Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    colleziono trofei
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    Predefinito Le donne italiane sono quelle che lavorano meno e hanno meno figli.

    Per motivi incomprensibili le italiane sono le donne che fanno meno figli al mondo, favorendo così l'immigrazione.

    Sarà perchè lavorano, si dirà.

    No, le donne italiane sono anche quelle che lavorano meno al mondo.

    Qualcuno mi faccia una statistica per vedere se per caso sono anche quelle con meno telefonini e comodità al mondo.

    Secondo me le abbiamo viziate troppo, è ora che tornino al loro posto, per colpa loro la nostra società si sta disgregando.


    Il Paese delle donne dimezzate
    In Europa l´Italia è ultima sia per occupazione femminile che per livello di natalità
    Colpa di un modello di stato sociale che fa scarseggiare asili nido e servizi per anziani
    "Una ragazza che non sa dove tenere il figlio o a chi affidare il padre malato spesso deve lasciare il lavoro o smettere di cercarlo"
    I dati confermano: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo bambino
    [/
    GIANCARLO MOLA


    da Repubblica - 8 marzo 2004

    ROMA - Il tempo delle scelte dolorose arriva dopo i vent´anni, al termine degli studi liceali o universitari. È il momento in cui il sogno giovanile delle ragazze - famiglia e carriera - entra in rotta di collisione con la realtà. Ben diversa: famiglia o carriera. C´è tutta l´anomalia italiana, in quel cambio di congiunzione. C´è il peso di decenni di ritardo culturale e pigrizia politica. Ma soprattutto l´insostenibile leggerezza di un welfare incapace di conciliare maternità e lavoro, realizzazione nella vita privata e pari opportunità nello spazio pubblico.
    È proprio il modello di stato sociale a fare dell´Italia il fanalino di coda in Europa sia per occupazione femminile sia per natalità (le due questioni poste dal presidente Ciampi). È la scarsezza di asili nido e servizi per gli anziani a costringere le donne all´opzione secca: rinunciare al lavoro o rinunciare alla famiglia. Per capirlo basta incrociare le statistiche. Lo fa, per esempio, una ricerca recente Iref-Acli, che mette sotto la lente d´ingrandimento il livello di welfare nelle regioni italiani. Ecco i risultati: nelle aree più ricche del paese (quelle del Nord) il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 34 anni supera abbondantemente il 60 per cento, nelle zone più povere (il mezzogiorno) la percentuale di donne lavoratrici precipita al 24,8 per cento.
    Una forbice spropositata, che si restringe enormemente prendendo in esame il tasso di occupazione maschile nelle stesse aree. E che si spiega analizzando il livello dei servizi a disposizione delle famiglie. Nel primo gruppo di regioni settentrionali, dieci bimbi con meno di due anni su cento possono contare su un posto in asilo nido, nel secondo gruppo la percentuale scende al 3,3 per cento. Il discorso non cambia se si guarda il numero di posti letto in case di riposo ogni cento anziani ultrasessantenni: 4,9 dall´Emilia Romagna in su, 1,5 dall´Abruzzo in giù.
    «Una donna che non sa dove tenere il figlio appena nato o a chi affidare il padre malato spesso non ha altra scelta, deve rinunciare a cercare un lavoro o abbandonare quello che ha trovato», dice Cristiano Caltabiano, sociologo e autore della ricerca Iref-Acli. Una considerazione confermata dai numeri: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo figlio. È anche una questione economica. Il costo dei servizi si aggiunge alla loro scarsezza. Lo stipendio di una donna (più basso del 25 per cento, in media, rispetto a quello di un uomo) rischia di non essere sufficiente a pagare baby sitter o badante. E allora rimanere a casa ad accudire la famiglia diventa addirittura conveniente.
    Eppure, alle donne, la voglia di mettersi in gioco, affermarsi nel lavoro non manca. Non a caso affrontano con più assiduità e con più successo gli studi: il 73,4 per cento delle giovani fra i 20 e i 24 anni ha oggi in mano almeno un diploma di scuola media superiore (un livello analogo a quello delle ragazze tedesche e inferiore di appena tre punti alla media Ue). Fra i ragazzi, la percentuale di diplomati o laureati scende al 66,4 per cento (in Germania - per mantenere il paragone - è al 72,6 per cento): in questi casi la media europea è lontana di cinque punti.
    Le speranze lasciano dunque il posto alla delusione e alla frustrazione. I tentativi di tenere insieme famiglia e lavoro si caricano di stress. E allora si torna indietro. È accaduto, di recente, anche nel mondo dell´imprenditoria: secondo la Camera di commercio di Milano, nel secondo semestre del 2003 si sono perse per strada - complessivamente - 16.400 aziende al femminile (quelle al maschile sono aumentate più o meno nella stessa misura). Se poi si considera il lavoro dipendente, la situazione non migliora. I progressi sono lentissimi. Il tasso di occupazione femminile in Italia è il peggiore d´Europa (il 42 per cento nel 2002, era il 35,8 per cento nel 1993). Ebbene, nello stesso periodo la Spagna ha fatto un balzo enorme, passando dal 30,7 per cento al 44,1.
    Non c´è da stupirsi, quindi, che manchi l´ottimismo, che a nutrire sfiducia per il futuro siano proprio le donne. «La giovani famiglie di oggi - conclude Caltabiano - sono diverse da quelle di vent´anni fa. Allora almeno c´era un reddito sicuro: era il perno del welfare all´italiana che abbiamo ereditato. Adesso non c´è più nemmeno quello. Il lavoro flessibile può anche essere un´opportunità. Ma a condizione che aumenti il sostegno alle famiglie, che cresca il livello dei servizi. Non è con un assegno di mille euro che si risolve il problema».

  2. #2
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito

    In origine postato da brunik
    Per motivi incomprensibili le italiane sono le donne che fanno meno figli al mondo, favorendo così l'immigrazione.

    Sarà perchè lavorano, si dirà.

    No, le donne italiane sono anche quelle che lavorano meno al mondo.

    Qualcuno mi faccia una statistica per vedere se per caso sono anche quelle con meno telefonini e comodità al mondo.

    Secondo me le abbiamo viziate troppo, è ora che tornino al loro posto, per colpa loro la nostra società si sta disgregando.


    Il Paese delle donne dimezzate
    In Europa l´Italia è ultima sia per occupazione femminile che per livello di natalità
    Colpa di un modello di stato sociale che fa scarseggiare asili nido e servizi per anziani
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    I dati confermano: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo bambino
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    GIANCARLO MOLA


    da Repubblica - 8 marzo 2004

    ROMA - Il tempo delle scelte dolorose arriva dopo i vent´anni, al termine degli studi liceali o universitari. È il momento in cui il sogno giovanile delle ragazze - famiglia e carriera - entra in rotta di collisione con la realtà. Ben diversa: famiglia o carriera. C´è tutta l´anomalia italiana, in quel cambio di congiunzione. C´è il peso di decenni di ritardo culturale e pigrizia politica. Ma soprattutto l´insostenibile leggerezza di un welfare incapace di conciliare maternità e lavoro, realizzazione nella vita privata e pari opportunità nello spazio pubblico.
    È proprio il modello di stato sociale a fare dell´Italia il fanalino di coda in Europa sia per occupazione femminile sia per natalità (le due questioni poste dal presidente Ciampi). È la scarsezza di asili nido e servizi per gli anziani a costringere le donne all´opzione secca: rinunciare al lavoro o rinunciare alla famiglia. Per capirlo basta incrociare le statistiche. Lo fa, per esempio, una ricerca recente Iref-Acli, che mette sotto la lente d´ingrandimento il livello di welfare nelle regioni italiani. Ecco i risultati: nelle aree più ricche del paese (quelle del Nord) il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 34 anni supera abbondantemente il 60 per cento, nelle zone più povere (il mezzogiorno) la percentuale di donne lavoratrici precipita al 24,8 per cento.
    Una forbice spropositata, che si restringe enormemente prendendo in esame il tasso di occupazione maschile nelle stesse aree. E che si spiega analizzando il livello dei servizi a disposizione delle famiglie. Nel primo gruppo di regioni settentrionali, dieci bimbi con meno di due anni su cento possono contare su un posto in asilo nido, nel secondo gruppo la percentuale scende al 3,3 per cento. Il discorso non cambia se si guarda il numero di posti letto in case di riposo ogni cento anziani ultrasessantenni: 4,9 dall´Emilia Romagna in su, 1,5 dall´Abruzzo in giù.
    «Una donna che non sa dove tenere il figlio appena nato o a chi affidare il padre malato spesso non ha altra scelta, deve rinunciare a cercare un lavoro o abbandonare quello che ha trovato», dice Cristiano Caltabiano, sociologo e autore della ricerca Iref-Acli. Una considerazione confermata dai numeri: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo figlio. È anche una questione economica. Il costo dei servizi si aggiunge alla loro scarsezza. Lo stipendio di una donna (più basso del 25 per cento, in media, rispetto a quello di un uomo) rischia di non essere sufficiente a pagare baby sitter o badante. E allora rimanere a casa ad accudire la famiglia diventa addirittura conveniente.
    Eppure, alle donne, la voglia di mettersi in gioco, affermarsi nel lavoro non manca. Non a caso affrontano con più assiduità e con più successo gli studi: il 73,4 per cento delle giovani fra i 20 e i 24 anni ha oggi in mano almeno un diploma di scuola media superiore (un livello analogo a quello delle ragazze tedesche e inferiore di appena tre punti alla media Ue). Fra i ragazzi, la percentuale di diplomati o laureati scende al 66,4 per cento (in Germania - per mantenere il paragone - è al 72,6 per cento): in questi casi la media europea è lontana di cinque punti.
    Le speranze lasciano dunque il posto alla delusione e alla frustrazione. I tentativi di tenere insieme famiglia e lavoro si caricano di stress. E allora si torna indietro. È accaduto, di recente, anche nel mondo dell´imprenditoria: secondo la Camera di commercio di Milano, nel secondo semestre del 2003 si sono perse per strada - complessivamente - 16.400 aziende al femminile (quelle al maschile sono aumentate più o meno nella stessa misura). Se poi si considera il lavoro dipendente, la situazione non migliora. I progressi sono lentissimi. Il tasso di occupazione femminile in Italia è il peggiore d´Europa (il 42 per cento nel 2002, era il 35,8 per cento nel 1993). Ebbene, nello stesso periodo la Spagna ha fatto un balzo enorme, passando dal 30,7 per cento al 44,1.
    Non c´è da stupirsi, quindi, che manchi l´ottimismo, che a nutrire sfiducia per il futuro siano proprio le donne. «La giovani famiglie di oggi - conclude Caltabiano - sono diverse da quelle di vent´anni fa. Allora almeno c´era un reddito sicuro: era il perno del welfare all´italiana che abbiamo ereditato. Adesso non c´è più nemmeno quello. Il lavoro flessibile può anche essere un´opportunità. Ma a condizione che aumenti il sostegno alle famiglie, che cresca il livello dei servizi. Non è con un assegno di mille euro che si risolve il problema».
    gia' ... tutta colpa di questo governo che distrugge il ' welfare all' italiana' .. e che ha imposto l' incertezza della flessibilita' .

    invece quando governava l' ulivo ... asili nido aziendali .. assegni di natalita' ... conservazione triennale del posto per le mamme...

    E questo 'co.co.co' ? Su questa mostruosa creatura di sfruttamento precario ... MAI ! dico MAI! cofferati e prodi avrebbero messo la loro firma ! ..

  3. #3
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    Predefinito Re: Le donne italiane sono quelle che lavorano meno e hanno meno figli.

    In origine postato da brunik
    Per motivi incomprensibili le italiane sono le donne che fanno meno figli al mondo, favorendo così l'immigrazione.

    Sarà perchè lavorano, si dirà.

    No, le donne italiane sono anche quelle che lavorano meno al mondo.

    Qualcuno mi faccia una statistica per vedere se per caso sono anche quelle con meno telefonini e comodità al mondo.

    Secondo me le abbiamo viziate troppo, è ora che tornino al loro posto, per colpa loro la nostra società si sta disgregando.


    Il Paese delle donne dimezzate
    In Europa l´Italia è ultima sia per occupazione femminile che per livello di natalità
    Colpa di un modello di stato sociale che fa scarseggiare asili nido e servizi per anziani
    "Una ragazza che non sa dove tenere il figlio o a chi affidare il padre malato spesso deve lasciare il lavoro o smettere di cercarlo"
    I dati confermano: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo bambino
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    ROMA - Il tempo delle scelte dolorose arriva dopo i vent´anni, al termine degli studi liceali o universitari. È il momento in cui il sogno giovanile delle ragazze - famiglia e carriera - entra in rotta di collisione con la realtà. Ben diversa: famiglia o carriera. C´è tutta l´anomalia italiana, in quel cambio di congiunzione. C´è il peso di decenni di ritardo culturale e pigrizia politica. Ma soprattutto l´insostenibile leggerezza di un welfare incapace di conciliare maternità e lavoro, realizzazione nella vita privata e pari opportunità nello spazio pubblico.
    È proprio il modello di stato sociale a fare dell´Italia il fanalino di coda in Europa sia per occupazione femminile sia per natalità (le due questioni poste dal presidente Ciampi). È la scarsezza di asili nido e servizi per gli anziani a costringere le donne all´opzione secca: rinunciare al lavoro o rinunciare alla famiglia. Per capirlo basta incrociare le statistiche. Lo fa, per esempio, una ricerca recente Iref-Acli, che mette sotto la lente d´ingrandimento il livello di welfare nelle regioni italiani. Ecco i risultati: nelle aree più ricche del paese (quelle del Nord) il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 34 anni supera abbondantemente il 60 per cento, nelle zone più povere (il mezzogiorno) la percentuale di donne lavoratrici precipita al 24,8 per cento.
    Una forbice spropositata, che si restringe enormemente prendendo in esame il tasso di occupazione maschile nelle stesse aree. E che si spiega analizzando il livello dei servizi a disposizione delle famiglie. Nel primo gruppo di regioni settentrionali, dieci bimbi con meno di due anni su cento possono contare su un posto in asilo nido, nel secondo gruppo la percentuale scende al 3,3 per cento. Il discorso non cambia se si guarda il numero di posti letto in case di riposo ogni cento anziani ultrasessantenni: 4,9 dall´Emilia Romagna in su, 1,5 dall´Abruzzo in giù.
    «Una donna che non sa dove tenere il figlio appena nato o a chi affidare il padre malato spesso non ha altra scelta, deve rinunciare a cercare un lavoro o abbandonare quello che ha trovato», dice Cristiano Caltabiano, sociologo e autore della ricerca Iref-Acli. Una considerazione confermata dai numeri: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo figlio. È anche una questione economica. Il costo dei servizi si aggiunge alla loro scarsezza. Lo stipendio di una donna (più basso del 25 per cento, in media, rispetto a quello di un uomo) rischia di non essere sufficiente a pagare baby sitter o badante. E allora rimanere a casa ad accudire la famiglia diventa addirittura conveniente.
    Eppure, alle donne, la voglia di mettersi in gioco, affermarsi nel lavoro non manca. Non a caso affrontano con più assiduità e con più successo gli studi: il 73,4 per cento delle giovani fra i 20 e i 24 anni ha oggi in mano almeno un diploma di scuola media superiore (un livello analogo a quello delle ragazze tedesche e inferiore di appena tre punti alla media Ue). Fra i ragazzi, la percentuale di diplomati o laureati scende al 66,4 per cento (in Germania - per mantenere il paragone - è al 72,6 per cento): in questi casi la media europea è lontana di cinque punti.
    Le speranze lasciano dunque il posto alla delusione e alla frustrazione. I tentativi di tenere insieme famiglia e lavoro si caricano di stress. E allora si torna indietro. È accaduto, di recente, anche nel mondo dell´imprenditoria: secondo la Camera di commercio di Milano, nel secondo semestre del 2003 si sono perse per strada - complessivamente - 16.400 aziende al femminile (quelle al maschile sono aumentate più o meno nella stessa misura). Se poi si considera il lavoro dipendente, la situazione non migliora. I progressi sono lentissimi. Il tasso di occupazione femminile in Italia è il peggiore d´Europa (il 42 per cento nel 2002, era il 35,8 per cento nel 1993). Ebbene, nello stesso periodo la Spagna ha fatto un balzo enorme, passando dal 30,7 per cento al 44,1.
    Non c´è da stupirsi, quindi, che manchi l´ottimismo, che a nutrire sfiducia per il futuro siano proprio le donne. «La giovani famiglie di oggi - conclude Caltabiano - sono diverse da quelle di vent´anni fa. Allora almeno c´era un reddito sicuro: era il perno del welfare all´italiana che abbiamo ereditato. Adesso non c´è più nemmeno quello. Il lavoro flessibile può anche essere un´opportunità. Ma a condizione che aumenti il sostegno alle famiglie, che cresca il livello dei servizi. Non è con un assegno di mille euro che si risolve il problema».
    Sai che novità, è la caratteristica che ha da sempre contraddistinto i paesi latini.
    Nei paesi nordici le donne lavorano di più ma sono quasi tutte part-time, mentre invece le donne italiane che lavorano sono quasi tutte full time anche se sono in meno a lavorare.
    D'altra parte questi contratti a mezzo servizio da noi esistono da molto meno tempo che in nord europa e in altri paesi.

  4. #4
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    Predefinito Re: Le donne italiane sono quelle che lavorano meno e hanno meno figli.

    In origine postato da brunik
    Per motivi incomprensibili le italiane sono le donne che fanno meno figli al mondo, favorendo così l'immigrazione.

    Sarà perchè lavorano, si dirà.

    No, le donne italiane sono anche quelle che lavorano meno al mondo.

    Qualcuno mi faccia una statistica per vedere se per caso sono anche quelle con meno telefonini e comodità al mondo.

    Secondo me le abbiamo viziate troppo, è ora che tornino al loro posto, per colpa loro la nostra società si sta disgregando.


    Il Paese delle donne dimezzate
    In Europa l´Italia è ultima sia per occupazione femminile che per livello di natalità
    Colpa di un modello di stato sociale che fa scarseggiare asili nido e servizi per anziani
    "Una ragazza che non sa dove tenere il figlio o a chi affidare il padre malato spesso deve lasciare il lavoro o smettere di cercarlo"
    I dati confermano: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo bambino
    [/
    GIANCARLO MOLA


    da Repubblica - 8 marzo 2004

    ROMA - Il tempo delle scelte dolorose arriva dopo i vent´anni, al termine degli studi liceali o universitari. È il momento in cui il sogno giovanile delle ragazze - famiglia e carriera - entra in rotta di collisione con la realtà. Ben diversa: famiglia o carriera. C´è tutta l´anomalia italiana, in quel cambio di congiunzione. C´è il peso di decenni di ritardo culturale e pigrizia politica. Ma soprattutto l´insostenibile leggerezza di un welfare incapace di conciliare maternità e lavoro, realizzazione nella vita privata e pari opportunità nello spazio pubblico.
    È proprio il modello di stato sociale a fare dell´Italia il fanalino di coda in Europa sia per occupazione femminile sia per natalità (le due questioni poste dal presidente Ciampi). È la scarsezza di asili nido e servizi per gli anziani a costringere le donne all´opzione secca: rinunciare al lavoro o rinunciare alla famiglia. Per capirlo basta incrociare le statistiche. Lo fa, per esempio, una ricerca recente Iref-Acli, che mette sotto la lente d´ingrandimento il livello di welfare nelle regioni italiani. Ecco i risultati: nelle aree più ricche del paese (quelle del Nord) il tasso di occupazione delle donne fra i 20 e i 34 anni supera abbondantemente il 60 per cento, nelle zone più povere (il mezzogiorno) la percentuale di donne lavoratrici precipita al 24,8 per cento.
    Una forbice spropositata, che si restringe enormemente prendendo in esame il tasso di occupazione maschile nelle stesse aree. E che si spiega analizzando il livello dei servizi a disposizione delle famiglie. Nel primo gruppo di regioni settentrionali, dieci bimbi con meno di due anni su cento possono contare su un posto in asilo nido, nel secondo gruppo la percentuale scende al 3,3 per cento. Il discorso non cambia se si guarda il numero di posti letto in case di riposo ogni cento anziani ultrasessantenni: 4,9 dall´Emilia Romagna in su, 1,5 dall´Abruzzo in giù.
    «Una donna che non sa dove tenere il figlio appena nato o a chi affidare il padre malato spesso non ha altra scelta, deve rinunciare a cercare un lavoro o abbandonare quello che ha trovato», dice Cristiano Caltabiano, sociologo e autore della ricerca Iref-Acli. Una considerazione confermata dai numeri: una donna su cinque si ritira dalla professione o dall´impiego fra i 21 e i 30 anni, dopo la nascita del primo figlio. È anche una questione economica. Il costo dei servizi si aggiunge alla loro scarsezza. Lo stipendio di una donna (più basso del 25 per cento, in media, rispetto a quello di un uomo) rischia di non essere sufficiente a pagare baby sitter o badante. E allora rimanere a casa ad accudire la famiglia diventa addirittura conveniente.
    Eppure, alle donne, la voglia di mettersi in gioco, affermarsi nel lavoro non manca. Non a caso affrontano con più assiduità e con più successo gli studi: il 73,4 per cento delle giovani fra i 20 e i 24 anni ha oggi in mano almeno un diploma di scuola media superiore (un livello analogo a quello delle ragazze tedesche e inferiore di appena tre punti alla media Ue). Fra i ragazzi, la percentuale di diplomati o laureati scende al 66,4 per cento (in Germania - per mantenere il paragone - è al 72,6 per cento): in questi casi la media europea è lontana di cinque punti.
    Le speranze lasciano dunque il posto alla delusione e alla frustrazione. I tentativi di tenere insieme famiglia e lavoro si caricano di stress. E allora si torna indietro. È accaduto, di recente, anche nel mondo dell´imprenditoria: secondo la Camera di commercio di Milano, nel secondo semestre del 2003 si sono perse per strada - complessivamente - 16.400 aziende al femminile (quelle al maschile sono aumentate più o meno nella stessa misura). Se poi si considera il lavoro dipendente, la situazione non migliora. I progressi sono lentissimi. Il tasso di occupazione femminile in Italia è il peggiore d´Europa (il 42 per cento nel 2002, era il 35,8 per cento nel 1993). Ebbene, nello stesso periodo la Spagna ha fatto un balzo enorme, passando dal 30,7 per cento al 44,1.
    Non c´è da stupirsi, quindi, che manchi l´ottimismo, che a nutrire sfiducia per il futuro siano proprio le donne. «La giovani famiglie di oggi - conclude Caltabiano - sono diverse da quelle di vent´anni fa. Allora almeno c´era un reddito sicuro: era il perno del welfare all´italiana che abbiamo ereditato. Adesso non c´è più nemmeno quello. Il lavoro flessibile può anche essere un´opportunità. Ma a condizione che aumenti il sostegno alle famiglie, che cresca il livello dei servizi. Non è con un assegno di mille euro che si risolve il problema».
    Parlo per esperienza personale diretta e non, non è vero che non si fanno figli perché non c'è più il posto sicuro, non si fanno più perché è più facile non farli, puoi uscire ogni sera, andare in ferie dove vuoi, puoi cambiare compagno quando vuoi, nessuno ti costringe a fare delle cose che non ti piacciono. Non facciamo figli perché siamo viziati. Gli asili nido ci sono, quelli comunali non costano neanche troppo e quelli privati pur essendo più cari non sempre sono impossibili. quando i figli saranno più grandi li riempiremo di regali inutili e pericolosi e stiamo a sindacare per 300-400 euro al mese? per due anni?Un po di serietà.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  5. #5
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    Certo e invece di riaccendere l'amore per la famiglia e per le responsabilità, ce ne fottiamo e allarghiamo il voto agli immigrati per farne venire di più.

    Un bel modo di affrontare i problemi, molto lungimirante e sintomatico del rispetto che abbiamo verso noi stessi.

    La famiglia è la cosa più bella che c'è.I padri e le madri di famiglia sono eroi che ogni giorno affrontano la vita con pazienza dedizione e riununce per amore dei propri figli.

    Gente con i coglioni da guardare con grande rispetto.

  6. #6
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    Predefinito

    Ottime parole, Losvorom, ma qua in Italia intanto le giovani donne non hanno voglia di fare figli, non hanno voglia di lavorare, passano il tempo al telefonino o a parlare di politica su POL (mentre la politica nella società tradizionale è sempre stata riservata ai soli maschi, gli unici in grado di capirla) e stasera andranno in massa a guardarsi lo spogliarello del culturista e a bere superalcolici.

    E LA SOCIETA' VA ALLA DERIVA.

  7. #7
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    Predefinito

    In origine postato da locke
    Parlo per esperienza personale diretta e non, non è vero che non si fanno figli perché non c'è più il posto sicuro, non si fanno più perché è più facile non farli...
    Questa volta non posso che essere d'accordo con te. Hai ragione...

  8. #8
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    Predefinito anch'io , soprattutto perchè lo dici in senso ironico

    e mi è sembrato che quella non fosse la tua reale opinione , ma solo la constatazione di un mondo divenuto troppo edonistico a scapito dei valori divenuti cose obsolete che intralciano la vita spensierata e godereccia!

    Carpe diem!

    Ma io ritengo che la donna italiana lavori e molto anche, solo che lo fa in nero e in condizioni misere quali i lavori domestici in casa d'altri, il tutto per arrotondare i miseri stipendi dei mariti.

    Dove credete si possa andare con i 1000 euro di un operaio?

    io i politici corrotti li farei vivere un anno con lo stipendio di un operaio, quella si che sarebbe una bella punizione per loro!!!!!!!

 

 

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