I pinguini in Antartide, i delfini in Scozia, i dingo in Australia: a prima vista questi animali, e migliaia di altri, non hanno niente in comune ma a ben guardare condividono lo stesso nemico, l'ecoturismo.
Questo fenomeno, in continua espansione, provoca profondi squilibri nella natura e spesso, invece di salvaguardare la vita degli animali, ne provoca la morte. L'allarme l'ha lanciato ieri il settimanale scientifico britannico «New Scientist», che ha dedicato alla piaga dell'ecoturismo un lungo articolo in cui spiega i rischi principali di un'attività praticata ormai dal venti per cento dei turisti a livello mondiale.
I casi più allarmanti sono stati registrati in Africa, ma si teme che la mania dell'ecoturismo abbia già invaso – e contaminato gravemente – anche l'Antartide, che fino a qualche anno fa era sfuggita a questo problema. I gorilla dell'Africa occidentale – riporta la rivista – hanno sviluppato un parassita intestinale a causa dell'ecoturismo, mentre in Botswana le manguste hanno contratto la forma umana della tubercolosi, che nel deserto di Kalahari ha ucciso un intero gruppo di questi animali.
In Antartide, intanto, sono morti migliaia di animali, come leoni marini, pinguini e foche. Non è certo se questa strage sia stata provocata dall'ecoturismo perché non è stata ancora individuata la causa precisa dei decessi degli animali. Tuttavia, il mondo scientifico invita alla cautela: «Dobbiamo stare attenti – ha commentato Knowles Kerry della divisione Australian Antartic –. Dobbiamo limitare la possibilità che l'attività umana introduca malattie nella fauna dell'Antartide».
E anche se gli ecoturisti non dovessero contagiare gli animali, questi soffrono comunque la presenza dell'uomo.
La ricercatrice Rochelle Constantine dell'Università di Auckland (Nuova Zelanda) ha monitorato il comportamento dei delfini della zona dal 1996 ed i risultati del suo studio verranno pubblicati tra breve sull'autorevole rivista scientifica Biological Conservation, ha anticipato ieri il quotidiano britannico The Independent.
I delfini, ha osservato Constantine, diventano «più frenetici» in presenza delle barche degli ecoturisti: quando nelle vicinanze ci sono almeno tre barche, i delfini riposano per lo 0,5% del tempo rispetto al 68% quando c'è una sola barca.
Si tratta di un comportamento insolito e «potenzialmente grave per la popolazione di delfini», ha commentato Gordon Hastie dell'Università della British Columbia a Vancouver. Anche Hastie ha studiato il comportamento dei delfini, questa volta in Scozia, ed è giunto sostanzialmente alle stesse conclusioni negative per il pericolo che questa forma di turismo danneggi i delicati equilibri faunistici delle specie.
Ma la lista è comunque lunga. Gli orsi polari, scrive il New Scientist, sono molto più attivi in presenza degli ecoturisti e quindi bruciano più energia che potrebbero invece utilizzare in periodi di maggior bisogno.
Secondo Constantine, gli effetti dell'ecoturismo sugli animali potrebbero emergere solo tra molti anni, ma a quel punto sarà troppo tardi per intervenire. Da qui la consapevolezza che occorra fare qualcosa subito per arginare un fenomeno che, in nome della tutela della natura, ottiene lo scopo contrario.


Fonte: L'ECO DI BERGAMO - 5/3/2004