L’Irlanda, la Britannia, la Gallia, la Renania, l’Iberia, l’Italia del Nord, la Jugoslavia e l’Europa centro-orientale, fino alla Galizia: fra il IV e il III secolo prima di Cristo, nel periodo della loro massima espansione i Celti, discendenti diretti degli antichi agricoltori del Neolitico (4000 a.C.), erano diffusi nell’intera Europa non mediterranea. A ragione possono essere dunque definiti i più antichi antenati, i progenitori dei popoli europei, padani compresi.
……. I Celti non lasciarono documenti scritti e tutto quello che si sa di loro lo si deve alle testimonianze degli autori classici – dagli storici greci Ecateo di Mileto e Erodoto a Giulio Cesare, Strabone, Diodoro il Siculo, Dione Cassio, Lucano – oltre che agli studi linguistici, ale scoperte archeologiche, e alla letteratura vernacolare irlandese o gallese, che però è successiva risalendo all’alto Medioevo.
Un fatto è certo: con il termine Celti si intende un ampio gruppo di popolazioni che, benché ben diversificate fra loro, anche fisicamente, condividevano numerosi fattori culturali e linguistici.
Tutte le fonti testimoniano infatti che, almeno negli ultimi secoli prima di Cristo, le lingue celtiche erano parlare in Britannia, in Gallia, Italia del Nord, Spagna e nell’Europa centrale e orientale.
Le tappe dell’evoluzione culturale dei Celti sono state ricostruite attraverso il materiale archeologico e, soprattutto, i vari tipi di riti sepolcrali che hanno visto il passaggio dalla cremazione dei defunti e la collocazione dei loro resti in rune (nella prima metà del II millennio a.C.), alla loro sepoltura su carri a quattro ruote nell’VIII secolo a.C., e successivamente, su quelli a due ruote.
………Come si legge nel “Dizionario di mitologia celtica” (Bompiani) dell’archeologa americana Miranda J. Green……
……… Consideravano sacro il numero tre e avevano una vera e propria venerazione per gli animali: in particolare, cervi e cinghiali, simboli di forza, cavalli emblemi di velocità,……

Come si legge nel “Dizionario di mitologia celtica” per loro “ogni elemento del mondo naturale era sacro e possedeva uno spirito proprio. Ogni albero, ogni sorgente, ogni fiume, ogni montagna o roccia era abitato da una forza divina, e gli dei erano ovunque”.


Tratto da “Libero” a pagina 20 (sezione Cultura).