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Discussione: Florian Geyer

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    Incisione del 1936 dell’artista tedesco Georg Sluyterman von Langeweyde (www.geocities.com/stromerhannes/ ) che rappresenta un membro delle Haufen contadine. Da notare la bandiera con lo scarpone simbolo del Bundschuh e la mano con il segno del giuramento. La frase: “Chi non sa morire per la libertà è pronto per la catena” è del poeta romantico G. A. Bürger (1747 – 1794)

    Storia di Florian Geyer
    Il villaggio di Giebelstadt giace nella pianura della Franconia nel cosiddetto "Ochsenfurter Gau". Non ci sono testimonianze sulla fondazione del villaggio ma si può affermare che Giebelstadt è uno dei primi insediamenti in questa ricca area agricola. Ad est della cittadina in un piccolo bosco si trovano i resti di un cimitero preistorico. Gli scavi effettuati dal Prof. Dott. Heck di Würzburg nel 1920 hanno rivelato che queste tombe sono il luogo di sepoltura usato dagli antenati teutonici e risalgono ad un periodo tra il 1000 e il 2000 anni prima dell’inizio dell’era cristiana. Ci sono due versioni sull’origine del nome Giebelstadt. Nell’antico Tedesco il nome "gir" significa cavallo - stallone mentre il suffisso "stat" significa stalla – posto dove sono messi i cavalli. La seconda e più vecchia versione vede nel nome"Gibulesstat" vale a dire il nome "Gibule" ed il suffisso "stat" – "la casa di Gibule". Egli avrebbe potuto essere il nome di un Carolingio della Franconia che si era installato nella zona. I Carolingi erano una dinastia franca che regnò in Francia dal 751 al 987 e colonizzò questa parte della Germania. Sotto i re carolingi questa terra divenne ducato di Franconia. Il re più famoso di questa dinastia fu Carlo Magno, primo imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica. I ministri del re, i cosiddetti "Gaugrafen" – Conti del Gau, furono il braccio armato della dinastia con compiti di giudiziari e di polizia. La più antica testimonianza sulla città di Giebelstadt è datata al 20 gennaio 820. Il Conte Radulfus ebbe una disputa col Vescovo Wulfgarius di Würzburg a proposito d’alcuni villaggi tra "Gibulostat" e "Eichesfeld", ora conosciuti come Giebelstadt ed Essfeld. L’antico documento afferma che l’imperatore germanico Luigi il Pio da Aquisgrana stabiliva che la chiesa e le proprietà in questione rimanessero in possesso del Vescovo di Würzburg .I Conti ressero il "Badanachgau"fino a circa il 1000 quando anche quest’area cadde sotto l’influenza del Vescovo di Würzburg che divenne “Duca di Franconia” e governatore per conto del re. Il ducato di Franconia retto dal principe vescovo di Würzburg durò fino alle guerre napoleoniche e divenne parte della Baviera nel 1806. Dall’inizio del 948 sono menzionate le famiglie nobili dei Geyer e dei Nobel. Quest’ultima ancora presente a Giebelstadt con il Barone Stefan Freiherr von Nobel capo della casata. Fin dai tempi più remoti questa zona era stata usata come posto per la riproduzione dei cavalli e senza questa attività lo sviluppo della cavalleria non sarebbe stato possibile, così fu naturale per entrambe le famiglie nobili adottassero la testa di un cavallo nel loro stemma araldico. Nel quindicesimo secolo la famiglia Geyer mise nel suo stemma una testa d’ariete. Il 24 agosto 1708 il Conte Heinrich Wolfgang von Geyer morì. Lui e sua moglie Helene Julianne von Wolmershausen zu Amlishagen non avevano figli così la famiglia Geyer si estinse.


    Il più famoso esponente della casata dei Geyer fu il Cavalier Florian Geyer, nato a Giebelstadt bei Ochsenfurt nel 1490, eroe della Guerra dei contadini. Di nobili natali, Florian Geyer fu educato in Gran Bretagna e, dopo il ritorno in patria, nel 1512, venne mandato in missione dal Re dell’Inghilterra. Come feudatario del Margravio von Ansbach partecipa nel 1513, agli ordini dell’Imperatore Massimiliano, alla campagna contro la Francia. Per il suo atteggiamento anticlericale e per una questione di tributi col monastero di Neumünster è scomunicato nel 1517 e rimarrà al bando fino alla sua morte. E’ comandante dei lanzichenecchi al servizio della Lega Sveva contro il duca Ulrich von Württemberg nel 1519. Membro dell’Ordine teutonico fu capo militare e diplomatico al servizio del Gran Maestro del Deutschen Orden, Albrecht von Preußen a Königsberg. Con quest’incarico partecipa a diverse missioni diplomatiche con l’imperatore Carlo V. Guida le trattative che portano all’armistizio con la Polonia nel 1520. Nel 1523 invia i suoi dignitari a Wittenberg per colloqui con Martin Lutero. Lascia volontariamente il suo castello e, aderendo alla riforma, lesse dal pulpito della chiesa evangelica luterana di San Giacomo in Rothenburg sul Tauber i paragrafi dei «Dodici Articoli, dell’aprile 1525» che prevedevano l'abolizione della servitù della gleba e la distribuzione delle terre confiscate alla Chiesa dai principi passati al luteranesimo. I contadini si organizzarono in bande armate (Haufen) con lo scopo di controllare le loro truppe. Pochi erano i veri capi militari. Soprattutto in Franconia i cavalieri si unirono alle schiere contadine insieme con artigiani e gente comune. Chi per convinzione, chi per difendere i propri beni, ma la maggior parte per vedere rinascere un Impero fondato su forti assise popolari che si sbarazzasse dei potentati dinastici e dei principi corrotti. Tra i più determinati di questi aristocratici che sostennero la causa contadina troviamo Florian Geyer. Egli reclamava il ristabilimento del potere imperiale, la destituzione dei principi e il sequestro dei beni ecclesiastici. In Franconia la rivolta si diffuse in molti centri. Il 25 marzo, insieme a Götz von Berlichingen, egli si pose a capo dei contadini ribelli costituendo il famoso “Schwarze Haufen” (battaglione nero) con cui partecipò all’assedio di Würzburg e alla presa di Rothenburg. Nello Schwarzen Haufen si radunano lanzichenecchi e contadini radicali venuti da tutta la regione. Il battaglione diventa l’avanguardia dei ribelli per la sua determinazione e la sua preparazione militare. Geyer prende d’assedio con i suoi la città di Weinsberg e l’espugna insieme alla banda dei contadini della valle del Neckar comandati da. Jäcklein Rohrbach, Su iniziativa di quest’ultimo si compiono diversi eccessi tra cui il “das Recht der lange Spiesse” il “il tribunale delle lunghe lance” la domenica di Pasqua. Quattordici prigionieri sono uccisi mentre sono condannati a passare tra due file di lance brandite dai contadini. Unico episodio di questo genere sarà preso a pretesto per rappresentare la rivolta come un bagno di sangue gratuito. Florian Geyer alla testa del suo Schwarze Haufen parte per andare a combattere nella regione di Würzburg e del Neckar. Dopo la conquista della città comincia il contrattacco dei principi. Il 12 maggio, rompendo un armistizio appena concluso, Georg Truchsess, capo della Lega Sveva sbaraglia i contadini del Wurtemberg nella battaglia di Böblingen. Fatto prigioniero Jäcklein Rohrbach, considerato il responsabile degli eccessi di Weinsberg, viene portato in catene a Neckargartach e bruciato vivo. La città di Weinsberg viene bruciata per rappresaglia contro l’uccisione del conte di Helfenstein. Tra le schiere contadine divampa la paura e le diserzioni si moltiplicano. Il capo Wendel Hipler cerca di riorganizzarli ma senza successo. Le bande contadine furono isolate ed attaccate una alla volta dalle forze coalizzate dei principi e annientate. Le battaglie della disfatta contadina avvengono a Könighofen sul Tauber, in un posto che ancor oggi è chiamato “Schlachtholz” bosco del massacro, e a Frankenhausen in Turingia. Uno dei capi della rivolta Thomas Müntzer è fatto prigioniero. Sotto tortura, prima della decapitazione, urla: “Omnia sint communia!”. La battaglia contro l’egoismo e l’avidità dei signori era stata uno dei motivi dominanti della sua teologia. A migliaia i contadini sono sterminati. A strage avvenuta Lutero in una lettera del 30 giugno 1525 scrive che se tra i contadini “vi sono degli innocenti, Dio saprà ben proteggerli e salvarli… se egli non li salva è perché sono criminali!” Esattamente come il “Tuaz! Tuaz! Dieu fara la triada!” Tanto rimproverato al legato pontifici nel massacro di Béziers durante la guerra contro gli Albigesi. Sia i preti cattolici che i predicatori protestanti chiedono le teste dei contadini e dei loro capi. Si calcola che alla fine furono sterminati, in battaglia o sulla forca circa 100.000 contadini. Al solo Georg Truchsess von Waldburg si deve l’impiccagione e la decapitazione e l’accecamento di circa 12.000 contadini. Mancava al movimento contadino quella compattezza di cui aveva dato prova nella fase iniziale. Le truppe di Geyer non hanno scampo. Ben addestrati ma molto inferiori di numero i lanzichenecchi del “battaglione nero” vengono sconfitti dalla lega a Sulzdorf. I cavalieri cercano di radunare i sopravvissuti, circa seicento uomini per organizzare la difesa attorno al castello di Ingolstadt. Dopo una resistenza eroica lo Schwarze Haufen viene annientato. Florian Geyer riesce a sfuggire al massacro. Rifugiatosi dopo la disfatta, a Rimpar a nord di Würzburg, viene assassinato il 9 giugno 1525 da un servitore del cugino Wilhelm von Grumbach. Geyer fu immediatamente sepolto in un bosco dal suo uccisore ed il posto è rimasto a tutt’oggi un segreto. La Lega Sveva vittoriosa marcia su Würzburg. Georg Truchsess non ha difficoltà ad espugnare la città che diviene il centro della repressione. Il giorno in cui il Vescovo Corrado è reintegrato con gran pompa nella sua residenza, 81 contadini vengono giustiziati. Centocinquanta persone, tra cui lo scultore Tilman Riemenschneider, antico borgomastro di Würzburg, sono appese e torturate: restano esposti per una settimana. Inizia la rappresaglia: la città di Deiningen è data alle fiamme con molti altri villaggi. I principi ed il clero invocano la repressione più spietata. I capi dell’Odenwald Haufen vengono decapitati. Wendel Hipler imprigionato a Rottweil morrà l’anno seguente. Georg Metzler,r riuscito a fuggire, si unirà ad una banda d’avventurieri.

    Florian Geyer
    Nella città di Giebelstadt presso i resti del castello della famiglia Geyer si celebrano e ricordano le gesta del condottiero. Dal 1976 nei primi tre fine settimana di luglio migliaglia di spettatori assistono alle rievocazioni storiche in costume. http://www.florian-geyer-festspiele.de/












    Il nome di Florian Geyer cavaliere fedele alla causa dei contadini viene eternato da artisti e poeti. Gerhart Hauptmann (1862-1946) scrittore e drammaturgo tedesco, premio nobel del 1912, scrisse nel 1896 l’opera Florian Geyer. Die Tragödie des Bauernkriegs in fünf Akten mit einem Vorspiel dedicata al condottiero e alla rivolta dei contadini. Il Botho Luca Chor ha registrato cd e musicassette con musiche e canzoni originali del periodo tra cui la celebre “Wir sind des Geyers Schwarzen Haufen” http://www.landini-baumbach.de/test/...tart=31&grp=10



    L’ottava divisione di cavalleria SS adottò il nome di Florian Geyer. L’ 8° SS-Kavallerie Division Florian Geyer partecipò alla campagna di Russia e fu distrutta durante l’assedio di Budapest nel 1945. Il 12 febbraio del 1945 con la caduta di Budapest solo 170 sopravvissuti riescono a raggiungere le linee tedesche. L’ultimo comandante della divisione SS-Brigadeführer Joachim Rumohr si suicidò per non cadere nelle mani dei russi.




    La guerra dei contadini – Der Bauernkrieg


    “La grande guerra dei contadini fu la prima rivoluzione sociale e nazionale della storia della Germania ma anche dell’Europa. I contadini tedeschi avevano anticipato i programmi rivoluzionari dei secoli seguenti. Avevano formulato la loro visione in un modo più ingenuo, ma anche più audace di quello che faranno le classi borghesi e proletarie dopo di loro. Avevano sollevato le fondamentali questioni dell’esistenza sociale e nazionale.”
    W. Venohr, H. Diwald, S. Haffer in “Documente Deutschen Dasein: 1445 – 1945: 500 Jahre deutsche Nationalgeschichte“, Krefeld, Sinus Verlag, 1983.

    I prodromi: la grande rivolta dei cavalieri
    Si erano avuti diversi sintomi premonitori, come la predicazione del cosiddetto ‘Pifferaio di Niklashausen' del 1476; nel 1514 una rivolta della lega contadina dell'Armer Konrad (povero Corrado) viene soffocata nel sangue da Ulrich von Württemberg . Già nel 1513 era nato nell’Alsazia meridionale il Bunschuh, letteralmente 'lega dello scarpone’ - lo scarpone abbottonato dei contadini assurto a simbolo della rivolta che, iniziata come s’è detto in Alsazia, si propagherà nella Svevia,in Franconia, nella Germania centro-meridionale, nella Stiria, in Boemia e nel Tirolo. Ma i prodromi delle guerre contadine si hanno con la rivolta dei cavalieri, che decretò il colpo mortale per questo ceto ormai agonizzante.
    Abbiamo già parlato della spaccatura che vede una parte della nobiltà schierarsi con i poveri e gli oppressi: è questo il caso della piccola aristocrazia rurale europea. In Italia essa è stata già piegata prima del 1500; nella Germania al principio del XVI secolo la piccola nobiltà era pronta a combattere per una radicale riforma della patria. Tutti quei nobili cavalieri che non avevano lasciato i loro castelli per mettersi al servizio dei vari potentati nei più svariati paesi, vivevano nella più grande povertà; come potevano assistere passi-al declino della loro influenza, alla miserevole vita che conducevano, mentre gli altri ceti - principi, grossi prelati e borghesi si arricchivano tirannegiando il contado? La storia medievale ci narra delle imprese dei cosiddetti Raubritter (cavalieri predoni) che in odio al clero e ai cittadini facoltosi, alla testa dei loro armigeri assaltavano e saccheggiavano conventi e cittadine sedi di ricchi mercati, imponendo pesanti balzelli ai mercanti che osavano far passare i loro carriaggi lungo le vie di comunicazicazione dominate dai loro castelli.
    Ma l'unica speranza era un cambiamento radicale della società da attuarsi dopo la distruzione del ceto dominante e conseguente liberazione dell'Imperatore dall'influsso deleterio e dal parassitismo dei principi guelfi, del clero corrotto, degli usurai e dei vari Fugger, Welser, banchieri che tentavano già allora di monopolizzare il commercio; una salda cavalleria avrebbe difeso il nuovo Stato e costituito la sua classe dirigente.
    L'ambizioso progetto crede di trovare in Martin Lutero ideologica dopo la pubblicazione del suo appello alla nobiltà tedesca (An den christlichen Adel deutscher Nation) , ma gli eventi vanificheranno anche quella speranza. Il tentativo dei cavalieri di sollevarsi contro i principi in nome d i tutto il popolo tedesco, del Vangelo e del Protestantesimo naufragragherà sanguinosamente per la défaillance dell'Imperatore, dell’alta nobiltà, della borghesia cittadina e non ultimo per il voltafaccia di Lutero che rimane abbarbicato al potere.
    A guidare la rivolta troviamo il cavaliere-poeta Ulrich von Hutten e il suo amico Franz von Sickingen. Nell'estate del 1522 raccolgono un esercito di 5.000 fanti e 1.500 cavalieri, col quale battere i mercenari dei Vescovi di Treviri, Magonza e Colonia. Sickingen capiva che, senza una sollevazione popolare all'interno delle città, poco poteva contro le guarnite mura; ma la sua fiducia nei cittadini angariati dal regime curiale venne delusa durante l'assedio di Treviri. I borghesi dei ricchi centri commerciali avevano capito che i loro interessi si identificavano con quelli della cricca dominante e non lesinarono gli aiutí in danaro che permisero 1'arruolamento di altri mercenari, mentre i contadini che avevano seguito i cavalieri cominciavano a tornarsene ai cascinali. A Sickingen non rimase altra alternativa che quella di rinchiudersi nel suo castello di Landsstuhl, nell’illusoria speranza che altri rivoltosi accorressero in suo aiuto dalla Boemia e dalla Svizzera, ma invano. Nella primavera del 1523 un grande esercito con moderni cannoni sottopose ad un massiccio bombardamento i bastioni della cittadella che vennero sbriciolati da oltre 500 palle di pietra: lo stesso Sickingen venne mortalmente ferito e fece in tempo ad assistere alla capitolazione del suo maniero prima di spirare. Altri 26 castelli e borghi dei cavalieri rivoluzionari furono distrutti nei giorni successivi. Hutten si salvò con la fuga in Svizzera, ospitato da un certo Zwingli (che troveremo tra gli ideologi del movimento) e morì il 29 agosto 1523.

    La guerra dei contadini del 1524-1526

    Negli anni 1524-1526 si registrano numerose rivolte contadine in Germania che sfociano, all'inizio del 1525, in una vera guerra delle schiere contadine, contro gli eserciti mercenari dei diversi principati tedeschi.
    Lutero mettendo alla berlina i preti indegni, aveva dato il segnale della rivolta; alcuni suoi seguaci, quali il predicatore Thomas Müntzer, Sebastian Lotzer, Ulrich Zwingli e altri, tengono prediche infuocate nei villaggi. Si formano le prime leghe contadine come quelle della Svevia che nel febbraio del 1525 sforna i “dodici articoli” nei quali si richiede la libera elezione dei parroci nei comuni rurali, la consegna delle decime in natura direttamente alle parrocchie locali, una riforma della giustizia che consenta la reintroduzione nei processi giudiziari dell’antico diritto germanico e l’abolizione dell’incomprensibile diritto romano, infine la restituzione ai contadini, da parte dei Signori, dei terreni comunitari costituenti l’Allmende. Si costituiscono bande armate come 1'Odenwälder Hau,fèn organizzata dall’oste Georg Metzler e comandata da Wendel Hipler, ex segretario di corte del Principe Hohenhohe, lo Schwarzer Haufen (il battaglione nero) guidato dall’ex condottiero di lanzichenecchi Florian Geyer; nella zona di Francoforte operava un gruppo capitanato dal celebre cavaliere Götz von Berlichingen; l'intera Turingia era nelle mani delle bande condotte da Thomas Müntzer.
    In Alsazia e nel monastero di Bamberga i 12 articoli vennero accettati, altrove vengono imposti con la forza: conventi, chiese, borghi e città subiscono saccheggi ma, tranne che nella cittadella di Weisberg che aveva resistito a lungo, non ci furono eccessi da parte dei rivoltosi; la città di Heillbronn si consegna spontaneamente. Un contemporaneo dell'epoca informa da Trento che 300.000 contadini avevano aderito alle leghe, ma tra loro militavano pure minatori, proletari cittadini, nobili spiantati, lanzichenecchi, preti spretati e monaci smonacati. «Un odio quasi incomprensile per tutto ciò che finora è stato sacro per loro, un furore bestiale di distruzione verso chiostri e chiese, la profanazione delle suppellettili e degli usi liturgici, la derisione e il maltrattamento di preti, monaci e monache, inoltre la distruzione delle biblioteche - tutto _ mostra come i contadini considerino questa antica civiltà, in cui sono vissuti per secoli, come qualcosa di estraneo, a loro nemico”. Rimane l'infantile fiducia nella figura dell'Imperatore che ormai è troppo debole per imporre una pacificazione fra i principi e i suoi sudditi.
    La reazione non si fece attendere: vennero arruolati anche mercenari stranieri - croati, ungheresi e perfino albanesi – e si scatenò la vendetta dell'alto clero e dell'aristocrazia guelfa. I contadini, inferiori per armamento e addestramento, vengono sconfitti dai soldati di professione, anche per la frantumazione e la scarsa coordinazione delle bande ribelli. Nella battaglia di Frankenhausen in Turingia, combattuta il 15 maggio 1525, fu catturato Thomas Müntzer e subito eliminato. Altre battaglie perdute dalle bande contadine: quella del 12 maggio a Sindelfingen, a Zabern (Austria), il 16 maggio, a Königshofen in Franconia il 2 giugno, a Schwaz in Tirolo nel 1526; Florian Geyer muore presso Schwäbischhall, ma il suo nome rivive in numerose ballate e marce militari. In un anno la rivolta contadina della Germania meridionale fu soffocata nel sangue, con inumana ferocia, con distruzioni e saccheggi, con la tipica spietatezza che caratterizza gli anni della ‘Santa Inquisizione’. Queste le cifre: 80.000 giustiziati, 50.000 tagli della mano con la quale i villici avevano giurato, 35.000 accecati; istruttivo l’onorario presentato da un boia della Franconia per le sue ‘prestazioni’: 80 decapitazioni, 165 accecamenti, 532 tagli della mano! Si strapparono pure molte lingue a quanti avevano fatto propaganda rivoluzionaria.
    Le cause
    Dall’evoluzione del sistema feudale si andavano formando i primi elementi dell'economia capitalistica per un elevato grado di accumulazione di capitale commerciale e di capitale usuraio. Si assiste in quegli anni alla riapertura delle miniere e al tentativo di grandi società minerarie bavaresi capitanate dai Fugger, dai Welser, dagli Hochstetter e dai Baumgartner, di assicurarsene lo sfruttamento. La ricchezza cresce in misura mai vista, ma essa è nelle mani della grossa nobiltà e del ceto mercantile cittadino; nelle campagne invece, accanto a pochi contadini benestanti crescono quelli poveri e i non liberi ma soprattutto si accresce la massa dei senza terra che sotto l’incalzare dell'usura delle città hanno perduto i campi che una volta coltivavano: gli espropri ai danni dei contadini e la miseria dei piccoli artigiani crea grandi proprietari da un lato e declassati dall'altro; accanto a questo fenomeno vi è l'impoverimento della nobiltà rurale minore, erede della primitiva aristocrazia germanica e dei cavalieri, molti dei quali si mettono alla testa dei rustici in rivolta. Se a ciò si aggiunge la corruzione del clero romano che porta alla crisi confessionale, sfociata nella ribellione di Lutero, si comprenderanno appieno i motivi che portano alla più grande rivolta del XVI secolo. L’adesione formale dei e dei contadini al Protestantesimo è solo l'accentuazione del tentativo di liberarsi dalla tutela del Vaticano e soprattutto dall’aborrito Diritto Romano: il Los von Rom di allora era causato dall’identificazione del Diritto Romano e del Cattolicesimo corrotto e intollerante, con i suoi corollari di papismo, clericalismo e gesuitismo con la ‘Romanità’.
    La condanna delle rivolte contadine da parte di Lutero si articola fra il 1523 e il 1525, in un profluvio di libelli e opuscoli tra cui le Lettere ai Principi di Sassonia sullo spirito sedizioso del luglio 1524; l’Esortazione alla pace in risposta ai dodici articoli dei contadini svevi dell’aprile del 1525; ed infine lo scritto Contro le bande omicide e saccheggiatrici dei contadini del maggio 1525, nel quale spicca un invocazione tanto violenta e decisa da non lasciar adito a dubbi sulla sua interpretazione: “Signori, liberateci, sterminate, e colui che ha il potere agisca.” Con questa esortazione sanguinaria il luteranesimo consolida la propria alleanza con i principi territoriali tedeschi.
    Da G. Ciola, A. Colla, C. Mutti, T. Mudry “Rivolte e guerre contadine” Società Editrice Barbarossa, Milano, 1994. Società Editrice Barbarossa C.P. 136 – 20095 Cusano Milanino (MI) tel. 0266400383 E-mail: barbarossa@tiscali.it

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    Predefinito Re: Florian Geyer




    Wir sind des Geyer schwarze Haufen Melodia di Fritz Sotke,1919 testo di Heinrich von Reder,1885


    1.Wir sind des Geyers schwarze Haufen,
    Hei a ho ho!
    Und wollen mit Tyrannen raufen,
    Hei a ho ho!
    Refrain:
    |: Spieß voran!
    Drauf und dran!
    Setzt aufs Klosterdach den roten Hahn!
    2. Jetzt gilt es Schloß, Abtei und Stift,
    Hei a ho ho!
    Uns gilt nichts als die Heil'ge Schrift,
    Hei a ho ho!
    Refrain:
    3. Wir woll'n's dem Herrn im Himmel klagen,
    Kyrieleis!
    Daß wir die Pfaffen mög'n erschlagen,
    Kyrieleis!
    Refrain:
    4. Als Adam grub und Eva spann,
    Kyrieleis!
    Wo war denn da der Edelmann?
    Kyrieleis!
    Refrain:
    5. Des Edelmannes Töchterlein,
    Heia hoho!
    Wir schicken es in die Höll' hinein,
    Heia hoho!
    Refrain:
    6. Uns führt der Florian Geyer an,
    Heia hoho!
    Den Bundschuh führt er in der Fahn',
    Heia hoho!
    7. Bei Weinsberg setzt' es Brand und Stank,
    Heia hoho!
    Gar Mancher über die Klinge sprang,
    Heia hoho!
    Refrain:
    8. Geschlagen ziehen wir nach Haus,
    Heia hoho!
    Unsre Enkel fechten's besser aus,
    Heia hoho!

    1. Noi siamo la schiera nera di Geyer,
    Hei a ho ho!
    E vogliamo annientare i tiranni,
    Hei a ho ho!

    Refrain:
    : Lance avanti!
    Alte sopra!
    Incendiamo il tetto del Monastero!:

    2. Non ci servono vescovi, preti e signori,
    Hei a ho ho!
    a noi basta la Sacra Scrittura
    Hei a ho ho!
    Refrain:

    3. Nostro Signore in cielo preghiamo,
    Kyrei eléison! (nelle litanie Signore, pietà)
    di poter uccidere la pretaglia
    Kyrei eléison! (nelle litanie Signore, pietà)
    Refrain:

    4. Se Adamo zappava ed Eva filava
    Kyrei eléison! (nelle litanie Signore, pietà)
    Dov’era allora, lì, il nobile?
    Kyrei eléison! (nelle litanie Signore, pietà)
    Refrain:

    5. La figlia del nobile
    Heia hoho!
    Anche lei spediremo giù all’inferno
    Heia hoho!
    Refrain:

    6. Ci guida Florian Geyer
    Heia hoho!
    Con la bandiera della lega dello scarpone,
    Heia hoho!


    7. Abbiamo messo Weinsberg a ferro e fuoco,
    Heia hoho!
    Quanti ne abbiamo passati a fil di spada,
    Heia hoho!
    Refrain:

    8. Vinti siamo tornati a casa,
    Heia hoho!
    I nostri nipoti combatteranno meglio,
    Heia hoho!

 

 

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