2 marzo 2004 - LEGA E MASSONERIA SECONDO IL VATICANO
"Il Messaggero"
DIETRO LE QUINTE
il Vaticano: dietro la Lega i massoni
Irritazione anche per i provvedimenti contro le fondazioni bancarie vicine ai cattolici
di ORAZIO PETROSILLO
ROMA - Singolare destino di certe parole. Considerate soltanto delle battute ma dagli effetti sorprendenti. Come il mozzicone di sigaretta buttato per sbadataggine in un bosco o la palletta di neve fatta rotolare per gioco da un ripido pendio. Le alte sfere ecclesiastiche non condividono però il parere di don Baget Bozzo secondo il quale "Bossi spara solo a salve e le sue cartucce non sono vere". Il mozzicone bossiano, con qualunque intenzione lanciato, sta provocando un incendio nel mondo cattolico. E, alla fine, potrebbe risultare decisivo per una presa di distanza degli ambienti ecclesiastici che contano da mezzo centro-destra. Nonostante la... positiva bilancia dei pagamenti del Governo Berlusconi verso la Chiesa italiana, per usare un concetto mercantile evocato dallo stesso premier o ricordato in modo polemico dal presidente dei senatori leghisti, Francesco Moro.
Le ormai frequenti battute da anticlericalismo militante cui Bossi e la Lega fanno ricorso, inducono gli strateghi in talare a derubricare in tattica quello che poteva essere apprezzato come strategia. Le ultime esternazioni di Bossi hanno avuto la conseguenza di rendere evidente ai vertici del mondo cattolico un convincimento segreto di cui non amano parlare. E cioè che alcuni settori della Lega siano un punto di riferimento per la massoneria internazionale al fine di una "destabilizzazione anticlericale in Italia". L'irritazione ecclesiastica tocca anche ambienti governativi per quei provvedimenti contro le Fondazioni bancarie che finanziano attività culturali cattoliche.
In questo quadro, ricevono una interpretazione unitaria, al di là delle motivazioni specifiche, gli attacchi a Fazio e alla Banca d'Italia, a Geronzi, ad una certa finanza o imprenditoria cattolica e, in tutt'altro campo, gli attacchi alla Caritas.
In aggiunta a tutto ciò, viene giudicato insufficiente l'atteggiamento del premier che non prende posizione esplicita contro le esternazioni anticlericali di Bossi e viene vagliato soprattutto quello che sta accadendo negli ultimi tempi all'interno di Forza Italia. Berlusconi non fa mistero di non fidarsi degli ex-Dc, ossia di quei politici che sono espressione del mondo cattolico: li attacca in generale quali esponenti della Prima Repubblica e non li premia all'interno di Fi. Al tempo stesso, coerentemente, nel suo partito sta facendo emergere gli esponenti dell'area laica liberal-socialista-repubblicana. In particolare, secondo gli analisti d'Oltretevere e dell'episcopato, Berlusconi starebbe marginalizzando il mondo cattolico dalla leadership di Fi. Come, del resto, conferma il fatto che "dall'alto" sia venuto l'ordine di sostituire ai vertici di Fi romana il cattolico Barelli con il socialista Sodano.
Dopo alcuni approcci considerati tattici verso la Chiesa e la stessa Santa Sede (entrò persino in Vaticano una sera del dicembre 2002 per discutere di immigrati con l'arcivescovo vicentino di Curia, Marchetto), Bossi si è reso conto che il voto cattolico prende in misura minima la via della Lega. In ogni caso, il particolarismo leghista, anima della devoluzione, fa a pugni con la dottrina sociale della Chiesa ed il sentire cristiano. Una riga e mezza soltanto della prolusione del cardinale Ruini il 19 gennaio al Consiglio permanente della Cei, è risuonata alle orecchie di Bossi come una dichiarazione di guerra. Parlando di riforme istituzionali, il presidente dell'episcopato italiano ne auspicò il compimento "con una visione il più possibile organica e lungimirante, senza mettere nemmeno apparentemente in discussione l'unità della nazione".



SEMPRE CONTRO LA MASSONERIA, OVUNQUE SIA E SARA'

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