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    FRONTE LEGHISTA
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    Post La stagione degli statuti

    Quasi tutte d’accordo ad eleggere direttamente il Presidente, anche se con notevoli differenze. In Piemonte e in Puglia lo Statuto è stato approvato con un voto ampiamente bipartisan

    ROMA - La stagione degli Statuti regionali, partita fra mille incertezze e con tanti ritardi, entra nella piena maturità e il federalismo costruito «dal basso» acquista lineamenti più definiti. La Regione Puglia ha tagliato per prima il traguardo dello Statuto: e, diversamente dalla Calabria, il governo ha deciso la non impugnativa. Le carte d’identità istituzionale delle Regioni (qualche esperto di diritto potrebbe arricciare il naso a chiamare Carta costituzionale lo Statuto regionale) ruotano attorno ad alcuni nodi: l’elezione diretta del presidente della Regione; il riequilibrio dei poteri fra Presidente e Consiglio regionale; il numero dei Consiglieri (previsto sempre in crescita in tutte le bozze finora approvate) e la legge elettorale.
    Sul primo punto, le risposte finora giunte sono pressoché univoche: l’elezione diretta del Presidente è stata confermata in tutti i casi.
    Con alcune differenze, in qualche caso rilevanti: come nel caso della CALABRIA, dove le ipotesi di sostituire il presidente senza ricorrere a nuove elezioni erano decisamente più ampie rispetto al ventaglio formulato dalla legge costituzionale n. 1 del 22 novembre 1999, vale a dire la riforma degli articoli dal 121 al 126 della Costituzione, considerata a ragione la pietra d’angolo del federalismo.
    O come nel caso del VENETO: il presidente del Consiglio regionale, il leghista Enrico Cavaliere, ritiene che il prossimo presidente della Giunta debba essere eletto dal Consiglio regionale, nel rispetto delle indicazioni del corpo elettorale, cioè confermando il capolista più votato. Secondo Cavaliere, va attenuata la possibilità che il Consiglio sia sciolto in caso di dimissioni o impedimento del Presidente della Regione (norma antiribaltone).
    Gli statuti regionali, sulla base della legge costituzionale del ’99, devono essere approvati con due distinte deliberazioni del consiglio regionale adottate ad intervallo non inferiore a due mesi dalla maggioranza dei consiglieri regionali. In alcuni casi (in Piemonte e in Puglia) lo Statuto è stato approvato con un voto ampiamente bipartisan.

    Ecco una breve panoramica sullo stato dell’arte degli Statuti regionali in alcune regioni.

    * PIEMONTE, LIMITE DEI DUE MANDATI PER IL GOVERNATORE Approvata dalla Commissione, la bozza dello Statuto prevede l’aumento da 60 a 80 dei Consiglieri regionali, conferma l’elezione diretta del presidente della giunta, istituisce il «consiglio delle autonomie» e un «consiglio regionale dell’economia e del lavoro» (un Cnel regionale).

    * LOMBARDIA, LA LEGA VUOLE IL SENATO FEDERALE NELLO STATUTO La Lega Nord ritiene che nello Statuto della Regione Lombardia vada inserito, nei principi fondamentali, un esplicito riferimento alla disponibilità e volontà di accogliere il Senato federale a Milano.

    * MARCHE, ULIVO INCERTO FRA INDICAZIONE ED ELEZIONE DIRETTA La Regione Marche si avvia verso la riconferma dell’elezione diretta del presidente: anche se non mancano le perplessità, nella maggioranza di centro-sinistra, di Prc e Pdci, contrari, come pure i Verdi.

    * UMBRIA, RUSH FINALE PER STATUTO. IL 15 MARZO PRIMA LETTURA Il nuovo statuto umbro sarà sottoposto al primo voto del consiglio il 15 marzo. La nuova «carta» regionale (la terza, da quando esiste la Regione Umbria) si caratterizza per la scelta dell’elezione diretta del presidente e per il sistema di pesi e contrappesi predisposto per regolare il rapporto fra l’esecutivo regionale e l’assemblea elettiva.

    * SICILIA, IN STATUTO RICHIAMO A RADICI CRISTIANE In attesa del voto finale, previsto la settimana prossima, Commissione ha approvato tutti gli articoli dello Stautto. Accordo bipartisan sul richiamo alle radici cristiane voluto dal presidente Cuffaro. Confermata l’elezione diretta del presidente.

    * ABRUZZO, ANCHE L’AQUILA «ATTENUA» IL PRESIDENZIALISMO L’Aquila è il capoluogo della Regione, ma Giunta e Consiglio regionale potranno riunirsi anche a Pescara. Anche l’Abruzzo, il cui Statuto è stato approvato in prima lettura, prevede l’elezione di un presidente e di un vice, come la Calabria. I Consiglieri passano da 43 a 50.

    * TOSCANA E CAMPANIA, BRACCIO DI FERRO SU RUOLO FAMIGLIA La Campania ha sciolto il nodo: approvata la norma che stabilisce il riconoscimento e il sostegno alle famiglie fondate sul matrimonio e alle unioni familiari, non è entrato nello Statuto il riconoscimento delle coppie gay e il sostegno alle adozioni da parte delle stesse o di single. In Toscana si lavora per ridurre le divergenze fra Fi e la maggioranza di centro-sinistra: i vescovi toscani hanno invitato alla cautela, ma non hanno chiuso la porta alla possibilità per la Regione di riconoscere alcune forme di convivenza. In TOSCANA Forza Italia vorrebbe aumentare i consiglieri da 50 a 80, il centro-sinistra è favorevole a 65. Lo stesso traguardo di 80 consiglieri trova invece tutti d’accordo in CAMPANIA.

    * FRIULI VG, PER ILLY NUOVO STATUTO PRIORITA’ 2004 La riscrittura dello Statuto regionale di autonomia è una delle priorità della Regione per il 2004. Il presidente Illy ha già indicato due obiettivi: conferma dell’elezione diretta del Presidente ed eliminazione del «listino».

    Da: http://www.gdmland.it/gnotizia.asp?ID_NOTIZIA=117967

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  2. #2
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    il Presidenzialismo suppone una sorta di rivoluzione del concetto di rappresentanza : infatti esso màrca il passaggio da una concezione unitaria della rappresentatività (cioè assembleare) - ad una concezione di "Doppia rappresentatività elettivo-popolare"

    Mi spiego : occorre "interiorizzare" , per così dire , l'idea che il Popolo , in quanto pienamente titolare di tutti i diritti di sovranità , ha il potere di eleggere non solo il Parlamento ma anche il Capo dello Stato ... il che va dritto dritto a cozzare contro una consolidata sovrastruttura di interessi in equilibrio , di stampo partitocratico (per inciso : l'espressione + potente della detta sovrastruttura di interessi è il sistema elettorale proporzionale)

    In qs modo il ticket dei poteri Parlamento + Capo dello Stato òpera su un piano di parità in quanto entrambi vàntano una legittimazione popolare diretta . In realtà il Parlamento accentua una funzione di Controllo , mentre il Capo dello Stato accentua la funzione Decisionale

  3. #3
    FRONTE LEGHISTA
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    Il presidenzialismo può essere "amico" del popolo in quanto l'elettore vota direttamente il suo presidente.
    Ma quando il presidente ottiene troppo potere decisionale, viene a meno il potere di altre cariche votate anch'esse dal popolo.
    Uno stato federale può convivere con un modello presidenzialista?
    I comuni, le provincie e le regioni verrano sottomesse dal presidente, o viceversa?
    Io direi di pensare prima alla devolution, e una volta ingranata pensaremo a presidenzialismo e sistemi elettorali...

  4. #4
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    Il fatto è che spalmare un (presunto) federalismo su 20 entità politico-territoriali chiamate regioni (e non Stati) è già una barzelletta in partenza ... prima ancora di scendere a esaminare i contenuti di autonomia

    Le partizioni statali (e non regionali - lo ripeto) dovrebbero essere 5 , cioè Nord-Centro-Sud + le 2 Isole

    ...al massimo si potrebbe conferire la dignità statale anke alla Toscana , per ragioni non solo etno-culturali ma anche e sopratutto storiche (Granducato di Toscana)

    saluti

 

 

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