il virus.
    Neo finalmente capisce qual è la sua vera missione, capisce qual è il perché della sua missione. Non liberare gli uomini da matrix e sconfiggere le macchine ( forse c'è tempo per questo), ma combattere contro il suo alter ego, colui che ha sempre creduto lo sceriffo terribile dell'intelligenza artificiale.
    Le macchine così arrestano il loro assalto a Zion e danno a Neo la possibilità di debellare il virus, si accorgono che hanno bisogno di lui.

    Il Sacrificio di Neo.
    Matrix (inteso come mondo virtuale) ormai non esiste più. L'agente Smith si è impossessato di tutti i corpi, ormai manca solo l'eletto. Gli ultimi a cedere al virus sono stati l'Oracolo e il suo fido scudiero e una bambina.
    Ma 'al mondo tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine'. Ogni scopo può essere raggiunto, si può sempre vedere la fine. E così l'agente Smith si trova davanti Neo, lo scopo, l'obiettivo, la fine, la vittoria. E così Neo si sacrifica davanti all'agente Smith, segue la voce dell'Oracolo, capisce che la vittoria di Smith è la sua sconfitta. Il suo fine è la sua fine. Neo capisce che una volta morto Lui il virus muore, giunge alla fine del suo percorso, raggiunge il suo scopo e si estingue. E così Neo si sacrifica. Muore, una morte in matrix che non sappiamo dove lo porta. Ma salva Zion, salva matrix, salva l'Oracolo, forse salva anche se stesso. E ottiene quello che neanche lui aveva capito voleva ottenere.
    Nessuna vittoria, nessuna libertà di tutti (a questo ci penserà forse l'Oracolo, o forse Neo), nessuna profezia miracolosa. Soltanto la pace.
    O la fine della guerra.

    Ma la gente non si accontenta, dice che Matrix delude, non finisce. La gente è insoddisfatta. La gente non capisce, non va oltre le apparenze. Forse. Si stanca solo al tentativo di entrarci dentro. Non ne percepisce la grandezza, la superiorità, l'eleganza, la poesia, la finezza. La gente non ne capisce la base… quasi non si rende neanche conto di esserne la protagonista.
    Se tutto questo fosse vero, anche se non ci capacitiamo di come possa essere vero, tenete giù le mani da questa creatura perfetta.



    continuo ad essere dell'idea che Matrix doveva finire al primo episodio che è stato bellissimo, già il secondo si nota un peggioramento ma la trama resta abbastanza viva e intrigata, il terzo è una palla pazzesca senza succo e secondo me il finale non sa di niente ed è banalissimo: si riduce alla solita battaglia tra bene e male....

  3. #3
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    Da come la vedo io il primo episodio aveva un senso, inoltre pur essendo comunque abbastanza 'esagerato' con gli effetti speciali, non nauseava troppo...il secondo (il terzo non l'ho mai visto) è una stronzata mondiale...effetti speciali non solo 'esagerati', ma 'pallosi'!...in certe scene d'azione mi veniva da prendere e andare a farmi i cazzi miei per poi tornare da quanto erano
    disgustosamente noiose!...e le scene d'amore?..."smielate ed insulse"...quanto alla trama è un'assurdità totale...un perfetto caso di film che finge di voler dire qualcosa e dice solo un molto roboante "nulla"...

    Ê esemplare del tipico "film d'azione di ultima generazione"...
    ...effetti speciali fatti per stupire che occupano il 90% del film, annoiano e rompono solo il cazzo!
    ...frasi ficcate a caso nel robot da cucina, mischiate e sfornate per fingere che ci sia un senso dietro il "nulla" filmico che ti scorre davanti agli occhi...insomma potremmo definirlo "un roboante nulla" o anche, a voler essere più "arditi", una "scoreggia ideologica"!
    ...un personaggio femmina...il personaggio principale è maschio, ne consegue (come potrebbe non conseguirne?? ) i due chiavano ed aggiunta di "scoreggia ideologica" a base di baci Perugina!
    ...porta sul retro aperta per un sequel ed il sequel del sequel, secondo la "logica del trenino"!
    Skarm

    P.S.: Temo che il tipo che si lamentava di quanto sia
    stato "incompresa" questa trilogia dovrebbe chiedersi se ha
    respirato troppo quando era immerso nella "scoreggia
    ideologica" di Matrix 2-3...perchè studi clinici dimostrano
    che tali scoregge ideologiche hanno una acidità molto forte!
    Potrebbero avergli corroso il cervello!
    POVERINO!!

  4. #4
    Con l'Iraq che si ribella
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    Talking Giornalismo d'inchiesta e scoregge ideologiche sul set di Matrix 2 e 3!

    Anzi...sembra che una inchiesta giornalistica abbia dimostrato che quando gli sceneggiatori hanno prodotto la "scoreggia ideologica"
    che dovrebbe essere "di sottofondo" a Matrix 2-3 hanno dovuto cambiare più volte pantaloni! LI CORRODEVANO!!!
    Skarm

  5. #5
    Re del Fondoscala
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    In Origine Postato da Skarm
    Da come la vedo io il primo episodio aveva un senso, inoltre pur essendo comunque abbastanza 'esagerato' con gli effetti speciali, non nauseava troppo...il secondo (il terzo non l'ho mai visto) !
    non lo guardare!!!!

  6. #6
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    In Origine Postato da O'Rei
    continuo ad essere dell'idea che Matrix doveva finire al primo episodio che è stato bellissimo,
    analisi perfetta, non vale neanche la pena di spenderci altre parole.

  7. #7
    Re del Fondoscala
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    In Origine Postato da bom-bim-bom
    analisi perfetta, non vale neanche la pena di spenderci altre parole.
    si davvero

  8. #8
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    Per quel che mi riguarda i concetti da esprimere riguardo gli ultimi due film sono già stati abbondantemente esauriti:

    - Inutile (e palloso) virtuosismo negli effetti speciali

    - Assenza di senso della trama + profusione di scene senza nessun apparente legame col resto del film (che solo con una fantasia esuberante si può interpretare come ermetismo artistico degli autori)

    - Assoluta piattezza dei dialoghi e mancanza qualsiasi tentativo di spezzare gli schemi linguistici/tematici dei classici film holliwoodiani

    - Tentativo di inserire nel film senza ordine o logica perle di filosofia orientale/idealista che il pubblico non può decifrare alla ricerca dell'effetto "non lo capisco quindi è difficile quindi è bello".

    Unica aggiunta mia: tutto ciò è causato dalla boria dei due registi, convinto ormai dopo Matrix 1 di poter cagare film da sballo senza mettercisi giù troppo.

 

 

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