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    Talking Tanzi:una costola del centrosinistra

    Dal Corriere di oggi:


    ROMA - Non più tardi di due mesi fa, preoccupato per le voci ...

    ROMA - Non più tardi di due mesi fa, preoccupato per le voci insistenti sulle difficoltà della Parmalat, un esponente del centrosinistra chiese notizie a Calisto Tanzi. «Non c’è nulla da temere - rispose il patron -: come un buon padre di famiglia ho fatto un po’ di debiti nell’interesse dell’azienda e dei figli». L’incontro si svolse a Parma. Negli ultimi anni Tanzi aveva ridotto la frequenza dei viaggi a Roma, dove un tempo curava in modo discreto quanto intenso i suoi rapporti con le istituzioni senza mai dimenticare di salire al Quirinale e di salutare il ministro dell’Agricoltura di turno. Ma il mondo in cui era cresciuto non c’era più, sebbene rimanessero tracce del passato, compresa quell’amicizia con Geronzi che gli era valsa l’ingresso nel Cda della Banca di Roma.
    La storia di Tanzi è una storia che attraversa la prima e la seconda Repubblica, senza cesure. Appartiene all’album di famiglia dell’Ulivo, su questo non c’è dubbio, ereditato da quel pezzo di Scudocrociato che si oppose all’avvento del Cavaliere. Non a caso appoggiò la sfida di Prodi nel ’96, in ostilità a Berlusconi. Non a caso nel 2001 divenne azionista di Nomisma, così vicina al Professore. E non a caso il suo nome era nella lista degli imprenditori a cui rivolgersi, quando venne tentato il primo salvataggio dell’ Unità con D’Alema a Botteghe Oscure. Tanzi, insomma, è una costola del centrosinistra, fino a ieri ne è stato un fiore all’occhiello e il silenzio dinanzi al suo crac è dovuto all’incredulità prima che all’imbarazzo.
    Il basso profilo adottato dalla coalizione sulla vicenda cela poi una meditata strategia: «Se avessimo affondato il colpo - spiegano alcuni ex ministri dell’Ulivo - avremmo finito per coinvolgere gli organismi di vigilanza che sono nel mirino di Tremonti, spianando la strada al suo progetto di annientamento». È ormai evidente che dietro alla crisi Parmalat si svolge una gigantesca battaglia di potere che comprende Bankitalia e Consob. In principio i Ds e la Margherita pensavano di far muro, in modo da difendere «i nemici dei nemici», cioè Fazio e Cardia.
    Poi hanno ripiegato su posizioni più realiste, quelle teorizzate da Bersani e da Enrico Letta, secondo i quali «una cosa è riformare la Banca d’Italia, un’altra è metterla nelle mani di Tremonti». Così le vicissitudini dei Tanzi finiscono nel sottoscala della memoria. Ma Tanzi non era un imprenditore qualunque, e non era un imprenditore vicino alla Dc. Tanzi era un diccì. Prima che la sua azienda divenisse un impero, era iscritto alla sezione di Collecchio. Prima che diventasse demitiano era legato a Emilio Colombo, grazie al presidente della Cassa di Risparmio di Parma, Alessandro Duce, famoso per esser stato l’ultimo tesoriere dello Scudo crociato. Per il capo della Parmalat la banca cittadina fu sempre uno snodo politico e finanziario importante. Sfruttò l’amicizia di Goria per sponsorizzare il nome di un oscuro commercialista alla guida dell’istituto: in poco tempo, infatti, Luciano Silingardi prese il comando della banca. Silingardi, oggi imputato di corruzione insieme al procuratore capo di Parma per un’altra storia, ha fatto parte del Cda di Collecchio.
    Come ogni industriale che conta, Tanzi ha avuto un leader politico, ma ne ha serviti tanti. Le relazioni con Andreotti gli garantirono i buoni uffici di Paolo Cirino Pomicino: tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, il ministro del Bilancio intervenne su Guido Carli, titolare del Tesoro, per consentire alla Parmalat un aumento di capitale. Era già una fase difficile per la società: i debiti ne minacciavano la crescita. In quel periodo il patron si affidò alla Akros del finanziere cattolico Roveraro per un progetto di risanamento.
    Al piano collaborò anche Giuseppe Gennari, un businessman discusso, e che si dice fosse il proprietario del cavallo sul quale venne immortalato il capo della Procura di Milano, Saverio Borrelli.
    Dopo quel piano la Parmalat spiccò nuovamente il volo. Tutti chiedevano e tutti ricevevano. Tanzi si distingueva in opere di assistenza, ingraziandosi anche gli alti prelati. In Vaticano vantava l’amicizia del segretario di Stato, il cardinale Agostino Casaroli, nativo di Piacenza ma affezionato alle montagne vicino Parma, dove trascorreva le vacanze estive e incontrava «Calisto». Il feeling con De Mita non ammette tuttavia paragoni. Tanzi lo conobbe attraverso un altro imprenditore, Rino Maggiali, che apriva la sua villa di Chiavari per allietare il riposo del leader di Nusco, e apriva la porta agli industriali che volevano conoscere il segretario della Dc. Al matrimonio del figlio di Maggiali, De Mita e Martinazzoli furono testimoni di nozze: tutto il mondo delle Partecipazioni statali era presente, in molti gareggiarono per guadagnarsi l’invito «e chi non c’era - ricorda uno degli ospiti - voleva dire che non contava nulla.
    Maggiali finirà nei guai per l’inchiesta Rayton-Fissore, l’azienda del celebre fuoristrada Magnum che costò uno schizzo di fango anche a De Mita.
    È probabile che all’inizio del rapporto - per usare le parole di un autorevole boiardo di Stato - Tanzi non sedesse «nella tribuna d’onore di Ciriaco». D’altronde l’uomo più potente d’Italia poteva vantare su un pacchetto di mischia composto da Prodi, De Rita, Fabbiani e Ruffilli.
    Aveva il controllo dei centri nevralgici del potere, era intimo con grandi capitani d’industria. Ma in Tanzi vedeva «l’energia imprenditoriale di chi può svilupparsi nel mondo della comunicazione».
    Era quello il tallone d’Achille, siccome Craxi si teneva ben stretto Berlusconi. La Rai non veniva conteggiata nel nuovo Risiko. «Bettino ha tre tv private». Così De Mita chiese al Cavaliere la cessione di una rete a favore di Tanzi, perché questa è la versione dei fatti fornita oggi anche da alcuni amici che non hanno abbandonato l’ex leader della Dc. De Mita chiese, e Sua Emittenza lo gabbò: «Ho una sola parola, onorevole. Faccia conto che il contratto è già firmato». Da allora Berlusconi è per De Mita «il più grande bugiardo che esiste sulla faccia della terra». Per il patron della Parmalat, Ciriaco rimarrà per sempre «la più grande intelligenza della politica italiana.
    Negli anni Tanzi offrirà i suoi aerei per i viaggi del leader, e riceverà i fondi della legge speciale per il terremoto in Irpinia, grazie ai quali avvierà uno stabilimento Dietalat a Nusco.
    Si trattò di un «omaggio al presidente», visto che nel suo impero non tramontava mai il sole, visto che nelle favelas brasiliane c’erano solo due cose: la tv per vedere le partite della Selecao e il frigo per conservare i prodotti Parmalat. Nulla sembrava offuscare quel rapporto, finché l’inchiesta Mani Pulite e la crisi della prima Repubblica segnarono il distacco. Fu di quegli anni la deposizione dell’ex tesoriere della Dc, Severino Citaristi, che rammentò versamenti al partito da parte di Tanzi. E aggiunse che a indicarlo era stato De Mita. De Mita smentì, e c’è chi - ripercorrendo oggi quella stagione - ironizza ancora sul fatto che «Calisto in realtà era di manica stretta». Senza più lo scudo dello Scudo crociato, Tanzi si rifugiò dove altri suoi amici si rifugiarono. Fino all’epilogo.
    Francesco Verderami

    Politica

  2. #2
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    Predefinito Re: Tanzi:una costola del centrosinistra

    In Origine Postato da Dragonball
    Tanzi:una costola del centrosinistra
    A sinistra (NON) s'ode alcun squillo di tromba...

  3. #3
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    Ci sono state in tutti questi anni decine di perquisizioni contro Berlusconi, mentre il povero Tanzi con buchi di 20mila miliardi che affondano a oltre 15 anni fa nessuno lo ha mai disturbato.........

    E poi pensano che la gente sia cosi' gonza come i girotondini da non aver capito che tipo di giustizia c'e' in Italia......

  4. #4
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    In Origine Postato da Michele S-
    Ci sono state in tutti questi anni decine di perquisizioni contro Berlusconi, mentre il povero Tanzi con buchi di 20mila miliardi che affondano a oltre 15 anni fa nessuno lo ha mai disturbato.........

    E poi pensano che la gente sia cosi' gonza come i girotondini da non aver capito che tipo di giustizia c'e' in Italia......
    Resta, però, un fatto che in tutta onestà mi disturba. Pare, a detta di qualcuno, che il Signor Tanzi abbia finanziato con 400 milioni la campagna elettorale di Forza Italia (o di Berlusconi) iscrivendo tale cifra addirittura a bilancio (nel qual caso, ovviamente, non sussisterebbe alcun reato. Ma tanto basta...).

    Ripeto "pare" perché coloro che affermano queste cose non hanno avuto la gentilezza di postare la fonte (come spesso accade...) per cui ci troviamo di fronte a delle affermazioni che devono essere prese per buone basandosi sulla buona fede o sulla credibilità di chi le espone...

    Di fronte alla cronistoria così ben raccontata della "fortuna" del Signor Tanzi, un episodio del genere è assolutamente insignificante. Pure mi disturba...

    Lei è in grado di fornire qualche informazione al proposito?


    Un Saluto dal Kobra.

  5. #5
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    1) che Tanzi sia amico di destra o sinistra non ha importanza. Se io sono amico di uno che rapina una banca non sono suo complice per forza. Concetto duro da capire da entrambe le parti a quanto sembra.
    2) Tanzi è tanto sinistro ma ha FINANZIATO BERLUSCONI nel 2001; niente di male non vedo perchè vergognarsene.
    3) ecco la fonte se non vi va bene portate un altro articolo che parli di finanziamenti o il bilancio di FI
    http://www.dagospia.com/round.php3


    4) ecco l'articolo per i più pigri:
    A Forza Italia liberi contributi per 5,7 miliardi di lire nei tre mesi chiave della campagna elettorale. Al Comitato Rutelli 2001 solo un miliardo e 220 milioni, ma con sponsor di primissimo piano. Il quotidiano MF domani pubblica la lista dei finanziatori dell’ultima campagna elettorale con l’elenco ufficiale dei contributi giunti alla Tesoreria della Camera dei deputati alla data dello scorso 28 giugno (i finanziamenti vanno dichiarati per legge entro 90 giorni dalla loro erogazione).

    Dall’elenco si evidenzia che il partito di Silvio Berlusconi è stato finanziariamente appoggiato soprattutto da tre benefattori: il patron della Esselunga, Bernardo Caprotti (ha versato 200 milioni in proprio e altri 500 attraverso la controllata Orofin spa), il gruppo Waste management Italia, attivo nel riciclo dei rifiuti (950 milioni versati direttamente e dalle controllate Spem spa, Emas ambiente, Aspica srl, Dsi Daneco e Dgi Daneco) e l’imprenditore parmigiano Calisto Tanzi (400 milioni versati attraverso le controllate Finaliment, Pisorno agricola, Rimigliano srl e Sata srl).

    A Berlusconi contributi anche dalle Acque e Terme di Uliveto spa, sponsor della nazionale di calcio (50milioni), dalle Industrie alimentari Rolli (100 milioni), dalla Lombardini discount spa (150 milioni), dalla Malgara Chiari & Forti (100 milioni), dalla nobildonna Margherita Brigatti di Canossa (200 milioni), dai costruttori Todini (25 milioni), e da molti altri.

    Più ridotto l’elenco di contributi del comitato Rutelli 2001. In gran parte vengono da manager del gruppo Telecom Italia (che essendo quotata in borsa ha il divieto di finanziare direttamente i partiti politici). Il presidente della Seat-Pagine Gialle, Lorenzo Pelliccioli ha versato un contributo da 100 milioni. Il vicepresidente di Telecom Italia, Sergio Erede, ha versato 100 milioni. Il vicepresidente di Tim, Umberto Nicodano, ha versato 50 milioni di lire.

    A Rutelli sono arrivati anche 200 milioni dalla Romed spa, che è la finanziaria di Carlo De Benedetti e 50 milioni da Carlo Caracciolo, fondatore e presidente del gruppo Espresso. Allo stesso comitato risultano due versamenti da 100 milioni ciascuno effettuati da Farmindustria, un versamento da 50 milioni effettuato da Roberto Cera, consigliere di amministrazione della società Autostrade e un contributo da 20 milioni della Reti srl, società di consulenza di Claudio Velardi.

    Fra gli altri partiti, Alleanza nazionale ha ricevuto 30 milioni dall’Assopetroli e 200 milioni dal presidente del Venezia calcio, Maurizio Zamparini. I democratici di sinistra sono invece stati appoggiati in particolare dai costruttori: 70 milioni dalla Astaldi, 50 milioni da Interstrade spa (gruppo Gavio) e 30 milioni dallo Tecnostudio Roma srl. Ai Ds anche un versamento più consistente, 250 milioni, dalla Finpart spa di Milano.


    a
    non è bello ciò che è bellico, ma è bello ciò che è pace

  6. #6
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    In Origine Postato da Sonic
    Dall’elenco si evidenzia che il partito di Silvio Berlusconi è stato finanziariamente appoggiato soprattutto da tre benefattori: il patron della Esselunga, Bernardo Caprotti (ha versato 200 milioni in proprio e altri 500 attraverso la controllata Orofin spa), il gruppo Waste management Italia, attivo nel riciclo dei rifiuti (950 milioni versati direttamente e dalle controllate Spem spa, Emas ambiente, Aspica srl, Dsi Daneco e Dgi Daneco) e l’imprenditore parmigiano Calisto Tanzi (400 milioni versati attraverso le controllate Finaliment, Pisorno agricola, Rimigliano srl e Sata srl).
    Ottimo contributo. Ha ragione, non ci dovrebbe essere vergogna...

    Interessante il giochetto dei manager di Telecom...

    E, a sinistra, ancora silenzio...

  7. #7
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    A parte amicizie, passate e presenti, ma sapete in quanto si è consumato il crack di parmalat.

    Poi, sempre per caso, sapete gli arresti e le imputazioni cosa rigurdano ...... per caso il BILANCIO DEL 2002?


    Parmalat/ I dieci mesi della crisi

    E' iniziata poco meno di un anno fa la lunga crisi della Parmalat che ha portato oggi Enrico Bondi al comando del gruppo di Collecchio. Alla fine di febbraio un bond da 300 milioni veniva bocciato dal mercato per mancanza di chiarezza dando i primi segnali della crisi di liquidità che avrebbe colpito l'impero dei Tanzi. Da allora dieci mesi vissuti pericolosamente.




    Milano. E' iniziata poco meno di un anno fa la lunga crisi della Parmalat che ha portato oggi Enrico Bondi al comando del gruppo di Collecchio. Alla fine di febbraio, infatti, un bond da 300 milioni veniva bocciato dal mercato per mancanza di chiarezza dando i primi segnali della crisi di liquidità che avrebbe colpito l'impero dei Tanzi. Da allora dieci mesi vissuti pericolosamente:
    - Febbraio. Il 26 la Parmalat annuncia un bond da 300 milioni rivolto a investitori istituzionali della durata di sette anni. La Borsa risponde con un crollo del titolo del 9% per mancanza di informativa sull'operazione: l'azienda cancella il bond e ribadisce la propria solidità.
    - Marzo. Assogestioni bacchetta il gruppo per scarsa comunicazione. Il giorno dopo Tanzi annuncia un incontro a tutto campo con gli analisti in programma dopo il cda del 28. Il 12 annuncia un aumento di capitale da 80 milioni, per rimborsare un bond di fine 2002, da approvare all'assemblea di aprile. Il 21 il titolo mette il turbo in Borsa, sull'onda delle voci di un cambio ai vertici, smentite dalla società. Il 26 Fausto Tonna, in seguito al pasticcio del bond di febbraio, lascia l'incarico di direttore finanziario, sostituito da Alberto Ferraris e da Luciano del Soldato, ma rimane nel cda.
    - Aprile. Il 10 la Parmalat annuncia un rapporto tra posizione finanziaria netta e patrimonio netto salito all'83%.
    Il 30 il nuovo socio Philips Pensioenfonds Stichting (che detiene il 2,05%) chiede di migliorare la governance.
    - Giugno. Sia Philips Pensioenfonds Stichting sia Nextra (Intesa) scendono sotto il 2% del capitale. Il 18 viene emesso un nuovo bond da 300 milioni, interamente comprato da Nextra.
    - Settembre. Il gruppo annuncia che non emetterà nel medio periodo obbligazioni convertibili e obbligazioni nel breve periodo da collocare sul mercato retail, avviando un programma di parziale buy-back. Il 15 viene emesso un nuovo bond da 350 milioni interamente sottoscritto da Deutsche Bank. Lo stesso giorno Standard & Poor's rivede al ribasso, da positivo a stabile, l'outlook, confermando invece i rating del gruppo.
    - 3 novembre. Ricapitalizzazione in vista per la Parmalat Spa: gli azionisti vengono convocati in assemblea il 24 dicembre per deliberare un aumento di capitale a pagamento da 400 a 500 milioni di euro.
    - 6 novembre. La Consob, anche sull'onda della vicenda Cirio, chiede al gruppo di chiarire nella prossima trimestrale come intende rimborsare i bond in scadenza da qui al 2004.
    - 10 novembre. La Parmalat risponde all'Autorità che i bond saranno rimborsati utilizzando la liquidità.
    - 11 novembre. E' il primo vero giorno di passione della Parmalat story. La Deloitte & Touche esprime i suoi dubbi sull'investimento nel fondo delle Isole Cayman, Epicurum: il gruppo risponde respingendo le ipotesi di dissesto e ribadendo la propria solidità finanziaria. Ma a fine giornata Standard & Poor's pone sotto creditwatch negativo tutti i rating assegnati ai titoli Parmalat a causa dei dubbi relativi alla contabilità dell'azienda e alle modalità in cui ha investito la propria liquidità.
    - 12 novembre. Il gruppo annuncia l'imminente smobilizzo della quota nel fondo Epicurum e resuscita in Borsa.
    - 13 novembre. Nonostante l'uscita da Epicurum, S&P mantiene il creditwatch con implicazioni negative. Il titolo sale ancora.
    - 14 novembre. Alberto Ferraris lascia la funzione di direttore finanziario e la direzione Finanza viene accorpata all'Amministrazione e Controllo diretta da Luciano Del Soldato.
    - 25 novembre. Deutsche Bank sale al 5,15% del capitale.
    - 27 novembre. Via libera dall'assemblea di Epicurum alla liquidazione della quota di Parmalat. Venduta la Parmatour ad Argho.
    - 8 novembre. Scade il bond da 150 milioni di cui è in dubbio il rimborso. La Consob chiede al gruppo di dare informazioni e di rassicurare il mercato. Parmalat comunica che Epicurum non ha proceduto alla liquidazione della quota alla scadenza prevista del 4 dicembre. Titoli sospesi in attesa del cda del 9.
    - 9 dicembre. Il Cda assicura che il bond verrà rimborsato entro il 15 dicembre, accoglie le dimissioni di Del Soldato e nomina Enrico Bondi superconsulente. Tanzi parla di "momento difficile" e assicura l'impegno della famiglia. S&P declassa Parmalat a livello di junk bond.
    - 10 dicembre. S&P taglia il rating a livello CC/C e parla di rischio default. Tanzi e Bondi sono ascoltati dalla Consob.
    Tonna lascia il Cda e tutti gli incarichi nel gruppo. La relazione di Bondi arriverà a fine gennaio 2004.
    - 11 dicembre. Alla riammissione in Borsa, il titolo perde oltre il 40%.
    - 12 dicembre. Nel pomeriggio, dopo un ennesimo bagno di sangue a Piazza Affari annuncia che il bond da 150 milioni è stato rimborsato. Un successo raggiunto grazie soprattutto al superconsulente Enrico Bondi: dall'Erario e da un gruppo di banche arrivano rispettivamente 35 milioni come restituzione dell'Iva e 25 milioni.
    - 15 dicembre. Tanzi lascia cariche. Tutti i poteri affidati a Enrico Bondi che diventa presidente e ad del gruppo. Mandato a Mediobanca e Lazard per assistere la situazione economica e finanziaria del gruppo.
    - 18 dicembre. Si bloccano i colloqui con Epicurum, facendo slittare la possibilità di rientrare in possesso dei 500 milioni di euro svaniti, che il fondo avrebbe dovuto mettere a disposizione.
    - 19 dicembre. Nuovo scivolone in borsa dopo che Bank of America ha negato la l'esistenza di liquidità della Parmalat per 3,9 miliardi di euro, di pertinenza di Bonlat.



    Da repubblica


    Il dissesto accresciuto "sensibilmente" nel 2003. Depositata
    dalla procura la richiesta di convalida del fermo di Calisto Tanzi
    Parmalat, Bondi ai magistrati
    "Otto miliardi di debiti nel 2002"
    Il 19 maggio la prima udienza del tribunale fallimentare


    Calisto Tanzi

    MILANO - Mentre la procura della Repubblica di Milano ha depositato la richiesta di convalida del fermo di Calisto Tanzi, si comincia a diradare la nebbia sui debiti che hanno portato al crac della Parmalat. E il crac assume proporzioni sempre più spaventose.

    Secondo quanto scrive Enrico Bondi in una relazione presentata ai magistrati di Parma e al giudice delegato ai fallimenti insieme alla richiesta della dichiarazione di insolvenza, al 31 dicembre 2002 il debito accumulato da Parmalat Spa risulta pari a 8,221 miliardi di euro (mille milioni in più dei circa sette miliardi di cui si era parlato finora). I debiti della società sono pari a 5,633 miliardi di euro, in gran parte a favore di società del gruppo. Comunque, sempre secondo quanto si legge nella relazione di Bondi, nel 2003 la situazione debitoria della Parmalat si sarebbe sensibilmente aggravata.

    E Umberto Tracanella, uno dei consulenti del commissario di Parmalat Enrico Bondi, è stato a colloquio stamani con il Pm Francesco Greco, uno dei magistrati che conducono l'inchiesta milanese sul dissesto dell'azienda di Collecchio. Nel lasciare la procura, avvicinato dai cronisti che gli hanno chiesto se fosse quantificabile attualmente il buco del gruppo agroalimentare, ha detto: "La cifra sarà possibile quantificarla solo alla fine". "Non stiamo trattando - ha detto Tracanella - questo è ancora il momento di accertare i fatti". Nel suo colloquio con i giudici, Tracanella ha parlato anche dell'incontro con Tanzi avvenuto sabato, poco prima dell'arresto del presidente Parmalat. A sollecitarlo sarebbe stato lo stesso Tanzi e vi hanno preso parte lo stesso Tracanella e Bondi.
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    Intanto, dopo la deliberazione dello stato di insolvenza di Parmalat Spa, il tribunale fallimentare locale ha fissato per il 20 aprile la data di presentazione delle domande di credito, per il 19 maggio la prima udienza per la verifica delle priorità, ed entro la fine del 2004 - anche se è una previsione ottimistica, secondo quanto detto dal giudice delegato ai fallimenti Vittorio Zanichelli - la definizione dell'intero stato passivo con l'indicazione delle priorità.

    Prosegue l'iter giudiziario della vicenda che vede l'ex numero uno di Parmalat in carcere da sabato. Oggi la procura di Milano ha depositato la richiesta di convalida del fermo di Tanzi mentre domani si terrà l'interrogatorio di garanzia.

    Al patron di Parmalat rinchiuso a San Vittore viene anche contestata l'associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, associazione con l'ex direttore generale Fausto Tonna e l'ex direttore finanziario Luciano Del Soldato e con la partecipazione di altre sei persone allo scopo di commettere falsi in bilancio e truffe a danno del mercato per tenere occultato il "grave dissesto finanziario della società" e continuare a ricorrere al credito mediante l'emissione di bond.

    Tanzi è inoltre accusato di aver distratto "a suo favore e di sue società non facenti parti del gruppo" circa 800 milioni di euro. Secondo gli inquirenti di Parma anche il figlio di Tanzi, Stefano, era a conoscenza "della totale inesistenza dei cespiti attivi" e più in generale della falsificazione della contabilità.


    (29 dicembre 2003)




    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  8. #8
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    In Origine Postato da ossoduro
    A parte amicizie, passate e presenti, ma sapete in quanto si è consumato il crack di parmalat.

    Poi, sempre per caso, sapete gli arresti e le imputazioni cosa rigurdano ...... per caso il BILANCIO DEL 2002?
    Mah, direi che il "caso" è effettivamente scoppiatro a partire dal 6 Novembre, data della richiesta di chiarimenti della Consob, perché prima sia Nextra che Deutsche Bank avevano (incautamente?) comprato 650 milioni... E anche il 25 Deutche sale ancora... Perché?

    Poi c'è un fatto che mi insospettisce: La reazione di condanna così immediata di Visco nei confronti di Tanzi.

    Gatta ci cova?

  9. #9
    "SI PUO' FARE"
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    In Origine Postato da FreeFlag
    Mah, direi che il "caso" è effettivamente scoppiatro a partire dal 6 Novembre, data della richiesta di chiarimenti della Consob, perché prima sia Nextra che Deutsche Bank avevano (incautamente?) comprato 650 milioni... E anche il 25 Deutche sale ancora... Perché?

    Poi c'è un fatto che mi insospettisce: La reazione di condanna così immediata di Visco nei confronti di Tanzi.

    Gatta ci cova?

    Forse perchè tra i reati contestati c'è anche aggiotaggio?

    Visco che doveva fare? Applaudirlo?

    Questo è uno degli effetti della "finanza creativa" ........... inventata da chi? Letta, per caso, la dichiarazione di casini?
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  10. #10
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    In Origine Postato da FreeFlag
    Resta, però, un fatto che in tutta onestà mi disturba. Pare, a detta di qualcuno, che il Signor Tanzi abbia finanziato con 400 milioni la campagna elettorale di Forza Italia (o di Berlusconi) iscrivendo tale cifra addirittura a bilancio (nel qual caso, ovviamente, non sussisterebbe alcun reato. Ma tanto basta...).

    Ripeto "pare" perché coloro che affermano queste cose non hanno avuto la gentilezza di postare la fonte (come spesso accade...) per cui ci troviamo di fronte a delle affermazioni che devono essere prese per buone basandosi sulla buona fede o sulla credibilità di chi le espone...

    Di fronte alla cronistoria così ben raccontata della "fortuna" del Signor Tanzi, un episodio del genere è assolutamente insignificante. Pure mi disturba...

    Lei è in grado di fornire qualche informazione al proposito?


    Un Saluto dal Kobra.
    Milano Finanza.

    Quattro finanziarie di Tanzi hanno dato 100 milioni ciascuna a Forza Italia.


 

 
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