07.03.2004
Telekom Serbia, Trantino sapeva troppo
di Enrico Fierro
I magistrati di Torino che indagano sulla grande calunnia targata Telekom-Serbia non si accontentano più delle risposte di Igor Marini e Antonio Volpe. Ora vogliono spiegazioni da Enzo Trantino, il Presidente della Commissione parlamentare Telekom-Serbia, che nei prossimi giorni sentiranno come testimone.
A Marcello Maddalena, il procuratore capo, e a Bruno Tinti, il suo aggiunto, non bastano più le balle ben congegnate di un attore fallito e di un massone-faccendiere prosperato nei sottoscala di vari servizi segreti. Meno che mai le imbarazzate deposizioni di Alfredo Vito, il parlamentare berlusconiano che accompagnò Volpe negli uffici di palazzo San Macuto a consegnare il famoso dossier con i pay-orders intestati a Ranoc. e Mortad. No, i due magistrati ora puntano molto in alto: vogliono sapere chi organizzò la Grande calunnia, chi la ispirò e quali ambienti offrirono la copertura politica.
Per capirne di più andiamo a pagina 81 dell’inchiesta torinese sul trio De Simone, Romanazzi e Volpe, dove si legge che «l’operazione (calunniatoria) Marini era partita ben prima della sua audizione del 7 maggio 2003 da parte della commissione parlamentare Telekom-Serbia: tanto è vero che nell’audizione di Paoletti del 14 gennaio 2003, vengono poste allo stesso domande che chiaramente presupponevano, da parte degli interroganti, la conoscenza della (futura) versione di Marini in proposito». Fermiamoci un attimo: i magistrati sostengono che l’interrogatorio dell’avvocato d’affari Paoletti - socio di Igor Marini - fu una sorta di farsa, utile solo a preparare il terreno alle devastanti dichiarazioni di Marini che tiravano in ballo Dini, Prodi e Fassino come percettori di mazzette miliardarie. Tanto da far dire agli stessi pm che «gli interroganti» conoscevano in anticipo il racconto che Marini avrebbe fatto quattro mesi dopo.
Preveggenza, o cos’altro? In quella audizione di Paoletti fu il Presidente Trantino a torchiare il teste, con domande precise, nomi, circostanze, fatti. Ma Trantino ha sempre sostenuto che fu una fonte anonima a promettergli informazioni sull’affaire Telekom-Serbia. Circostanza confermata dal dottor Guido Longo (funzionario della Dia e consulente della Commissione) ai pm torinesi nella testimonianza del 9 ottobre 2003: «Verso la fine di novembre 2002, il Presidente della Commissione mi disse di aver ricevuto una telefonata anonima in cui un tale gli aveva suggerito di indagare sul conto di certo avvocato Paoletti di Roma, perché sarebbe stato colui o uno di coloro che avevano riciclato i denari provenienti dall’affare Telekom-Serbia...». Il telefonista anonimo, il 5 dicembre invia un dossier alla Camera dei Deputati («ma mi verrà consegnato solo l’8 gennaio», precisa poi Trantino) accompagnato da un ordine di bonifico bancario proveniente dallo Ior (la banca vaticana) che faceva riferimento a Paoletti, oltre che alla Lannock, la società che molti mesi dopo (il 31 luglio del 2003) sarà al centro del dossier confezionato da Romanazzi e Volpe. Ancora un attimo di pausa per tornare alle parole dei magistrati e alle domande degli «interroganti» a Paoletti che, quattro mesi prima, «chiaramente presupponevano la conoscenza della futura versione di Marini». Ora, se gli interroganti, vale a dire Trantino, non erano dei maghi, come facevano a sapere tutto in anticipo? La spiegazione sta nelle parole dei procuratori Tinti e Maddalena: «Vi era qualcuno (o la fonte del Presidente della Commissione, o la fonte della fonte) che chiaramente sapeva, a quell’epoca, quel che Marini sarebbe venuto a raccontare, mentendo, mesi dopo». Per dipanare la matassa e portar via un po’ di giallo all’intera faccenda, basterebbe che l’onorevole Trantino dicesse nome e cognome dell’anonimo telefonista di novembre 2002 e dell’autore del primo appunto che gli arrivò l’8 gennaio del 2003. Nomi che il parlamentare di An non ha mai voluto fare. Ecco cosa dice l’8 ottobre del 2003 in una seduta pubblica della Commissione Telekom-Serbia. Il suo interesse, racconta Trantino, nasce dalla lettura di un articolo del 2001 che per primo parlava di tangenti pagate per l’affaire telefonia serba.
Chiede al consulente 007 della Dia, il dottor Longo, di dargli una mano, il superpoliziotto «allarga le braccia e dice che non è materia sua». Allora - ma attenti alla prosa del Presidente - Trantino cerca di «cogliere qualche informazione» (da chi?, forse questo vogliono sapere i pm di Torino), «e mi si riferisce» (chi è la fonte, questa volta?) «che ci può essere persona informata dei fatti che, se si trova nelle condizioni di trovare la pista giusta, può legittimamente avere notizie che poi avrebbe riferito». Ancora una volta, chi è la persona informata, e quali sono le condizioni, qual è la pista giusta? Andiamo avanti. Per dire che «finalmente» l’abile investigatore Trantino si imbatte in un certo Dimitrijevic (uno 007 serbo), e che fa? «Ricontatto chi mi aveva promesso informazioni e sollecito...». Quindi il Presidente Trantino conosceva nome, cognome e telefono dell’anonimo informatore, gli chiedeva aiuto e notizie. Lo contattava e ricontattava per sapere. E l’anonimo informatore collaborava, orientando il lavoro della Commissione. Con quali risultati si è visto. Ma torniamo alla famosa audizione dell’avvocato Paoletti, 14 gennaio 2003. Al teste, Trantino cita ben 22 nomi di personaggi vari, di questi, solo sei vengono forniti dal consulente Longo. Il Presidente chiede anche se Paoletti fosse stato a Zurigo nel settembre-ottobre 2001 in compagnia di tali Tom Tomic e Zoran Persen. L’avvocato risponde di sì. Ma quei nomi e quell’episodio, mai citati in alcun atto, erano di fatto sconosciuti alla Commissione. Ricompaiono mesi dopo, a maggio-giugno 2003, quando Marini parla di un incontro a Zurigo nel settembre 2001 con Persen, Tomic (che chiama Tom), Paoletti e l’avvocato svizzero Boscaro: qui - secondo il conte Igor - iniziò il [/i]lavaggio[/i] della maxi-tangente Telekom-Serbia. Ora - e questa è la domanda che il 20 gennaio scorso i capigruppo dell’opposizione, Giovanni Kessler per i Ds e Michele Lauria per la Margherita, hanno rivolto ai presidenti di Camera e Senato - come faceva Trantino a sapere dell’esistenza di Tomic e Persen già il 14 gennaio 2003? Come faceva a sapere che Tomic si faceva chiamare Tom (come sosterrà poi Marini)? Come poteva il Presidente sapere che Tomic e Persen, nel settembre 2001, erano a Zurigo con Paoletti, come racconterà poi Marini, incardinando la sua calunnia proprio a questo episodio? Si attendono ancora risposte. Ma Trantino, sempre l’8 ottobre del 2003, si difende dicendo che la sua fonte confidenziale si era rivelata utilissima perché lo aveva messo sulla pista dei «sei di Milosevic». Un’allegra compagnia dove c’è di tutto: Maslovaric (ex ambasciatore della Repubblica federale di Jugoslavia presso la Santa Sede) e Dimitrijevic (uomo d’affari e 007 serbo attivo nella mediazione per la vendita di Telekom-Serbia), ma anche i famosi Tomic e Persen (quelli citati da Igor Marini), più due donne. E qui non manca la sorpresa finale, perché le due cittadine croate citate, Ujdenica Jakoby Zaklina e Ujdenica Danica, sono rispettivamente la moglie e la suocera di Antonio Volpe.
L' Unità




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